Non si capisce bene cosa dica, non si capisce bene cosa pensi, sembra solo un povero ragazzo frastornato, fatto sta che quel “F**k man” o “F**k me” (e la differenza è tanta…) pronunciato da Zach LaVine subito dopo la chiamata dei T’Wolves ha fatto storcere il naso a tanti. A voi cosa sembra che dica?
Draft 2014
“The NBA draft Isaiah Austin”: eccolo, è questo il momento migliore della serata (video)
Scritto da Virginia Sanfilippo
Il commissioner Adam Silver mostra tutta la sua delicatezza nello scegliere di onorare il talento sfortunato di Isaiah Austin (doveva essere scelto al draft di stanotte, ma ha scoperto pochi giorni fa di avere una rara malattia genetica, la sindrome di Marfan, che gli impedisce di giocare), draftandolo a nome della NBA.
This is NBA.
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Lakers, si punta a draftare Embiid e a ingaggiare uno tra Anthony e James: la situazione
Scritto da Olivio Daniele Maggio
Reclutare Joel Embiid con la settima scelta assoluta del Draft e accaparrarsi uno tra Carmelo Anthony e LeBron James. Sono queste le ultime priorità in casa Los Angeles Lakers dove, dopo una stagione decisamente opaca, si ha tutta l’intenzione di ritornare ai vertici della NBA. Per farlo, i gialloviola stanno pianificando attentamente la rebuilding focalizzando particolarmente l’attenzione sull’imminente Draft e sulla free agency.
Mancano ormai pochissime ore all’evento in cui verranno arruolate le migliori promesse del college e del basket europeo. L’obbiettivo principale dei Lakers è Joel Embiid, centro camerunense di Kansas specializzato nel gioco difensivo, come dimostrano le 2,6 stoppate di media nell’unica stagione giocata in NCAA. Embiid ha atletismo, qualità, mano morbida e un potenziale tali da etichettarlo come uno dei prospetti più interessanti di questo Draft. A causa di un infortunio al piede, probabilmente Embiid non sarà la prima chiamata ed ecco che ci sono tre squadre pronte ad portarlo con se. I gialloviola, che avranno a disposizione solo la settima scelta, sperano che i Philadelphia Sixers (3a scelta) e i Boston Celtics (6 scelta), virino le proprie attenzioni su altri giocatori, permettendo così ai californiani di ingaggiare il ragazzone. Ad intricare la vicenda è stato un tweet sibillino apparso sul profilo di Embiid che recitava testualmente: “I’m a laker”. La frase, secondo quanto detto dal centro, sarebbe stata scritta da un suo amico: sarà stato un semplice scherzo o realmente c’è qualcosa sotto? L’unica cosa certa è che se Joel Embiid sarà scelto tra le prime posizioni, i Lakers punteranno con decisione su Julie Randle, power forward di Kentucky.
I losangelini però non perdono di vista il mercato dei free agent: l’intenzione è quella di affiancare a Kobe Bryant un’altra stella di valore assoluto. I californiani partono indietro rispetto a Dallas Mavericks, Houston Rockets e Chicago Bulls nella corsa che porta a Carmelo Anthony e per questo la società ha dato il compito a Bryant di persuadere Melo a vestire la maglia lacustre. Il fascino della franchigia ed un nuovo progetto potrebbe invogliare l’ala piccola ad approdare a Los Angeles per giocare e magari portarsi a casa qualche Anello insieme al numero 24, con cui avrebbe avuto già dei primi contatti telefonici.
L’altro nome che i Lakers stanno sondando è quello di LeBron James, diviso tra Miami Heat, Houston Rockets e Cleveland Cavaliers. Anche in questo caso la strada è in salita e non è escluso che Kobe Bryant possa intervenire per convincere The Chosen One a firmare per i gialloviola.
Per NBA Passion,
Olivio Daniele Maggio (daniele_maggio on Twitter)
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Kings su Jrue Holiday: i californiani sono disposti a cedere ai Pelicans l’ottava scelta del Draft 2014
Scritto da Olivio Daniele Maggio
Il Draft NBA 2014 è ormai alle porte e nelle ultime ore molte franchigie della lega americana stanno intensificando i loro sforzi per cercare di aggiudicarsi qualche scelta al primo giro. Molto attivi in tal senso sono i New Orleans Pelicans che potrebbero acquisire quella dei Sacramento Kings (la numero 8). Ma per farlo i Pelicans dovranno sottostare alle richieste dei californiani, da tempo sulle tracce di una point guard di sicuro affidamento.
L’oggetto dello scambio potrebbe essere così Jrue Holiday, playmaker arrivato a New Orleans la scorsa estate proprio nella notte del Draft 2013 in cambio di Nerlens Noel, sesta scelta assoluta dei Philadelphia Sixers. Ma alcuni rumors indicano che il classe 1990 non è stato al centro del dialogo tra le due società. L’incertezza, dunque, regna assoluta, almeno per il momento.
L’unica cosa sicura è che difficilmente i Pelicans si priveranno del loro costruttore di gioco, essendo lui stesso parte integrante del progetto della franchigia. I Kings, dal canto loro, faranno di tutto per far cadere le resistenze della squadra della Louisiana facendo leva proprio su quell’ottava scelta che, in questo Draft, potrebbe essere più che utile per chi punta a costruire un futuro tecnico radioso.
Per NBA Passion,
Olivio Daniele Maggio (daniele_maggio on Twitter)
Chad Ford di ESPN ha pubblicato stanotte i nomi dei prospetti invitati ad assistere al Draft dalla Green Room, quella particolare “stanza” del Barclays Center di New York dove la NBA radunerà i principali prospetti in circolazione, quelli che hanno le maggiori possibilità di rientrare nella top 15. Nella lista non ci sono particolari sorprese, salvo forse per il caso di Shabazz Napier, che era dato da molti come nettamente fuori dalla top 20. Dalla lista arriva poi la conferma di come Elfrid Payton abbia rialzato di molto le sue quotazioni nelle ultime settimane, attraverso i suoi più che convincenti workouts.
Ecco i nomi dei 21 invitati:
Andrew Wiggins (Kansas)
Jabari Parker (Duke)
Joel Embiid (Kansas) (infortunato)
Dante Exum (Australia)
Noah Vonleh (Indiana)
Aaron Gordon (Arizona)
Julius Randle (Kentucky)
Marcus Smart (Oklahoma State)
Doug McDermott (Creighton)
Dario Saric (Croatia)
Gary Harris (Michigan State)
Elfrid Payton (Louisiana Lafayette)
Nik Stauskas (Michigan)
James Young (Kentucky)
Zach LaVine (UCLA)
Jusuf Nurkic (Croatia)
Adreian Payne (Michigan State)
T.J. Warren (N.C. State)
Rodney Hood (Duke)
Shabazz Napier (UConn)
I 76ers programmano il futuro
Scritto da Luca Mazzella
Da circa un mese e mezzo si è conclusa la regular season, stagione a dir poco amara per i Philadelphia 76ers. La franchigia allenata da Brett Brown (ex vice allenatore in quel di San Antonio dal 2009 al 2013), ha concluso la stagione con un record di 19 vittorie a fronte di ben 63 sconfitte, culminate nella striscia di 26 L consecutive e conseguente record (a pari merito con Cleveland 2010-11) ,arrivato il 27 marzo salvo poi essere finalmente spezzato due notti dopo contro i Pistons.
Poco da dire naturalmente su una stagione che, nonostante tutto e pare incredibile dirlo, ha visto i Sixers “solo” penultimi nell’intera Lega, seguiti dai deludenti Milwakee Bucks. I soli a raggiungere numeri accettabili, ma che vanno comunque inquadrati in un contesto estremamente perdente e quindi non proprio rigoroso, sono stati Thaddeus Young, che ha concluso a 17.9 punti di media a partita, 6 rimbalzi e circa 2 assist e palle recuperate di media; il rookie dell’anno Micheal Carter-Williams, rivelazione nelle iniziali settimane che ha via via idimensionato in peggio le sue comunque brillanti statistiche, chiudendo a 16.7 di media conditi da 6.2 rimbalzi (il miglior del team) e 6.3 assistenze. Accanto a loro il vuoto o qualcosa di simile, nonostante James Anderson, Tony Wroten e Henry Sims (solo 26 partite giocate) abbiano comunque concluso rispettivamente a 13, 10.1 e 11.8 di media.
A ridosso della pausa per l’AllStar weekend poi, la seconda scelta assoluta del 2010, Evan Turner, è stata ceduta, assieme a Lavoy Allen e in cambio di Danny Granger (poi tagliato da Phily) ai Pacers. Un peccato per un giocatore dal carattere difficile ma comunque in grado di fornire prestazioni sempre in doppia cifra condite da grandi giocate come un buzzer beater il 7 dicembre contro i Boston Celtics.
Ora è però il momento di voltare pagina, e come vedremo le premesse ci sono tutte. Partiamo dalla situazione salariale: per il prossimo anno, 2014-15, i Sixers hanno sotto contratto Thaddeus Young per 9 milioni di dollari, un’opzione di Jason Richardson (desaparecidos ormai) da 6,6 milioni che con tutta probabilità il giocatore non si farà sfuggire, i 2,3 milioni del contratto da rookie di MCW, i 3,3 di Nerlens Noel, sesta scelta assoluta acquisita da Philadelphia la notte del draft (in cambio di Jrue Holiday) che ha però saltato tutta la stagione passata per via di problemi fisici piuttosto seri, i 2 milioni di Eric Maynor e i 2 di Wroten e Moultrie. Il totale, 26 milioni, li pone esattamente a metà rispetto ai salari pagati quest’anno (compreso quello di Granger poi amnistiato), con largo margine di operazioni ma, attualmente, scarso appeal verso i Free Agents. Sui probabili 57-58 milioni di salary cap, balza subito agli occhi la disponibilità di circa 30 milioni per aggredire il mercato e allestire una squadra giovane e competitiva da subito.
A rendere la situazione ancora più rosea ci sono le scelte:
2014: 3, 10, 32, 39, 47, 52, 55 ( il più alto numero di scelte per Philly dal 1987), frutto degli scambi con Cavaliers (Hawes), Mavericks, Bucks e Nets.
2015: sempre per merito degli scambi, due scelte al primo giro da Miami e Boston (le prime 14 sono “protette” però, quindi potranno scegliere dalla 15 in giù), la loro scelta al primo giro (non ceduta per ora), e due scelte al secondo giro ottenute dai Wizards e dai Pacers (nell’affare Turner). Per ora fermiamoci qui.
Con la possibilità di scegliere così tanti giocatori i Sixers, con un’oculata opera di selezione e una notevole attenzione ai vari work out che vedono attualmente impegnati i rookie in giro per l’NBA, avrebbero modo di costruire un gruppo che peccherebbe indubbiamente di esperienza, ma non avrebbe nulla da invidiare in ottica futura a squadre comunque giovani ma capaci già di raggiungere ottimi risultati nonostante l’età media, come Wizards e Toronto, e il tutto in attesa di capire cosa ne sarà di Miami e Indiana.
E’ ovvio che il mercato ci dirà le vere aspettative del team che, parole di Brett Brown, pare godere di scarsissima considerazione tra i futuri giocatori liberi dal contratto, che difficilmente per lui sceglieranno di far parte di un corposo processo di ricostruzione (si era parlato di Luol Deng e Pau Gasol come nomi più importanti, per passare a DeJuan Blair, Thabo Sefolosha, Jordan Hamilton e Micheal Beasley). Ciò nonostante, sono in molti a scommettere che, con le giuste mosse a ridosso del draft, il team potrebbe comunque riuscire a mettere le mani su un pezzo da 90. Lo stesso Charles Barkley, in una recente intervista, ha smentito le parole di Brett Brown e si è dichiarato fiducioso circa le possibilità di raggiungere un top f.a.
I Sixers sono comunque ancora al lavoro in cerca della giusta chimica, e notizia di questi giorni è la possibilità di intavolare una trattativa coi Lakers che comprenderebbe i 7 milioni in scadenza di Steve Nash e la settima chiamata in cambio di Thaddeus Young (per la verità, già messo più volte in vetrina per il migliore offerente) e della decima scelta. Una mossa che priverebbe i Sixers del loro migliore realizzatore, ma che li farebbe salire ulteriormente nel draft (e considerato il livello delle scelte di quest’anno l’accoppiata terza e settima scelta potrebbe dare anche due giocatori da 15-20 punti nelle mani ciascuno) senza sacrificare un giocatore amato da tifosi e dirigenza ma che, al contrario, ha sempre avuto parole non proprio dolcissime verso il proprio coach e il modo di giocare della squadra.
Al draft i recenti rumours danno per probabile la chiamata di Andrew Wiggins, considerato che gli stessi agenti del giocatore stanno spingendo per questa destinazione, e considerato anche che si sta tentando di cedere giocatori nella speranza di un (improbabile) scambio di posizioni coi Cavs ormai perennemente alla prima posizione (anche qui sarebbe coinvolto Young).

Altra paventata possibilità sarebbe quella di cedere addirittura Micheal Carter Williams per puntare sul talento di Dante Exum, point-guard australiana che sta positivamente impressionando la dirigenza del team e che viene ritenuto uno dei potenzialmente migliori uomini del draft. Sempre nel campo delle voci i Sixers sarebbero orientati a formulare una proposta agli Spurs per avere Patty Mills, ritenuto ottimo back up del play del futuro (che dovrebbe essere MCW o Exum a questo punto).
L’assetto del team del futuro dovrebbe o potrebbe essere: Micheal Carter Williams e Nerlens Noel asse di immenso potenziale, si spera nella chiamata di Wiggins (che formerebbe con gli altri due un trio potenziamente dominante negli anni a venire) e, con un po’ di fortuna e scelte azzardate di chi si trova davanti, o meglio ancora tramite scambi dell’ormai già noto Young e della 10ima posizione, uno tra Embiid e Jabari Parker. Tuttavia col primo che sembra già stato scelto dai Cavaliers e il secondo sulla triste via dei Milwakee Bucks, è più verosimile pensare a Randle, Gordon o Vonleh nel caso in cui non dovessero andare in porto i vari scambi di posizione.
Un quintetto con McW, Gordon, Wiggins e Noel dentro assieme non è fantascienza ed ha tutti i mezzi per soprendere, soprattutto se la mole di talento prodotta riuscisse ad attrarre uno dei grossi giocatori liberi sul mercato (Gasol?)
In ogni caso, avere problemi di scelta ma pressochè immenso potenziale economico e due giovani di sicuro affidamento come MCW e Noel ,oltre alla certezza di pescare il terzo miglior prospetto dell’annata, fanno ben sperare i tifosi di Philadelphia e, più in generale, i desiderosi di una Eastern Conference più competitiva!
Luca Mazzella
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L’estate dei Bulls e le mosse sul mercato
Scritto da Luca Mazzella
28 Aprile 2012, gara 1 Playoff contro i Philadelphia 76ers: il ginocchio di Derrick Rose fa crack, e con lui una città intera, che vede spezzarsi i sogni di gloria del team e di quell’umile ragazzo tanto adorato dai tifosi. I Bulls perdono il loro punto di riferimento e da lì in poi è storia nota, con TheReturn e la grande campagna mediatica durante tutta l’annata 2012/13 saltata per la riabilitazione. Il 22 novembre scorso però, nuovo infortunio dopo un inizio comunque difficile: il ginocchio destro, quello mai infortunato, cede, e Rose salta anche tutta l’annata 2013/14. Da lì quindi il controllo della Conference passa a Miami e ai Pacers, dimostratisi poi, anche per problemi interni, un fuoco di paglia(si prevedono infatti grossi scossoni dal coach ai giocatori più rappresentativi). Elemento che aumenta solo il rammarico.
Fatto sta che ora i Bulls non possono più permettersi di assistere impotenti a questa lotta, a maggior ragione se Indiana potrebbe vivere una stagione di assestamento dopo le inevitabili mosse sul mercato e i Miami potrebbero, a titolo conseguito(tutto da vincere visti gli avversari) subire una piccola rivoluzione.
La squadra di Rose punta a una solida ricostruzione estiva, confidando in primis nel rientro in piena forma della sua star, affiancandogli un Noah fresco di premio di difensore dell’anno e vero leader emotivo del gruppo, e contando sui miglioramenti di Taj Gibson e Jimmy Butler. Condizione imprescindibile per migliorare questo gruppo però è “amnistiare” Carlos Boozer. Nonostante i numeri del giocatore(comunque in discesa da tempo assieme ai minuti) siano comunque decenti, è evidente che proprio il salario dell’ex Utah, 16,8 milioni per un altro anno, sia quello sacrificabile, a maggior ragione poi considerando che Nikola Mirotic, fresco di stagione monstre in Eurolega(14punti e 4 assist di media, 17,4 di valutazione, settimo in tutta la competizione), pare finalmente pronto al grande salto. Un pacchetto lunghi con Gibson Noah Mirotic non sembra pessimo e non perderebbe molto rispetto all’attuale assetto. Di buono poi ci sarebbero i quasi 17 milioni risparmiati, che permetterebbero ai Bulls di entrare prepotentemente nel mercato dei free-agent di quest’estate. Carmelo Anthony, Lebron James, Kevin Love, Bosh… i giocatori da cui ripartire alla grande ci sono e immaginare un quintetto con Rose Butler Anthony Gibson Noah non è assolutamente fantasia, sebbene da New York arrivino notizie di una serrata opera di convincimento di Phil Jackson su Melo, per evitare che questi esca dal contratto. A liberare altro spazio salariale poi ci sarebbero i 4 milioni in scadenza di Hinrich e 1,4 di Mohammed, giocatori non di primo rilievo ma comunque utili nelle rotazioni, assieme alla rivelazione d’annata DJ Augustin, autore di una stagione a dir poco sorprendente ma col contratto in scadenza. Rinnovare alle stesse cifre lui(praticamente impossibile) e al ribasso Hinrich darebbe sufficienti garanzie per lo spot di playmaker e garantirebbe a Rose un ritorno senza eccessive pressioni. Stesso discorso per Mohammed, veterano che garantisce ancora rendimento e serietà,e non rimpiazzabilissimo a quelle cifre. Altro nodo è quello dell’allenatore, ma coach Thibodeau sembra in questo momento più saldo alla panchina di qualche settimana fa, avendo virato i Knicks su Derek Fisher(si attendono novità a breve vista la fresca eliminazione dei Thunder dai PO).
Nella lotteria i Bulls hanno poi ottenuto due prime scelte, il che li mette in ottime condizioni in vista di eventuali scambi.
Una prima idea sarebbe quella di utilizzare entrambe le posizioni per salire nelle chiamate e assicurarsi un giocatore buono, funzionale e di maggior talento, fermo restando che dal draft di quest’anno potrebbero uscire 4-5 potenziali AllStar e uomini franchigia quindi sarà difficile pescare male pur partendo, come i Bulls, relativamente dietro. Se quindi l’intento del GM Gar Forman e del VicePresidente Paxson è quello di smuovere le cose e iniziare una piccola rivoluzione, i mezzi ci sono tutti. Le scelte dei Bulls sono la 16° e la 19°: posizioni sicuramente di lusso e che assicureranno una certa mole di talento e sostanza, ma l’idea di contrattarle rimane in piedi, anche per una logica finanziaria non trascurabile. Secondo la graduatoria del salari dei rookie 2014-15, l’impatto finanziario totale di queste due scelte dovrebbe essere di circa 2,7 milioni di dollari per i Bulls. Salire di posizione e ottenere una 12° chiamata consentirebbe non solo di scegliere un giocatore di maggiore qualità(anche se questo dipende dalla bravura di chi sceglie) ma anche di risparmiare 1,3 milioni di spazio salariale. Ed è qui che entrano in gioco le altre squadre, ovvero quelle che possono permettersi due scelte, quindi due contratti, per l’ammontare complessivo di 2,7 milioni: i team in questione sono Orlando, Minnesota e Phoenix su tutti, che hanno rispettivamente la 12esima, 13esima e 14esima chiamata . Considerando che poi coach Thibo non sembra particolarmente incline a schierare i rookies in campo, offrirgli un atleta migliore spendendo due giocatori che probabilmente giaceranno in panchina pare la scelta più saggia. Economicamente poi un accordo con uno di questi club consentirebbe a Chicago di salvare tra i 4 e i 500mila dollari(oro se hai già sforato il cap) ottenendo al contempo una posizione più alta. L’altro team otterrebbe in cambio la possibilità di lavorare su due giocatori potendosi permettere di costruire senza eccessive pressioni (Orlando, Minnesota post Love sono proprio ideali in questo senso).
Ultima opzione sarebbe anche quella di offrire entrambe le scelte per arrivare alla tanto ricercata star senza passare per la free-agency: in tal senso offrire, ad esempio, ai Knicks 2 scelte, considerando il fatto che i Knicks sono sostanzialmente senza chiamate per i prossimi 3 anni, potrebbe essere una mossa azzeccata, ma in quel caso Boozer non andrebbe amnistiato ma scambiato… e una squadra con Stoudemire, Bargnani, Chandler non avrebbe molto da farsene. Ipotesi quindi da escludere, nel senso che se Melo sarà, la strada è quella del taglio di Boozer. Non resta quindi che usare le due scelte per la scalata, sperando di chiamare il giocatore giusto e sperando che Rose torni quello di una volta.
E i tifosi Bulls sono impazienti di vedere cosa riserverà loro il futuro…..
“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita.” Così recitava l’incipit della Divina Commedia, scritta da un certo Dante Alighieri. Ed è forse questa la stessa frase (o quasi) che si sta ripetendo in mente un altro Dante, Dante Exum. Australiano, classe 95, no giovane, giovanissimo, ma già promessa del campionato di basket più importante e bello del mondo, l’NBA. Più che nel mezzo del suo cammino, il nostro “Dante moderno” deve scegliere del suo futuro, della sua carriera. Destinazione? Gli Orlando Magic sono interessati, e come, e potrebbero prenderlo come quarta scelta. Di certo non una meta ambitissima, ma va comunque bene. Per crescere e maturare bisogna partire dal basso, da un “palco” non troppo grosso. Dante è venuto da tanto lontano, da Melbourne, Australia. Cresciuto nell’Australia Instute of Sport, ha seguito le orme del padre Cecil, campione NCAA, con un solo obbietivo: vincere l’Anello. Meglio non correre però, di tempo a disposizione ne ha davvero tanto.

Campionati Mondiali FIBA Under 19, Praga 2013, il momento della consacrazione. Uno degli assoluti protagonisti di quel torneo, leader indiscusso. Nato come PG, in realtà può ricoprire anche il ruolo di guardia, in sostanza qualsiasi ruolo, basta che lo fate giocare. E negli Orlando Magic potrebbe giocare tanto, potrebbe contribuire a riportare la franchigia della Florida nelle posizioni che contano. Se questa sarà la sua destinazione, ovviamente. Come si dice: “Chi vivrà, vedrà.”
Draft Lottery 2014: Cavaliers-Bucks e Sixers le prime 3, i Pistons perdono la loro prima scelta
Scritto da Marco Tarantino
La Lottery riserva ancora una volta grandi emozioni, ed ancora una volta, incorona i Cleveland Cavaliers, con la prima scelta assoluto al prossimo draft NBA!
La franchigia dell’Ohio aveva soltanto l’1.7% di pescare la prima scelta ma è riuscita nell’impresa per la terza volta in quattro anni, la seconda consecutiva dopo quella dello scorso anno con la scelta di Anthony Bennett, l’autentico flop tra i rookie sbarcati in NBA.
Il podio viene completato dai Milwaukee Bucks e dai Philadelphia 76ers, le due con maggiori probabilità di pescare la top 1.
Il quadro viene completato da Orlano Magic (4), Utah Jazz (5), Boston Celtics (6), Los Angeles Lakers (7), Sacramento Kings (8). Charlotte Hornets (9-tramite Detroit Pistons), Philadephia 76ers (10-tramite Pelicans), Denver Nuggets (11), Orlando Magic (12), Minnesota Timberwolves (13), Phoenix Suns (14).
Il draft ci aspetta: chi sceglieranno i Cleveland Cavaliers quest’anno?
I Duke Blue Devils di coach Krzyzewski sono entrati nel tabellone principale della NCAA Division I, ma non dalla porta principale: delle 64 squadre che vi partecipano, loro fanno parte di quelle “ripescate” nella Selection Sunday, la domenica nella quale un comitato di dirigenti sportivi collegiali decide quali team che non hanno ottenuto il pass automatico vale la pena recuperare, basandosi su criteri di merito. Ed uno dei motivi per cui i diavoli blu sono stati graziati non ha soltanto un nome ed un cognome: Jabari Parker è per molti uno dei miglior prospetti della NCAA.
Ala piccola molto robusta (106 kili spalmati su 203 centimetri), possiede un’innata abilità nel trattamento della palla, a tal punto da venire paragonato a Carmelo Anthony. La sua intelligenza tecnico-tattica è notevolmente avanzata per un atleta della sua età (è un classe ’95, un freshman) e molte delle sue qualità sono quelle che molte franchigie NBA cercano in un giovane. Lavoratore infaticabile riconosciuto per il suo rispetto e la sua correttezza, con o senza la sfera tra le mani è la spina nel fianco più fastidiosa per le difese avversarie: corridore molto fluido, sfrutta il suo gioco molto duro su entrambi i lati del campo, sapendo come approfittare delle disattenzioni dei suoi marcatori. Non sono solo parole ed apprezzamenti ad incoronare Parker: lo swinger di Chicago viaggia su una media a partita di 8.8 rimbalzi e 19.2 punti, totalizzati perlopiù dentro l’area (48.8%) che dalla linea dei tre punti (36%). E sembra come se Parker dia il meglio di sé quando la partita raggiunge un livello molto elevato, basti pensare alle splendide prestazioni contro Kansas (27 punti), UCLA (23 punti) e gli acerrimi rivali di North Carolina (30 punti).
Jabari Parker, se non fosse per Doug McDermott, ala piccola di Creighton, non avrebbe rivali né per il Wooden Award, né per il Naismith College Player of the Year. Il #1 dei Duke e figlio della leggenda dei Chicago Bulls Sonny Parker, viene costantemente corteggiato da tante franchigie della NBA. Potrebbe finire però ai Milwaukee Bucks, poiché forte è la richiesta dell’head coach Larry Drew di sostituire il possibile partente Carlos Delfino, che nell’estate 2014 potrebbe entrare a far parte della schiera dei free agent, con una giovane promessa. Jabari Parker, il sogno di ogni allenatore, sicuramente non ha abbastanza continuità ed esperienza, requisiti fondamentali di qualsiasi cestista che punta a primeggiare nella lega più affascinante del mondo; ciononostante ha dimostrato una versatilità, una raffinatezza ed un altruismo che difficilmente si possono notare nei suoi coetanei. Ovunque andasse, se lo faranno crescere bene, diventerebbe in breve tempo uno dei punti cardine del roster di quella squadra che riuscirà ad accaparrarselo.
Valerio Scalabrelli – @Scalabro92
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