Seppure nel contesto di un programma trash e fiero di esserlo come “The Undisputed”, gli ex giocatori NBA Paul Pierce e Gilbert Arenas hanno superato il limite con dei commenti offensivi nei confronti dei giocatori del Sud Sudan.
Durante la striscia condotta da un altro polemista TV di lungo corso come Skip Bayless, Pierce e Arenas si sono divertiti a dileggiare i giocatori del Sud Sudan, dimostrando ignoranza e poca preparazione (e fin qui tutto regolare, visti i soggetti) e sfiorando il razzismo aperto. Per Arenas, Team USA “stava quasi perdendo contro dei tizi africani, c’è voluto King James (LeBron James, ndr). Abbiamo quasi perso contro, no so, una tribù o qualcosa del genere”, e ancora, pensando di essere simpatico “una squadra tipo di podisti, non hanno manco le scarpe, se le sono fatte arrivare e giele abbiamo mandate noi, giocano con dei canestri senza neppure le retine. Manute Bol una volta ha dovuto girare un’ora e mezza per trovare un canestro. Se perdiamo con dei tizi che non hanno neppure un canestro dietro casa, che giocano tirando la palla in un cesto della frutta o cos’altro, scalzi…“.
Che 5 giocatori del Sud Sudan abbiano esperienza NBA, e che Khaman Maluach giocherà il prossimo anno a Duke, non era giunto all’orecchio dei fu Agent Zero.
Paul Pierce non è stato così razzista ma ci ha provato: “Ma questi non hanno nessuno più alto di un metro e novanta? Ma chi li ha fatti entrare? Cioè, Luka Doncic con la Lituania (sic) è fuori e il Sud Sudan è dentro?“. Pierce si è poi scusato in un segmento successivo alla partita per le sue parole: “Vorrei scusarmi, ho mancato di rispetto alla squadra e non sapevo molto. Ho detto così perché le quote davano la vittoria (del Sud Sudan) 1 a 14. La realtà è che hanno dei buoni giocatori“. L’ex star dei Celtics ha poi dimostrato di aver almeno tentato di riparare, citando Manute Bol, Bol Bol e Luol Deng, originari del paese, e si è poi lanciato in una celebrazione della diversità applicata al basket. Il tutto tra le risate divertite di Rachel Nichols, presente in studio, per motivi oscuri.
Il contesto trash del programma non è servito a salvare Pierce e Arenas dalla risposta di Luol Deng, ex All-Star dei Chicago Bulls, avversario in campo dei due per tante stagioni e oggi presidente della federazione del Sud Sudan. “Di solito non faccio caso a commenti così. Ma oggi come africano, come leader della nostra comunità e presidente di federazione lo farò: non sono arrabbiato per queste parole ignoranti, ma per il fatto che sono arrivate da due persone che rispettavo. Le parole di Paul Pierce mostrano impreparazione, ha comunque fatto ammenda e rispetto le sue scuse. In passato ho sentito tante volte commenti del genere, e sono queste cose che mi hanno motivato a lavorare per cambiare questo tipo di narrazione (…) le parole di Arenas sono cattive e irriguardose. Personalmente non m’importa. Essere africano è qualcosa di speciale. Comunque, per i ragazzi sia africani sia americani che ascoltano queste cose, sono parole che possono mettervi in testa che valete di meno rispetto agli altri, e fanno pensare al resto del mondo che gli africani valgono meno. La nostra storia è la nostra storia e non dobbiamo evitarla. Per assurdo, voglio ringraziare entrambi per averci dato la possibilità di informare le persone su di noi. Abbiamo lavorato più che mai in 4 anni per arrivare qui e non lasceremo che pochi secondi di TV ci portino via tutto. Usiamo questi momenti come una possibilità per fare informazione e educare. Essere amati è sempre meglio che essere tollerati“.
Per la cronaca, Gilbert Arenas è stato 3 volte All-Star NBA e oggi è noto soprattutto per aver portato delle pistole in spogliatoio ai tempi degli Washington Wizards, per regolare un debito di gioco in sospeso con l’allora compagno di squadra Javaris Crittenton.
Paul Pierce è stato un grande giocatore per i Boston Celtics, vincitore del titolo NBA da MVP delle Finals nel 2008. La sua esperienza col basket internazionale è legata al disastro dei Mondiali FIBA 2002 di Indianapolis in cui Team USA, una delle edizioni più supponenti e fallimentari della nazionale americana di basket, che perse due partite contro Argentina e Serbia e si fermò ai quarti di finale.

