E’ stato uno dei pioneri europei in NBA, centro atipico, mani fatate, tecnica invidiabile e una stazza che gli ha permesso di comandare i pitturati di tutta la lega.
E’ proprio lui, Vlade Divac, indimenticato centro dei Los Angeles Lakers e dei Sacramento Kings.
Agli inizi, è stato molto difficile per lui avere un impatto significativo nella città del glamour, visti i numerosi scettici che lo avevano brutalmente accolto e che erano pronti a criticarlo alla prima occasione. Le aspettative erano decisamente troppo alte, tutti pretendevano che colmasse il vuoto lasciato da uno degli dei del gioco: Kareem Abdul Jabbar. Senza ombra di dubbio, non è mai arrivato a quel livello, però, ha dimostrato di essere un giocatore di grandissimo valore, con forte determinazione.
Ha rivestito anche il ruolo di ago della bilancia nella trade che ha portato Kobe Bryant da Charlotte a L.A.
Colonna portante dei Sacramento Kings di inizio duemila, è rimasto impresso nelle menti dei molti tifosi della cittadina californiana, quindi per ragioni affettive, Divac ha scelto di tonare in qualità di presidente delle operazioni sportive della franchigia ben lontana dai fasti del passato.
Recentemente, ci sono pervenute delle dichiarazioni davvero sconvolgenti riportate da Sam Amick del New York Post, secondo le quali Vlade avrebbe detto di sentirsi onorato di aver terminato la carriera con Kobe, per il quale era stato scambiato, considerandolo una leggenda del gioco al pari di giocatori come Magic Johnson, Chris Webber e Glen Rice: paragoni soggettivi, davvero azzardati. Una vera e propria investitura, perché se il valore delle parole dipende da chi le dice, beh allora stavolta sono pesantissime.
Punzecchiato poi sulla vicenda del flopping durante i playoff che lo vedevano contrapposto alla sua ex squadra alle finals, l’ex centro ammette di aver abusato in alcuni casi anche di normali scontri di gioco, poiché lo riteneva l’unico modo per far commettere a Shaq dei falli, unico espediente possibile per limitare un bestione di 215 cm che in quegli anni era il simbolo dell’NBA.
Per NBA Passion,
Francesco Tarantino












