Home NBA, National Basketball AssociationNBA Passion AppWe The North #7: Con lo sguardo aperto nel futuro

We The North #7: Con lo sguardo aperto nel futuro

di Paolo Sinacore
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La passione dimostrata dai tifosi dei Raptors è un solido punto di partenza in vista delle prossime stagioni.

È passata poco più di una settimana dal saluto agrodolce dei Raptors alla storica stagione appena vissuta. Un’uscita di scena fragorosa (113-87  per Cleveland il finale di gara 6) davanti al pubblico dell’Air Canada Centre, che a fine partita ha comunque reso omaggio alla propria squadra con cori d’affetto che hanno scomodato nientepopodimeno che LeBron James (Il Re ha dichiarato: “Non ho mai assistito a nulla del genere in 13 anni di carriera”).
L’equilibrio fra l’indiscusso ottimismo derivante da una serie di risultati mai raggiunti, e il necessario realismo dinnanzi all’evidenza del gap ancora abissale con i Cavs (28,5 punti lo scarto medio nelle 4 sconfitte contro Cleveland), sarà la chiave per approcciare al meglio questa offseason strategicamente fondamentale che attende la Nba.
Con il vertiginoso aumento del salary cap nei prossimi anni, i contratti che i free agent di spicco riusciranno a strappare non avranno precedenti. E in questa cerchia ci entra di diritto DeMar DeRozan, appena uscito da un playoff fatto di tanti bassi, ma di alti considerevoli (23 punti di media col 50% nella serie contro i Cavs), che gli permetteranno di attirare le attenzioni di tante franchigie nel momento della verità.
Chi invece ha sfruttato il corso degli eventi per mettersi in luce in questa postseason è Bismack Biyombo, riserva di Valanciunas in Regular Season, e titolare per buona parte di semifinali e finali a seguito dell’infortunio del lituano. Il congolese, che già aveva favorevolmente impressionato quando era stato chiamato in causa nel corso dell’anno, è balzato agli onori delle cronache cestistiche con prestazioni dominanti che hanno trascinato Toronto fino al 2-2 contro i Cavaliers, climax sportivo nella storia dei canadesi. I limiti tecnici dell’africano, ancora praticamente inoffensivo a più di 2 mt dal ferro, non rappresentano un handicap eccessivo se rapportati alla giovane età (24 anni ad agosto), alla relativa notevole esperienza (5° anno in Nba), e al fatto che la Lega è oramai terra di conquista per gli ‘specialisti’, sia che si tratti di tiratori da 3, di rimbalzisti, o di stoppatori. La funzionalità di un giocatore all’interno di un sistema assume un’importanza maggiore rispetto al suo reale valore tecnico. Ed è per questo che cifre esorbitanti sono state accostate all’attuale numero 8 dei Raptors.
La realtà è che però il management di Toronto ha il logico interesse a mantenere intatto questo nucleo che tanto bene ha fatto nelle ultime 3 stagioni. Si è partiti col rinnovo triennale di coach Dwane Casey, costantemente sotto le critiche degli addetti ai lavori per uno stile di gioco che evidentemente lascia poco spazio all’immaginazione, ma che ha altresì fruttato risultati senza precedenti per la franchigia.
DeRozan e Biyombo, per rimanere in tema, hanno già espresso la volontà di trovare un accordo con i Raptors, anche a fronte di eventuali sconti sull’ingaggio rispetto alle offerte che arriveranno dalle altre squadre interessante. Un segnale forte di appartenenza, così come quello di Kyle Lowry, che ha scritto una lettera in segno di riconoscenza verso i propri tifosi dopo gli splendidi playoffs vissuti da protagonisti.
Il gruppo è saldo, e sarebbe davvero un peccato intaccare certi meccanismi ormai consolidati. Vero è che se un GM come Ujiri fiutasse la possibilità di migliorare il roster, non si farebbe di certo tanti scrupoli.
Perché la vetta della Eastern Conference è ancora lontana, ma in fin dei conti non è mai stata così vicina.

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