Seconda sfida contro i Milwaukee Bucks per i Golden State Warriors, seconda grande fatica per Curry&Co, ma questa volta è arrivata l’ennesima, in questa stagione, vittoria. Eppure la squadra del Wisconsin ha messo in enorme difficoltà i californiani, che per strappare un’incredibile vittoria hanno dovuto sfoderare un supersonico quarto quarto, che li ha portati dal -10 a 12 minuti dalla fine al +9 finale. Quanta fatica per i Warriors, una squadra che sta annientando il campionato, una squadra capace di avere un diff. di media che arriva quasi a +14 e, soprattutto, contro dei Bucks che non stanno andando per nulla bene, anzi: 13° posto ad Est (i bookmakers la davano tra le top 5 della Eastern Conference) per una compagine che arriva a quasi 96 punti a partita (contro i 116 dei Warriors). Ma perchè allora i Warriors hanno dovuto dapprima concedere un game (il primo game concesso in questa season) e poi dovuto sfoderare un super quarto quarto contro una squadra che, nelle ultime sei partite ha concesso 27 punti ai Clippers in due gare, 8 ai Lakers, 13 ai Raptors e ha fatto risultato solo (e quasi per due volte) contro la squadra di Oakland. Se per la prima partita le giustificazioni erano molte (il back to back, il doppio OT contro i Boston Celtics, ecc…), per questa (che comunque va ricordato, è stata una vittoria, ma per cercare di analizzare le possibili pecche di questi Warriors dobbiamo accontentarci di andare ad analizzare le vittorie non convincenti), di giustificazioni di quel tipo non ve ne sono, anzi, molte delle peculiarità della prima sfida si sono confermate anche in questa
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Golden State at Milwaukee. Il risultato che non ti aspetti. 108 a 95 per i Bucks, i Warriors vedono la loro striscia di vittorie fermarsi nel Wisconsin. Come detto le giustificazioni erano molte, tutte improntate sul doppio overtime della notte precedente contro i Celtics, ma i Bucks hanno giocato al limite della perfezione: hanno mantenuto i ritmi altissimi nel primo tempo (ovvero i 24 minuti ove i Warriors riescono spesso e volentieri ad assicurarsi già la vittoria), portandosi avanti di 11, sul 59 a 48, mantenendo la difesa ad un livello fuori media per chiunque affronti i Warriors, concedendogli solo 95 punti, 20 in meno della media della squadra di Kerr-Walton. Il vero bandolo della matassa della prima sfida sono stati i 3-point field-goald: 6 a testa finiti a referto, ma percentuali nettamente diverse. Il 42,9 % per i Bucks, ampiamente sopra la loro media, il 23% per i Warriors, ampiamente sotto la loro media (da circa 13 3PM in 30 3PA, i primi della lega), con un Curry da 2 su 9 e un Thompson da 2 su 7. La stanchezza, il back to back, i troppi tiri forzati di Curry (come se nelle altre partite non mettesse pure quelli), ma nella gara di ieri notte, tante di queste costanti sono stati alla base della quasi seconda impresa dei Bucks.
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La gara giocata questa notte è stata, forse, la vittoria più inaspettata dei Warriors, perlomeno per quello visto sino all’inizio del quarto quarto. Un primo tempo dei Bucks al limite della legalità condito da 36+34 punti nei due quarti contro i 58 totali della compagine californiana. Lavoro perimetrale incredibile, in ambo i lati: 5 triple tentate in 24 minuti, 2 a segno per i Bucks; 15 per i Warriors, solo 3 a segno. Il tutto condito (e visti i lunghi dei Bucks non poteva essere altrimenti) da percentuali da 2 fuori da ogni logica. La rimonta di cinque punti del terzo quarto sembrava non essere abbastanza per i Warriors, che, però, tanto per cambiare ci hanno stupito di nuovo: 36 punti in un quarto (14 arrivati sui Free Throws, complice anche l’appanno generale della difesa di Milwaukee, capace di fare 10 falli in un solo quarto), lavoro difensivo sopra la media e partita, anche se con una mezza impresa, portata a casa. Golden State sempre prima, Milwaukee che deve ancora trovare la sua strada per lottare per i playoff. Ma la domanda è un’altra: come ha fatto una squadra come i Bucks a battere una volta e rischiare addirittura una seconda la squadra al momento più forte della Lega? I motivi, sono (non calcolando tutti i fattori extra-statistici come stanchezza, back to back, viaggi in aereo e tutto il resto), principalmente due: la qualità dei lunghi e la difesa perimetrale. Per la prima basta citare tre nomi: Greg Monroe, Jabari Parker e Giannis Antetokounmpo (anche se non stanno facendo impazzire in questo inizio di stagione). Monroe ha registrato nelle due gare un 16 su 27 con 24 rimbalzi; Parker 33 punti con 15 su 27; Antetokounmpo 31 punti totali con una tripla doppia da 11-10-12 nel primo match. 3 triple totali in tre (tutte tirate dal greco) e i Warriors messi in ginocchio (se così si può dire) “in the paint”. Per quanto riguarda invece il discorso difesa perimetrale, invece dobbiamo andare ad analizzare specilamente il backcourt dei Bucks: il lavoro su Curry, Thompson, ma anche su Livingston e Igoudala è stato encomiabile. Ed il merito va a tutti, da Michael Carter-Williams (autore ieri notte di una partita da 24 punti) passando per le seconde linee. Ed un player su tutti, tra i bench-player, è stato decisivo in ambo le sfide: stiamo parlando di O.J. Mayo. Tralasciando (e non è da poco) le percentuali offensive di questa nottata (0-6 da 3, 3-11 totali), con lui in campo Curry ha tirato come mai aveva fatto in questa stagione: il 42,9% dal campo, con il 20% (sì, Curry che tira 1 su 5) da 3, obbligandolo a 3 TO. Numeri enormi, soprattutto se calcoliamo di chi stiamo parlando, ovvero di un player che tira con il 52% dal campo (45 da 3). Da questi Bucks possono imparare in tanti: i primi sono proprio loro stessi, che se usassero questa concentrazione anche contro altri avversari non sarebbero nella posizione attuale di classifica; i secondi sono i Warriors, che, anche se hanno finito le sfide contro i Bucks, non devono comunque crogiolarsi nella loro grandezza; infine, v’è tutto il resto delle squadre, che, se vorranno fermare questa squadra, devono per forza imparare da chi ci è riuscito in questa NBA. E a breve i Warriors affronteranno coloro che hanno il dovere di fermarli, cosa che non gli è riuscito alle scorse Finals, ovvero i Cavs, gara ove saranno molto probabili i rientri da titolare di Irving e Shumpert.




