Ecco tutte le giocate di Andrew Wiggins, che nella notte ha realizzato 27 punti e recuperato 9 rimbalzi contro i Sacramento Kings:
https://www.youtube.com/watch?v=EJLT4pbhDjU
Ecco tutte le giocate di Andrew Wiggins, che nella notte ha realizzato 27 punti e recuperato 9 rimbalzi contro i Sacramento Kings:
https://www.youtube.com/watch?v=EJLT4pbhDjU
Nella notte sono state giocate tante sfide esaltanti e come sempre le giocate dei protagonisti in campo sono state superbe. Ecco pertanto stilato lo Starting Five di giornata:
PG: Rajon Rondo
Un applauso all’unico ed inimitabile Mr. Triple-Double. Signore e signori, Rajon Rondo. Quanto sia pesata la sua assenza nella passata stagione, lo si è notato dal momento in cui è tornato a calcare i parquet dopo il brutto infortunio patito. Dal momento del suo ritorno in campo, Rajon ci ha messo poco per tornare ad amoreggiare con la tripla-doppia come solo lui nella lega sa fare. Nella notte, infatti, seconda volta in tre gare in cui sfonda il muro dei 10 punti, 10 rimbalzi e 10 assist. Il solito, devastante Rondo.
SG: Monta Ellis
Il suo genio lo conosciamo tutti, spesso imprevedibile e incostante, spesso devastante quando in giornata. Monta Ellis, con un ultimo quarto davvero impressionante, porta alla vittoria i Mavs in una sfida al cardiopalma contro i Pelicans. Il tabellino, a fine partita, recita 26 punti, cui vanno aggiunti 4 rimbalzi e 5 assist. Qualunque sia la distanza dal canestro, per Monta non è un problema, lui prende e spara. E colpisce quasi sempre. 11-19 al tiro nella notte, nonostante a volte fosse marcato da Anthony Davis. Quando gioca così è una delizia per gli occhi. Sarà sicuramente contento Mark Cuban per aver vinto l’ennesima scommessa.
SF: Andew Wiggins
Finalmente Wiggins. La prima scelta al draft del 2014 ha deciso di sfoderare gli artigli e di dimostrare perché sia stata riposta tanta fiducia in lui. Nella notte, infatti, prima, vera prestazione da giocatore NBA. In una sfida difficile, contro i Trail Blazers, Wiggins sfodera la prima doppia-doppia di carriera da 23 punti e 10 rimbalzi, che garantiscono una vittoria importante per i Timberwolves. A Minnesota hanno rischiato molto scambiandolo per Love, ma su Andrew è riposta la grande speranza di avere un giocatore completo che possa dominare la lega per il futuro prossimo.
PF: Anthony Davis
Potrebbe essere monotono e stancante leggere sempre il suo nome nello Starting Five, ma quando Anthony Davis gioca su questi livelli è davvero difficile trovare qualcuno che nel suo ruolo possa fare di meglio attualmente. Un giocatore davvero unico. 30 punti e 11 rimbalzi nella notte. Si, è vero, i Pelicans nonostante tutto hanno perso, ma il peso delle sue giocate ha permesso a NOLA di rimanere in partita sino a pochi secondi dalla sirena. Che sia attacco o difesa non importa, le sue lunghe leve arrivano ovunque. Un attimo prima è presente in difesa e l’attimo dopo si immola in attacco, recuperando rimbalzi o volando al ferro quasi fosse Superman. Davvero superbo.
C: Pau Gasol
Con l’assenza di Noah, spetta a lui il compito di pivot negli schemi di coach Thibodeau, nella sfida contro i Nets. Nessun problema per il catalano, esame ampiamente superato senza alcun tipo di problema per uno della sua esperienza. 16 punti e 16 rimbalzi per lui nella notte. Doppia-doppia che contribuisce a portare una convincente vittoria per i Chicago Bulls. Se ad inizio stagione vi erano diversi dubbi sul suo conto, sicuramente possiamo dire che siano stati spazzati tutti, o quasi, dalle recenti prestazioni.
Sixth Man: Chris Paul
È stata una notte in cui sono stati davvero tanti i playmaker che si sono messi in mostra con grandi prestazioni. Tra questi non poteva ovviamente mancare Chris Paul. Il piccoletto del Clippers, trascinante come sempre, porta alla vittoria i propri compagni sul campo dei Pacers, sfiorando la tripla-doppia. Per Paul, nella notte, sono stati 17 i punti referto, con 8 rimbalzi e la bellezza di 15 assist. Purtroppo per lui, nella sfida tra Boston e Charlotte, Rajon Rondo ha sfoderato una prova ancor migliore e, pertanto, quest’oggi, il buon Chris dovrà accontentarsi del posto d’onore.
21 punti, 6 rimbalzi e 4 assist: Andrew Wiggins è la luce tra le ombre dei Minnesota Timberwolves, travolti 102 – 86 dagli inarrestabili Golden State Warriors di Stephen Curry e Klay Thompson. La prima scelta del Draft 2014 ha sfornato una grande prestazione che però non è bastata ad evitare ai suoi la quarta sconfitta consecutiva. Ecco gli highlights della sua partita.
https://www.youtube.com/watch?v=Jf5DmUHaZGI
Per NBA Passion,
Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)
E sono 13. Golden State nella nuova versione con coach Steve Kerr continua a sorprendere. Complice un calendario abbastanza abbordabile (senza nulla togliere ai meriti dei Warriors, delle 13 W consecutive solo 1 è arrivata contro un team con record superiore al 50%, il 112-102 in casa dei Bulls), la truppa dell’ex giocatore di Bulls e Spurs viaggia ormai spedita e in piena ascesa di fiducia, nonostante un’infermeria che non vuole proprio svuotarsi.
Nella notte, al lungodegente David Lee, il cui rientro comunque sembra prossimo, si è aggiunto il centro australiano David Bogut, che dopo appena 3 minuti di partita ha accusato un problema al ginocchio. Per fortuna, proprio dalle parole del giocatore su Twitter 1 ora dopo il match( Keep it rolling Warriors. I’ll be good. Nothing too serious), lo stop appare solamente precauzionale visti i recenti problemi tendinei che lo stesso giocatore ha ammesso di avere da qualche settimana.
Torniamo al match, vinto dai Warriors 102-86 su Minnesota ormai in caduta libera, giunta alla 6 sconfitta consecutiva e ancora priva di Kevin Martin, Nikola Pekovic e Ricky Rubio. Sarà l’ennesimo anno di esperimenti per i Timberwolves, che nell’anno post Love stanno avendo modo di testare il talento di diversi rookies e giocatori con ancora poca esperienza sulle spalle, nella speranza di ritrovare a tempo pieno le sue stelle e raggiungere la giusta alchimia di squadra.
Golden State parte forte, con un 5-0 firmato Splash Brothers subito riacciuffato dai T’Wolves che comunque chiudono la prima frazione di gioco in svantaggio 25-20. Tanti minuti per Ezeli, complice l’infortunio di Bogut, che chiude con 7 punti e 8 rimbalzi in 21 minuti di gioco. Il secondo quarto, nel bene e nel male, merita di essere approfondito per le 2 giocate sopra al ferro di Zach LaVine: il rookie da UCLA prima sbaglia una schiacciata che avrebbe del clamoroso, facendo disperare il coach Flip Saunders e offrendo a Shaq buon materiale per il suo Shaqtin a Fool, poi in contropiede inchioda il -2 Minnesota con 6 minuti da giocare, esaltando pubblico e compagni. A parte questo, partita complicata per il ragazzo classe ’95, che chiude con 9 punti, 6 palle perse e 4-16 dal campo.
Sul finire del secondo quarto, Klay Thompson si mette al lavoro: due triple, una per il 48-37 e +11 Warriors, che chiudono il quarto in vantaggio di 9.
Il terzo quarto inizia con un tentativo di rimonta di Minnesota, che arriva fino al -6 sul per poi affondare sotto i colpi di Steph Curry, che con una penetrazione conclusa con un tiro difficilissimo (56-44), un assist dietro la schiena per il piazzato di Speights e una tripla in transizione su assist di Livingston (ottimo impatto per l’ex Nets, 12pt, 5 rimbalzi e 6 assist) fissa il punteggio sul 79-63 per Golden State, con 9 punti nella sola terza frazione. 21 alla fine per il sempre più candidato al premio di MVP della Regular Season.
L’ultimo quarto vede la squadra di San Francisco in fuga anche sul +22, e vola via facile tranne per un paio di schiacciate di Wiggins, subito beffato dalla penetrazione di Klay Thompson dall’altra parte che lo fa saltare con una finta e appoggia dolcemente al tabellone per il 98-77. Finisce 102-86.
A salvarsi per Minnesota solo Young con 13 punti, Shabazz Muhammad con 14 dalla panchina e il già citato Wiggins, che continua a crescere e chiude con 21 punti. Nei Warriors, oltre ai 42 degli Splash Brothers, ci sono 12 per Livingston e Speights e una doppia doppia da 10 e 10 per Green, che nonostante un misero 3-10 dal campo chiude con + 22 di plus/minus a testimoniare il suo ruolo fondamentale nei meccanismi di coach Kerr. Nella speranza di recuperare quanto prima Lee e Bogut, la squadra della Baia si prepara ad affrontare nelle prossime partite Houston, Dallas, Oklahoma, Memphis e Clippers, match che ci diranno ancora di più sul valore di Curry e compagni.
Qui il video della partita
Luca Mazzella
https://www.youtube.com/watch?v=Q_4lpWH4gao
Detroit Pistons @ Minnesota Timberwolves 91-97
Seconda sconfitta consecutiva per i Detroit Pistons che, al Target Center di Minneapolis, perdono contro i T-Wolves padroni di casa: finisce 97-91. Sugli scudi Nikola Pekovic (17 pt, 10 rimbalzi) e Thaddeus Young (19 pt, 5 rimbalzi e 2 assist). Flip Saunders può ritenersi comunque soddisfatto anche della prestazione di Andrew Wiggins, alla sua prima partita tra le mura amiche: 8 pt, 4 rimbalzi ed 1 assist. Gli uomini di Stan Van Gundy ,nonostante qualche difficoltà di troppo, riescono ad agguantare il pareggio nei minuti finali grazie ai canestri di Caron Butler (24 pt e 8 rimbalzi), il migliore dei suoi. Ma è Minnesota a spuntarla alla fine, anche grazie ai canestri di Mo Williams, che chiudono definitivamente la partita tra gli applausi del pubblico.
http://youtu.be/0ERNsthruS0
Washington Wizards @ Orlando Magic 105 -98
Il fattore casalingo invece non viene rispettato nella sfida tra i Magic e i Wizards, con quest’ultimi vincitori. John Wall non è di certo quello visto in precedenza contro i Miami Heat: 30 pt, 5 rimbalzi e 12 assist. E da meno non sono i suoi compagni di squadra: Nene (12 pt, 4 rimbalzi), Gortat (20 pt, 12 rimbalzi) e Paul Pierce (16 pt e 4 rimbalzi) che creano nel terzo quarto un divario difficilmente colmabile, (+15). Ma ad inizio quarto quarto la musica cambia. I padroni di casa fanno vedere tutto il loro potenziale: Gordon (22 pt e 4 assists) e Fournier (21 pt) riportano in gara la franchigia della Florida ma purtroppo i loro canestri non bastano per agguantare l’agognato pareggio. I sigilli dalla lunetta di John Wall chiudono la partita: al Amway Center finisce 105 -98 per i Wizards.
http://youtu.be/y0fhSgZgpKk
Per NBA Passion,
Mario Ramogida
La stagione NBA è alle porte e le matricole sono pronte a fare il loro ingresso nella lega più competitiva del pianeta.
Non sono bastate nè la summer-leaugue nè la pre-season per chiarire tutti i dubbi sulle matricole ma sono servite a darci almeno un’idea di quello che possono dare alle rispettive franchigie. Però il discorso rookie è molto complesso perchè non sai mai veramente quale sarà l’approccio all’NBA fino a che non inizia la regular season, ma salvo sorprese la corsa al premio rookie dell’anno riguarderà 5 giovani promesse:
MARCUS SMART (Boston Celtics):
La guardia dei Celtics, scelta con la sesta scelta assoluta , è fatta per giocare a basket : atletico,esplosivo , veloce , mani di velluto e un cervello che tanti nell’NBA si sognano. Giocatore totale, sa fare tutto , passare , tirare , difendere , andare a rimbalzo . Viene considerato come la migliore guardia del draft e secondo me a Boston se gli verrà data fiducia e con Rondo a fargli da chioccia potrà essere devastante. Parte dietro agli altri quattro nella corsa al ROTY ma secondo me potrebbe essere la sorpesa che si aspettavi ma a cui non credevi minimamente.
JULIUS RANDLE (Los Angeles Lakers):
Avete presente Zach Randolph, ecco lui è meglio(in prospettiva), fisico impressionante , cattiveria agonistica degna di un veterano, attaccante degno di nota , l’unica pecca la difesa . Questo è il profilo di Julius Randle , ala grande dei Los Angeles Lakers che lo hanno scelto alla settima dell’ultimo draft, magari per altri la pressione di giocare per i Lakers potrebbe essere nociva per lui è uno stimolo , da questo si capisce che tipo è. Ha fatto vedere buone cose in pre-season, ma il vero banco di prova è la prima allo Staples Center. Sentiremo parlare a lungo di questo ragazzo questo è poco ma è sicuro. Peccato per il brutto infortunio di questa notte, con la rottura della tibia che potrebbe influire negativamente sia a livello mentale che di ambientamento, su Randle. Lo aspettiamo di nuovo in campo!
NERLENS NOEL (Philadelphia Sixers):
Nerlens Noel è la sesta scelta del draft dello scorso anno ma è stato fermo per tutta la regular season ed è forse l’unico vero fenomeno della sfortunata classe del 2013. Le qualità offensive e difensive ce le ha , il fisico pure e soprattutto ha la voglia di dimostrare quel che vale e nel cantiere aperto dei 76ers ne ha tutte le possibilità. Speriamo che non subisca infortuni nonostante la sua predisposizione , perchè sarebbe davvero un peccato dover rinunciare ad un giocatore del genere per un’altra stagione.
ANDREW WIGGINS (Minnesota Timberwolves):
Wiggins è stato chiamato come prima scelta nel draft del 2014 dai Cavaliers che lo hanno girato subito ai Timberwolves insieme alla prima scelta del draft precedente, Bennet, in cambio dell’all star Kevin Love . Wiggins è sicuramente il più completo del suo draft per quanto riguarda i fondamentali e l’atletismo ed è potenzialmente il più forte ma non si può essere certi che le sue prestazioni siano fin da subito devastanti, per questo motivo nella nostra speciale lista occupa solo la seconda posizione.
JABARI PARKER (Milwaukee Bucks):
Al primo posto c’è l’ex stella di duke e l’attuale ala titolare dei bucks Jabari Parker. A detta di tutti è il più adatto a dominare fin da subito, realizzatore incredibile, fisico impressionante , certo in difesa non è impeccabile ma ripaga tutto in avanti. Il paragone viene spontaneo , sembra un Carmelo Antonhy 2.0 , infatti le caratteristiche sono quelle e anche i risultati saranno gli stessi secondo me. Parker è chiamato a risollevare i Bucks del nuovo coach Jason Kidd che avrà il compito di coltivare il talento di questo giovane fenomeno.
Per nbapassion.com,
Alessandro Rubimarca
Ecco gli highlights della notte di Andrew Wiggins, che contro gli Indiana Pacers, nonostante la sconfitta dei suoi, brilla con 18 punti, con 2-2 da fuori l’arco dei tre punti, 4 rimbalzi, 3 assist, 1 palla rubata e 3 stoppate.
Ecco tutte le sue giocate:
https://www.youtube.com/watch?v=u6R6z2FtOXg
E’ arrivato a Minnesota via Cleveland, probabilmente già consapevole che sarebbe presto diventato l’uomo franchigia dopo l’addio di Kevin Love, coinvolto anche lui nella trade tra Cavaliers e Timberwolves. In questi casi la pressione è tanta, ma Andrew Wiggins non teme nulla e, anzi, gonfia il petto.
La prima scelta del Draft 2014 sembra molto determinata a diventare il nuovo simbolo in quel di Minneapolis: “Non sento alcun tipo di pressione in questo momento – ha dichiarato Wiggins a ‘Dime Magazine‘ – Ero considerato il numero numero uno all’high school e al college. Tutto ciò non mi ha abbattuto, quindi non sento la pressione che percepivo in passato”.
Insomma, la pressione è pari a zero, ma la voglia di fare bene c’è eccome. Il 19enne non vede l’ora di giocare coi Timberwolves, dove è pronto a prendere le redini di leader: “Per me è una grande opportunità. Qui ho più libertà e sono circondato da ragazzi giovani che hanno i miei stessi obbiettivi: migliorare giorno dopo giorno e vincere”.
Per NBA Passion,
Olivio Daniele Maggio (daniele_maggio on Twitter)
Cleveland, ci siamo. Questa può essere realmente la volta buona per portare a casa il tanto agognato Anello. E le premesse ci sono tutte (anche se può sembrare come la scoperta dell’acqua calda).
D’altronde forse era nell’aria che questa offseason avrebbe rappresentato per i Cavaliers il momento giusto per fare il salto qualità. Sensazioni che si concretizzano l’11 luglio 2014 quando LeBron James annuncia il ritorno in Ohio. Contratto annuale con player option per la prossima stagione: il Prescelto si è espresso così sulla sua scelta, senza fare troppi proclami: “Non sto promettendo un titolo. So quanto sia difficile da mantenere questa promessa. Non siamo ancora pronti ora, non lo siamo per niente. Chiaramente voglio vincere l’anno prossimo, ma sono realista. Sarà un processo lungo, molto più lungo di quanto non lo fosse nel 2010″ – ha scritto James nella lettera indirizzata a Sport Illustrated. Beh, forse l’ex Miami Heat avrà anche ragione, ma le sue parole entrano in contraddizione con le mosse della società che il 23 maggio confeziona un colpo coi fiocchi.
Dopo un lungo tira e molla, in quel di Cleveland è approdato anche Kevin Love, stella dei Minnesota Timberwolves, in cambio di Anthony Bennet, Andrew Wiggins e una scelta futura del Draft in un’operazione che coinvolge anche i Philadelphia 76ers. Le intenzioni dei Cavs sono chiare: rinunciare al futuro e alla prospettiva (Wiggins) per vincere subito. Un sogno che potrebbe diventare realtà con lo starting five da palati fini che la franchigia presenta. Come dal 2011 a questa parte, toccherà a Kyrie Irving orchestrare la manovre della squadra di David Blatt. Il play dovrà mettere in ritmo il buon Dion Waiters e il neo arrivato Love, mentre il centro brasiliano Anderson Varejao farsi valere sotto le plance (più in difesa che in attacco) contribuendo soprattutto alla voce rimbalzi. E poi c’è ovviamente LBJ che dovrà trascinare un gruppo che ha accolto tra gli altri Mike Miller e Shawn Marion, gente d’esperienza che può dare ancora una mano ad roster che necessita ancora di qualche tassello. Il grosso, comunque, è stato fatto. Con una squadra così le NBA Finals, che mancano dalla stagione 2006/2007 ( finì tutto con un secco 4-0 per i San Antonio Spurs) non sono poi così lontane. James e compagni non possono,anzi, non devono porsi altro obiettivo minimo: una volta arrivati in fondo quell’Anello tanto desiderato sarà ancor più a portata di mano. Solo il parquet ci dirà se i Cleveland Cavaliers possono dare il via ad un nuovo ed immediato ciclo vincente.
Per NBA Passion,
Olivio Daniele Maggio (daniele_maggio on Twitter)
Essere scelti con la prima chiamata al Draft NBA è sicuramente il sogno di ogni giocatore che si appresta a diventare un professionista, può essere una fortuna visto che ti porta fin da subito visibilità nell’intera lega, ma rappresenta anche aspettative troppo elevate, a volte non rispettate, esercitate anche dalla squadra che ha scelto, speranzosa di trovare la nuova stella capace di risollevare la franchigia ‘perdente’ l’anno prima.
L’esperienza di Andrew Wiggins, prima scelta al Draft 2014 per i Cleveland Cavaliers, è sicuramente molto particolare, il quale dal momento in cui Silver ha proclamato il suo nome è stato sempre oggetto di rumors sulla sua eventuale cessione. Negli ultimi giorni questi rumors sono diventati realtà per il canadese, che diventerà presumibilmente dopo il 23 agosto, data della scadenza dei 30 giorni dalla firma del contratto necessari per essere scambiato, un giocatore di Minnesota insieme al suo compagno di squadra, altra prima scelta nel 2013, Bennett ,in cambio di Kevin Love che andrà a formare con LBJ e Irving i nuovi ‘Big Three’ in Ohio.
Questo scambio all’ex-Jayhawks non è poi così dispiaciuto , così come riportato dall’allenatore di Kansas, Bill Self che si è espresso su questa vicenda, cosa che davanti alla stampa non ha mai fatto Wiggins, dicendo :
Quando la trade è iniziata ad entrare nel vivo, ho parlato con Andrew e mi disse ‘Spero di essere scambiato’ e io gli risposi che non doveva ma continuò ‘Coach, lo spero. E’ la soluzione migliore per me, conosco la mia personalità e quello di cui ho bisogno, ho bisogno di andare non dove sono forzato ad essere qualcosa ma andare dove avranno pazienza con me, non voglio essere solo un pezzo.
Sicuramente sono parole che dimostrano ancor di più la personalità di questo ragazzo, che invece di restare in una squadra in cui avrebbe avuto la possibilità di vincere fin da subito insieme a Lebron James, preferisce essere parte fondamentale di un progetto di ricostruzione per una franchigia come i Timberwolves, che dopo aver perso Love, l’ennesimo All Star su cui puntavano non poco , dai tempi di un tale Kevin Garnett, dovranno ripartire con dei rookie molto promettenti come Lavine e lo stesso Wiggins, insieme a giocatori giovanissimi e con tutto da dimostrare come Bennett, Rubio, Dieng e Pekovic.
Per NBA Passion,
Giuliano Granata
Kevin Love è al centro di un interessante duello tra Cleveland Cavaliers e Golden State Warriors, fortemente interessati all’ala grande dei Minnesota Timberwolves. In queste ore emergono nuovi aggiornamenti per quanto riguarda uno degli affari più intricati di questa offseason: secondo quanto raccolto da Joe Kotoch di’Pro Basketball Draft’, i Timberwolves sarebbero più inclini ad accettare Klay Thompson piuttosto che Andrew Wiggins, pedina di scambio offerta dai Cavaliers.
Alla base di questa scelta ci sarebbe la garanzia di rendimento che la guardia offre (18 punti di media nella scorsa stagione), al contrario della prima scelta del Draft 2014 che la franchigia di Minneapolis non considera ancora sufficientemente pronta. L’impressione è che comunque la trattativa prenderà quota nelle prossime ore: vedremo quale delle due contendenti avrà la meglio.
Per NBA Passion,
Olivio Daniele Maggio (daniele_maggio on Twitter)

