I Boston Celtics si accingono ad affrontare la stagione 2015-16 sull’onda dell’entusiasmo che ha visto un roster piuttosto modesto guidato dal genio di Brad Stevens in panchina centrare l’obbiettivo playoff durante la passata stagione.
Durante l’offseason, i movimenti nella beantown sono stati pochi ma non del tutto scontati: il Draft ha portato ulteriore profondità nel reparto guardie, con l’aggiunta di Terry Rozier (PG in uscita da Louisville) e R.J. Hunter (guardia ex Georgia State), oltre ad aver regalato a Danny Ainge un ottimo innesto difensivo nel reparto lunghi, Jordan Mickey.
I movimenti riguardanti la Free Agency e gli scambi, dunque, alla luce della profondità portata dal Draft 2015 nel reparto guardie, si sono concentrati unicamente nel reparto lunghi: Ainge ha fatto tutto ciò che era in suo potere, scaricando il contratto pesante di Gerald Wallace, recentemente tagliato dai Philadelphia 76ers, e firmando Amir Johnson a 24 milioni spalmati su due anni di contratto al termine dei quali il giocatore sarà unrestricted free agent. L’altro tassello aggiunto al roster dei biancoverdi da Ainge risponde al nome di David Lee, PF ex Warriors che ha un estremo bisogno di ritrovare fiducia e minuti per tornare sui livelli da All-Star ai quali eravamo abituati. L’ultima mossa degna di nota del GM dei Boston Celtics è la scommessa a basso costo chiamata Perry Jones III, giovane ala ex Thunder dalle grandi potenzialità ancora però inespresse sul campo.

Amir Johnson, neo acquisto dei Boston Celtics tramite Free Agency, ritratto con la casacca dei Toronto Raptors
Considerando ora il roster dei Boston Celtics, è lecito porre l’attenzione su alcune considerazioni fondamentali:
1. La profondità del reparto guardie (attualmente a roster Rozier, Smart, Thomas, Bradley, Hunter e Young) è tale da stimolare tutti i giocatori a guadagnarsi minuti sul parquet dando il meglio di se;
2. L’aggiunta di Amir Johnson, David Lee e Perry Jones III nello spot di PF aprono nuovi scenari, rimescolando le carte e mettendo in discussione la partenza in quintetto sia di Sullinger (non nuovo ad essere soggetto a problemi di peso) sia del canadese Kelly Olynyk;
3. La sovrabbondanza di giocatori in quasi tutti i ruoli dovrebbe motivare al massimo ogni singolo elemento del roster biancoverde, infatti ogni giocatore sarà costretto a dimostrare il meglio di se sul campo per guadagnarsi quanti più minuti possibili sul parquet.
In particolare, come riporta anche Ian Thomsen di NBA.com, a Boston tutti si aspettano un grande apporto in termini di leadership da parte di David Lee e Amir Johnson, che si sono detti entrambi soddisfatti del loro approdo alla corte di Brad Stevens. David Lee, veterano trentaduenne che ha un solo anno di contratto al termine del quale sarà Free Agent, è un ottimo rimbalzista ed un passatore più che buono e dovrà dimostrare di essere ancora sui livelli di qualche stagione addietro qualora volesse strappare un altro contratto oneroso, mentre Amir Johnson potrà tornare ancora più utile all’head-coach dei C’s alla luce della sua versatilità, soprattutto in fase difensiva. Entrambi i giocatori hanno dato tanto in contesti da playoff, hanno dimostrato in passato di avere un’etica del lavoro ineccepibile.
Leadership e esperienza dunque, ma non solo: l’obbiettivo dei Boston Celtics è duplice, in primis vi è la necessità di far crescere i propri giovani rendendoli appetibili anche sul mercato, in secondo luogo vi è la volontà di migliorare quanto fatto durante la scorsa stagione, culminata con l’eliminazione al primo turno dei playoff ad opera dei Cleveland Cavaliers di LeBron James (serie chiusa 4-0 in favore di LeBron e compagni). La speranza è quella che lavorando sodo e costruendo un contesto ed un progetto solidi e sviluppando le capacità dei propri assets si arrivi a poter imbastire un trade che porti un nome di lusso a Boston, così da riportare la franchigia più titolata della lega nelle posizioni che gli competono, soprattutto in una Eastern Conference nella quale si centra la post season con un record negativo.
Per NbaPassion.com,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)


