Più volte in passato Steph Curry ha elogiato altri giocatori internazionali per il modo in cui lo hanno ispirato. Juan Carlos Navarro è uno di questi. Alla domanda di Toni Canyameras di Mundo Deportivo sull’impatto che la leggenda del Barcellona ha avuto sull’icona dei Golden State Warriors, Curry ha risposto con tante belle parole sul suo conto:
“Tutti i giocatori che ho avuto modo di vedere tirano la palla ad un livello molto alto, Juan Carlos è uno di quelli davvero unici“, ha detto per la prima volta.
“Oggi ho fatto un tiro da tre con una gamba sola, come faceva lui. Stasera l’ho emulato alla perfezione, gli ho fatto un complimento. L’ho incontrato una volta, ma ho guardato un sacco di filmati e di highlights“.
“Ci sono tanti tiratori che mi hanno ispirato e che hanno avuto un impatto sul mio modo di giocare, da mio padre a Reggie Miller, a Steve Nash. Juan Carlos fa parte di questa lista. Questa è la parte bella della pallacanestro: restituire alle generazioni più giovani e poi dare il meglio di sé”, ha commentato Curry.
Steph Curry ha partecipato anche quest’anno all’NBA All-Star Game, venendo nominato MVP della competizione alla fine del nuovo formato che ha visto affrontare quattro squadre, di cui tre composte dai giocatori selezionati All-Star e la squadra vincitrice del rising star challenge.


per il grande salto oltre oceano per tentare l’avventura in NBA. Nel 2002 era stato scelto dai Washington Wizards alla quarantesima del secondo giro, ma Navarro preferì restare ancora in Catalogna.

La prima impressione è un’impressione sbagliata. Proponi al direttore di NBA Passion un articolo sul futuro della nazionale spagnola di basket e sei assolutamente sicuro che scriverai dell’imminente sfaldamento della Roja. “Logico”, pensi “oltre a Pau Gasol sono molti gli ultratrentenni, per cui di certo ci sarà un ricambio generazionale pesante”. Poi vai a controllare per essere sicuro di fornire un’informazione corretta e chiaramente vieni smentito. Pollo.
Ma torniamo alla Spagna, focus della nostra riflessione. È possibile che la campana suoni anche per le Furie Rosse, almeno guardando al breve periodo? È una possibilità. Il ritiro di Pau Gasol crea un vuoto significativo, in quanto il lungo degli Spurs è sempre stato il fulcro del gioco della squadra, con la sua bidimensionalità, la sua capacità dopo il blocco di aprirsi così come di fiondarsi a canestro, di essere letale dalla media e lunga distanza così come dal post, insomma, con il suo essere Pau, il pianista che diventò cestista per caso. Non è un caso che quando Pau è mancato, ai Mondiali 2010 e ad Eurobasket 2013, la Spagna abbia sofferto, nell’ambito delle prestazioni. Mirotic o Claver da qui se ne smezzeranno posto e responsabilità, in attesa magari che qualcuno tra i giovani Marc Marti, Alejandro Suarez, Santiago Yusta, Ramon Vila (scuola Barça) possano magari un giorno ripercorrerne le orme. Ad oggi sembra impossibile, ma come sempre il domani è intellegibile agli esseri umani.



