La Regular season NBA ormai si sta avvicinando al giro di boa. Sicuramente verrà ricordata come la stagione delle triple doppie di Westbrook, della dicotomia Warriors-Cavs, che sembra non poter avere termine in un futuro prossimo, e di una corsa al titolo di Mvp, a differenza della scorsa, molto avvincente. Ma la NBA del 2016/17 non è solo questo. Come la lotta per lo scettro di Most Valuable Player, pure quelle per gli altri titoli individuali sono incredibilmente serrate. Tra queste, è particolarmente avvincente quella per il premio al giocatore maggiormente migliorato nel corso della stagione, il “MIP award“.
Come ogni anno, prima dell’inizio della stagione, i giornalisti di varie testate si sono sbilanciati, cercando di costituire una lista di nomi tra i quali ci sarebbe stato il MIP. Come ben sappiamo nessuno ha la sfera di cristallo, infatti nonostante alcuni di essi abbiano pienamente confermato le aspettative, altri hanno decisamente deluso; inoltre, alla cerchia di nomi comuni per la maggior parte degli esperti, si sono uniti numerosi outsider che, stats alla mano, hanno le carte in regola per vincere il premio. Andiamo ad analizzarli uno a uno, dividendoli nelle rispettive categorie, a seconda del loro rendimento tenendo conto delle aspettative iniziali.

Mar 25, 2015; Orlando, FL, USA; Atlanta Hawks guard Dennis Schroder (17) drives to the basket against the Orlando Magic during the second half at Amway Center. Atlanta Hawks defeated the Orlando Magic 95-83. Mandatory Credit: Kim Klement-USA TODAY Sports


La faccia di chi sa di aver scritto la storia ed aver battuto un record che sembrava inarrivabile. Con la vittoria contro Memphis, i Warriors raggiungono quota 73 vittorie stagionali, superando il primato appartenuto ai Bulls di Jordan. A quella squadra apparteneva Steve Kerr, artefice di quest’altro successo. Però per Golden State la stagione non finì altrettanto bene.
uno dei migliori giocatori che abbiano calcato quel palcoscenico. L’immagine rappresenta il numero 24 gialloviola che saluta per un’ultima volta il pubblico che lo ha amato. Mamba out.
Draymond Green colpisce con un calcio nelle parti basse Steven Adams, mettendolo ko. Questo è solo uno dei quattro flagrant fouls che impediscono al numero 23 dei Warriors di disputare gara-5 delle Finali.
l’anno. La stoppata di LeBron James su Andre Iguodala è rimasta il simbolo del dominio del “Re” sia dal punto di vista fisico sia da quello tecnico e della vittoria dei Cavaliers.
LeBron James abbraccia il suo compagno Kevin Love e scoppia in lacrime sul parquet dell’Oracle Arena. È finalmente il titolo con la sua Cleveland, che desiderava fin da bambino e non era ancora mai arrivato.
(quasi) tutti gli appassionati. KD si schiera dalla parte dei vincenti e lascia da solo Russell Westbrook, che nel frattempo ha preso più saldamente le redini della squadra.
Dwyane Wade cambia aria. Flash approda a Chicago, dove i Bulls, insieme a Butler e all’altro neo-acquisto Rajon Rondo, hanno grandi ambizioni.
La squadra statunitense si mette in posa per quest’immagine dopo aver vinto il terzo oro olimpico consecutivo e il sesto su sette apparizioni dal 1992, l’anno del Dream Team. Sì scontato il trionfo (+30 in finale sulla Serbia), ma il meno scontato tra tutte le sei vittorie, anche a causa di un roster privato di molte stelle.
in una serata da brividi a Springfield. Julius Erving, Bill Russell, Alonzo Mourning e Isiah Thomas presentano i tre ex-giocatori che emozionano il pubblico con i loro
Nell’immagine Kevin Garnett con il pugno sul petto, uno dei suoi gesti tipici. Nel 2016, oltre a Kobe Bryant e Tim Duncan, si ritira anche KG, alla sua maniera, senza un farewell tour o una partita d’addio.
Craig Sager viene sconfitto dalla leucemia. È questa la terribile notizia che sconvolse il mondo dello sport il 15 dicembre. Una tra le icone sportive statunitensi abbandona la lotta iniziata nel 2014 e tutto il mondo si stringe a lui.
da tre punti di Kyrie Irving è diventato “The Shot”, un rifacimento di ciò che decise le Finals diciotto anni prima. Il tiro della guardia dei Cavs è ciò che decise la partita e portò nell’Ohio il titolo mai arrivato prima.