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Clippers, scambio Griffin – Durant: semplice suggestione o affare possibile?

di Leo Lucio Screnci

 

“Penso che tutti e tre capiscano quanto l’uno sia importante per l’altro. Tutti e tre hanno bisogno l’un l’altro per vincere.”

Doc Rivers è sicuro che i Big Three dei Los Angeles Clippers rimarranno insieme. Crede non solo che DeAndre Jordan respingerà al mittente i corteggiamenti di altre franchigie (Dallas sempre in prima linea) ma che nel giro di qualche anno lui, insieme a Chris Paul e a Blake Griffin, porterà la squadra non solo alla loro prima storica finale di conference ma anche alla prima vittoria della NBA.

Eppure, dopo un’attenta analisi, sorge qualche dubbio riguardo la reale possibilità che tale scenario si verifichi in un futuro prossimo. Nella scorsa stagione Paul, Griffin e Jordan hanno innalzato ulteriormente il loro livello di gioco (individuale e corale) diventando il primo trio, nell’ultima decade di questo sport, ad essere selezionato nella stessa stagione come singoli componenti dell’ All-NBA teams. Non si può negare che individualmente siano giocatori vicino al top nelle loro rispettive posizioni ma resta il fatto che dopo 4 stagioni passate insieme non sono mai riusciti a portare la squadra oltre il secondo turno dei playoff. Molte dirigenze in questa off-season hanno capito che le loro squadre avevano già giocato al meglio delle loro possibilità non raggiungendo i risultati sperati. Sono arrivati alla conclusione che era il momento di fare qualcosa in grado di dare quella forte scossa emotiva all’ambiente e all’intera organizzazione per cercare di fare compiere quell’ultimo step, che prende il nome di Larry O’Brien trophy, ai propri team. Secondo tale chiave di lettura vanno interpretati l’allontanamento di Head Coach di una certa caratura ed indiscussa sapienza manageriale quali Thibodeau e Brooks rispettivamente dai Bulls e Thunder. Diviene lecito, anche riguardo i Clippers, porsi la stesa domanda: Hanno già espresso il loro massimo potenziale? In caso di risposta affermativa proviamo a fare un po’ di fantabasket cercando di ipotizzare quali potrebbero essere le azioni, un pò azzardate, che la dirigenza potrebbe decidere di intraprendere. Tutto partendo dalla premessa di una impensabile sostituzione di un top-5 head coach della lega quale è Doc Rivers.

Scenario 1: Blake Griffin per Kevin Durant

Se Oklahoma City crede possibile una partenza di Durant nella free-agency 2016 non c’è migliore rimpiazzo che Blake Griffin. Si consumerebbe anche in questo caso un classico come-back home per il ragazzo soprannominato Donkey Kong che, nato e cresciuto proprio ad Oklahoma dove ha anche giocato per due anni per l’università statale prima di fare il salto in NBA. Offensivamente entrambi i giocatori sono ottimi realizzatori e discreti passatori. Durant è di gran lunga più completo sul lato offensivo. E’ molto più versatile e può tranquillamente alternare le sue conclusioni al ferro con tiri in sospensione, essendo dotato di un ottimo tiro sia dalla media che dalla lunga distanza. Al contrario Griffin ha ancora un tiro non totalmente affidabile, arma di cui lo stesso Griffin ancora non si fida totalmente, evitandola di usare nei momenti decisivi delle partite. Il compimento di una trade one-for-one risulterebbe essere dunque controproducente per OKC che, avendo tirato solamente il 34% da 3 in questa stagione, hanno bisogno come il pane di un grande tiratore quale ha dimostrato di essere KD. Un modo per tentare il GM Presti ad accettare potrebbe essere aggiungere all’offerta J.J. Reddick (controbilanciato da Dion Waiters?).

Certamente in questo caso ai Clippers non farebbe di certo piacere perdere un monster shooter quale ha dimostrato essere JJ, ma per arrivare a KD qualche sacrificio dovrà essere pur fatto. In tal senso sembra non esserci momento migliore, alla luce dell’arrivo di Stephenson da Charlotte dove non ha trascorso una stagione felice, cestisticamnete parlando. Ma si potrebbe scommettere proprio sulla voglia di rivincita della guardia (non tanto tiratrice) nativa di Brooklyn per convincersi a lasciar partire la guardi ex Duke.

D’altra parte per OKC uno dei vantaggi di tale trade è rappresentato dall’economicità di mettere sotto contratto Reddick che sarebbe pagato poco più di 7 milioni per 3 anni. Rimarrebero, ugualmente, delle enormi perplessità riguardo la possibile convivenza tra Griffin, Ibaka e Kanter. Chi tra i 3 rimarrà relegato ad un posto in panchina? Potrebbe funzionare un roster che prevede Griffin e Ibaka come starters rispettivamente da 4 e 5? Da questa analisi sembra scontata la sconvenienza di questa operazione per OKC, ma se poi l’MVP 2014 decide di firmare per Washington nella offseason 2016? A Presti l’arduo compito di trovare il bandolo della matassa.

 

Per NBA Passion, Leo Lucio Screnci

 

 

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