
Il ruolo di Delon Wright sta diventando sempre più importante, e non è detto che non continui a trovare tanti minuti nelle rotazioni anche dopo il rientro di Kyle Lowry
La Regular Season Nba è agli sgoccioli, e i Toronto Raptors sono attualmente invischiati nella bagarre che caratterizza le prime posizioni della Eastern Conference.
La quarta partecipazione consecutiva alla postseason è stata matematicamente raggiunta da qualche partita, ma in realtà non è mai stata in discussione da inizio stagione, anche quando i canadesi hanno dovuto attraversare l’inattesa crisi di risultati pre-AllStar Game. Quel periodo negativo ha tolto ogni possibilità ai Raptors di replicare le 56 W del 2015/16, e ha sostanzialmente permesso ai Boston Celtics di prendere un vantaggio decisivo nella corsa alla Atlantic Division. In fin dei conti, il prezzo da pagare è minimo, visto che tutte le energie sono state profuse in vista dei playoffs, con Toronto che sembra essere sulla strada giusta per affrontarli come meglio non potrebbe. Questo perché le acquisizioni di Serge Ibaka e PJ Tucker hanno radicalmente cambiato il corso degli eventi: dal loro arrivo il record è 14-6, con la significativa accelerata delle ultime 2 settimane, che ha portato in dote 8 vittorie su 9 incontri. Tutto ciò assume ancora più valore considerando l’infortunio al polso che sta ancora costringendo Kyle Lowry ai box, e che sicuramente impedirà al numero 7 di rientrare ai playoffs al meglio della forma. La bravura di coach Dwane Casey e del suo staff è stata quella di voltare immediatamente pagina e reagire alla situazione avversa, evitando che questo inconveniente potesse avere il peso di una spada di Damocle sulle ambizioni della squadra. Così si spiega la mai così spiccata propensione di DeMar DeRozan nel cercare i compagni (9 delle ultime 20 partite con almeno 5 assist; nelle prime 50 questa evenienza si era verificata in sole 16 occasioni); o l’efficienza al tiro sempre maggiore (dal 54% al 61%) di Jonas Valanciunas a discapito delle medie totali; o il notevole impatto di Delon Wright (7 partite in doppia cifra su 22); o anche il discreto contributo di Jakob Poeltl dalla panchina (5 punti + 4,3 rimbalzi nelle ultime 10). Questi piccoli ma significativi aggiustamenti hanno reso molto più agevole l’ambientamento di Ibaka (15.2+6.6 in 31‘ di utilizzo), lungo bidimensionale (43% da oltre l’arco) che mancava terribilmente al roster.
Archiviata virtualmente la questione Atlantic Division (3 partite da recuperare ai Celtics con sole 5 ancora da giocare), i Raptors hanno comunque l’obbligo di mantenere alta la tensione cercando di tenersi i Wizards alle spalle. Non c’è molto spazio per sperare che i Cavaliers si riprendano il 1° posto della Conference evitando di finire nella stessa parte di tabellone, o comunque per fare calcoli su ogni possibile avversario del 1° turno: il calendario di Toronto prevede incroci complicatissimi, con Pacers, Pistons e Heat in rapida successione, tutte ancora in lotta per l’ottava piazza, e col gran finale a Cleveland che potrebbe ancora essere decisivo per un miglior piazzamento nella griglia playoff.
Una piccola ma significativa anteprima in vista della tanto agognata seconda metà di aprile.






