Record: 44 – 38
Ci apprestiamo a vivere il terzo anno dell’era Brad Stevens a Boston, head-coach che ha sostituito Doc Rivers, colui che è stato artefice della cavalcata al banner #17 del 2008. Durante le prime due stagioni, coach Stevens si è trovato dapprima a gestire un roster privo di sogni, motivazioni e possibilità.
La prima stagione del giovane capo-allenatore infatti si conclude con il fallimento dell’obbiettivo playoff, ma con una scelta alta al Draft 2014 da sfruttare. Ecco allora che, nell’estate 2014, Danny Ainge ha fatto di necessità virtù e si è accaparrato Marcus Smart e James Young al Draft NBA.
Oltre a questi due innesti, la passata stagione è stata caratterizzata da alcune illustri cessioni, come quelle di Rajon Rondo e Jeff Green, che però hanno permesso al General Manager dei C’s di avviare un progetto di ricostruzione senza vincoli di contratti troppo lunghi od onerosi a roster. La stagione 2014-15, grazie anche ad alcuni innesti arrivati dai numerosi scambi effettuati prima delle deadline (su tutti Isaiah Thomas, sesto uomo di lusso e Jae Crowder, diventato ormai il re della second unit targata Brad Stevens), ha riportato la post season nella Beantown. Il giovane roster bianco-verde però non ha saputo reggere il confronto con i Cavaliers di LeBron, che hanno spazzato via l’inesperta compagine di Stevens per 4-0 al primo turno.
Si riparte da qui: il 4-0 contro Cleveland subito lo scorso anno dev’essere il trampolino di lancio per la stagione 2015-16, che vede un roster decisamente migliorato in alcuni aspetti e tra i più profondi della NBA.
MOVIMENTI DI MERCATO:
L’annata che ha visto più movimenti di mercato è stata certamente la scorsa, quando a Boston si è deciso di cedere due “pezzi da 90” come Rajon Rondo e Jeff Green, il primo a Dallas per Nelson, Wright, Crowder e scelte, il secondo a Memphis per una scelta. Durante il giorno della deadline di Febbraio, poi, Ainge ha aggiunto due tasselli fondamentali al roster dei C’s: Isaiah Thomas, arrivato dai Phoenix Suns per Marcus Thornton ed una second round pick, e Jae Crowder, arrivato ancora in inverno da Dallas che lo ha inserito nell’affare Rondo. Sempre nella giornata della deadline, poi, sono arrivati a Boston Jonas Jerebko e Gigi Datome in cambio di Tayshaun Prince.
Veniamo ora agli scambi più recenti: in estate si è assistito all’addio di Gigi Datome e Brandon Bass, entrambi molto rimpianti dal pubblico di Boston, che si erano già affezionati al primo nonostante il suo breve soggiorno a Boston e ancora adesso ringraziano il secondo per la professionalità offerta in una piazza così importante. Com’è normale, un’estate è fatta di addii, ma non solo: Danny Ainge si libera del contratto pesantissimo di Gerald Wallace inserendolo nella trade che ha portato David Lee a vestire i colori della franchigia del Trifoglio. Wallace infatti è stato girato ai Warriors insieme a Chris Babb, ed in cambio è arrivato il veterano ala forte David Lee, fresco di titolo NBA ad Oakland.
Dalla Free Agency, poi, Danny Ainge ha subito puntato forte sull’altro lungo Amir Johnson, ex Pistons e Raptors, che ha fatto vedere tante buone cose in difesa durante la sua carriera, durata sin qui ben 11 stagioni (a soli 28 anni). La società ed il ragazzo si sono così accordati in estate su un biennale parzialmente garantito per un totale di 24 milioni di dollari.
Capitolo Draft: in virtù dei numerosi scambi avviati dal 2012 in poi, durante il Draft 2015 i Celtics disponevano di 4 chiamate. Danny Ainge decide di scegliere 3 guardie ed un lungo, con lo stupore di molti. Il primo ad essere chiamato dai Celtics è Terry Rozier, PG ex Louisville dotato di una grande esplosività e facilità di attaccare il canestro. Alla chiamata numero 28 è la volta di Ronald Jordan Hunter, prodotto di Georgia State, tiratore mortifero e ottimo clutch shooter considerata la giovane età. La scelta di due guardie consecutive già faceva storcere il naso a molti tifosi. Alla chiamata numero 33, però, ecco Jordan Mickey, PF ex LSU con grandi doti di shot blocker.
QUINTETTO BASE:
Con un roster tanto profondo è quasi impossibile prevedere un quintetto base, anche se è possibile fare alcune considerazioni:
– Nello spot di PG il più indicato ad essere inserito nella starting lineup è Marcus Smart, al suo secondo anno nella lega, specialmente considerando che Isaiah Thomas rende di più da sesto uomo anche per questioni di taglia, e il rookie Rozier nonostante le buone uscite sinora dimostra di non essere da quintetto base.
– Nello spot di SG Avery Bradley si candida ad essere la sorpresa stagionale: nelle uscite viste sinora in preseason il numero zero ha limato molti aspetti del suo gioco. E’ l’anno della consacrazione tra i grandi? Presto lo scopriremo, intanto R.J. Hunter scalpita per aver minuti in uscita dalla panchina, e James Young retrocede senza sosta nelle rotazioni di coach Stevens.
– Lo spot di SF è forse il più incerto: il più indicato a partire in quintetto è sicuramente la “point forward” Evan Turner, ex Ohio State ed Indiana Pacers, probabilmente l’ala piccola più completa nel roster di Stevens. Dalla panchina saranno pronti a spartirsi i minuti che restano Jae Crowder e Jonas Jerebko, con il primo avvantaggiato sul secondo per cattiveria agonistica, carisma e indole difensiva.
– Nello spot di PF i due a giocarsi il posto da titolare saranno con ogni probabilità David Lee e Amir Johnson, che stanno già ben figurando in preseason e daranno da pensare a coach Stevens. Lee è un ottimo rimbalzista, gioca d’esperienza ma è forse il meno funzionale al gioco di Brad Stevens, che sta cercando a tutti i costi di “allargare il campo”. In questo senso potrebbe essere favorito Amir Johnson. Non è da escludere, tuttavia, una frontline piuttosto “bassa”, con David da 4 ed Amir a ricoprire lo spot di 5. Sullinger, complice anche la forma fisica non perfetta e l’atteggiamento non professionale, sta retrocedendo sempre di più nelle preferenze dell’head-coach.
– Nello spot di centro, invece, a meno di adattamenti a quintetti da small-ball, vedremo con ogni probabilità l’ex Cavs e UNC Tyler Zeller, unico vero 5 di ruolo nel roster di Brad Stevens. Nelle rotazioni dello spot di 5 entreranno sicuramente, come già detto, Amir Johnson e David Lee, con l’aggiunta del canadese Kelly Olynyk che può ricoprire entrambi i ruoli da lungo.
ASPETTATIVE STAGIONALI:
L’obbiettivo è quello di crescere ancora, sotto la guida di un head-coach che sin qui ha saputo far tesoro di ciò che questa lega gli ha insegnato e ha saputo motivare a dovere ogni singolo elemento del roster, adattando ognuno a compiti diversi in base alle necessità. Con una Eastern Conference visibilmente rinforzata, sarà difficile riconfermare quanto di buono si è visto durante la scorsa stagione, ma l’aspettativa è quella di riconfermare quantomeno la presenza nel tabellone dei Playoff, magari con la speranza di superare il primo turno.
Durante la scorsa stagione i C’s hanno concluso la stagione con un record di 40-42. Considerando i grossi problemi a gestire i finali di partita nei primi mesi della regular season 2014-15, e considerando i rinforzi arrivati durante l’estate, è lecito aspettarsi qualche vittoria in più e un record positivo, così da riacquistare un po’ di appeal anche verso i grandi giocatori di altre franchigie.
Nella peggiore delle ipotesi, con una Eastern Conference così rinforzata, se non si lotta in ogni singolo minuto di ogni singola partita e su ogni singolo pallone si rischia di rimanere fuori dalla lotta playoff, che in questa stagione sarà dura più che mai. Nell’ipotesi migliore, il roster profondo dei Celtics permette numerose soluzioni tali da portare la franchigia in post-season, e se si passasse il primo turno a quel punto il sogno delle Conference Finals (per le stagioni successive) comincerebbe a prender forma.
L’UOMO CHIAVE:
Sarò ripetitivo, ma l’uomo chiave di questi Boston Celtics targati Brad Stevens è Avery Bradley. La guardia ex Ohio State, nel corso della sua permanenza tra i professionisti sino a questo momento, ha evoluto il suo gioco partendo dall’essere un difensore terrificante a diventare un giocatore completo sotto ogni aspetto del gioco.
Il tiro da 3, il tiro dal mid-range e il taglio backdoor sono diventati ormai pane quotidiano per Avery, che in difesa continua a seminare il panico tra gli avversari. Il ragazzo è migliorato molto anche a rimbalzo, ha aumentato la sua media-assist ed ha più volte dimostrato di essere il primo a caricarsi la squadra sulle spalle quando qualcosa non va. Mancherebbe qualche viaggio in lunetta in più, ma a 25 anni, per Avery, questa potrebbe essere la stagione della consacrazione tra i grandi nel suo ruolo. Del resto se si sono raggiunti i playoff durante la scorsa stagione, per la gran parte è merito delle sue giocate su entrambi i lati del campo.
Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)














