Home NBA, National Basketball AssociationAnthony Mason: tributo ad un leader silenzioso

Anthony Mason: tributo ad un leader silenzioso

di Francesco Tarantino

Nell’appuntamento odierno di NBA LEGENDS parliamo di uno di quei giocatori che non ci hanno segnato il cuore per giocate storiche. Non si tratta del solito giocatore dal talento innato, l’uomo-franchigia di grande livello, anzi. Ha dovuto lavorare sodo per guadagnarsi un posto in una squadra e non ha mai fatto lo “spaccone”, ha sempre lavorato in sordina, il cosiddetto leader silenzioso. E’ Anthony Mason, anima dei New York Knicks targati anni 90, che purtroppo ci ha lasciato recentemente perché il destino aveva progetti diversi.

Nato a Miami il 14 dicembre 1966, muove i primi passi proiettato verso il basket professionistico tra fila della Tennessee State University, fino ad arrivare ad essere selezionato con la scelta numero 58 al draft del 1988, dalla franchigia dell’Oregon, i Portland Trail Blazers.

Un po’ perché la dirigenza non crede in lui, un po’ perché il personaggio che conosciamo è emerso dopo, il giovane Anthony si ritrova in Europa, all’ Efes Pilsen. Tuttavia, dopo un anno, torna in patria dove viene ingaggiato dai New Jersey Nets dove non disputa una grande stagione: in 21 partite 1.8 punti e 1.6 rimbalzi, davvero troppo poco. Nel 1990 fa tappa in Colorado, precisamente a Denver, dove fa addirittura peggio dell’anno prima: compare soltanto in tre partite e termina la stagione in leghe minori quali la CBA (una sorta di vecchia D-league) e nella USBL (campionato estivo). I tempi non erano ancora maturi.

La svolta arriva l’anno successivo, arrivato alla corte dei New York Knicks, si trova in un contesto vincente, giocando con icone di questo sport come Pat Ewing, Charles Oakley e Charles Smith. Mason ebbe una crescita esponenziale dettata probabilmente del senso del riscatto e dalle alte aspettative, diventa quel tipo di giocatore che fa “il lavoro sporco”, il leader silenzioso che non finisce su ‘Sport Illustrated’ ma fa comunque la differenza. In una intervista, lo stesso giocatore si definisce un amante di questo ruolo all’interno di una squadra. Noti per la fisicità e l’atletismo, i Knicks schiacciano tutti come un rullo compressore. Solo una leggenda ha infastidito il passo spedito della franchigia della Grande Mela, Hakeem Olajuwon che soltanto in gara 7 riuscì a piegare una squadra tanto ostica. La stagione successiva Mason vince il premio di sesto uomo; rimane a New York per 5 anni, 5 anni magici, pieni di soddisfazione.

Anche le cose belle purtroppo finiscono: viene tradato agli Hornets dove assume un ruolo di primo piano e vive la sua miglior stagione in carriera mettendo a referto: 16.2 punti, 11.4 rimbalzi e 5.7 assist.

mason vs jordan

Anthony Mason vs Micheal Jordan

 

Salta la stagione seguente e nel 2000 passa agli Heat dove viene convocato anche per l’all-star game.

Trascorre i suoi ultimi due anni ai Milwaukee Bucks e nel 2003 decise di ritirarsi dal basket giocato.

Gli anni post-ritiro sono tranquilli, fino a quando la vita non gioca ad Anthony un brutto scherzo: a Gennaio di quest’anno un brutto infarto lo coglie di sorpresa e lo mette k.o. .

Mason non ha mai mollato, combattente come era. In alcuni momenti si pensava che la morte non avrebbe vinto e che anche stavolta ce l’avrebbe fatta ma, proprio quando tutto pare andare per il meglio, arriva poi il peggio: il 28 febbraio 2015 il giocatore esala l’ultimo respiro e non può più fare nulla per rimanere aggrappato alla sua vita. La sua morte ha scosso tutto il mondo nba ma soprattutto noi appassionati che lo abbiamo visto lottare e mai abbattersi, sempre con la stessa rabbia negli occhi. Ha perso la battaglia più grande ma la lotta era impari e non sempre finisce come in Davide contro Golia. Lo ricorderemo sempre per la sua forza d’animo, veterano della più bella lega del mondo con 882 partite sul groppone. Le dichiarazioni del commissioner NBA, Adam Silver, sono emblematiche e sintetizzano al meglio l’essenza del Mason giocatore: ”Anthony Mason ha sintetizzato la perseveranza di un giocatore che ha lottato per un posto nella NBA, la sua tenacia in difesa e il suo talento in attacco sono stati apprezzati da tutti i tifosi.”

Numerose sono le comparse in film e video di canzoni: nel 1996 recita nel film “Eddie” e interpreta poi se stesso in “Celebrity” di Woody Allen; partecipa a due episodi della serie “New York Undercover”, lo troviamo anche nel video rap di Diamond-D “Best kept secret” mentre schiaccia in un playground della Grande Mela e infine nel video dei Beastie Boys “Root Down”.

 

Per NBA Passion,

Francesco Tarantino

 

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