Arrivato ad inizio anno come il giocatore di punta del mercato dei Boston Celtics, David Lee sta facendo moltissima fatica ad inserirsi nel sistema di gioco ideato da coach Brad Stevens, tanto da essere relegato prima in panchina, poi addirittura non è stato inserito nelle ultime due scondfitte della squadra, prima in casa con i Pistons per via di uno sciagurato ultimo quarto, poi in quella della scorsa notte a Chicago, dove i Celtics hanno sofferto la fisicità del gioco interno di Rose e compagni.

David Lee con la maglia degli Warriors
In una recente intervista a Jay King di MassLive.com, Lee ha rilasciato alcune dichiarazione sulla sua opinione a riguardo su questa scelta, sulla differenza del ruolo in panchina tra quest’anno e lo scorso e se avesse chiesto di essere ceduto. Le risposte del giocatore sono state queste:” E’ chiaro che questa situazione non mi soddisfa per niente, perché non è mai semplice accettare il ruolo da panchinaro sapendo di avere i mezzi per rendere e per aiutare la squadra, però il coach è venuto a parlarmi e mi ha spiegato che sono molto più utile con un rendimento meno duraturo nel corso della partita e che in questo momento sta pensando di giocare una sorta di small ball. Rispetto alla situazione dei Warriors della scorsa stagione questa è completamente diversa. Lì venivo da un infortunio e l’esclusione ha favorito l’ascesa di Green, qui ho tutti i mezzi per impormi ma non posso dimostrarlo. Comunque non sto pensando di essere ceduto, sento di poter essere molto utile a questa squadra. Se in futuro la dirigenza considererà di cedermi, se ne occuperà il mio agente”. Parole forti di Lee, ma non un ultimatum alla dirigenza.

Il sudore, la fatica e l’indefessa etica lavorativa di Crowder sono gli elementi che lo hanno portato dove è ora e che hanno attirato l’attenzione del Black Mamba, che del resto ha fatto dell’allenamento un’ossessione, e del miglioramento e lo studio del gioco uno stile di vita. Bryant, a proposito di Jae Crowder, dice: “Ho seguito il suo sviluppo dagli inizi a Dallas. Ci fu una sera in cui facemmo tardi a Dallas, e io andai dritto al campo d’allenamento per fare qualche tiro e allenarmi un po’. E lui [Crowder] era lì. Era lì ad allenarsi. Era lì per migliorare il suo gioco. E quando l’ho visto, non ho avuto altro che rispetto per lui”. Parole di stima molto importanti, quelle del 24 dei Lakers. Respect From Kobe: Jae Crowder l’ha guadagnato col sudore.













