Alla fine degli anni ’60 il mondo era in subbuglio. La voce di migliaia di studenti e giovani emergevano, facendosi finalmente sentire, regalando e consegnando un periodo storico irripetibile.
Il nuovo vento si affacciò da tutti i lati che poteva. Tra le varie porte, lo fece attraverso la musica. L’ondata di figure che si presentò non solo divenne Voce e Pensiero, ma propose anche standard artistici a cui tutt’ora si fa riferimento.
In mezzo a tutto ciò, nel 1965, Jim Morrison da vita ai The Doors. Le Porte.
Un gruppo infinito come è infinito il loro lascito. E anche se probabilmente è difficile, nel colloquiale, identificare i Doors tra i più grandi interpreti musicali di sempre, è ugualmente impossibile, dopo averli conosciuti, non essere innamorati del loro modo di intendere la musica, la vita e la concezione estrosa dell’ordinario.
“Se la mia poesia cerca di arrivare a qualcosa, è liberare la gente dai modi limitati in cui vede e sente”, diceva Morrison, in un connubio tra l’uomo e la sua arte probabilmente irripetibile e portato al massimo livello.
Ma questo è un articolo che parla di basket, e perciò dobbiamo tornare al basket.
E allora, forzando volutamente questi nostri collegamenti ed avendo sempre chiare le differenze, se vogliamo trovare un atleta contemporaneo dello sport professionistico che più si avvicina a questa idea di astrazione attraverso la sua poesia, non si può non andare più lontani da un ragazzo nato a Melbourne nel 1992. Una persona che mette in campo qualità e modo di essere e di concepire le cose, usando il suo mezzo espressivo principale non solo come modo di intrattenere ma cercando di dare, appunto, una visione più ampia.
Questa è la storia, attraverso 10 brevi fatti, di Kyrie Irving. Un artista che la contemporaneità ha destinato alla pallacanestro, e considerato da molti, non a caso, come un Uomo del Rinascimento.
1. Melbourne
Dopo solo 13 mesi dalla sua nascita, Drederick e Elizabeth Irving vedono che il loro figlio Kyrie è già in grado di palleggiare con una palla da basket. A 4 anni, il bambino gioca già con canestri di altezza regolamentare. Che ci sia del talento, tanto, in quel piccolo prodigio è già evidente. Che ci sarà del genio, sarà evidente poi. Che c’entri il fatto che ha come padrino Rod Strickland? Sicuramente no, ma è divertente saperlo.
A 4 anni però succede anche qualcos’altro. Mamma Elizabeth, purtroppo, muore.
Drederick sa che da quel momento dovrà sacrificarsi ancora di più. Sa che i suoi sogni di diventare un giocatore di basket professionista sono definitivamente andati e lo accetta. Si rimbocca le maniche, facendo crescere Kyrie e sua sorella Asia nella miglior maniera possibile.
Del resto, essere giocatore di Rick Pitino alla Boston University non ti fa maturare solo sul campo.
A 8 anni, Kyrie Irving arriva in America. Già, perché Irving non è nato negli Stati Uniti ma bensì a Melbourne, in Australia. I suoi genitori si erano trasferiti lì ed è lì che cresce, lontano, anche, dalla frenesia delle città statunitensi.
Quindi la famiglia Irving, nel 2000, arriva a West Orange, New Jersey. Ed è lì che vive tutt’oggi Drederick. E sarà proprio da lì, precisamente dal parquet della Roosevelt Middle School, che il 7 luglio del 2019 annuncia il suo arrivo ai Brooklyn Nets. Ritorno a casa.

