Non è un caso che col rientro di Jimmy Butler, i Chicago Bulls abbiano ritrovato due vittorie consecutive e soprattutto unità: una gara in campo ha riportato fiducia nei propri mezzi anche ai compagni.
La franchigia dell’Illinois ha detto no ai Celtics durante la trade deadline: i Bulls vogliono costruire il futuro della squadra attorno proprio al numero 21, rinunciando anche a pezzi da 90 come Pau Gasol e Derrick Rose nella prossima offseason, ma non a JB.
Una gara contro Harden da 24 punti, 11 rimbalzi e 6 assist è bastata per riportare la vittoria allo United Center: Hoiberg ha deciso poi di tenere Jimmy Butler a riposo per non forzare il suo rientro contro i Bucks, e ieri notte Rose e Gasol hanno guidato i compagni ad una seconda vittoria, che serve ai Bulls per restare in zona playoffs e cercare di avvicinarsi a chi li precede, come Pacers, come Hornets, come gli Hawks, gli Heat ed i Boston Celtics, con le battistrada Cavaliers e Raptors ormai irraggiungibili.
Il merito della risalita dei Bulls però non può essere spiegato solo con il rientro di Jimmy Butler: grande merito è si il suo, ma anche la sfida con i Bucks ha mostrato che Chicago ha un potenziale molto elevato. Il problema principale della gestione Hoiberg, oltre agli infortuni, è sicuramente da rintracciare nella scarsa propensione difensiva dei giocatori. Senza Noah e Butler, la squadra ha perso due leader difensivi molto importanti ed i risultati sono stati emblematici: una striscia consecutiva di sconfitte e gare in cui i Bulls hanno concesso più di 100 punti per gara, non si vedeva da anni in Illinois. Contro James Harden ne sono arrivati “solo” 100, mentre contro i Bucks si è fermato questo trend negativo: 90 punti concessi, senza Butler, ma con Moore, Dunleavy ed Holiday a fare un grande lavoro sporco di recupero palla e marcature asfissianti nella fase di difesa.

Mike Dunleavy al tiro contro i Raptors
Proprio Mike Dunleavy è una delle possibili chiavi di volta della stagione: senza di lui per moltissimi mesi, è rientrato con una forma ancora da ritrovare, ma gara dopo gara sta dimostrando perché sia fondamentale per gli equilibri difensivi della squadra anche quando incontra serate no da tre punti. La sua forma sta arrivando ed unita al ritorno di Jimmy Butler, uno che lavora ai fianchi gli avversari, sfinendoli, porta ad una maggiore consistenza sia offensiva che soprattutto difensiva.
La prossima gara vedrà Jimmy Butler di fronte ad uno dei migliori giocatori della lega: sarà la sfida tra due dei giocatori più completi in NBA, quella tra JB e Leonard degli Spurs, proprio a San Antonio, dove gli Speroni non hanno mai perso in stagione. I Bulls scaldano i motori, servirà una settimana perfetta per restare agganciati ai playoffs…

Jimmy Butler at ORACLE Arena on November 20, 2015 in Oakland, California.

amente sotto i 25 punti. Chi lo vede giocare capisce che uno così passa solo una volta ogni 50 anni. E lo capiscono anche i college: Kentucky, Clemson, Mississippi State farebbero carte false per averlo, ma Michelle Lambert (la “nuova mamma”) lo spinge a Marquette, dove secondo lei Butler può ricevere la preparazione accademica migliore nel caso in cui non vada bene con il basket. A Marquette si ritrova in conflitto con coach Williams che lo lascia in panca l’intero anno da sophomore. Butler però è fortissimo, è solo questione di tempo. Ed infatti nell’anno da senior diventa l’uomo immagine della squadra al punto di cominciare a ragionare in ottica DRAFT. E infatti dopo una stagione eccezionale con medie di più di 30 punti a partita, si dichiara eleggibile per il DRAFT 2011.
