Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiOklahoma City Thunder, spera per il meglio ma preparati al peggio

Oklahoma City Thunder, spera per il meglio ma preparati al peggio

di Daniele Guadagno
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La regular season sta per volgere al termine ed è quindi tempo di riflessioni in casa Oklahoma City Thunder. L’esperimento dei Big-Three (Carmelo Anthony, Paul George e Russell Westbrook) non ha riportato finora i risultati sperati: il loro attuale record è il perfetto specchio di una squadra dalle indiscutibili capacità tecniche, ma anche dagli evidenti problemi di continuità.

Oklahoma City Thunder: scivoloni inaspettati e vittorie convincenti

Molto spesso Oklahoma è inaspettatamente scivolata contro squadre di basso livello (le sconfitte contro Lakers, Nets e Kings gridano ancora vendetta), vanificando le grandi prestazioni contro i “top team” della NBA. I Thunder hanno un record di 5-2 contro le tre migliori squadre della lega e sono l’unica franchigia ad aver rifilato più di venti punti ai Golden State Warriors.

Pochi sono riusciti a rifilare 63 punti in un tempo ai Warriors

Per mesi si è parlato di OKC come la vera nemesi dei Warriors, sia sul piano offensivo ma soprattutto difensivo con la possibilità di cambiare su qualsiasi blocco, di essere aggressivi, atletici ed efficaci contro la death line-up. Proprio per questo motivo potrebbe rappresentare il pericolo più grande per i campioni in carica durante i play-off. Potrebbe, appunto, perché come detto in precedenza, durante la stagione sono emerse molte lacune che ne hanno minato la continuità, a cominciare da una tenuta mentale non proprio solidissima che troppe volte le è costata cara. L’ultima sconfitta contro Boston ne è un esempio emblematico: a 8 secondi dalla fine Melo fa 0/2 ai liberi sul risultato di 99-97 per OKC. Nell’azione decisiva i Celtics girano la palla, la difesa dei Thunder è in ritardo, Marcus Morris riceve da tre, pessimo close-out di George che abbocca alla finta e tripla della vittoria a bersaglio. Questione di mentalità certo, ma anche di difesa, vero tallone d’Achille di questa squadra. A peggiorare la situazione ci ha pensato l’infortunio di André Roberson che ha privato Billy Donovan del suo specialista difensivo. Non a caso da febbraio il defense rating dei Thunder è passato da 96.6 a ben 104.4 punti subiti su 100 possessi. Nemmeno il neo acquisto Corey Brewer, pur dimostrandosi un degno sostituto, è riuscito a colmare appieno questa lacuna.

Oklahoma City Thunder, panchina all’altezza?

In genere nel basket odierno si tende a dare molta importanza alle All-Star dimenticando il prezioso contributo della panchina. Nessuna squadra NBA ha mai vinto un titolo senza l’apporto di validi comprimari (Gli stessi Warriors si sono laureati campioni nel 2015 anche grazie ad André Igoudala, nominato MVP delle Finals). La second unit di Oklahoma è una delle peggiori di tutta la lega nell’ambito offensivo. I vari Raymond Felton, Patrick Patterson e Jerami Grant producono in media 27 punti a partita, praticamente la stessa media stagionale di Westbrook. Una piccola statistica che però riassume il vero problema di Oklahoma, ovvero l’assoluta dipendenza in attacco dal trio Westbrook-Anthony-George. Basta una partita storta di almeno uno dei suoi Big-Three per complicare la gara. Incentrare il fulcro del gioco sull’isolamento offensivo in alcune partite come quelle contro i Warriors può risultare un’arma vincente ma in realtà rappresenta quasi sempre un pericoloso limite, soprattutto per una contender.

L’isolamento in post, una delle soluzioni predilette da Westbrook

Le chance di titolo al momento non sono molto incoraggianti. L’unica speranza per ambiente e i tifosi è che Oklahoma sviluppi un gioco corale o quantomeno che le sue principali bocche di fuoco tengano buone percentuali durante i play-off. I campionati non si vincono a forza di isolamenti, lo sanno anche loro, e senza una buona difesa il loro strapotere offensivo potrebbe non bastare contro Golden State.

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