Quando Brad Stevens nel 2013 viene chiamato alla guida dei Boston Celtics, dopo i dodici passati ai Butler Bulldogs (dapprima come vice e poi dal 2007 come head coach), eredita una squadra da tempo lontana parente di quella gloriosa che nel 2008 si era aggiudicata il titolo in una bellissima serie di finals finita 4-2 contro i Los Angeles Lakers. Nel 2010 i “Kobe’s boys” si vendicarono riprendendosi il titolo vincendo 4-3 la serie e ponendo la parola fine sul ciclo di Doc Rivers, durato nove anni ma di gran lunga meno vincente delle aspettative; il titolo del 2008 infatti, resterà l’unico di Rivers e l’ultimo dei Celtics.
Nel 2013 il General Manager Danny Ainge sceglie proprio il ragazzo dagli occhi di ghiaccio, uno dei più talentuosi coach della NCAA (e, a parer nostro, uno dei migliori allenatori attualmente in NBA) come capo allenatore per il nuovo corso di Boston.

Brad Stevens
Sebbene il roster del 2013 non fosse costruito per conquistare il titolo ed i Celtics avessero appena cominciato un nuovo ciclo, Brad Stevens poteva contare ugualmente su talenti puri come Rajon Rondo, Jeff Green, Avery Bradley. Quell’estate arrivarono anche Tyler Zeller (via trade dai Cavs) e Marcus Smart tra i rookie.
Al primo anno in NBA di Brad Stevens porta i Celtics ad un quarto posto nella division dietro Toronto Raptors, Brooklyn Nets, N.Y. Knicks, con 25 vittorie e 57 sconfitte ed una media di vittorie inferiore al 31%. Tuttavia la squadra non si qualifica per i play off ma dimostra di avere i requisiti per tornare grande nel giro di quattro o cinque anni e di avere un grandissimo tesoro su cui contare: il proprio allenatore. I play-off verranno raggiunti in tutti e due gli anni successivi ma vedranno i Celtics eliminati sempre al primo turno.

