I campioni in carica sono spalle al muro. Nella storia dei playoff, sono 28 le squadre che hanno perso le prime due gare giocando in casa e di queste solo 4 hanno poi vinto la serie. Dopo aver perso le prime due gare al TD Garden , buttando in entrambe le partite un vantaggio di venti punti, adesso i Boston Celtics dovranno volare a New York e vincere almeno una partita contro i Knicks per rimanere aggrapati alla serie e alla stagione. Gara 3 sarà un crocevia. La vittoria di Brunson e compagni potrebbe mettere un’ipoteca sulla qualificazione alle finali di Conference che manca da 25 anni e condannare i Celtics ad una probabile eliminazione, considerando che nessuno mai ha rimontato un 3-0 in una serie di playoff. Al contrario, la vittoria dei Celtics riaprirebbe il discorso e metterebbe molta pressione sulla squadra di Thibodeau per gara 4, consapevole che sarebbe poi psicologicamente difficile tornare al Garden sul 2-2.
Quali sono però i motivi che hanno portato una squadra da 61 vittorie in stagione regolare e che ha dominato la scorsa stagione ad un tracollo tattico e mentale in queste prime due gare?
Il tiro da tre
“Vivi con i tre punti, muori con i tre punti”. La strategia dei Celtics, tanto efficace quanto rischiosa, non sta funzionando. Boston sta scivolando in una crisi d’identità che non è irrisolvibile, ma che richiede un’immediata correzione nelle percentuali al tiro per risorgere. Se avessero messo una tripla in più sia in Gara 1 che in Gara 2, i Celtics sarebbero avanti 2-0 e a metà del percorso. È corretto, ma non cambia la sostanza: Boston non può più concedersi distrazioni, soprattutto considerando che non sta tirando con percentuali elevate. Il 25/100 dall’arco nelle prime due gare è il dato più rilevante delle sconfitte dei Celtics, che in questi ultimi due anni hanno fatto del tiro da tre la loro arma principale, ma che ora gli si sta ritorcendo contro. Da sottolineare anche il 5/29 negli ultimi quarti e nell’overtime, segno anche di una fragilità abbastanza insolita, soprattutto per una squadra esperta e che ha vinto un titolo.
La cosa più grave però è l’assenza di un piano B. Quando il tiro pesante non entra, la squadra di Mazzulla non ha alternative e, come in gara 2, è capace di andare nel pallone, perdendo fiducia e sbagliando 14 tiri consecutivi, senza segnare per quasi nove minuti.
I Jays
Jayson Tatum e Jaylen Brown non stanno dando un contributo da leader. Emblematico il fatto che sia in gara 1, sia in gara 2, il possesso decisivo per i Celtics nei secondi finali non si sia concluso con un tiro, ma con una palla rubata di Mikal Bridges, una volta dalle mani di Brown e una volta dalle mani di Tatum. Quest’ultimo ha segnato complessivamente solo 12 tiri dal campo su 43 tentativi, con un misero 5/20 da tre, mentre Brown è a 15/43 dal campo e 3/17 da tre. A parte i numeri però, il loro apporto è stato completamente discontinuo e, come detto sopra, nei possessi decisivi non hanno inciso. Senza prestazioni importanti delle sue superstar, i Celtics avranno davanti a loro una strada ancora più in salita.
Porzingis
Un altro problema riguarda il lettone. Lo scorso anno ha giocato solo 7 partite di playoff sulle 19 che i Celtics hanno giocato verso il titolo. Quest’anno ha saltato le prime due gare contro Orlando e contro New York ha giocato complessivamente solo 27 minuti complessivi, non segnando nessun punto in gara 1 e solo 8 in gara 2. Il suo apporto sarebbe dovuto essere decisivo anche per mettere in difficoltà Karl-Anthony Towns e la sua capacità difensiva, ma senza di lui le cose si fanno più difficili e il roster diventa ancora più corto. Al Horford è visibilmente in difficoltà contro l’ex Minnesota e non può contenerne da solo il talento offensivo.
Porzingis percepirà uno stipendio di 30 milioni di dollari l’anno prossimo, ma se questi playoff dovessero concludersi male, il front office dei Celtics potrebbe pensare di non voler dare così tanti soldi ad un giocatore che sul più bello non riesce ad essere presente con continuità.










