Con le Minnesota Lynx in lotta e padrone del proprio destino per la corsa ai playoffs WNBA, c’è ancora una speranza che l’ultima stagione in carriera di Sylvia Fowles possa chiudersi alla post-season.
Fowles si ritirerà come Sue Bird al termine della stagione 2022, dopo 15 anni e due titoli WNBA, due premi di WNBA Finals MVP e un MVP stagionale, nel 2017, e ben 4 medaglie d’oro olimpiche tra 2008 e 2020 con Team USA. Sylvia Fowles incrocerà proprio Sue Bird nella sua ultima partita – salvo sorprese dai playoffs – in casa a Minnesota, e le Lynx hanno preparato per la loro star un cerimoniale ricco di ospiti e tributi, per una delle più grandi giocatrici di sempre.
E anche una delle meno note, nonostante i premi e i risultati sia di squadra che individuali.
Fowles ha raccontato al NY Times di quanto a volte, la differenza di notorietà con Sue Bird, una delle atlete più celebrate in America, abbia pesato. “Col tempo ho imparato a riservarmi dello spazio per me, per non preoccuparmi di questo. Però si, negli anni è stato frustrante a volte fare sempre tutto nel modo giusto, essere così continua e avere sempre così poco credito e riconoscimento” del grande pubblico.
Sylvia Fowles ha già il suo posto virtuale nella Hall of Fame del basket e sarà ricordata forse come il miglior centro WNBA di sempre, nella lega delle Lisa Leslie, Candace Parker e Brittney Griner. Per lei però, come racconta, la lotta per guadagnarsi visibilità è sempre stata in salita: “Si pensa sempre che se si faranno le cose nel modo giusto, prima o poi ci si farà notare. Ma per diverse ragioni non è successo. Perché devo sempre fare il doppio della fatica delle altre solo per farmi vedere?“.
Al Times, da veterana, Fowles ha dichiarato che parte del problema risiede nell’ancora poca capacità della WNBA “di promuovere una lega in cui l’80% delle atlete sono giovani donne nere. E occorre capire come promuoverle e sostenerle nel modo corretto, cosa che non sempre accade. Io ho sempre e solo cercato di essere una leader e di prendere posizione in ciò in cui credo, e di parlarne“.
In carriera, Sylvia Fowles è stata una vera giramondo anche per gli standard WNBA. Russia, Cina, Turchia alcune delle tappe lontano dagli USA per giocare durante la off-season. E nella “sua” lega, le giocatrici che negli anni hanno giocato con e contro di lei ne parlano come di una figura materna, “Mama Syl'”, Sylvia è sempre stata una delle atlete più impegnate nel sociale, sin dal 2010 con la fondazione Sylvia Fowles Family Fund, dedicata all’infanzia, e col supporto alla Citizens United for Research in Epilepsy.
Le Lynx (14-20) sono al momento settime in classifica, ma con lo stesso record di Dream, Liberty e Mercury e non potranno permettersi passi falsi. Oltre a essere l’ultima partita a Minneapolis in carriera, quella contro le Storm di venerdì notte rischia di essere la partita “make it or break it” per Sylvia Fowles, un’altra sfida per una giocatrice che di sfide nella sua storia ne ha perse davvero poche.
Compresa quella di diventare, una volta appese le scarpe da basket al chiodo, una professionista nel campo delle pompe funebri, una passione quella per le cerimonie funebri e il loro significato sociale che Sylvia Fowles ha raccontato di aver sviluppato sin da bambina. E che diventerà la professione di una delle atlete USA più orgogliose e integre della sua generazione.

