Thunder, Paul George si opera alla spalla, salterà il prossimo training camp

Oklahoma City Thunder, Paul George si è sottoposto ad un intervento chirurgico alla spalla destra, necessario a riparare una lesione tendinea parziale.

A riportare la notizia Adrian Wojnarowksi e Royce Young di ESPN, Paul George salterà con ogni probabilità l’inizio del training camp di ottobre di preparazione alla stagione NBA 2019\20.

Svelato dunque il “mistero” attorno alla spalla di George, infortunio che ha tormentato il giocatore sin dallo scorso febbraio, dopo 3 mesi di regular season giocati a livello di MVP. Gli Oklahoma City Thunder hanno concluso la stagione al sesto posto nella Western Conference e sono stati eliminati per 4-1 dai Portland Trail Blazers di Damian Lillard al primo turno di playoffs.

Assieme a George è finito sotto i ferri per un intervento minore anche Russell Westbrook, a causa di un problema ad un dito della mano sinistra. I Thunder attenderanno l‘inizio della prossima pre-season per stabilire una tabella di marcia esatta per i tempi di recupero di Paul George. Tempi più ridotti invece per Westbrook.

L’infortunio di Russell Westbrook risale allo scorso marzo ma non era stato reso noto alla stampa ed al pubblico prima d’oggi. La star dei Thunder si è inoltre sottoposta ad un intervento di routine al ginocchio destro, già operato lo scorso ottobre, e Westbrook sarà completamente recuperato per il periodo estivo e la preparazione atletica.

L’infortunio di George risale invece allo scorso 26 di febbraio, in occasione di una partita contro i Denver Nuggets. Già all’epoca fu presa in considerazione l’opzione di un’operazione, ma il giocatore e lo staff medico dei Thunder decisero di rimandare in virtù del basso rischio di peggiorare l’infortunio.

L’infortunio è solo arrivato al momento sbagliato” Così George durante la conferenza stampa di fine stagione di due settimane fa “La squadra girava alla perfezione, io stavo giocando bene (…) non ho mai voluto prendere la scusa della spalla, ma l’infortunio si è fatto sentire ogni giorno di più. E’ vero che gli infortuni fanno parte del gioco, lo staff mi ha sempre assicurato che non avrei subito ulteriori danni giocandoci sopra, e così è stato, quindi ho tenuto duro. Recuperò al 100%“.

 

Sam Presti su Russell Westbrook, “Un paio di mesi non possono oscurare 11 anni”

Nel corso della stessa intervista in cui ha di fatto confermato la permanenza di coach Billy Donovan sulla panchina dei Thunder; Sam Presti, GM della franchigia dell’Oklahoma, ha concesso alcune dichiarazioni riguardo Russell Westbrook.

Non è perfetto, nessuno di noi lo è, ma non lascerò che 11 anni della sua carriera, in cui ha portato molto a questa franchigia, siano messi in secondo piano a causa di un paio di mesi piuttosto difficili. Avremo ovviamente però delle discussioni, come leader della squadra. Preferiremmo che gestisse alcune cose in modo differente. Ne abbiamo parlato, e lui ha già fatto qualche miglioramento a riguardo, e penso che questo sia un grande segnale di crescita.

Il n°0 è stato frequentemente oggetto di discussione durante la stagione, in particolar modo in seguito all’eliminazione dei Thunder al primo turno dei playoffs, a causa della sconfitta nella serie contro i Portland Trail Blazers di Damian Lillard.

Sam Presti su Alex Abrines, “Spero che possa tornare”

Dopo aver parlato della star dei Thunder, Sam Presti ha anche rilasciato dichiarazioni su quella che invece potrebbe essere la prossima “breakout star” di Oklahoma, ovvero Alex Abrines.

A causa di vari infortuni e problemi personali, il venticinquenne ha disputato solo 31 partite in stagione, costringendo la dirigenza a tagliarlo dal roster.

Il vuoto lasciato dallo spagnolo si è particolarmente sentito col passare delle settimane, e Presti si è ritenuto responsabile di non avere agito nel migliore dei modi per riempire lo slot liberatosi dopo il suo addio. Ha inoltre rivelato di aver pensato a Wesley Matthews come possibile sostituto di Abrines, prima che decidesse di firmare con gli Indiana Pacers.

“Una volta che Wes Matthews è andato ad Indiana”, ha detto Presti, “non c’erano molte altre opzioni disponibili, e questo ci ha messo sotto pressione, e non si vorrebbe mai essere in questa posizione”.

Il crollo di Russell Westbrook, da dove deve ripartire la star dei Thunder?

lillard-vs-westbrook

Il 29% netto in stagione al tiro da tre punti è il peggior dato in carriera per Russell Westbrook dalla campagna 2009\10.

All’epoca, il giovane Russell si era appena guadagnato il posto di point guard titolare degli altrettanto giovani Oklahoma City Thunder di Kevin Durant, James Harden, Serge Ibaka, Jeff Green, Nenad Kristic e Thabo Sefolosha.

In una sola stagione, Westbrook sarebbe passato dal 22.1% al tiro da tre punti del 2009\10 (su 104 tentativi), al 33% della stagione successiva –  sul medesimo campione di tentativi – per poi sostanzialmente triplicare la quantità di tiri (300) e canestri (97) appena due stagioni più tardi (32.3%), nel 2012\13.

La stagione di grazia 2016\17, quella del premio di MVP, della prima tripla doppia di media dai tempi di Oscar Robertson, quella successiva all’addio di Kevin Durant e quella del fallimento dell’esperimento Victor Oladipo-Domantas Sabonis, sarebbe diventata l’apice (fin qui) della carriera da “fromboliere” di Russell Westbrook, che in 81 partite infilò il 34.3% dei suoi 583 tentativi da tre punti complessivi (7.1 tentativi a partita).

Le ultime due stagioni hanno visto un passo indietro evidente nelle percentuali e nell’efficacia al tiro della star dei Thunder. Passo indietro riscontrabile “a braccio” nel semplice calo di numero di tentativi ed annesse realizzazioni da dietro l’arco dei tre punti, così come da due punti, nonché ai tiri liberi, e da un dato specifico, che inchioda il peggioramento evidente di Russell Westbrook in una delle situazioni offensive storicamente a lui più congeniali.

Durante la stagione 2018\19, Russell Westbrook ha segnato solamente il 32% dei tiri in sospensione presi dal prediletto “gomito”, lo spigolo – destro e sinistro – che delimita l’area dei tre secondi difensivi.

Come riportato da Zach Lowe di ESPN, in questa stagione Westbrook si è piazzato al 104esimo posto nella classifica di percentuale di tiro su giocatori da almeno tre “jumper” dalla media distanza a partita.

104esimo su 104 giocatori eleggibili, ovvero ultimo.

Le cinque partite della serie contro i Portland Trail Blazers hanno confermato il trend negativo: Westbrook non è andato oltre il 36% al tiro, impilando 4.6 palle perse a partita e non riuscendo mai ad incidere in difesa, dopo la buona prova di squadra di gara 1 (la peggiore per l’avversario diretto Damian Lillard, costretto a faticare oltremodo per liberarsi dalle braccia protese e dalla difesa sui pick and roll estesa dei difensori dei Thunder).

La chimica, l’intesa di squadra e tra le due star dei Thunder Westbrook e Paul George è stata per almeno due terzi della stagione di OKC il leit motiv ad Oklahoma City. I tre mesi da MVP di George hanno mascherato i problemi offensivi della squadra, e la tendenza degli uomini di coach Billy Donovan a sprofondare nei minuti giocati con l’ex star degli Indiana Pacers in panchina.

Gli Oklahoma City Thunder hanno totalizzato in stagione un -96 di plus\minus nei 648 minuti giocati con Russell Westbrook ma senza Paul George in campo, segnando al contrario un +106 con il solo Paul George in campo, senza Westbrook.

Le 5 gare di playoffs non hanno fatto eccezione: +13 di plus\minus in 39 minuti di “solo” George, -33 nei 32 minuti di “solo” Westbrook.

Russell Westbrook ha iniziato la stagione ai box dopo un’operazione di pulizia del ginocchio destro, la quarta negli ultimi sei anni. Le 73 partite giocate in stagione sono il dato minore dalla stagione 2014\15 (67), ed il prodotto di UCLA compirà 31 anni il prossimo 12 novembre.

Il contratto di Russell Westbrook prevede ancora 4 anni e 170 milioni di dollari complessivi (player option da 46 milioni di dollari sulla stagione 2022\23, l’ultima). Un contratto oneroso quanto quello del coetaneo Stephen Curry, e di John Wall degli Washington Wizards.

La coppia George-Westbrook, trainata dalla grandissima stagione disputata dall’ex Pacers, ha dimostrato di poter portare da sola ai playoffs della Western Conference una squadra con giocatori solidi (Steven Adams, Jerami Grant, Dennis Schroeder) ma incredibilmente priva di tiratori affidabili (3 su 27 al tiro da tre punti dei compagni serviti da Westbrook in gara 1 e 2 della serie), soprattutto dopo la scomparsa cestistica dello spagnolo Alex Abrines.

Westbrook ha dimostrato in questa stagione un’ammirevole “deferenza” verso Paul George, investendolo pubblicamente della guida tecnica e mentale della squadra, salvo poi cedere ai propri istinti selvaggi nei momenti finali della stagione (l’eccesso di trash talking nei confronti di Lillard ne è una prova).

E’ possibile, per una superstar NBA orgogliosa sino alla punta dei capelli, fermarsi, riflettere, capire di non poter essere più (gli anni passano per tutti) quella irruente forza della natura in grado di rendere – nelle parole di Royce Young di ESPN – normale, quasi scontata una stagione ad una tripla doppia di media?

Le dichiarazioni del giorno dopo di Westbrook (“Io so cosa sono capace di fare, e di farlo ogni notte a un livello molto alto, e nessuno sa fare quello che so fare io“) sono probabilmente da ascrivere alla categoria “orgoglio ferito”, e pertanto comprensibili.

La star dei Thunder è tutt’altro che un giocatore finito. Il declino fisico di quello che rimane comunque un atleta al di sopra persino degli standard NBA è processo inarrestabile quanto compensabile con pochi accorgimenti. In un’altra epoca, un’altra macchina da triple doppie come Jason Kidd si trasformò da tiratore riluttante a uomo da 42% al tiro da tre punti su oltre 5 tentativi a partita.

Un “uomo bionico” come LeBron James scoprì due annate fa il valore e la convenienza di dotarsi di raggio di tiro smisurato, ben al riparo dai contatto fisici di difensori troppo lontani per essere un fattore.

Blake Griffin, un giocatore in grado di saltare auto e uomini parcheggiati sotto al canestro e titolare di un 60% ai tiri liberi nelle prime 4 stagioni da professionista, è diventato col tempo un giocatore un poco meno atletico, ma molto più riflessivo (5.6 assist a partita nel 2017\18, e 5.4 un anno dopo, a fronte di un numero pressoché immutato di palle perse rispetto al primo anno di carriera), ed addirittura in grado di diventare in questa stagione il terzo giocatore NBA per tiri da tre punti in step-back realizzati, dietro a James Harden e Luka Doncic.

Blake Griffin ha chiuso la sua stagione (una delle migliori in carriera) con il 36.2% al tiro da tre punti su 7 tentativi a partita ed il 46% dal campo. La percentuale effettiva dal campo (53.2%) dell’ex Clippers è stata in questa stagione la più alta in carriera dall’annata 2011-12 (la seconda), anno in cui Griffin tentò 16 tiri da tre punti, a fronte dei 522 nel 2018\19.

Nel 2017, dopo la seconda delle tre eliminazioni consecutive subite dai Cleveland Cavalies di James, Masai Ujiri dei Toronto Raptors convocò DeMar DeRozan per comunicargli la rivoluzione copernicana che il presidente dei Raptors aveva in mente per la nuova stagione: più tiro da tre punti, campo più allargato, attacco più veloce. DeRozan si adattò, si convinse della bontà del progetto e divenne un tiratore da 31% al tiro da 3 (su 3.6 tentativi a partita, più del doppio rispetto all’anno precedente).

Il nuovo regime significò per DeMar una stagione tra le più complete mai giocate (5.2 assist a partita, 45.5% al tiro, terza miglior percentuale in carriera nonostante i tanti tiri da tre punti in più), e 59 vittorie per la squadra, che finì pero per sciogliersi davanti ad un LeBron James ingiocabile dopo aver conquistato la prima testa di serie ad Est.

Il flop-playoffs dei Raptors portò ad una seconda rivoluzione, per Toronto e per DeRozan. Finito a San Antonio, la squadra più antitetica possibile all’ultima versione dei suoi Raptors, DeMar DeRozan avrebbe abbandonato (per sempre) la riga dei tre punti (45 tentativi in 77 partite, contro i 287 della stagione precedente). Risultato? Una stagione ancora più solida della già solidissima stagione 2017\18, e chiusa a 21.2 punti e 6.2 assist a gara, con un ottimo 48.1% al tiro (miglior prestazione dopo la sua stagione da rookie, nel 2009\10).

L’avversario ed arci-nemico diretto di Westbrook Damian Lillard ha trovato nella delusione cocente di uno sweep che mise a dura prova la coesione della sua squadra la forza di lavorare su ogni piega, ogni difetto del suo gioco. Lillard ha disposto a piacimento dei difensori dei Thunder pick and roll dopo pick and roll, soprattutto dopo la prima partita della serie, mentre un Westbrook in chiara mancanza di fiducia si è accontentato di ciò che la difesa dei Blazers ha voluto concedergli.

Damian Lillard, e per estensione i Portland Trail Blazers intrappolati in un salary cap intasato, hanno fatto di necessità virtù e dato responsabilità e fiducia ai tanti comprimari (Al-Farouq Aminu, Moe Harkless, Seth Curry, Jake Layman, Zach Collins, Rodney Hood, persino Meyers Leonard), sopravvivendo finora persino all’infortunio di Jusuf Nurkic.

Piccoli esempi che Russell Westbrook e gli Oklahoma City Thunder non mancheranno certo di prendere in considerazione, assieme a soluzioni di mercato che possano limare i difetti di un roster poco equilibrato e poco profondo.

Cambiare si può, il tempo non manca, per L’MVP 2017, il talento neppure.

L’umiltà?

Ancora Westbrook contro tutti: “Nessuno sa fare quello che faccio io”

Chi è Russell Westbrook

Non si fermano le critiche rivolte a Russell Westbrook in seguito all’eliminazione dei suoi Oklahoma City Thunder al primo turno di Playoff. Ormai sembra che tutto il mondo che ruota intorno alla NBA, da giornalisti ad appassionati, se la stia prendendo con il numero 0. Reo di praticare un gioco troppo accentratore, fatto di protagonismo e ossessione statistica.

Il playmaker di OKC non ha probabilmente dato mostra delle sue migliori prestazioni in questa serie contro i Portland Trail Blazers. Tuttavia a svolgere il ruolo di Pandora è stata gara 5: la sconfitta decisiva, condita da una pessima percentuale al tiro, ha scoperchiato il vaso di critiche che ribolliva già dopo le prime gare della serie.

A rispondere a questa tempesta mediatica che ha investito il giocatore hanno pensato, in primis, i suoi compagni, come riportato da Royce Young.

Per Raymond Felton tutto questo criticismo è “Stupido”

Per Paul George invece chi lo critica in questo modo “Non lo conosce, è la persona più vera e pura che io abbia mai incontrato”

Ora però lo stesso Westbrook ha voluto prendere una posizione forte, rilasciando dichiarazioni decise, riportate sempre da Royce Young, per ESPN.

Il giocatore di OKC ha trattato diversi temi, dall’impatto della serie appena conclusasi sulla sua reputazione, fino al giudizio delle persone sul suo gioco. Il numero 0 ha comunque respinto al mittente tutte le critiche, in pieno stile “Russ”.

“Se volete giudicare la mia carriera e chi io sia basandovi su tre partite, fate pure. Questo non cambierà chi sono, il fatto che domani mi sveglierò sapendo perfettamente chi sono. Parlate pure di me, di chi sono, di cosa sono. Io ho tre figli bellissimi, sono molto felice. So chi sono, sto bene sapendo chi sono, mi piace chi sono. Il fatto che voi parliate di.. dai non so nemmeno di cosa parliate, ma qualsiasi cosa sia, continuate. Io continuerò a vivere la mia vita.”

“Non mi interessa davvero cosa dice la gente riguardo me, perché non conta davvero. Io so cosa sono capace di fare, e di farlo ogni notte a un livello molto alto, e nessuno sa fare quello che so fare io, tutte le notti.”

“Prima si diceva che non la passassi mai, poi sono stato il primo nella lega per assist negli ultimi tre anni o quello che è. Questo dunque sta passando di moda, e vi state accanendo sul tiro. L’anno prossimo lo migliorerò, ma troverete qualcos’altro a cui attaccarvi, magari direte: Oh no il suo piede sinistro è più grande di quello destro! Chi lo sa..”

Billy Donovan verso la conferma sulla panchina dei Thunder?

Billy Donovan

Billy Donovan, coach degli Oklahoma City Thunder, sembrerebbe destinato ad essere confermato sulla panchina della franchigia dell’Oklahoma anche per la prossima stagione. Almeno secondo quanto dichiarato dallo stesso Donovan.

“A me sembra che sia tutto come al solito”, ha detto durante le interviste di fine stagione. “In estate io e Sam Presti ci incontreremo per discutere riguardo i programmi futuri della squadra”.

L’ex giocatore dei Knicks allena la squadra in cui milita Russell Westbrook da ben quattro stagioni, durante le quali ha ottenuto un record di 199-129 in regular season.

L’operato di Donovan era stato messo in discussione in seguito all’eliminazione dei Thunder nel primo turno dei playoffs, per mano dei Portland Trail Blazers di Damian Lillard.

Billy Donovan, le dichiarazioni sulle star dei Thunder

Donovan ha parlato anche delle due star a sua disposizione, Paul George e Russell Westbrook.

Il primo ha dovuto fare a lungo i conti con un infortunio alla spalla. “Non si è mai lamentato. Non ha mai avuto limitazioni in termini di minuti”.

A proposito del n°0 ha invece detto: “Russell è sempre stato rispettoso. Parliamo sempre ma è normale che ci sia del disaccordo”.

Thunder colpiti e affondati, Paul George: “Molto delusi, ma era un brutto tiro..”

Anche quest’anno gli Oklahoma City Thunder salutano i Playoff al primo turno, per la terza stagione di fila, la seconda da quando Paul George si è unito alla causa. La squadra allenata, se così si può dire, da Billy Donovan viene sconfitta 4-1 dai Portland Trail Blazers.

La serie non è mai stata davvero in discussione, ed OKC ha forse riscosso più audience per le scaramucce verbali extra campo tra Damian Lillard e Russell Westbrook, che per le giocate fatte vedere sul parquet. Portland, dal canto suo, ha vinto tutte le gare casalinghe, rubando anche gara 4 in casa dei Thunder, ottenendo una vittoria decisiva per dare lo scossone finale alla serie.

I Thunder hanno confermato di non funzionare in Postseason, vuoi per il Coach, vuoi per l’attitudine dei giocatori. Anche in questa gara 5 c’è stato un crollo importante: erano sopra di ben 15 punti sul 105-90 a 7:45 minuti dal termine, mentre a soli 3:55 dal termine erano ancora a+8, sul 113-105.

Paul George e Russell Westbrook sono apparsi piuttosto provati in conferenza stampa, con una buonissima ragione per esserlo: un ennesimo fallimento. Le parole che i due hanno ripetuto più spesso sono state:

“Delusione, delusi, deludenti”

Paul George ha provato ad articolare più frasi di senso compiuto del compagno, senza riuscire però a dare una tanto più bella impressione sè:

“E deludente, molto deludente. Tutto qui. Ce la siamo fatta sfuggire. E’ quello che è”

Ha anche provato a commentare il super tiro di Lillard che ha portato i suoi in semifinale, che lui stesso stava contestando:

“Quello è un pessimo tiro, non mi importa cosa dirà chiunque. Ma hey, l’ha segnato. Quella storia dunque non sarà mai raccontata, ma quello è un brutto tiro. Devi conviverci”

Ora, con un’altra stagione fallimentare alle spalle, in casa Thunder è tempo di tirare le somme. E’ ormai chiaro che il problema non risieda in una sola persona. Non sarà dunque possibile demonizzare un solo componente del roster come fatto con Carmelo Anthony dopo la scorsa stagione. L’organizzazione dovrà prendere decisioni forti, perchè è evidente che la franchigia non possa continuare su questi binari.

La guida tecnica in panchina è assolutamente da cambiare, con Billy Donovan che non si è ancora dimostrato all’altezza del ruolo. Sam Presti dal canto suo ha concluso diversi buoni affari negli ultimi anni, se questi sono analizzati singolarmente, ma nel complesso è evidente che non abbiano portato ad una costruzione di una squadra di successo.

Sarà dunque necessaria un’attenta analisi ed un’eventuale profonda potatura dei rami secchi, a partire, se necessario, anche da giocatori importanti del roster.

A noi, comunque, non resta altro da fare se non aspettare l’estate e vedere come si muoverà la franchigia. Ma il bisogno di cambiamenti forti e decisi è chiaro e lampante.

Steve Kerr sulle “non-parole” di Westbrook: “Potrebbe essere pericoloso per la lega”

Kerr su Westbrook

La brutta situazione degli Oklahoma City Thunder in questi playoffs sta generando malumori tra i protagonisti, tanto che Steve Kerr ha voluto attaccare Russell Westbrook. Il motivo della discussione è stato generato dalle mancate risposte in conferenza stampa dell’ex MVP.

Steve Kerr su Westbrook: le parole

Nervosismo, pressione. Molti sono i motivi per cui una persona non è disposta a parlare. Il comportamento di Westbrook di venerdì nella conferenza stampa post-game ha sollevato alcune critiche, una arrivata direttamente da Steve Kerr.

L’allenatore dei Golden State Warriors ha giudicato negativamente la condotta del numero 0 dei Thunder, che si è rifiutato di rispondere alle domande di Berry Tramel del The Oklahoman. Questo atteggiamento verso la stampa – secondo Kerr –  potrebbe rovinare tutto ciò che si è creato in questi anni, dal rapporto tifosi-giocatori alla popolarità generale della NBA.

Penso che possa essere pericoloso per la lega. Dobbiamo stare molto attenti. Siamo in un bel momento attualmente, siamo popolari, i fan amano il gioco, la dinamica sociale e anche la moda. Ma soprattutto amano il legame con i giocatori. Devi fornire risposte ai tifosi. Fa parte del gioco. Non c’è bisogno di grandi risposte, ma la non comunicazione può essere pericolosa perché i tifosi sono abituati a vedere giocatori educati. Non uccidiamo la lega

 

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The teleporting Brodie 😂 #whynot @MountainDew

Un post condiviso da Russell Westbrook (@russwest44) in data:

E’ intervenuto direttamente anche il giornalista in questione Berry Tramel. Per lui il problema non è personale, ma generale.

L’idea che Westbrook abbia qualche problema con me è sbagliata. Credo abbia un problema con la stampa in generale. Non so dove sia nata questa sua diffidenza, ma so che i Thunder gliel’hanno permesso e questo ha fatto peggiorare le cose negli anni. Ormai è troppo tardi per rimediare

A rincarare la dose Jusuf Nurkić – fuori per infortunio – che con un tweet nella notte ha voluto provocare i suoi avversari, finiti sotto 3-1 nella serie.

Portland Trail Blazers sul 3-1, McCollum: “Niente trash-talk, qui si gioca, se non hai una maglia Blazers…”

Preoccupiamoci solo di ciò che possiamo controllare” La ricetta di Damian Lillard per il 3-1 nella serie tra Portland Trail Blazers e Oklahoma City Thunder è stata questa. E si è dimostrata efficace.

Un secondo tempo da incubo al tiro per Russell Westbrook condanna i suoi Thunder alla sconfitta casalinga per 111-98 in gara 4. Le due star di OKC Westbrook e George combinano per un 13 su 42 dal campo che non lascia scampo, mentre Damian Lillard e C.J. McCollum segnano 51 punti in due e trovano prezioso aiuto da Al-Farouq Aminu (19 punti e 9 rimbalzi) e Moe Harkless (doppia doppia da 15 punti e 10 rimbalzi).

Dopo gara 3” Prosegue Lillard “In spogliatoio ci siamo detti che (i Thunder, ndr) avevano costruito il loro vantaggio in lunetta, e per gara 4 abbiamo deciso di non pensarci, di non lamentarci con gli arbitri e pensare solo a noi stessi. Che gli arbitri avessero preso tutti i fischi che volevano, il nostro atteggiamento non sarebbe cambiato“.

Mentalità, la parola d’ordine di Damian Lillard in questa stagione in questo inizio di playoffs. La mentalità positiva che ha permesso agli uomini di coach Terry Stotts di superare lo shock subito un anno esatto fa, ed il grave infortunio di Jusuf Nurkic.

Non abbiamo voluto farci ‘tirare dentro’ dalla partita, protestare con gli arbitri o fare a gara a chi urlasse di più in campo” Ancora Lillard, che ha chiuso la sua gara con 24 punti e 8 assist, nonostante un inizio difficile al tiro “Ci siamo concentrati su come darci una chance per vincere la partita. Sono orgoglioso della nostra squadra“.

Il rivale diretto Russell Westbrook è incappato in gara 4 nel secondo tempo offensivamente peggiore della sua lunga carriera in post-season. Westbrook ha segnato un solo punto (0 su 7 al tiro) nei secondi 24 minuti di gioco, chiudendo con un plus\minus di -17 e tentando solo 3 tiri all’interno dell’area dei 3 secondi: “Posso entrare in area quando voglio, la loro difesa non me lo ha impedito. Ho solo cercato di fare la giocata giusta, trovare i tiratori, servire Steven (Adams, ndr) sotto canestro. Non devo tirare per forza per avere impatto sulla partita“.

L’aria della Chesapeake Energy Arena ha giovato ai tiratori dei Thunder, che hanno chiuso la partita con 15 su 40 al tiro da tre punti (dato comunque peggiore rispetto a gara 3) e supportato la volontà di Russell Westbrook di coinvolgere di più i compagni in attacco.

Ciò che è mancata nella quarta partita della serie a OKC è la consistenza delle due stelle della squadra. Un intempestivo infortunio alla spalla destra ha fin qui caratterizzato la seconda parte di stagione di Paul George (32 punti ma 8 su 21 al tiro in gara 4). L’ex Indiana Pacers sta viaggiando nella serie con un misero 37% dal campo (30.8% da dietro l’arco dei 3 punti), e quasi 4 palle perse a partita.

Come riportato da Royce Young di ESPN, nel secondo tempo i Portland Trail Blazers hanno cercato di staccarsi da Westbrook, sfidandolo al tiro e riempiendo l’area. Una scelta guidata in campo dall’assistente allenatore David Vanterpool, ex giocatore della Mens Sana Siena.

Siamo molto più maturi di un anno fa” Così l’MVP di serata C.J. McCollum, in grado di rintuzzare i tentativi di rimonta dei padroni di casa con tiri ad elevata difficoltà “Sappiamo superare i  momenti difficili. Stasera avevamo bene in mente il nostro obiettivo e non abbiamo permesso a niente e nessuno di mettersi in mezzo. Abbiamo deciso di non rivolgere la parola a nessuno che non avesse una maglia dei Blazers in campo, eseguire e vincere la partita“.

L’anno scorso, dopo la sconfitta al primo turno (contro i New Orleans Pelicans, ndr) ero in TV tutti i giorni. ‘I Blazers devono scambiare McCollum’, ‘Lui e Lillard non possono vincere insieme’ etc etc… Ce lo ricordiamo. L’anno scorso riuscii a d andare in Europa a vedere giocare mio fratello (all’epoca all’Anadolu Efes Instabul, ndr), quest’anno gli ho detto: ‘non credo che riuscirò venire stavolta’. Ora tocca a lui guardare me, di notte!

Ecco gara 4 tra Thunder e Blazers, Enes Kanter e Damian Lillard sono pronti a lottare contro OKC

Enes Kanter-Portland-Trail-Blazers

In seguito alla vittoria in gara 3, la prima partita tra le mura amiche di Oklahoma City, i Thunder hanno riaperto la serie contro i Portland Trail Blazers. Ora il punteggio è sul 2-1 per gli ospiti, che stanotte alle 4:30 faranno di nuovo visita alla Chesapeake Arena per giocare gara 4. Per OKC la vittoria è quasi tassativa, per riportare il tutto sul 2-2.

Gara 3 è stata molto combattuta, e non priva di scaramucce, tra due compagini che stanno facendo nascere una vera e propria rivalità. In particolare, a non mandarsele a dire, sono stati i due playmaker, nonché leader delle rispettive squadre, Damian Lillard e Russell Westbrook. Quest’ultimo non si tira mai indietro dal provocare gli avversari con gesti ed urla molto appariscenti, per usare un eufemismo.

Lillard, nel post partita, ha mantenuto la calma e si è detto non infastidito dai comportamenti dei rivali.

Tra le fila di Portland, inoltre, gioca un ex compagno di Westbrook: Enes Kanter, che nella notte scorsa ha parlato, per la televisione NBC Sports, di come abbia imparato a gestire gli esuberanti spiriti di tutta la squadra di OKC:

“Prima mi innervosivo davvero tanto quando giocavo contro di loro, insomma ci ho giocato insieme per 2 anni e mezzo. Ma in queste gare lo sono stato per i primi 5 o 6 minuti, poi mi sono detto: devi fare di più. Conosco il loro gioco, loro conoscono il mio. So perfettamente che cercheranno sempre di farti perdere la testa… Ma penso che Dame e CJ (Lillard e McCollum, ndr) stiano facendo molto bene nel restare calmi e concentrati”

Lo stesso Damian Lillard ha parlato, nella mattina odierna americana, per NBC Sports. Seduto a bordo campo nel consueto allenamento di shootaround prepartita, ha discusso di come i suoi affronteranno gara 4.

“E’ difficile giocare 4 quarti al massimo delle proprie potenzialità, bene come il terzo che abbiamo fatto in gara 3. Ai Playoff non è facile, le squadre sanno tutto di te, le difese sono più fisiche, non c’è molta transizione. Dovremo giocare con intelligenza ed avere un buon ritmo, loro giocano molto fisici e se giochiamo lentamente va a loro favore. Dobbiamo assicurarci di giocare con un ritmo alto”

Ecco OKC, la serie con i Blazers si accende, George: “Westbrook leader”

OKC-Thunder-tre-punti

Gli Oklahoma City Thunder sembrerebbero essere finalmente approdati ai Playoff. Dopo le prime due gare della serie contro i Portland Trail Blazers giocate in trasferta da dimenticare, ottengono la loro prima vittoria. Sul parquet amico infatti, la squadra di Russell Westbrook ha superato gli avversari per 108-120, accorciando le distanze nella serie sul 2-1.

Westbrook, che dopo due partite opache aveva promesso sarebbe migliorato, ha giocato da vero leader, come evidenziato anche da Paul George a fine partita. Il playmaker di OKC ha messo a segno grandi giocate per tutto l’incontro, senza sottrarsi dal caricare i compagni e se stesso su ogni azione andata a buon fine. Il numero 0 è stato anche efficiente, finalmente, con 33 punti, 11 assist, 11/22 dal campo e 4/6 da tre.

I Thunder, che avevano messo a segno 10 triple su 61 tentate nelle prime due gare, stanotte ne hanno segnate 15 su 29. Si tratta di un miglioramento fondamentale, complici le buone prestazioni al tiro di Jerami Grant (4 su 5 dall’arco) e Terrance Ferguson (3 su 4). Continua ad affannare invece Paul George, che segna 22 punti mettendo però solamente 3 tiri su 16 tentati ed affidandosi ai tanti tiri liberi, 14/17.

Finalmente OKC, Westbrook mantiene le promesse

Dopo gara 2 Russell Westbrook aveva definito la sua prestazione inaccettabile, come riportato da Royce Young, ed aveva promesso di migliorarsi.

Secondo Paul George, dopo questa prestazione, il suo playmaker ha mantenuto le promesse:

“E’ un uomo di parola. E’ arrivato, ci ha condotti da leader, l’abbiamo seguito e si è messo la squadra sulle spalle”

La prestazione del numero 0 non si è limitata al semplice gioco, ma per tutta la partita ha provato a provocare gli avversari e a caricare i suoi con urli ed esultanze vistose, di questo ha parlato il centro di Portland Enes Kanter, suo ex compagno:

“Lui è fatto così. Sarà sempre pronto ad urlare e strillare, a provare ad entrarti nella testa. Ma credo che Lillard e McCollum siano stati capaci di rimanere freddi”

Damian Lillard, che ha segnato comunque 32 punti, con un solido 1o/21 dal campo, ha dichiarato di non voler entrare nelle scaramucce iniziate da Westbrook:

“Mi ha provocato dopo un tiro segnato? Non l’ho nemmeno visto, ero concentrato sulla palla che doveva essere rimessa in gioco”

Mentre riguardo Danny Schroeder, che avrebbe mimato il gesto del polso che Lillard stesso usa per indicare il Dame Time in modo canzonatorio, verso fine partita, ha detto:

“Che dire, è solo divertente vedere abbia aspettato così tanto per farlo”

Rimandata OKC, Paul George: “4 giorni fa non riuscivo a sollevare la spalla”

Westbrook-MVP-Dwight Howard-rimonta OKC-Westbrook Paul George

Non va per il meglio la prima uscita stagionale degli Oklahoma City Thunder ai Playoff. OKC è stata sconfitta per 99-104 dai Portland Trail Blazers, nella gara 1 di una serie che comunque, tutto sommato, si prospetta equilibrata.

Si prospetta come tale perchè Portland ha giocato ad un ottimo livello, mentre ai Thunder è mancato l’apporto fondamentale della stella Paul George. La squadra infatti ha provato a coprire le pessime percentuali del numero 13 (8/24 dal campo e 4/15 da tre) come poteva.

Ovvero affidandosi alle giocate individuali di Russell Westbrook e di Dennis Schroeder e all’attacco di Steven Adams, in post  su Enes Kanter o attraverso blocchi portati a Westbrook. Anche la difesa ha provato a fare il suo, sebbene Damian Lillard e compagni fossero particolarmente ispirati.

E’ questo l’insieme di cose che fa pensare che la serie sia tutt’altro che chiusa. I Thunder hanno perso solo di 5 in fin dei conti, nonostante le pessime percentuali al tiro di Schroeder (5/17 dal campo e 0/7 da tre) e un Westbrook non dei giorni migliori (24-10-10, con uno 0/4 da 3 punti). Da sottolineare in questo senso anche la prestazione negativa di squadra da oltre l’arco: 5/33.

Dunque, per OKC, lo spazio di miglioramento c’è, ma dipenderà moltissimo dallo stato di salute di Paul George, il cui apporto è fondamentale per la squadra allenata da Coach Billy Donovan.

George: “La spalla fa male”

Come riportato da Joe Zucker per BleacherReport.com, George sta ancora combattendo con i problemi alla spalla. Si tratta di un infortunio che il numero 13 si porta avanti da mesi, senza che ne sia stata resa nota la reale entità.

La presenza della stella di OKC era infatti in dubbio per questa gara 1, salvo poi un recupero in extremis. La situazione, come descritto dallo stesso George nel postpartita, non è così semplice:

“Per tutta la partita abbiamo trovato buoni tiri, il mio problema è il ritmo. 4 giorni fa non riuscivo nemmeno a sollevare la spalla. Oggi ho tirato per la prima volta. Da domani continuerò a tirare e a cercare il ritmo”

A questo punto però ci si chiede se sarebbe stato meglio, per il recupero del giocatore e il funzionamento della squadra, farlo rimanere a bordo campo. George avrebbe avuto così la possibilità di recuperare il ritmo che tanto gli è mancato. Per una squadra poi, non è mai facile avere in campo un giocatore forte e importante come PG13 non al meglio della condizione. I compagni infatti continuano a servirlo e a creagli buoni tiri come da abitudine, ma lui continua a sbagliarli.

Vedremo come si evolverà la situazione in vista di gara 2, prevista alle ore 4:30 di mattina di mercoledì.

 

Kyle Korver: “Privilegiato, l’America del 2019 è razzista e sbagliata”

Se devo essere onesto, ho più in comune con gli spettatori seduti in tribuna in una partita NBA che con i giocatori in campoKyle Korver sintetizza così, in un lungo pezzo pubblicato su The Players Tribune, la persistenza della forma mentis razzista nella società americana moderna, anche in un contesto ed in un mondo – quello del basket USA professionistico – a prevalenza nera.

Korver, oggi agli Utah Jazz e veterano con alle spalle 18 stagioni NBA e 5 squadre diverse, analizza la sua posizione di “uomo bianco” in una lega sportiva a maggioranza nera, ed i recenti e sgradevolissimi episodi di intolleranza razzista avvenuti nella sua Salt Lake City, ed altrove nelle arene della altre 29 squadre NBA.

La lite tra Russell Westbrook e Shane Keisel, tifoso dei Jazz che durante una partita tra Oklahoma City Thunder e Utah aveva apostrofato Westbrook con un insulto razzista, ha messo in evidenza quello che Korver definisce “l’elefante nella stanza” della società americana, e per riflesso, tra campo e tribune.

Kyle Korver: “La mia posizione è quella del privilegiato tra i miei colleghi”

L’ex giocatore di 76ers, Bulls e Hawks richiama alla memoria l’incidente di Salt Lake City, e l’arresto dell’allora compagno di squadra ad Atlanta Thabo Sefolosha a New York la notte tra l’8 e d il 9 aprile 2015, per riflettere sulla condizione “privilegiata” dei bianchi in America. L’unica etnia, l’unico “colore” a godere del beneficio del dubbio in una società multietnica.

Sefolosha – ricorda Korver – venne arrestato e maltrattato da alcuni agenti del NYPD all’esterno di un locale. La colluttazione con gli agenti provocò al’ex giocatore dell’Angelico Biella una frattura della tibia della gamba destra. Mesi dopo l’incidente, a cui seguirono indagini ed un processo, Sefolosha fu sollevato da qualsiasi responsabilità, sentenza che mise in evidenza “l’eccesso di zelo” degli agenti nelle operazioni di controllo, ed impose un risarcimento al giocatore.

Secondo Korver, “Sarebbe stato impossibile per una ragazzo come Thabo, personalità NBA atipica, professionista modello e uomo ‘di mondo’, mettersi nei guai in quel modo“. Il tiratore dei Jazz ricorda con imbarazzo di aver pensato: “Se al suo posto (di Sefolosha, ndr) ci fossi stato io, la polizia non mi avrebbe mai arrestato, a meno che non avesse avuto un motivo valido per farlo“.

Una reazione che Korver rivela di aver di nuovo provato dopo aver saputo i dettagli della lite tra Westbrook e Keisel a Salt Lake City: “(Dopo la notizia, ndr) tenemmo un incontro alla presenza del presidente della squadra, ed i miei compagni confessarono i tanti episodi simili (a quelli di Westbrook, ndr) a loro capitati in tanti anni di NBA e basket scolastico. Una degradazione di un livello davvero difficile da sopportare, ben oltre il normale astio dei tifosi avversari (…) i miei compagni si sentivamo delusi, imbarazzati e a disagio, ma soprattutto non più disposti ad accettare un trattamento simile“.

I racconti dei compagni di squadra, prosegue Korver, hanno permesso al prodotto di Creighton di realizzare quanto sia tangibile la barriera che separa lui ed i suoi colleghi bianchi dai giocatori neri, quale che sia il suo atteggiamento, il suo pensiero: “Potrei – come ho fatto – dare tutto il mio supporto a Russ (Westbrook, ndr). Potrei raccontare in giro di come avrei votato Barack Obama per un terzo mandato, condannare ogni singolo atto di intolleranza nel quale mi fosse mai capitato di imbattermi…“.

…Ma in ogni momento potrei comunque nascondere la mia faccia in mezzo alla folla, mischiarmi agli intolleranti sera dopo sera, tranquillamente. Gioco con e contro ragazzi di ogni colore, ma assomiglio più ad uno di quelli, che mi piaccia o meno. La mia posizione è quella del privilegiato che può scegliere da che parte stare, ma che potrebbe tirarsene indietro in qualunque momento

Kyle Korver: “Io e quelli come me al riparo, Thabo e Russell no”

L’azione, l’impegno e la consapevolezza sono per Kyle Korver le armi per abbattere la barriera. La maturità necessaria per ascoltare storie come quelle raccontate dai suoi compagni e colleghi, la volontà di dare supporto e spazio persone meno privilegiate, senza quel “beneficio del dubbio”.

Il razzismo in America – presegue Korver – è un prodotto della responsabilità, storica e “semantica”, di una delle tante minoranze etniche della società USA: “E’ nostra responsabilità. Dobbiamo capire che per anni abbiamo usato questa parola – uguaglianza – ma ciò che intendevamo davvero era uguaglianza solo per alcune persone. Dobbiamo capire che abbiamo usato per anni la parola ‘diseguaglianza’, ma ciò che veramente intendevamo era ‘schiavismo’“.

Ad un livello profondo” Continua Korver “L’America bianca e l’America nera sono ancora divise. Il trattamento non è lo stesso per tutti, e questa è una responsabilità storica. Quella sera, io sarei stato al sicuro come in un qualsiasi altro posto normalmente. Thabo (Sefolosha, bdr) no. Io ero al riparo quella sera a Salt Lake City, Westbrook non lo era“.

Ed il razzismo più pernicioso è quello praticato in silenzio, lontano dagli occhi, praticato da quelle persone che in pubblico appaiono tolleranti ed amichevoli col prossimo, ma che in privato si lamentano ‘di tutta questa storia del razzismo’. E’ questa forma di razzismo latente la più pericolosa e profonda

Individuare e denunciare gli atti di razzismo l’unica soluzione – nel pensiero di Korver – utile ad isolare e diminuire la frequenza di episodi come quelli denunciati da Westbrook e DeMarcus Cousins. “La NBA è una lega per il 75% nera. Gli americani neri hanno costruito questa lega, ne hanno fatto la fortuna, l’hanno trasformata in ciò che è oggi. La cosa migliore che possiamo fare è dunque tollerare questi episodi? Fare buon viso a cattivo gioco? No. La mia posizione quale giocatore NBA è peculiare: sono uno degli atleti NBA bianchi più riconoscibili, e questo mi ha fatto diventare – per taluni – un simbolo di qualcosa. Una visione distorta, a cui non presterei attenzione di solito. Ma non questa volta“.

Conclude così Kyle Korver:

Ciò che accade agli americani neri nell’America del 2019 è sbagliato. E’ sbagliato che un maschio nero abbia una probabilità 5 volte maggiore di un maschio bianco di finire in galera. E’ sbagliato che un americano nero abbia una probabilità doppia di finire in povertà rispetto ad un americano bianco, e che il tasso di disoccupazione tra gli americano neri sia doppio rispetto alla media nazionale globale. O che le condanne per reati di droga siano 6 volte più alte per i neri rispetto a quelle per i bianchi, a parità di reato. E’ sbagliato che i nove decimi della ricchezza negli Stati Uniti siano detenuti dai bianchi“.

Il fatto che tutto questo sia diventato una consuetudine così radicata ed accettata è sbagliato. Questo è ciò che penso, per cui, se alla partita volete indossare una mia maglia, se intendete regalare la mia maglia a qualcuno, se volete seguirmi sui social network, se volete tifare per me alle partite dei Jazz…

…Questo è ciò che penso, sappiatelo“.