Già a marzo, la NBA e la FIBA avevano iniziato a parlare dei primi passi mossi verso la creazione di un nuovo campionato di pallacanestro in Europa. Le due organizzazioni hanno annunciato la possibile joint venture durante una conferenza stampa a New York, dopo la riunione del Consiglio dei Governatori della NBA.
“La partnership avvicinerebbe questo sport a un numero maggiore di tifosi europei e accelererebbe la crescita del gioco in tutto il continente” si leggeva in una dichiarazione congiunta. “L’NBA e la FIBA continueranno le discussioni iniziate più di un anno fa con potenziali investitori, squadre, sviluppatori di arene e partner commerciali”.
Il segretario generale della FIBA, Andreas Zagklis, sottolineava l’importanza del basket europeo: “La comunità europea del basket è orgogliosa dei suoi settant’anni di storia tra competizioni internazionali e talenti d’élite che forma, ma data la popolarità di questo sport e il successo delle competizioni tra nazionali, c’è un potenziale inesplorato nel basket europeo tra club”.
Il commissario della NBA, Adam Silver, aveva fatto eco a questo messaggio, confermando l’interesse della lega per una collaborazione con la FIBA.
In questa fase iniziale, l’NBA aveva già avviato contatti con club calcistici come Paris Saint-Germain e Manchester City per valutare la possibilità di nuove franchigie di basket, mentre Bloomberg stimava il costo iniziale per ogni franchigia in circa 500 milioni di dollari. Il nuovo campionato avrebbe dovuto rivaleggiare con l’EuroLeague, che già comprende squadre legate a grandi club di calcio come Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco e Fenerbahçe.
Il basket europeo, del resto, gode di una popolarità crescente: nell’ultima stagione, l’EuroLeague ha registrato un incremento del 18% negli spettatori, con oltre 3 milioni di persone che avevano seguito le partite dal vivo, mentre gli europei si facevano notare anche in NBA, con Nikola Jokić, Giannis Antetokounmpo e Joel Embiid.
A settembre, il progetto NBA Europe era già in fase avanzata. L’obiettivo era un campionato composto da 16 squadre, di cui 12 membri permanenti, con l’avvio previsto tra il 2027 e il 2028. Adam Silver lo definiva “ambizioso”, sottolineando che “l’opportunità di fare qualcosa del genere è ora”.
George Aivazoglou, responsabile di NBA Europa, spiegava che il campionato avrebbe potuto coinvolgere tre tipi di squadre: club già affermati, club calcistici interessati a espandersi nel basket e nuove squadre. Il tutto, con particolare attenzione ai mercati del Regno Unito, Francia, Germania, Italia e ai centri storici del basket dell’Europa orientale. L’NBA intendeva ispirarsi al calcio europeo, con un sistema di promozione e retrocessione che valorizzasse i risultati sportivi e permettesse a più squadre di sognare una “favola” europea.
Aivazoglou spiegava: “Le squadre di basket esistenti nel continente sono molto interessate a partecipare e, in molti casi, rappresentano un’organizzazione multisportiva. È una grande opportunità per i club di calcio di diversificare e costruire una proposta multisportiva, che in alcuni paesi europei è molto comune”.
La NBA puntava inoltre a sfruttare il calcio per attrarre tifosi: club storici come Real Madrid o Galatasaray potevano essere coinvolti, così come squadre di calcio come PSG e Manchester City, mentre città come Parigi, Londra, Manchester, Berlino e Roma esercitavano un grande fascino commerciale. Tuttavia, restava incerto quanto i tifosi di calcio si sarebbero identificati con le nuove squadre di basket all’interno di strutture multi-club.
Un altro obiettivo chiave era il miglioramento della monetizzazione del basket europeo, considerato “forte” ma capace di conquistare meno dell’1% del mercato dei media sportivi europei, nonostante i 270 milioni di appassionati. Aivazoglou vedeva nella NBA un supporto fondamentale per incrementare credibilità, marketing e interesse globale: “Con il sostegno della NBA, l’Europa acquisisce immediatamente un’altissima credibilità. Molti campionati in tutto il mondo faticano ad attirare media e tifosi, ma la NBA dispone di una macchina di marketing che crea tutto questo”.
Negli aggiornamenti più recenti, la competizione è ufficialmente prevista per il 2027-28 e sarà composta da club già affermati e nuove squadre create da club calcistici. Aivazoglou ha ribadito la volontà di collegare le competizioni nazionali al nuovo campionato europeo, seguendo un modello simile alla UEFA: “Nel basket europeo, il successo nel campionato nazionale non significa necessariamente la qualificazione o l’opportunità di esibirsi ad altissimi livelli in tutto il continente. E penso che questo sia un grande errore perché diminuisce il valore dei campionati nazionali, ma non permette nemmeno alla moltitudine di squadre dell’ecosistema di sognare”.
Anche i mercati più piccoli come il Regno Unito potrebbero beneficiare di NBA Europe, con la creazione di nuove squadre, mentre club di calcio consolidati continueranno a investire in strutture multisportive, mettendo a disposizione competenze nella gestione degli stadi e nella costruzione di squadre competitive.
Secondo le ultime indiscrezioni, la nascita di NBA Europe ha ormai preso una forma concreta. Il Vice Commissioner Mark Tatum ha rivelato che il campionato prenderà nel mese di ottobre del 2027, in contemporanea con la stagione NBA negli Stati Uniti. Il piano iniziale prevede 10-12 squadre permanenti tra Regno Unito, Spagna, Italia, Francia e Germania, con possibili inserimenti in Turchia e Grecia, affiancate da 4 slot annuali assegnati per merito sportivo. L’obiettivo è arrivare a 32 team in 7 anni, con un costo d’ingresso stimato in 500 milioni di euro.
Il rapporto con l’EuroLeague sarà cruciale: Tatum ha affermato: “Crediamo che ci sia posto per ogni club in Europa, compresi quelli dell’Eurolega. Pensiamo esista il modo per farlo, continueremo a lavorare con FIBA e Eurolega per trovare una soluzione”. Lo scenario più realistico potrebbe prevedere NBA Europe come vertice, con EuroLeague e Champions League come livelli inferiori, consentendo la promozione in base a merito sportivo e disponibilità economica.
In Italia, NBA Europe punta su Roma e Milano. A Roma, una cordata di imprenditori USA mira a rilevare una squadra di Serie A per spostarla nella capitale, integrando probabilmente Virtus GVM Roma 1960 e, secondo voci di corridoio, anche AS Roma. Due le possibili sedi: Pala Eur o una struttura a ridosso dello Stadio Centrale del Tennis, al Foro Italico.
A Milano, il quadro è più complesso: Adam Silver discute con Gerry Cardinale (proprietario del Milan tramite RedBird) e con Oaktree (proprietaria dell’Inter), ma tutto ruota attorno all’Olimpia Milano e all’Armani, che restano punti di riferimento del basket europeo. La decisione finale potrebbe prevedere la cooperazione tra Milan e Inter per gestire la futura franchigia NBA Europe, piuttosto che una competizione interna, similmente a quanto avvenuto nel progetto dello stadio di Milano.
L’intera vicenda rappresenta quindi una rivoluzione storica per il basket europeo, con l’NBA pronta a esportare il suo modello di business, collegando calcio e basket. Il tutto per attrarre nuovi pubblici, valorizzare il talento locale e creare un ecosistema paneuropeo dove le squadre possono sognare e competere a livello continentale. La prima palla a due, d’altronde, è alle porte. E il 2027 segnerà l’inizio di una nuova era per il basket in Europa.



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