We The North #2: ISOliti noti

di Paolo Sinacore

Il pessimo gioco di parole del titolo forse ci sta tutto, perchè qualcuno ha elevato la tanto bistrattata pratica dell’isolamento ad arte. E a farlo è stato uno dei backcourt più apprezzati della lega, la coppia Kyle LowryDeMar DeRozan.
Dalla celeberrima (e tanto apprezzata, in quel di Toronto) trade che portò Rudy Gay a Sacramento, i Raptors sono diventati in breve tempo una squadra di alto livello ad est grazie soprattutto al ruolo centrale assunto dai 2 esterni titolari. Coach Dwayne Casey ha lasciato che il loro estro prendesse il sopravvento, e a posteriori è stata una scelta corretta: la squadra inizia e finisce con le loro giocate, spesso risolutive.
A stuzzicare la fantasia è in particolar modo l’abbacinante efficacia nel gioco 1vs1 che Lowry e – soprattutto – DeRozan sono riusciti a sviluppare nel corso degli anni. Una situazione di gioco spesso ostracizzata, e logicamente utilizzata da gran parte dei coach come esempio negativo da evitare nel tentativo di raggiungere una migliore armonia di squadra. D’altronde qualunque appassionato di basket preferirebbe godersi un po’ della vorticosa circolazione di palla di San Antonio o Golden State, franchigie che comunque – è bene ricordare – hanno costruito i loro successi passati anche sulle straordinarie abilità nell’1vs1 di alcuni loro interpreti (Tony Parker e Manu Ginobili in Texas, Klay Thompson e Stephen Curry in California).

Analizzando il playmaker ex Villanova, si nota come solo il 18% dei suoi canestri da 2 (e il 68% di quelli da 3) siano assistiti. Questo vuol dire che più di 8 conclusioni vincenti su 10 da dentro l’arco dei 7.25 m sono frutto di giocate in penetrazione o in palleggio arresto e tiro.
Il numero 10 è invece al career low per quanto riguarda la percentuale di canestri segnati su assist dei compagni (26% contro il 42% della scorsa stagione), e comunque – esattamente come il fedele amico e compagno di reparto – riesce a mantenere un’efficacia insospettabile: entrambi si trovano nella top 10 (Lowry 5° e DeRozan 10°) per quanto concerne l’Offensive Win Shares, che rappresenta una stima delle vittorie conseguite da una squadra X grazie al contributo offensivo di un singolo giocatore (questa statistica prescinde dai differenti risultati di squadra, e infatti Danilo Gallinari, pur facendo parte di un team dal record perdente, è 13° assoluto).
Ne deduciamo che i Raptors, stando così le cose, beneficiano in maniera evidente della libertà concessa ai due go to guy. Giocatori dalla mano potenzialmente calda come Jonas Valanciunas, Luis Scola, Cory Joseph o Terrence Ross restano spesso in disparte durante un’azione offensiva, ma non per questo non contribuiscono alla causa, allargando il campo e fornendo numerose linee di passaggio a Lowry e DeRozan. Sta poi a questi ultimi sfruttare al meglio l’incertezza della difesa avversaria davanti a queste situazioni, guadagnando ad esempio vagonate di tiri liberi (15 a partita il totale per entrambi) convertiti con percentuali altissime (84% circa), e distribuendo una più che discreta quantità (10,4) di assist.

Tutte queste cifre positive, unite ai miglioramenti mostrati nelle ultime 3 regular season, rischiano però di finire nel dimenticatoio di fronte a un’eventuale altra debacle ai playoffs. E’ proprio in questa occasione che le due stelle dei Raptors dovranno dimostrare come un’idea di attacco solitamente controproducente possa diventare un’arma in più anche quando il gioco si fa duro.

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