Bobby Portis
Tante palle perse, poche rubate. Transizione quasi nulla e difesa conservativa sul pick & roll punita troppo spesso. Questi sono alcuni dei problemi che hanno tormentato l’ultima stagione di Fred Hoiberg.

Fred Hoiberg
L’impossibilità di far convivere due lunghi apparentemente complementari come Gasol e Noah – con cui si era già scontrato Thibodeau – ha portato ‘The Mayor’ ad affiancare Gibson al catalano, e la sua difesa sul pick & roll era già nota come non molto aggressiva, per usare un eufemismo. L’ex Lakers, ora alla corte di Popovich, non avendo piedi rapidi aspettava sempre il palleggiatore nel pitturato, esponendo i Bulls a tiri dalla media spesso ad alta percentuale.
Ad ottobre il ruolo di 5 allo United Center se lo spartiranno Robin Lopez e i giovani Bobby Portis e Cristiano Felicio; questi ultimi due hanno dimostrato di potersi meritare dei minuti, di essere pronti fisicamente e mentalmente, nonostante ci sia ancora – e non potrebbe essere altrimenti – molto da lavorare a livello tattico e tecnico.
“Abbiamo cambiato qualcosa nella difesa sul pick & roll – ha detto Hoiberg dopo la partita di summer League vinta contro i 76ers – siamo molto più aggressivi, è questo è positivo”.
Lopez e Felicio, al contrario di Portis, non sono molto mobili ma di certo possono reggere un cambio meglio di Gasol. Per quel che si è visto finora, Hoiberg sta provando una difesa che aiuta forte sui blocchi e – scelta già vista in chiusura della passata stagione – che cambia spesso. Per giocare in questo modo servono raddoppi intelligenti e grande atletismo, le caratteristiche che aveva Wade nella Miami dei Big-Three.
Ai Bulls manca questo tipo di atletismo, e manca una vera e propria cultura difensiva, ma avere quest’arma in più farà sicuramente comodo al coach da Iowa State:“Dobbiamo forzare più palle perse, e questo gruppo può farlo. Ci è mancato davvero riuscire a correre per qualche canestro facile”.
I Tori hanno generato palle perse nel 12% dei possessi degli avversari, 2,6% in meno rispetto alla media della Lega; solo i Knicks hanno fatto peggio. Queste mancanze li hanno posizionati ventitreesimi per possessi in transizione.
Hoiberg è stato scelto per il suo scintillante sistema offensivo, ma i fatti lo stanno costringendo a focalizzarsi sulla difesa. Considerando anche gli arrivi di Rondo e Wade, la difesa dei Bulls non sarà più quella vista finora.
Bulls: il reparto dei lunghi non cambierà
Gli infortuni stanno mettend0 a dura prova il roster dei Chicago Bulls. Dopo il problema alla spalla per Joakim Noah, fuori fino al termine della stagione, è entrato in lista infortunati anche Nikola Mirotic che resterà out fino a dopo l’All Star Game, a causa di un intervento d’urgenza per rimuovergli l’appendice.
Secondo quanto riportato da ‘ESPN’ Bobby Portis, ovviamente, avrà più minuti e quindi non ci sarà bisogno di intraprendere trade per fare spazio alla giovane promettente recluta. La dirigenza di Chicago avrebbe preferito scambiare Noah e non Taj Gibson o Pau Gasol, che invece vorrebbero ri-firmare, sognando magari di portare nella Windy City, in offseason, anche il fratello Marc. Coach Fred Hoiberg ripone molta fiducia nel potenziale offensivo di Pau, che lo sta ripagando con ottime prestazioni, sfiorando la convocazione alla gara delle stelle per soli 360 voti. A 35 anni sta viaggiando con una media di 16 punti, 10 rimbalzi, 3 assist e 3 stoppate in 31.7 minuti a partita; è l’unico della lega con queste statistiche tra gli over 35, numeri davvero importanti per un fuoriclasse senza età. Un giocatore che sicuramente diventerà ancora più importante in chiave playoff per le ambizioni dei Chicago Bulls.
A forza di grandi prestazioni, Bobby Portis si è ritrovato (complice anche l’infortunio di Noah), nelle rotazioni dei Chicago Bulls aumentando il suo minutaggio gara dopo gara, conquistandosi la piena fiducia dell’head coach Fred Hoiberg, che ha in mano uno steal del draft.
“Bobby Portis ha capito come giocare in NBA nel suo ruolo ed ha dimostrato di poterci stare nelle rotazioni. Non si muoverà da qui”
Anche Jimmy Butler ha usato parole al miele per l’ala grande: “Tutti là fuori si aspettano grandi cose da lui, è un predestinato. Il pubblico lo acclama, gioca in maniera giusta ed è entrato subito nel gruppo anche per la mentalità che ha e dimostra.”
Chicago è senza energie: sconfitta a New York
I Chicago Bulls pagano la maratona della notte prima contro i Detroit Pistons e cadono anche contro i New York Knicks, che vincono per 107-91 al Madison Square Garden.
I ragazzi di coach Hoiberg si presentano a New York senza Pau Gasol, tenuto a riposo dopo la battaglia contro Detroit, ma in ogni caso inizialmente non si nota la sua assenza grazie ad un’ottima partenza che porta la squadra dell’Illinois che arriva fino ad un vantaggio di 10 punti.
Tuttavia, dopo una tripla di Afflalo, i Knicks si sbloccano e grazie a Melo e Thomas in uscita dalla panchina ricuciono velocemente lo svantaggio portandosi in vantaggio e senza più lasciare il controllo della partita “Semplicemente ci siamo svegliati” commenterà Fisher a fine gara. La superstar di Syracuse termina il match con 27 punti, mentre Afflalo chiude a 18.
Per i Bulls invece non bastano i 20 punti e 11 rimbalzi di Bobby Portis, comunque sempre più idolo in Illinois “Penso che tutti abbiano sentito la fatica stasera” commenta a fine gara Derrick Rose “Tutti abbiamo dato tutto quello che avevamo”.
Nella formazione di Chicago, in assenza di Gasol, ha trovato finalmente spazio come starter Joakim Noah, che ne ha approfittato segnando 21 punti (suo massimo stagionale) e 10 rimbalzi che gli hanno permesso di diventare il leader nella storia della franchigia per rimbalzi offensivi superando Horace Grant.
Il coach dei Bulls Fred Hoiberg comunque non cerca troppe scuse al termine del match, sostenendo che la squadra avrebbe dovuto trovare soluzioni per combattere la fatica “Non abbiamo fatto girare bene la palla. Non c’è dubbio che le nostre gambe non si muovevano bene, ma avremmo dovuto trovare un modo per combattere la fatica. Non penso che abbiamo fatto un buon lavoro questa notte”.
Per i Knicks è stata decisiva la percentuale dal campo, pari al 50%, che ha permesso alla squadra della Grande Mela di mantenere un vantaggio consistente per tutta la durata del match. Grazie a questa vittoria i Knicks tornano ad avere un record di parità (14-14), mentre per i Bulls questa sconfitta costa cara, scivolando in classifica al quinto posto della Eastern Conference con un record di 15-10.
https://www.youtube.com/watch?v=IWIQDC-trHI
Finalmente Bobby Portis: l’idolo di Chicago realizza 7 punti dalla panchina (VIDEO)
Entra in campo ed il pubblico dello United Center esplode con cori ed applausi: ad ogni azione cresce l’entusiasmo degli spettatori nei sui confronti. No non parliamo di LeBron James, Kevin Durant, Steph Curry o Jimmy Butler: si tratta di Bobby Portis.
Poco da dire, è l’idolo dei tifosi e dei suoi stessi compagni di squadra: ogni canestro che segna un boato e i suoi compagni dalla panchina lo incoraggiano. Poco spazio nelle rotazioni in stagioni ma una certezza, IL FUTURO E’ SUO: lungimiranza da parte della dirigenza dei Bulls, che hanno puntato su Bobby Portis in vista dell’addio probabile di Noah e Gasol nella prossima offseason.
Nella sfida con i Sixers, Portis chiuderà con 7 punti, 3/4 dal campo (1-2 dalla lunetta) ed 1 rimbalzo: tanta voglia di giocare e dimostrare di poter entrare nelle rotazioni, e tanta voglia dei compagni nel cercarlo ad ogni possesso.
#FreeBobbyPortis
Ecco la reazione della panchina al suo canestro contro i Sixers: Idolo
https://www.youtube.com/watch?v=O0ExRs-tECk
Joakim Noah potrebbe finire a Dallas?
Dopo il miglior inizio di stagione della sua carriera, Joakim Noah è al centro di un altro rumor di mercato che vorrebbe i Dallas Mavericks come prossima destinazione del francese.
Secondo Zach Lowe, del Chicago Sun-Times, i Mavs sarebbero fortemente interessati a Noah, poichè porterebbe esperienza e dedizione difensiva, colmando le lacune dei due attuali centri della squadra Texana, Zaza Pachulia e JaVale McGee. Nonostante le buonissime prestazione dell’ex Bucks, la dirigenza starebbe dunque pensando ad un ulteriore innesto di esperienza per blindare la difesa.
I Bulls in cambio riceverebbero una guardia-ala di qualità in modo da poter fare rifiatare Butler durante la lunga stagione NBA appena iniziata. Inoltre i Tori potrebbero dare più spazio al talentuoso rookie Bobby Portis, permettendogli in questo modo di poter crescere al meglio.
Preseason straordinaria, candidato come uno degli steal del draft NBA 2015, stiamo parlando di Bobby Portis, ala dei Chicago Bulls, che dopo ottime prestazioni non riesce a ritagliarsi il suo spazio nelle rotazioni di Hoiberg, che in fatto di lunghi ha a disposizione quattro giocatori tutti di grande rendimento come Mirotic, Gasol, Gibson e Noah.
L’head coach nelle due prime sfide non è riuscito ad allungare le rotazioni dando spazio anche a Portis, costretto nella prima dal risultato sempre in bilico con i Cavaliers, mentre nella seconda gara a Brooklyn, con la sfida saldamente in mano ai Bulls, non ha voluto inserirlo solo nei minuti finali.
Ma Hoiberg ha usato parole rassicuranti il rookie al Chicago Tribune: “Siamo sicuri che Bobby Portis ci potrà dare molte soluzioni dalla panchina e saprà ritagliarsi il suo spazio. Nel corso della stagione deve crescere e dimostrarmi di poter giocare anche se i nostri 4 ragazzi del frontcourt, più esperti di lui, saranno in condizioni fisiche ottimali.”
I Chicago Bulls si presentano con una vittoria davanti al pubblico delle grandi occasioni durante la Opening Night: tutti gli occhi degli appassionati NBA (compresi quelli del presidente Obama) sono puntati sulla sfida dello United Center, con Rose in campo, con LeBron James in campo, entrambi non al meglio, ma tutti e due decisivi a loro modo per le due franchigie.
E’ anche la prima ufficiale di coach Hoiberg, che sostituisce Thibodeau: il suo lavoro comincia nel migliore dei modi con una vittoria nello scontro diretto contro i Cleveland Cavaliers di Blatt, con Love in campo, ma senza Irving e Shumpert, ma con i nuovi volti Mo Williams e Jefferson che hanno subito mostrato che la loro esperienza potrà tornare molto utile in Ohio.
Senza Mike Dunleavy, la prima mossa conferma dell’ex Iowa State è quella di un quintetto leggero sotto canestro, con Nikola Mirotic nel ruolo di ala forte e Pau Gasol in quello di centro a difesa del pitturato: Rose-Butler la coppia di guardie e Tony Snell l’ala piccola. Inizio piuttosto lento, ma si vede subito la mano del nuovo coach: ball movement, nessun isolamento, gioco corale ed attacco rapido per trovare la difesa avversaria ancora impreparata.
Mirotic allarga il campo, Rose penetra nel pitturato e le maglie della difesa di Cleveland si allargano consentendo a Nikola di banchettare nel primo quarto sia mettendo la palla per terra e puntando Love (non proprio il prototipo del difensore completo), che sfidandolo da tre punti. Fuori dal gioco Pau Gasol, che non incide molto in fase offensiva, mentre Jimmy Butler stesso si concentra maggiormente sulla fase difensiva nei primi momenti del match, delegando ad altri i tiri: Niko parte forte, Snell lo segue, ma la differenza non la fa tanto lo starting five quanto il secondo quintetto.
Entrano dalla panchina Noah, Gibson, Doug McDermott, Aaron Brooks ed E’Twaun Moore: i punti dalla panchina non tardano ad arrivare, soprattutto con gli ultimi tre della lista. McDermott si sveglia sul finale del secondo quarto, trasformando in oro ogni palla che gli passa tra le mani, ma è spesso isolato dal gioco, o non abbastanza coinvolto nel match dai compagni; Brooks gioca spesso, forse troppo di isolamenti (che spesso diventano molto interessanti per trovare soluzioni veloci per andare a canestro), mentre Noah e Gibson intasano il pitturato, facendo tanto lavoro sporco a rimbalzo. Chi non vede il campo è invece il rookie Bobby Portis, per il quale sarà difficile trovare in gara importanti come quella contro i Cavs, ma sicuramente si ritaglierà i suoi spazi, visto il riposo che giocatori come Pau Gasol, Noah e Gibson richiedono per via dei loro infortuni continui nelle ultime stagioni.
Il nuovo sistema offensivo è piaciuto molto a Nikola Mirotic, che sembra aver beneficiato molto della “cura Hoiberg”: il nazionale spagnolo, fresco vincitore dell’Europeo ha parlato infatti positivamente del nuovo head coach. “E’ un grande passo in avanti per noi, per me, per il team giocare in questo modo, perché io penso che abbiamo molti giocatori che possono raccogliere rimbalzi, velocizzare il gioco nel pitturato, giocare un basket semplice e soprattutto siamo tutti a disposizione dei compagni. E’ un gran sistema offensivo per ora, ma dobbiamo fare meglio, questo è solo l’inizio ma è un buon modo per partire in stagione”.
C’è molto da lavorare, Derrick Rose ne è la dimostrazione, visto che è partito molto in sordina, mentre è entrato nel vivo nel terzo quarto, beneficiando proprio dello spazio che Mirotic e Pau Gasol gli hanno creato nel pitturato, lo stesso Jimmy Butler, a cui non è mancata la solita intensità difensiva, con tanto di palla recuperata nel finale che è valsa la vittoria. “La palla stava per andare a LeBron, era scontato e tutto il mondo sapeva che quella palla sarebbe finita nelle se mani, per questo gli sono stato attaccato aspettando il passaggio.”
I Bulls sono stati molto decisi dopo l’intervallo lungo, quindi nel finale del terzo quarto i Cavs, senza LeBron, sono tornati a galla con un parziale di 8-0 fino ad arrivare al pareggio: l’attacco di Hoiberg però non si è perso d’animo ed è arrivato un nuovo parziale che ha concesso un nuovo ossigeno ai tifosi dello United Center. Nel finale sale in cattedra LeBron James, che sforna assist e riporta i suoi compagni di squadra con 25 punti e 10 rimbalzi con 5 assist, sul -2 con l’ultimo possesso a favore. Prova proprio il Re a penetrare ma trova il muro eretto da Pau Gasol che lo stoppa regolarmente, quindi sulla rimessa a 3.6 dalla fine, è francobollato da Jimmy Butler che recupera il possesso e concede ai Bulls la vittoria.
Buona la prova dalla panchina di Noah, assente in fatto di punti messi a referto, ma presente a rimbalzo con 9 raccolti, di cui 2 in attacco in 17 minuti e 4 assist, ma messo KO nel finale da una ginocchiata di Jefferson su una penetrazione. Nel finale di gara coach Hoiberg ha ammesso che avrebbe voluto mettere lui nel quintetto che sarebbe andato a chiudere il match, ma lo staff sanitario non gli ha dato l’ok definitivo.
Nessun riposo ora per la squadra di Hoiberg, subito in trasferta in back to back sul campo dei Brooklyn Nets, del nostro Andrea Bargnani (che non sarà del match come anche Jack): non un banco di prova proibitivo, ma l’head coach avrà la possibilità di allungare le rotazioni anche con Bobby Portis, e valutare la tenuta fisica dei suoi ragazzi.
Bene la prima dunque ma il cartello lavori in corso è ancora appeso fuori lo United Center.
| CHICAGO | P | MIN | FGM-A | 3PM-A | FTM-A | +/- | OFF | DEF | TOT | AST | PF | ST | TO | BS | BA | PTS |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Tony Snell | F | 28:48 | 4-9 | 2-5 | 1-2 | -1 | 0 | 2 | 2 | 0 | 4 | 0 | 1 | 0 | 1 | 11 |
| Nikola Mirotic | F | 25:14 | 6-11 | 3-4 | 4-4 | +9 | 2 | 7 | 9 | 1 | 5 | 1 | 4 | 0 | 1 | 19 |
| Pau Gasol | C | 31:33 | 1-7 | 0-1 | 0-0 | -8 | 0 | 2 | 2 | 0 | 1 | 1 | 0 | 6 | 0 | 2 |
| Jimmy Butler | G | 36:38 | 6-14 | 0-2 | 5-5 | +3 | 1 | 4 | 5 | 2 | 1 | 2 | 0 | 1 | 0 | 17 |
| Derrick Rose | G | 32:28 | 8-22 | 0-2 | 2-4 | -1 | 0 | 1 | 1 | 5 | 0 | 1 | 2 | 0 | 4 | 18 |
| Aaron Brooks | 15:32 | 3-9 | 0-1 | 0-0 | +3 | 0 | 2 | 2 | 0 | 1 | 0 | 2 | 0 | 0 | 6 | |
| Doug McDermott | 16:12 | 3-4 | 1-2 | 1-2 | -2 | 0 | 4 | 4 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 8 | |
| Joakim Noah | 17:07 | 0-0 | 0-0 | 0-2 | +1 | 2 | 7 | 9 | 4 | 1 | 1 | 1 | 0 | 0 | 0 | |
| E’Twaun Moore | 14:22 | 5-8 | 1-2 | 0-0 | +4 | 0 | 3 | 3 | 1 | 3 | 0 | 0 | 0 | 1 | 11 | |
| Taj Gibson | 22:06 | 1-3 | 0-0 | 3-4 | +2 | 2 | 8 | 10 | 0 | 6 | 0 | 3 | 3 | 0 | 5 | |
| Totals | 37-87 | 7-19 | 16-23 | 7 | 40 | 47 | 13 | 22 | 6 | 13 | 10 | 7 | 97 |
Il cosiddetto trash-talking è un’arte cestistica che consiste nel saper provocare verbalmente e fisicamente il proprio diretto avversario. L’obiettivo è riuscire ad entrare sotto-pelle al giocatore scelto come vittima, colpirlo psicologicamente per distrarlo e farlo andare fuori giri durante la partita. Attualmente nell’NBA i trash-talkers sono sempre di meno ed i nuovi non possono essere paragonati ai grandi maestri dell’NBA degli anni ’90.
Nonostante le premesse qualche provocatore sui parquet della lega americana si trova ancora. Appartiene sicuramente a questa classe Kevin Garnett. Per il giocatore dei Minnesota Timberwolves ogni momento sembra essere quello buono per stuzzicare i propri avversari: regular season, playoff oppure addirittura semplice preseason. Per il primo caso citofonare e chiedere a Carmelo Anthony (“Your wife smells like honey nut cheerios”) e Tim Duncan (“Happy f*****g Mother’s day”, con la madre del caraibico morta quando lui era ancora in giovane età). Per il capitolo trash-talk in preseason il mal capitato risponde al nome del rookie Bobby Portis.
Durante la partita (giocata sabato 10 ottobre ndr) di preseason contro i Chicago Bulls; The Big Ticket si sarebbe avvicinato al giocatore classe 1995 per dargli un caloroso benvenuto in NBA con parole che Vincent Goodwill di CSNChicago.com ha definito come irripetibili. Lo stesso Portis, a fine partita, ha confermato l’accaduto dicendo che KG “Ha voluto fortemente sottolineare la differenza di età che c’è fra di noi; ed il fatto che io sia ancora un bambino”.
Che ne penserà di tutto ciò il nuovo allenatore dei tori Fred Hoiberg? Il coach è stato compagno di squadra dello stesso Garnett proprio ai Timberwolves dal 2003 al 2005 e per questo avrà imparato, volente o nolente, ad apprezzare i suoi metodi pochi ortodossi. Sarà bene che si adatti a tali standard anche lo stesso Portis, altrimenti in questa lega avrà vita breve. Welcome to the NBA Bobby! I saluti sono offerti da Kevin Garnett.
Per NBA Passion,
NBA, la mappa dei Rookie 2015
A detta di molti, il Draft 2015 ce lo ricorderemo a lungo: andiamo ad analizzare i rookie più promettenti della stagione da Towns a Bobby Portis
Towns:
La prima scelta è toccata ai Minnesota Timberwolves, che hanno puntato su Karl Anthony Towns, freshman di 208 cm, per fare compagnia a LaVine (ricorderete il “f**k me” dello scorso Draft) e soprattutto Wiggins. Il ragazzo da St. Joseph, New Jersey, è stato plasmato da coach Calipari: prima nella Nazionale dominicano poi nella University of Kentucky. Carriera liceale da paura, si è messo definitivamente in luce nelle ultime Final Four. Grosso ma con mani dolci, non ha l’atletismo di Okafor ma offre un’altra protezione del ferro. Il front cuort dei Wolves comprende anche Peković e Garnett, a cui toccherà prepararlo mentalmente al piano di sopra. Chi meglio di lui.
Russell:
Alla seconda è stato il turno dei Lakers, che hanno deciso di dare un play a Bryant e di mettersi in casa uno che sprizza talento puro, D’Angelo Russell, il classico gialloviola. Ad Ohio State sono sicuri di aver avuto un Westbrook 2.0, tanto atletismo ma più intelligenza cestistica, la quantità e la qualità degli assist sono imbarazzanti. Buon tiro e l’abitudine ad avere una squadra sulle spalle. Pare che Kobe gli voglia già bene, allo Staples potremmo tornare a vedere un back court di primo livello. I tifosi Lakers già sognano il pick&roll tra Russell e Randle, per tornare a sognare.
Okafor:
Il tanking tanto disperato quanto sistematico dei 76ers (#believetheproject) ha portato alla scelta dell’irrefrenabile Jahlil Okafor, super protagonista delle ultime finali NCAA contro Kaminsky, il colpaccio di Charlotte. Phila si avvia a un altra stagione nelle retrovie, ma il pacchetto lunghi è imbarazzante, soprattutto in prospettiva: a fianco di Jahlil ci sarà Nerlens Noel, tra qualche anno potremo ritrovarli ancora in campo a maggio. La passata stagione, il ruolo da primo violino conferito da subito e un fisico invidiabile, lo danno principale candidato al Rookie of the Year. Passo felpato, mano precisa anche dalla media, movimenti armoniosi; se riuscirà a farsi sentire di più in difesa e a migliorare i liberi, Davis avrà un concorrente in più.
Porzingis:
La sorpresa della notte, tanto per cambiare, l’hanno fatta i Knicks, scegliendo alla quarte Kristaps Porzingis. Ragazzo lettone di 216 cm, ha giocato un Eurocup scintillante con il Siviglia; il talento è indiscutibile e lo ha dimostrato anche nel workout, padronanza di tiro stratosferica, ma ha saltato parecchi step. Si vedrà.
Mudiay:
La storia commovente invece l’ha regalata Emmanuel Mudiay, settima pick dei Denver Nuggets. Scappato con la madre e il fratello dalla guerra civile in Congo, dopo un anno sotto la guida di Larry Brown, ha preso al volo un contratto in Cina per far svoltare la vita della sua famiglia. Certo la mancanza del college si sentirà, ma il 19enne da Kinshasa ha buona mano anche da dietro l’arco e una velocità decisamente africana.
Portis/Hezonja:
A questi cinque vanno aggiunti Portis a Chicago e Hezonja a Orlando, insomma ne vanno tenuti d’occhio molti. Ma la forza di questa Lega sta proprio qui, avevate dubbi che continuassero a migliorarsi sempre?
Per NBA Passion,
Jacopo Di Francesco
25 punti, 15 rimbalzi: questo il bottino di Bobby Portis nella gara di Summer League della notte contro i Phoenix Suns.
Non sono bastati però a Chicago per vincere contro la franchigia dell’Arizona: la gara è terminata con il risultato di 84-91.


