Grande vittoria per i San Antonio Spurs, che sul campo dell’AT&T Center sconfiggono gli Heat e fanno propria gara-1.
Dopo essersi fatti rimontare, clamorosamente, nel terzo quarto, i texani sono riusciti ad infliggere a Miami un sonoro 17-36 nell’ultimo periodo, conquistando così la partita. Ecco come si sono comportati gli uomini di Popovich:
Tim Duncan: Basterebbe soltanto il nome, la sua storia e la sua voglia di essere ancora protagonista. Perde 5 palloni, ma ci sta in una partita così importante e così tirata. In fase difensiva, come al solito, è ottimo e spreca mai i falli. Chiude in doppia doppia con 21 punti, 10 rimbalzi e 3 assist. E’ spaventoso dal campo, dove segna 9 tiri su 10 tentativi ed è ottimo anche dalla lunetta, dove segna 3 dei 4 tiri liberi a disposizione. Eterno. Voto 7.
Kawhi Leonard: C’è chi, guardando semplicemente le sue statistiche, direbbe che non è stata una grandissima prova, ma sbaglierebbero in maniera clamorosa. E’ l’uomo giusto nel momento giusto, il suo atletismo lo rende insostituibile ed il suo talento dà il giusto equilibrio alla squadra. Oggi è meno appariscente del solito, ma riesce a limitare bene l’avversario di turno. Conclude la sua partita con 9 punti (3 su 5 dal campo, 2 su 3 da tre punti, e 1 su 2 dalla lunetta), 2 rimbalzi ed una palla recuperata. La sua importanza tattica compensa la sua serata, statisticamente, un po’ opaca. Voto 6.
Tiago Splitter: Dopo la panchina nell’ultima partita contro i Thunder, Popovich lo ripropone in quintetto e lui sembra aver imparato la lezione. Per un centro non è semplice giocare, da protagonista, negli schemi di Popovich, ma lui stasera lo fa alla grande. Grande prova su entrambi i lati del campo, niente da aggiungere. Chiude con 14 punti, 4 rimbalzi e due stoppate, ricorrendo soltanto ad un solo fallo. Tira con un ottimo 5 su 6 dal campo ed un altrettanto buono 4 su 5 dalla lunetta. Se il coach di San Antonio si aspettava delle risposte, le ha avute. Voto 6,5.
Tony Parker: Infortunato? Se questo è un Parker al 70%, quando tornerà al massimo non importerà nemmeno giocare. Come i suoi compagni, perde diversi pallone, ma è una partita tirata e giocata in maniera molto aggressiva, quindi ci possono benissimo stare le 4 palle perse. Non prende neanche un rimbalzo, ma vederlo giocare con il pallone tra le mani vale il prezzo, molto alto, del biglietto. Chiude la partita con 19 punti, 8 assist e una palla rubata. Tira con il 53% dal campo, due su due da tre punti, e mette un tiro libero dei due a disposizione. Grande prova per lui. Voto 7.
Danny Green: Gioca buona parte della gara in sordina, poi si ricorda di essere anche lui un ottimo giocatore e aiuta, in maniera ottimale, la squadra a risalire dopo il terzo quarto. Chiude la sua gara con 13 punti, 2 rimbalzi, 1 assist, 2 palle rubate e una stoppata. Tira con il 44% dal campo (3 su 7 da tre punti) e due su due dalla lunetta. Buona anche la sua fase difensiva. Voto 6,5.
La panchina degli Spurs, oggi, non perdona. Ognuno dei 4 giocatori partiti dalla panchina è riuscito a dare il proprio contributo in entrambe le fasi. Su tutti, come sempre, brilla la stella di Manu Ginobili, che chiude con una doppia doppia da brividi: 16 punti, 11 assist, 5 rimbalzi, 3 palle rubate e uno stoppone, tirando con il 50% dal campo (50% anche da tre punti). Grande prova anche di Belinelli, che entra bene in partita, tirando soltanto da tre punti e segnando 2 tentativi su 3 dal campo e 3 su 4 dalla lunetta, aggiungendo 2 rimbalzi ed un assist. In fase difensiva, ottima la prova di Boris Diaw, che chiude con 10 rimbalzi, 8 dei quali in fase difensiva, e, già che era in campo, anche 6 assist. Patty Mills, invece, non è particolarmente brillante e segna soltanto 3 tentativi su 5 dal campo (1 su 3 dai tre punti), chiudendo con 7 punti, 3 rimbalzi e una palla rubata. Voto alla panchina 7.
parker
Westbrook stanotte ha raggiunto addirittura Michael Jordan, diventando il secondo giocatore della storia a far registrare più di 40 punti, 10 assist e 5 palle rubate in una gara dei playoffs. Su quelle 5 palle rubate, 2 appartenevano a Tony Parker: eccovi la prima, acchiappata dalla PG dei Thunder con una facilità quasi irriverente!
Parker passa a Splitter con un no-look facile facile, Tiago gira a Timmy e la retina vola su: gli Spurs fanno quello che vogliono contro OKC.
Thunder @ Spurs 105-122: OKC si impegna, ma San Antonio vince con merito gara-1
Non si può negare che i Thunder ci abbiano provato: nella prima gara delle Finals di Western Conference tra San Antonio e Oklahoma City, com’era prevedibile, il team di Popovich ha letteralmente sovrastato, per forza, esperienza e solidità il team di Scott Brooks, anche se, con Ibaka in campo (fermo per una lesione muscolare al polpaccio sinistro) la musica sarebbe stata sicuramente diversa. A dispetto dei suoi 38 anni, Tim Duncan ha giocato una partita da condottiero puro, segnando 27 punti in 29 minuti, spingendo il resto del team nelle pochissime situazioni di stallo e facendosi trovare sempre al posto giusto al momento giusto. Aggiungete poi un Tony Parker col coltello tra i denti (con certe giocate da spiritello maligno) e un Danny Green che mette 4 bombe su 5, e il successo è servito (speriamo non lo sweep, per il bene dello spettacolo).
San Antonio pigia sull’acceleratore già dal primo quarto, arriva fino al parziale di 9-20 (con 10 punti di Timmy in 7 minuti) prima che OKC possa cominciare a giocare, ma i Thunder rispondono, e con i primi 3 punti di D-Fish, entrato per Westbrook, chiudono il primo quarto sul punteggio di 27-30 per gli Spurs. Si torna in campo, e la battaglia si accende: OKC ci crede, Fisher si mette i compagni sulle spalle e gioca come un ragazzino (l’etica del lavoro), ma dall’altro lato cominciano a piovere le bombe di Green, Tony Parker gira come un matto, e sul 46-52 San Antonio piazza un break di 11-2 inaugurato da Splitter e consacrato da un Parker scatenatissimo. Sul 48-63, finalmente, KD mette una luce tripla nel buio prima del time out, e al rientro Perkins e Jackson scuotono gli ospiti, tentando di ricucire lo strappo, e si portano sul 59-67. Un dato su tutti scrive a chiare lettere la parola Ibaka su questa gara: San Antonio a metà gara aveva segnato il 62% dal campo con 40 punti su 67 segnati dal pitturato, contro il 48% di Oklahoma (con soli 18 punti su 59 arrivati dall’interno dell’area).
Nel terzo quarto però i Thunder ritrovano lo splendido duo, il tandem Durant-Westbrook, che mette a segno 21 dei 23 punti segnati da OKC nel terzo parziale e portano addirittura al vantaggio degli ospiti: nei minuti centrali i due fanno 17 punti, contro i 5 di San Antonio, e si portano sul 76-75, ma poi gli Spurs li ricacciano indietro di prepotenza con un break di 12-2 e chiudono il terzo quarto sul punteggio di 82-89. Nell’ultima frazione San Antonio decide di piazzare subito l’affondo decisivo per chiudere definitivamente le danze e si porta sul +13 a metà quarto (90-103), per poi amministrare con tranquillità i minuti rimanenti. Al suono della sirena il punteggio finale si fissa sul 105-122 per i padroni di casa, che si aggiudicano, meritatamente, gara-1.
Prossimo appuntamento: domani notte, sempre alle 3.00 italiane, sempre all’AT&T Center di San Antonio, Texas.
Buono l’impatto di Marco Belinelli al match: col suo ingresso in campo, tra secondo e ultimo quarto, diventa il primo italiano della storia a giocare una gara dei PO! Registra 5 punti, 2 rimbalzi e 3 assist in 16 minuti.
MVP di serata: Tim Duncan, impossibile non dire altrimenti, in una serata storica per The Big Fundamental, che, con Ginobili e Parker raggiunge quota 110 vittorie ai PO, eguagliando il record di tutti i tempi di Johnson, Abdul-Jabbar e Cooper come trio più vincente in postseason.
Una postilla a parte per D-Fish, che, alla soglia dei 40, lì lì per sedersi su una particolare panchina di NYC, lotta ancora come un leone e segna la bellezza di 16 punti con 4 triple su 6 e 4 liberi su 4 mandati a segno.
Numeri
Thunder: Durant (28 pts, 9 reb, 5 ast), Westbrook (25 pts, 7 ast, 5 reb), Fisher (16 pts, 4/6 da tre), Jackson (13 pts).
Spurs: Duncan (27 pts, 7 reb, 3 ast), Ginobili (18 pts, 3/4 da tre), Green (16 pts, 4/5 da tre), Leonard (16 pts, 6 reb), Parker (14 pts, 12 ast).
OKC: 46.3% (37-80) da due, 44.4% (12-27) da tre, 82.6% (19-23) ai liberi.
San Antonio: 57.5% (50-87) da due, 52.9% (9-17) da tre, 76.5% (13-17) ai liberi.
Serie: San Antonio-Oklahoma City 1-0
Per Nba Passion,
Virginia Sanfilippo, @sanfi_fm
Oklahoma City Thunder vs San Antonio Spurs, mai come quest’anno la finale è stata più annunciata. Le prime due del tabellone occidentale giocheranno la serie finale, che si preannuncia ad alto tasso di spettacolarità e pericolosità per chi, sfortunatamente, ha problemi cardiaci.
La squadra di Popovich sembra arrivare con i favori del pronostico, vista la lezione di basket rifilata ad i Portland Trail Blazers, la spaventosa fase difensiva e la fluidità degli schemi offensivi. I Thunder, invece, hanno visto scendere le proprie quotazioni dopo la notizia dell’infortunio di Serge Ibaka, fondamentale negli schemi difensivi di Scoitt Brooks, che, comunque vada la serie contro San Antonio, non giocherà fino alla prossima stagione.
La sfida è di quelle da non perdere e mette difronte due filosofie di gioco, quasi, completamente diverse: la collettività del gioco degli Spurs, capace di rendersi pericolosa con tutti gli effettivi, e l’imprevedibilità dei singoli dei Thunder, che mettono in mano alla fantasia, e soprattutto al talento, di Russel Westbrook e Kevin Durant la fase offensiva. Una sfida in cui è inutile mettere sul piatto della bilancia i numeri e le statistiche, quel che è successo in stagione regolare e, fin qui, in post-season.
Ce la faranno Durant e Westbrook a raggiungere la finale, o si imbatteranno sullo scoglio rappresentato dai ‘Big three‘? Riuscirà Tim Duncan ad arrivare all’ennessima finale della sua carriera? Riuscirà Brooks a mettere a tacere chi critica il suo operato? Ce la farà Popovich a motivare ancora una volta i suoi? Non è più tempo per le domande. Non c’è più tempo per pensare a come fare. Stanotte all’AT&T Center, così come nelle prossime partite della serie, ne vedremo delle belle, e nessuno ne resterà deluso.
Per Nba Passion
Shedly Chebbi (@shedly7)
Tendenzialmente non mi sbilancio mai finché una serie non è finita, ma è ormai abbastanza certo che sia i San Antonio Spurs che i Miami Heat siano prossimi alle rispettive Finali di Conference. Se ieri gli Spurs hanno “regalato”, avanti 3-0, gara-4 ai Blazers, gli Heat hanno combattuto una discreta battaglia sul campo dei Nets per evitare il pareggio nella serie e grazie ad un Lebron James in versione “androide”, autore di 49 punti, sono riusciti a strappare la vittoria numero tre e la concreta possibilità di chiudere i giochi già domani notte sul campo di casa.La stessa cosa la potrebbero fare gli Spurs, che con tre match point sulla racchetta non vorranno di certo allungare la serie più del necessario.
Con tutti i se ed i ma del caso, una serie da chiudere ed una da giocare, rivedere le due squadre del sud degli Stati Uniti incontrarsi nuovamente nelle NBA Finals è una possibilità più che concreta. Gli Heat sono a caccia del terzo titolo consecutivo. Gli Spurs cercano in tutti i modi di riscattare quelle gare-6 e 7 perse all’ultimo secondo, per poter chiudere nel migliore dei modi un ciclo cominciato quindici anni fa, passando per quattro titoli e cinque Finals e la corona di franchigia più vincente dello sport professionistico americano. Il tutto grazie anche e soprattutto a Gregg Popovich e Tim Duncan, gli unici presenti in tutti i campionati vinti dagli Spurs dal 1999.
TD e Ginobili con tutta probabilità si sarebbero già ritirati l’anno scorso se avessero conquistato il Larry O’Bryan Trophy, l’età anagrafica ed il chilometraggio NBA si fanno ormai sentire, ma si sono dati un altro anno, questo, per provare a vincere quel titolo che undici mesi fa sentivano ormai loro. La squadra texana gioca molto probabilmente il miglior basket del mondo ed il suo attacco è una gioia per gli occhi, i pick&roll tra Parker e Duncan sono sempre dei clinic offensivi. Hanno fatto una grande stagione fino a qui, vincendo più di 60 partite in regular season, risparmiando minuti ai veterani in modo da farli arrivare più freschi nel momento che conta di più.
I Miami Heat hanno raggiunto il massimo obiettivo con il minimo sforzo. In stagione regolare non si sono “spremuti” più di tanto, senza correre troppo dietro al primo posto ad Est, sapendo di poter vincere in trasferta anche nella post season. Lebron ha fatto la miglior stagione da quando è a South Beach, ed una delle migliori della carriera, ma il tutto è passato sotto silenzio per via dell’annata insensata fatta dal ragazzo che di nome fa Kevin e di cognome Durant. Wade è stato tenuto nella teca, non facendogli mai giocare un “back to back” per risparmiargli le ginocchia.
Hanno asfaltato i malcapitati Charlotte Bobcats al primo turno ed ora sono pronti ad eliminare la squadra con il payroll più alto della Lega e costruita in estate per vincere subito. Giocano una difesa super, frutto anche del loro atletismo. In attacco sanno ormai leggere benissimo le situazioni e quello che gli concedono le difese avversarie. Con una quantità così elevata di talento e un po’ di pazienza possono sempre trovare un buon tiro, soprattutto con i pick&roll giocati con LBJ da bloccante che sa ribaltare il lato come nessuno.
Teoricamente sembra tutto apparecchiato per una riedizione delle finali 2013, ma sia sulla costa est che su quella ad ovest del Mississipi, ci sono squadre pronte, e che non vedono l’ora, per far saltare il banco.
Alberto Vairo (@albicoach)
Dopo un filotto di 3 partite vincenti, gli Spurs si inceppano al Moda Center. Troppo permissiva la squadra di Popovich nel terzo quarto, in qui San Antonio perde il contatto con gli avversari.
Ecco come si sono comportati gli Spurs.
Tim Duncan: Alla fine un po’ di riposo glielo vogliamo concedere? Gioca 27 minuti, sfiorando la doppia doppia. Con la serie così sbilanciata a favore dei suoi, sembra prendersi un po’ di riposo in fase difensiva. Chiude la sua partita con 14 punti, 9 rimbalzi, 2 assist e una stoppata. Segna dal campo con un buon 6 su 13. Voto 6.
Kawhi Leonard: Il migliore dei suoi, anche perché è quello che soffre meno le fatiche. Come il resto della squadra soffre molto in fase difensiva, ma la sensazione è quella che i Trail Blazers abbiano spinto, parecchio, sull’acceleratore e gli Spurs abbiano spinto, abbastanza, sul freno. Chiude la sua partita con 11 punti, 7 rimbalzi, 3 assist, 2 palle rubate, 2 stoppate. Non male. Voto 6,5.
Tiago Splitter: Serata opaca per lui. Non riesce a rendersi utile nel recupero dei rimbalzi e fa ancora peggio quando prova il tiro. Chiude la sua partita con 6 punti, 3 rimbalzi, 1 assist e una palla rubata. Inutile dire che serve di più. Voto 5,5.
Tony Parker: Anche per lui 27 minuti e riposo, quasi assoluto. Praticamente inesistente su un lato del campo ed a rimbalzo, fa intravedere qualche segno di fatica. Pop capisce, molto probabilmente capendo che i suoi hanno bisogno di riposo, e limita il suo minutaggio ai minimi termini. Chiude la sua partita con 14 punti, 1 assist e 1 palla rubata. Tira con il 50% dal campo e dalla lunetta. Serata così così. Voto 5,5.
Danny Green: Nel black out cerca di accendere la luce, ma non ci riesce. Si impegna un sacco, ma non è serata. Soltanto 22 minuti in campo per lui. Per essere una guardia sbaglia troppi tiri, al di là della difficoltà di essi. Chiude la sua partita con 9 punti, 3 rimbalzi e una palla rubata. Il 4 su 11 (1 su 7 da tre punti) è il suo dato più preoccupante, visto che nella serata assolutamente negativa di Ginobili non riesce a metterci del suo. Voto 5.
Panchina: questa volta non aiuta assolutamente. Soltanto Diaw riesce a fare bella figura, chiudendo la sua partitao con 12 punti, 3 rimbalzi e una palla rubata, tirando con il 75% dal campo. Gli altri, su tutti Ginobili, che chiude la sua partita con 2 punti -io a memoria non mi ricordo una partita di Ginobili con 2 punti in 20 minuti-, 2 rimbalzi e 2 assist, non riescono ad aiutare la suqadra. Voto alla panchina: 5.
Shedly Chebbi (@shedly7)
“The Big Challenge” a senso unico: Portland può ancora sperare, contro questi Spurs?
Doveva essere la “grande battaglia”. Così l’aveva definita Gregg Popovich prima di gara-1. Ed invece i San Antonio Spurs hanno in mano la serie, e i Blazers tornano a Portland con un sacco di domande. Ieri sera Terry Stotts ci ha provato, ha fatto degli aggiustamenti per limitare Tony Parker e Manu Ginobili. Ma ad ogni suo aggiustamento c’è stata la pronta contromossa di Popovich.
Il risultato è stato di 114-97 per gli Spurs, dopo il 116-92 di gara-1. Nonostante il risultato finale molto simile, in gara-2 i Blazers hanno tenuto abbastanza bene nel primo quarto, a differenza del primo episodio in cui sono andati subito sotto di 15 punti. Ma è stato un secondo quarto da 41 punti ed il 63% dal campo per i nero argento ad indirizzare partita e serie verso il Texas. Ma quello che lascia abbastanza sconcertati è stato il modo in cui gli Spurs hanno costruito il parziale. Notoriamente sono una squadra che soffre a rimbalzo offensivo, ma nella seconda metà del primo tempo hanno segnato 12 punti da seconda chance, recuperando 5 rimbalzi in attacco, e 10 punti in contropiede. Quando Portland provava ad alzare il ritmo, gli Spurs andavano letteralmente a nozze.
E’ il secondo tempo dei Blazers che può dare indizi importanti per la continuazione della serie: infatti gli Spurs hanno segnato solo 44 punti con appena sei punti tra contropiede e seconde opportunità. Se Portland vorrà riaprire la serie, dovrà giocare con la stessa intensità in difesa che gli ha permesso di recuperare dal meno diciannove al meno nove ieri nel secondo tempo. Il fattore campo potrebbe finalmente contare qualcosa in questi Playoffs, infatti i Blazers hanno chiuso la regular season con un record di 31-10 in casa. Anche se gli Spurs non saranno di certo spaventati, in quanto sono la miglior squadra in trasferta della Lega. Ma il rumore prodotto dai tifosi dell’Oregon potrebbe dare benzina a Lillard e compagni per giocare con la giusta cattiveria agonistica. Avranno bisogno di molto di più da LaMarcus Aldrdge, che finora ha tirato un misero 2/14 contro la difesa di Tiago Splitter (che già aveva costretto a tirare con il 30% Nowitzki nelle prime cinque gare del primo turno). E molto di più anche da Dame Lillard, che sta tirando solo il 40% nella serie.
Dovranno fare un lavoro migliore nel contestare i tiri aperti degli Spurs, che hanno segnato con il 52% in gara-2, e nel contempo cercare di prendere loro qualche tiro non contestato. Una statistica apparsa durante gara-2 faceva notare che durante la serie contro i Rockets soltanto il 49% dei tiri presi da Portland erano contestati. Questa percentuale è salita al 76% in gara-1 contro San Antonio, e 21 dei 25 tiri di Aldridge sono stati contestati dalla difesa. Vero che ha segnato comunque 32 punti, ma l’attacco non ha sicuramente girato a pieno ritmo perché il sistema offensivo di Portland è strutturato per prendere “open jumpers” costruiti attorno a Aldridge in post o in pick&roll con Lillard. La strada sembra essere tutta in salita per i Blazers, soprattutto perché San Antonio sembra avere tutte le risposte alle loro mosse.
Alberto Vairo (@albicoach)
NBA Playoffs – Tutto facile per Miami e San Antonio, 2-0 su Nets e Blazers
Portland Trail Blazers @ San Antonio Spurs 97-114
San Antonio fa un sol boccone di Portland: basta il primo tempo agli speroni del Texas per aver ragione del team di Terry Stotts. Dopo un primo tempo in equilibrio e qualche svarione di troppo per LaMarcus Aldridge (inutile dire che non se li potrebbe proprio permettere in una semifinale di Conference contro gli Spurs), il terzetto Diaw-Green-Belinelli affonda Portland sotto i propri colpi e porta San Antonio sul +18 a metà secondo quarto, 36-54. Portland, più che colpevole a in difesa, lascia giocare San Antonio come vuole e come meglio sa fare, e sul finire di primo tempo Tony Parker ammutolisce Lillard calando il carico da 90 e portando il parziale sul 51-70. Quasi impossibile risalire, ma Portland ci prova: nel terzo quarto Matthews si scatena, piazza un 10-2 che riporta Portland a -12, 69-81, ridando fiducia ai Blazers, che a cavallo tra terzo a quarto quarto fanno buon gioco, ritrovano Aldridge e si riportano addirittura a -8 (91-99). Diaw però blocca la strada a Portland con una tripla e l’ennesimo break degli Spurs, un 10-0 sigillato da due liberi del Beli, sempre più affidabile e concreto strumento nelle mani di Pop. Finisce 97-114 per gli Spurs, e il 2-0 comincia a pesare sulle spalle di Portland: la differenza in campo tra le due squadre è tangibile.
Prossimo appuntamento: domani sera a Portland.
San Antonio: Leonard (20 pts, 8/9, 4/4 da tre), Parker (16 pts, 10 ast), Ginobili (16 pts, 5 reb), Belinelli (13 punti, 2/3 da tre).
Portland: Batum (21 pts, 3/5 da tre, 9 reb), Lillard (19 pts, 5 reb, 5 ast), Aldridge (16 pts, 10 reb), Matthews (14 pts, 7 reb), Barton (13 pts).
Serie: San Antonio – Portland 2-0
Brooklyn Nets @ Miami Heat 82-94
Con un’ottima gara in difesa (10 palle recuperate e 7 stoppate contro le 5 e 3 dei Nets) Miami riesce a contrastare Brooklyn, trascinata dall’uomo di serata: Mirza Teletovic, che entra dalla panchina e piazza 6 triple su 9 nei suoi 26 minuti di gioco, tenendo il team di Jason Kidd a galla fino alla fine del terzo quarto. D-Will stavolta delude le aspettative, KG si ferma a 4 punti e allora tocca all’ala Bosniaca il compito di reggere contro i colpi di LBJ. Si arriva all’ultimo quarto col parziale di 67-69 per Miami: Wade decide allora di prendere in mano le redini del gioco e mette 8 punti di tasca sua, ma Brooklyn risponde ancora, questa volta con Thornton, riportandosi sul 77-79. Time out Miami, si torna in campo e arriva il break del ko: un 10-2 inaugurato dalle triple di Chalmers e Allen e concluso da James, che, nei due minuti finali, non dovrà far altro che gestire i ritrovati dieci punti di vantaggio. Termina 82-94 per gli Heat, che conquistano la loro ottava vittoria consecutiva ai Playoffs.
Prossima sfida: domani sera al Barclays Center di Brooklyn.
Miami: James (22 pts, 9/15), Bosh (18 pts), Wade (14 pts, 7 ast, 7 reb), Allen (13 pts, 8 reb), Chalmers (11 pts, 5 ast).
Brooklyn: Teletovic (20 pts, 6/9 da tre), Livingston (15 pts), Pierce (13 pts), Johnson (13 pts), Thornton (10 pts).
Serie: Miami – Brooklyn 2-0
@sanfi_fm
Trail Blazers @ Spurs 92-116: Popovich può sorridere, Belinelli è tornato e con un Parker così…
Gara-1 delle Semifinals tra San Antonio e Portland vede la netta vittoria degli Spurs contro i Trail Blazers, grazie ad una prestazione difensiva davvero super ed un Tony Parker caldissimo.
Per il playmaker francese un super prestazione da 33 punti, con 1-1 da tre punti, 13-24 da due: Parker stravince la sfida nella sfida con Damian Lillard, che si ferma a 17 con 1-5 nel primo quarto e 6-15 totale e 0-1 da tre. Quello che funziona finalmente negli Spurs è la panchina ma non solo: nel dominio texano grandissima attenzione difensiva da parte degli uomini di Popovich, che limitano finché possono Aldridge (32 punti, 12-25), Lillard e soprattutto Batum (3-12 e 1-5 da tre) contestando tutte le triple dei Blazers, uno dei marchi di fabbrica della franchigia dell’Oregon, facendoli chiudere con un terribile 4 su 16.
Dopo appena due quarti la gara è già in ghiaccio con i parziali di 16-29 e 23-36 prima dell’half time: soltanto 39 punti concessi in due quarti, contro gli addirittura 65 messi a referto. Come detto la panchina fa la differenza, con il solo Ginobili non irresistibile: 10 punti per Baynes, 10 per Mills, 19 per Belinelli, 6 per Diaw, 3 per Joseph e solo 2 per Manu. Popovich può essere tranquillo e rilassato (ma non troppo): i Blazers sembrano aver finito la benzina, e le rotazioni di Terry Stotts sembrano aver tolto freschezza al quintetto titolare, con il solo Aldridge davvero incisivo(32 punti), mentre Batum, Lillard, Robin Lopez, Matthews si fermano a 42 punti (soltanto 10 punti in più di LaMarcus in 4). Ci sarà da lavorare in quel di Portland ma il tempo scarseggia: dopodomani notte ancora a San Antonio ci sarà gara-2 con gli Spurs pronti a mettere subito a mettere la freccia e salutare gli avversari.
@MarkTarantino89
Plumlee stoppa gli Heat: 88-87 il finale in favore dei Nets, che volano sul 4-0 (video)
Nets @ Heat 88-87
Mason Plumlee stoppa King James a 2 secondi dal termine e porta la vittoria in casa Nets. In questa stagione, Jason Kidd è riuscito a battere i campioni in carica di coach Spoelstra per quattro volte su quattro: è vero, tre di queste sfide si sono risolte all’ultimo punto, ma ciò indica che i Nets hanno acquisito una buona tenuta mentale, oltre che fisica. Il punteggio resta in bilico per tutta la gara, il migliore di Brooklyn è Johnson con 19 punti, seguito da Thornton a quota 16, mentre gli Heat si affidano toitalmente a James, che fa 29 punti, con 9/13 al tiro.
https://www.youtube.com/watch?v=GCONpklwgng
@sanfi_fm






