Inside The Game: Celtics @ Nets 111-92
Ieri si è consumato il quindicesimo appuntamento stagionale per i Boston Celtics, il secondo dei tre previsti in questo viaggio fuori dalle mura amiche. L’avversario, in teoria, non è dei più difficili: la franchigia più titolata della lega fa visita ai Brooklyn Nets. Andiamo ora ad analizzare i temi tattici che hanno caratterizzato la gara.
Primo quarto (30-16): It’s all about defense
La prima frazione risulta piuttosto macchinosa, anche se la circolazione di palla, unita ad una scarsa intensità difensiva avversaria, permette agli ospiti di andare nettamente in vantaggio. L’attacco disegnato da coach Stevens fa perno su Horford, unico lungo ad avere più soluzioni offensive dal post. La difesa dei Nets, d’altro canto, raddoppia spesso il centro ex Hawks e scala male in difesa, permettendo spesso più soluzioni di tiro ai piccoli bianco-verdi, che puniscono sia in penetrazione sui miss-match che dagli scarichi. Il prosieguo del quarto riserva un piccolo show difensivo di Smart, che accetta molti cambi difensivi e sfrutta le sue doti atletiche per portare via molti palloni all’attacco dei Nets, che spesso scarseggia di inventiva e va solo in post dai lunghi.
Secondo quarto (21-33): la rimonta avversaria
Definire ridicolo questo quarto è quasi un complimento. I C’s infatti fanno sfoggio di una second unit totalmente inadatta a difendere. Il tema tattico principale della seconda frazione è la difesa su Lopez. I ragazzi di Stevens vanno sempre a raddoppiarlo dal post, bucando però poi l’uscita dal raddoppio e lasciando spesso libero Bogdanovic che sfrutta il miss match con Bradley per colpire da fuori. Quando la difesa dei Celtics riesce a scalare sugli esterni, invece, si libera spazio per Booker che dispone di molto spazio sia per andare a rimbalzo sia per segnare da sotto.

Lopez sfrutta il raddoppio per ridare la palla alla sua guardia

Bogdanovic va in post da Lopez, sul quale arriva l’aiuto di Crowder
La situazione, dunque, gira nettamente a favore dei Nets: la fisicità dei lunghi crea uno scompenso difensivo per il quale i missmatch che si creano sono ben due, ed in favore dei padroni di casa, complici anche alcuni (inutili) raddoppi sul lato debole. Ogni volta che i Nets mandano la palla in post, arriva un raddoppio che fa scalare la difesa, mandando un piccolo sul lungo non raddoppiato. Nel caso in cui la difesa riesca a prendere posizione, l’attacco Nets manda la palla fuori per Bogdanovic, che può tirare sulla testa di Bradley quasi ogni volta, vista la differenza di altezza.
In attacco, poi, la circolazione di palla viene sempre meno con le seconde linee in campo, e la serata no (sin qui) nel tiro da fuori si fa sentire. I Nets hanno a disposizione un parziale che li riporta sotto di 2 lunghezze: tutto da rifare per Coach Stevens.
Terzo quarto (28-17): Horford suona la carica

Al Horford alla presentazione in bianco-verde
L’avvio del secondo tempo non è certo entusiasmante, con l’attacco dei Celtics che si accontenta di tiri contestati dal perimetro, convertiti in altrettanti errori. In questo momento, se l’attacco non gira, la difesa è anche peggio. In campo c’è Zeller nel ruolo di centro, e la scelta difensiva della compagine bianco-verde, specialmente sui giochi a due avversari, è quella di andare a raddoppiare il portatore di palla ogni volta. Da ciò ne deriva sempre un tiro aperto per il bloccante, che ha oltretutto l’area libera sia per andare in penetrazione che per prendere il jump shot.
E’ un sussulto del numero #42 Al Horford a rimettere in corsa gli ospiti. Dopo una tripla siderale, l’ex Hawks prende in mano le redini offensive del gioco, improvvisandosi anche playmaker in più di un’occasione. Horford gioca spesso a due con le guardie, sia da bloccante sia da portatore di palla. Questo è il momento in cui si riaccende l’attacco di coach Stevens. Horford comincia ad inanellare una serie di assist per le guardie, che giovano dei cambi difensivi provocati dai pick and roll spesso giocati in verticale. In questo frangente la palla esce spesso sul perimetro, dove è facile trovare tramite una circolazione di palla ottima quell‘extra-pass che consente la tripla aperta. Quando la palla va in post, poi, i Nets non abbandonano la scelta del raddoppio, scalando male in difesa e lasciando libero ancora Bradley in penetrazione e Thomas pronto a colpire dall’arco.
Quarto quarto (32-26): Smart ancora della difesa
Inizio traumatico nella propria metà campo per i C’s, che hanno in campo le seconde linee. Tutto il quintetto smette di difendere, e l’attacco dei Nets prova a riaccorciare. In questa fase del gioco è fondamentale la presenza in campo di Kilpatrick per i padroni di casa. La guardia dei Nets, con una serie di giocate di puro atletismo, semina il panico in una difesa biancoverde parsa totalmente sotto shock. L’asse Kilpatrick-Booker riporta sotto i padroni di casa, e Stevens ributta Smart nella mischia sul +2, mossa che si rivelerà poi vincente.
Da questo momento in poi la difesa riprende il piglio giusto, gli aiuti sui raddoppi arrivano con il giusto tempismo ed il piccolo che raddoppia è sempre pronto a ri-accorciare sul proprio uomo. Quando i Celtics difendono, poi, c’è ben poco da fare. La franchigia del Massachussets perde pochissimi miss-match e riprende a fare bene taglia-fuori sugli avversari a rimbalzo, con Smart ancora sugli scudi.
Da ciò ne deriva un momento offensivo nel quale la circolazione di palla degli ospiti torna ad essere ottimale, la difesa dei Nets è di nuovo costretta a raddoppiare Horford e da ciò ne esce un gioco perimetrale ben sviluppato in attacco, che porta a molti tiri facili dal mid-range e a triple aperte che permettono a Thomas e compagni di congelare la gara fissando il punteggio sul 111-92 al fischio finale.










Novembre a corrente alternata con qualche sconfitta di troppo contro avversari abbordabili e un calendario difficile a Dicembre, Atlanta si è rialzata alla grande e attualmente occupa il 4° posto, a sole 2 lunghezze dai Raptors secondi. Il team ormai è collaudato e il gioco rimane sicuramente piacevole da vedere grazie allo share-ball imposto da Budenholzer. Indubbiamente saranno protagonisti ai prossimi Playoffs e chissà che, con un po’ di fortuna, non riescano a raggiungere nuovamente le Finali di Conference.
estate di un lungo di peso continua a creare diversi grattacapi a coach Stevens che comunque può vantare il secondo miglior DefRating della lega (solo gli Spurs meglio). Dopo un avvio di stagione piuttosto ‘diesel’, ora Boston sembra aver ritrovato la quadratura del cerchio. L’ottavo posto al momento è loro ma non può ancora essere al sicuro: troppo lontano il traguardo per poter stare sereni. Certo, se Ainge riuscisse a fare un altro regalino entro la trade-deadline, magari…
presumere già a Ottobre, ma a Brooklin stanno facendo del loro meglio per peggiorare le cose, nonostante Brook Lopez abbia messo su dei bei numeri in stagione. I progetti di dominio della lega sembrano essere stati ormai accantonati. Primo obiettivo, ora, è ritrovare la stabilità societaria perduta dopo gli esoneri di Billy King e Lionel Hollins. Secondariamente, è necessario ridurre drasticamente il salary cap, il 6° della lega (fonte: Hoopshype), che non rispecchia il valore del team attuale, nonostante elementi di spessore come Joe Johnson o Brook Lopez.
O quantomeno uno dei problemi perché, dopo un avvio scoppiettante, le prestazioni degli Hornets sono vistosamente calate. Il gioco rimane molto efficace, proprio come piace a Clifford: gli Hornets infatti hanno il minor numero di palle perse a partita della lega. Attenzione perché Charlotte, guidata dal talento di Kemba Walker e l’esperienza di Batum, è ancora pronta a dare battaglia per tentare di acciuffare la qualificazione ai prossimi Playoffs.
maglia pone grandi attese attorno alla franchigia. Attese che in parte vengono mantenute, in parte molto meno: si pensava che con un coach come Hoiberg, i Bulls avrebbero risolto la loro staticità offensiva ma così non è stato perché i punti prodotti sono persino diminuiti. Ma la lacuna maggiore rimane l’altalena di risultati, che non permette ai Bulls di spiccare il volo. Nonostante tutto, però, Chicago può sorridere; il record di 24-16 li pone giusto ad una vittoria dai Raptors ma occhio dietro: le concorrenti sono molte e sono affamate di vittorie.
profondità di panchina evidenziato contro i Warriors ma lo strappo rimane ancora evidente (ripensando soprattutto all’ultimo incontro tra le due franchigie), considerando anche che Blatt continua a mantenere rotazioni risicate. In linea generale il voto positivo deriva dall’andamento generale. Male, anzi malissimo, contro le altre contender della lega. Contro le prime 5 franchigie della lega, Cleveland ha messo in piedi un record di 2-5, compresa la mazzata rimediata dai Warriors che non fa certo ben sperare in vista dei Playoffs. Il tempo per migliorare c’è: adesso bisogna solo lavorare a testa bassa.
Pistons settimi nella Eastern Conference a questo punto della stagione. E quante recriminazioni pensando alle vittorie sfuggite per un soffio sul buzzer! Il lavoro svolto da coach Van Gundy e i suoi uomini sta portando i frutti sperati, costruendo un team che ricorda molto i Magic delle Finals 2009, con Drummond (ormai esploso senza Smith e Monroe), nelle vesti di Howard a dominare il pitturato e i compagni che aprono gli spazi. Una delle piacevoli sorprese della stagione.
infortunio e le annesse vittorie, avevano fatto sperare ai tifosi di fede Pacers che Indiana potesse seriamente essere la prima antagonista alla corsa dei Cavs ad Est. In realtà, le ultime 20 partite hanno denotato un calo fisiologico nei numeri di George e Indiana ha risentito il contraccolpo. Tra i tifosi americani, poi, iniziano a circolare i primi dubbi sull’operato di coach Vogel ma, nonostante ciò, la situazione di equilibrio ad Est permette ai Pacers di essere poco lontano dal 3° posto ma poco lontano anche dal 9°. Tutto dipenderà dall’andamento che avranno nella seconda parte di stagione.
meno rispetto alla passata stagione, facevano presumere che Miami potesse ostacolare lo strapotere dei Cavs ad Est. In realtà gli Heat hanno denotato parecchi limiti (specie mentali) sui quali devono ancora lavorare molto per essere considerata una vera e propria contender. Il talento c’è ma ciò non basta per affrontare i migliori team della lega come ci si aspetterebbe da Miami, come denotano gli ultimi risultati. Un problema che ha inoltre comportato una diatriba interna allo spogliatoio con i senatori da un lato e Whiteside, in particolare, dall’altro. La base c’è, il talento non manca, l’esperienza nemmeno: se si riesce a trovare il giusto equilibrio, Miami può arrivare lontano.
passata stagione, la crescita dei giovani talenti e l’arrivo di un centro come Greg Monroe, avevano fatto pensare ai Bucks come una franchigia in ascesa. E’ accaduto tutto il contrario invece, con Milwaukee che arranca al tredicesimo posto, davanti solo a Sixers e Nets. L’amore con Monroe poi non è per niente scoppiato: il centro potrebbe partire addirittura entro la trade dead-line qualora arrivasse la giusta offerta e qualcuno, vedendo quello che accade dalle parti di Dallas, rimpiange già il buon Zaza…
Sarà un’altra stagione di passione. Ecco, questi erano i commenti più in voga da parte di molti tifosi e non. Nulla di tutto questo è stato confermato, anzi, è accaduto il contrario. Porzingis è l’idolo assoluto dei tifosi (anche di quelli che piangevano al momento della scelta), gli arrivi estivi si stanno dimostrando integrati nel progetto e i Knicks con l’attuale record (migliorato grazie alle vittorie di Gennaio) distano solo 1.5 vittorie dall’ottavo posto presidiato dai Celtics. In pochi mesi, la frustrazione e la delusione hanno fatto spazio ad una ritrovata allegria e speranza. Non si può ancora dire che sia stata una stagione positiva perché siamo solo a metà ma com’è che si dice? Chi ben incomincia è a metà dell’opera.
quest’anno da Scott Skiles, il giovane roster di Orlando sta ben figurando ad Est, dimostrando di aver fatto netti passi in avanti sul piano del gioco, un po’ meno per quanto riguarda la costanza di risultati. Le ultime partite 10 partite hanno comportato un bottino di sole 3 vittorie che hanno spinto i Magic appena fuori dalle prime otto ad Est. Probabilmente, ci sono concorrenti più accreditate per i Playoffs, ma ciò non toglie che i Magic abbiano vissuto una positiva prima parte di stagione.
della lega è solo lo specchio di come il lavoro portato avanti dal GM Sam Hinkie non abbia portato ai risultati sperati nel presente, nel futuro chissà. Sì perché se sono stati sollevati dei dubbi sulla carriera di Embiid, ad oggi ci si chiede anche se Okafor riuscirà a migliorare le evidenti lacune difensive e se riuscirà ad arricchire il suo parco di scelte offensive, già importante ma che alla lunga può risultare prevedibile. Tutti dubbi che deve affrontare ogni giorno coach Brown, nominato simbolicamente da Derek Fisher come ‘Coach Of The Year’ mentre la stagione dei Sixers è finita ancor prima di iniziare. Unica consolazione? (Probabilmente) Simmons al prossimo Draft.
Eastern Conference. Il lavoro della dirigenza in estate ha portato elementi come Scola e Carroll che stanno contribuendo in maniera importante sulle sorti stagionali dei Raptors finora. In più, piacevole sorpresa si è confermata essere Biyombo, dimostratosi valida alternativa a Valanciunas. I dubbi su Toronto però non riguardano tanto la stagione regolare quanto i Playoffs: riusciranno ad essere incisivi quando conterà questa volta? Dovesse andar male anche quest’anno, a pagarne le conseguenze sarebbe quasi sicuramente coach Casey.
rimediati da Nene e Beal hanno sicuramente comportato una perdita importante per il quintetto dei capitolini ma, senza dubbio, l’assenza di un giocatore talentuoso e uomo spogliatoio dovuta alla partenza di Paul Pierce si fa sentire, nonostante l’età avanzata. Difficile ad oggi dire quale sarà il futuro dei Wizards. Potrebbero tranquillamente rientrare nella corsa per un posto ai Playoffs (risultando poi una mina vagante), come rimanerne fuori per un pelo. Sta a loro risollevarsi nella seconda parte stagionale e dare sfogo all’effettivo talento a loro disposizione.

