La NBA spesso regala sbocchi a due vie, biforcazioni che divaricano obbiettivi diversi, sentimenti e fini diametralmente opposti. E allora capita che nella insidiosa e oscura giungla rappresentata dai playoff ci si trovi davanti ad un sentiero dove non c’è spazio per far passare tutti: o la spunta chi vuole giocarsi l’ennesima (e remota?) possibilità di togliersi la classica nomea del perdente o ce la fa chi vuole compiere un altro passo (significativo) nel proprio percorso di crescita. Sì, Los Angeles Clippers e Utah Jazz sono i protagonisti di un faccia a faccia dalle tante sfumature.
Dopo una regular season fatta di alti e bassi, i californiani hanno occupato la quarta piazza ad Ovest. Qualche calo di troppo ma soprattutto ancora la maledizione infortuni (Chris Paul e Blake Griffin son stati costretti a saltare svariate partite) ha impedito il raggiungimento di una posizione più privilegiata. Invece, nella terra dei mormoni, vedranno la postseason dopo 5 anni di assenza: l’ultima volta i Jazz furono capottati (4-0) al primo turno dai San Antonio Spurs. Quin Snyder si è dimostrato un abile alchimista nel mettere insieme per bene tutti gli ingredienti necessari per una pozione che, finalmente, ha avuto gli effetti sperati.
Tra le compagini esistono due precedenti ai playoff. In entrambi i casi ha avuto la meglio il team di Salt Lake City: nel 1992 passò il turno con un 3-2 al primo turno, mentre nel 1997 ha avuto ragione con un netto 3-0 (sempre al primo turno).
LA REGULAR SEASON DEI CLIPPERS
- Record: 51-31 (29-12 in casa, 22-19 on the road)
- Offensive rating: 110.3 (4th)
- Defensive rating: 105.8 (13th)
- Team leaders: Blake Griffin (21.6 PTS), DeAndre Jordan (13.8 REB), Chris Paul (9.2 AST)
LA REGULAR SEASON DEI JAZZ
- Record: 51-31 (29-12 in casa, 22-19 on the road)
- Offensive rating: 107.4 (5th)
- Defensive rating: 102. 7 (3rd)
- Team leaders: Gordon Hayward (21.9 PTS), Rudy Gobert (12.8 REB), George Hill (4.2 AST)
IL DUELLO
Chi si aspetta una serie accesa e a ritmi altissimi dovrà rivedere le proprie priorità. Le due squadre hanno un pace factor basso ( 96.2 per Los Angeles, 91.5 per Utah), il che vuol dire pochi possessi giocati ad un ritmo cadenzato. I Jazz pensano più a non prenderle, facendo della difesa il loro granitico punto di forza. I ragazzi hanno studiato con maniacale attenzione il playbook del loro coach, interpretandolo divinamente. La transizione difensiva brilla per armonia e sagacia, il pitturato è divenuto un’autentica no fly zone, dove chi passa da quelle parti viene respinto senza pietà alcuna. Se la retroguardia gira, in soldoni, fare canestro, sarà più dura del previsto. Come possono può la franchigia di Doc Rivers arginare le resistenze avversarie? Innanzitutto, si dovrà cercare di creare superiorità numerica tramite i passaggi: far girare il pallone per cercare la miglior soluzione per concludere, in soldoni. L’uso del pick and roll dovrà essere sapiente, e non eccessivo (anche perchè i Jazz hanno tanti escamotage per bloccare queste velleità): l’asse Paul-Griffin/DeAndre Jordan avrà il compito di smuovere la difesa dei Jazz, in modo da creare varchi per permettere eventuali tagli.

Con il loro classico gioco a due e con l’imprevedibilità di Paul, i Clippers possono perforare la difesa dei Jazz.
L’attacco del manipolo di Snyder a volte è stagnante, poichè a volte la circolazione di palla è fine a se stessa e non viene concretizzata, non crea nessun tipo di vantaggio. A tal proposito Gordon Hayward, con la sua bella faccia pulita da bravo pischello ma con l’istinto del predatore, dovrà innalzare il proprio livello di gioco. Prendendosi ulteriori responsabilità in fase realizzativa. Con le sue spregiudicate doti offensive dovrà essere la fiamma che dovrà tenere viva la manovra: i suoi modi per insaccare la palla lo rendono una trottola difficile da fermare. Tuttavia, dovrà guardarsi le spalle da Luc Mbah a Moute, un mastino che capace di non lasciar respirare la propria controparte. Questo è un duello d’importanza sostanziale all’interno della serie.

Gordon Hayward è un capace di segnare praticamente da ogni zona del campo: i Clippers farebbero bene a tenerlo d’occhio. (Fonte: Statmuse)
I Jazz in ogni caso possono contare sulla rodata intesa in formato pick and roll tra George Hill e Rudy Gobert che può far breccia nell’area presieduta dai Clippers. Paul però di sicuro non starà a far la statua di sale e, se difenderà come lui sa, allora per la point guard ex Indiana Pacers ricamare gioco sarà dura; interessante anche lo scontro fra le due torri Gobert e Jordan, simili per via delle caratteristiche tecniche e da considerare come delle nemesi reciproche. Infine, Derrick Favors potrebbe patire l’esplosività di Griffin, in un confronto che sotto le plance (e non solo, in quanto entrambi hanno un range di tiro che non è male) sarà senz’altro cruento.
I losangelini inoltre potrebbero puntare sul tiro da 3 nel caso in cui trovassero l’area intasata. Ma se la soluzione, almeno a tratti, non riuscisse ad ingranare, allora il piano generale potrebbe essere imprevedibile, stravolgendo gli equilibri. O i Clippers in cerca disperata di gloria o i rampanti ed emergenti Jazz: in quell’angusto sentiero non c’è spazio per tutti…









