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Diventeranno Famosi: Federico Mussini

di Federico Paschetta

In questa puntata di Diventeranno Famosi non parleremo di un giocatore molto talentuoso e che deve ancora affermarsi su grandi palcoscenici, bensì di un giocatore che, nonostante la sua età è già un punto di riferimento per la sua squadra e la nazionale italiana giovanile di cui fa parte.

Ecco Mussini con il suo allenatore Chris Mullin

Ecco Mussini con il suo allenatore Chris Mullin

Federico Mussini è un giocatore dei St John’s Red Storm, squadra di college USA militante nella Big East e con sede a New York City. Il ‘Musso’ precedentemente ha trascorso completamente il periodo delle giovanili con la maglia della Pallacanestro Reggiana, società della città natale di Federico, Reggio Emilia.

Il punto di svolta della carriera del giocatore è stato il torneo di Mannheim, disputato con la nazionale italiana under-18 nel 2014, dove gli azzurrini hanno trionfato in finale contro i pari età statunitensi. Mussini in quell’occasione è stato inserito nel miglior quintetto della manifestazione con i suoi 20.8 punti di media. Al rientro in Italia dopo quel torneo troverà molto più spazio a Reggio Emilia, ricoprendo il ruolo di vice-Cinciarini. Nella stagione 2014/15 si mette in mostra e viene invitato al Nike Hoop Summit (la prima volta di un italiano), ed è incluso tra i dodici migliori giocatori provenienti da un luogo diverso dagli Stati Uniti. Il 29 giugno 2015 ‘il Musso’ comunica di non avere intenzione di rinnovare il contratto con la sua squadra e approda alla corte di coach Chris Mullin a St. John’s University. Durante questa stagione viaggia attualmente a 10.8 punti e 2.3 assist a partita.

Qui invece 'il Musso' al Nike Hoop Summit 2015

Qui invece ‘il Musso’ al Nike Hoop Summit 2015

Federico Mussini è un playmaker molto rapido e veloce, tra i suoi punti di forza figurano anche il tiro da tre punti, arma micidiale, e l’abilità nel giocare il pick&roll e nel trovare l’uomo libero. Tra i punti di debolezza c’è sicuramente il fisico, 1.83 e molto esile, che lo costringono a giocare principalmente sul perimetro e sfruttare poco la sua abilità nel giocare 1 contro 1 in isolamento.

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