Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiTimberwolves preview 2019/20: maturità o eterna incompiutezza?

Timberwolves preview 2019/20: maturità o eterna incompiutezza?

di Niccolò Marchese
tredicesima giornata dunkest

Essere o non essere? A Minneapolis è questo il dilemma. I Timberwolves sono all’ennesimo appuntamento col proprio destino, anche se stavolta l’esito di questo quesito pare possa essere decisivo sia se guardato dalla prospettiva della franchigia che da quello di molti giocatori sotto contratto. E poi, si sa, la Western Conference non è certo il posto migliore per essere ‘nè carne, né pesce‘, con il rischio di avere ambizioni che si schiantano drammaticamente con la realtà. Ai T-Wolves sembra mancare la cultura. Etica, del lavoro, della ricerca del miglioramento delle proprie caratteristiche, nonostante alcuni singoli di eccelsa caratura.

In primis Karl-Anthony Towns, chiamato al definitivo salto di qualità qualora decidesse di essere uomo franchigia nel vero senso della parola, con l’ipotesi, nemmeno tanto nascosta, di abbandonare la nave nel caso la stagione, come si suol dire, ‘andasse a sud’. In più c’è l’enigma chiamato Andrew Wiggins, adesso costretto, alle soglie dei venticinque anni, a decidere cosa diventare da grande: se giocatore da ‘contrattone‘, capace di piazzarne venti o più a partita, ma incapace di essere protagonista in ambienti vincenti o ingranaggio indispensabile di qualcosa di più prezioso.

Cosa è successo nella stagione 2018/19

  • Record: 36-46
  • Piazzamento: seed #11, Western Conference
  • Offensive rating: 110.6
  • Defensive rating: 112.2
  • Team leaders: Karl-Anthony Towns (24.4 PTS),Karl-Anthony Towns (12.4 REB), Jeff Teague (8.2 AST)
  • Numero chiave: 112.9 è il difensive rating dei Minnesota Timberwolves nella passata stagione, il secondo peggiore ad Ovest, dietro solo a quello dei derelitti Phoenix Suns. Statistica chiave per capire lì dove KAT e compagni sono stati mancanti, il motivo principale per cui manca il salto di qualità definitivo

I movimenti estivi

Partiti con la conferma di Ryan Saunders, divenuto a tutti gli effetti coach a tempo pieno e non più ad interim, i Timberwolves hanno pescato al draft, con la sesta scelta assoluta, la guardia Jarrett Culver, aggiungendolo al novero degli scorer presenti già nel roster. Potrà comunque dare una mano alla difesa, che nella scorsa stagione ha mostrato più di qualche amnesia. La quarantatreesima scelta è servita per selezionare Jaylen Nowell, swingman proveniente dall’Università del Washington.

Jordan Bell

Jordan Bell con la casacca dei Warriors.

In free agency invece sono arrivati Jake Layman e Shabazz Napier, ma soprattutto Jordan Bell, che ha lasciato i Golden State Warriors per offrire difesa e atletismo sotto le plance a Towns e compagnia. A volare verso altri lidi sono stati Taj Gibson, Tyus Jones, Dario Saric e Derrick Rose, un fattore lo scorso anno dalla panchina.

Timberwolves preview 2019/20: il gioco 

Facile ed immediato individuare Karl-Anthony Towns come pilastro dei Timberwolves. Coach Ryan Saunders fonderà il gioco sull’ex Kentucky che, se mentalizzato a dovere e, soprattutto, se accompagnato dalla giusta voglia di incidere, può muovere mari e monti. Uno dei fattori da monitorare con più attenzione è il pace: nella passata stagione, complice anche la parentesi con Thibodeau in panchina, il dato è stato nella media, di certo non positivo per una squadra capace di correre con efficacia grazie ai suoi giocatori dotati di grande atletismo. In questa stagione questa esigenza potrebbe ancor di più essere marcata, considerata la grande presenza di giovani nel roster, con i quali è certamente più complicato organizzare attacchi a difesa schierata, piuttosto che in velocità ed in transizione.

In caso di ostacoli nel costruire l’azione, i Timberwolves potranno rifugiarsi dal solito Towns.

Proprio la presenza di così tanti giocatori inesperti potrebbe portare il computo degli isolamenti di Towns e Wiggins a crescere in modo vertiginoso, come a voler ricercare possessi da cui trarre disperatamente punti, non importa come, purché arrivino. Nell’NBA del 2020, poi, è impensabile avere successo senza percentuali da tre punti affidabili. In questo senso, nella passata stagione, Minnesota ha tirato con appena il 35% dall’arco: decisamente troppo poco. Anche in questa categoria statistica, il migliore è stato KAT, unico a raggiungere il 40%, se si esclude il giovane Reynolds. Urge un cambio di rotta, anche se miglioramenti del genere non si costruiscono certo in appena un’estate.

Anche dal perimetro KAT si è dimostrato faro offensivo della squadra.

In generale, quindi, non ci si aspettano chissà quali rivoluzioni copernicane sul piano del gioco. La strada più percorribile resta quella di ‘palla a Towns e tutti via‘, ma anche in quest’ottica c’è da capire dove porta il progetto della dirigenza: è, quindi, impossibile scindere il discorso prettamente tecnico da quello contrattuale.

Un potenziale fattore: Jarrett Culver

Nelle migliori delle ipotesi, Culver, selezionato con la sesta scelta assoluta al draft 2019 dall’Università di Texas Tech, si fa trovare subito pronto all’impatto con l’NBA, nonostante i soli 19 anni, e diventa un vero e proprio dark horse nella corsa al premio di ROY. Nella peggiore, invece, il ragazzo dimostra di essere acerbo e di avere bisogno di tempo per capire i meccanismi del piano di sopra. Al netto di quello che sarà l’esito di quanto scritto qualche rigo più su, il talento di Culver è cristallino.

Jarrett Culver.

Nell’ultimo anno a Texas Tech è cresciuto molto difensivamente ed ha dimostrato di avere punti nelle mani, oltre che buoni margini di miglioramento in termini di lettura del gioco. Serve un’ulteriore accelerata nella crescita del gioco perimetrale, ancora molto acerbo e poco affidabile, ma il materiale c’è, va solo lavorato a dovere. In più, il fisico è sicuramente dalla sua parte, oltre che un’agilità sopra la media, capace di collocarlo, dal punto di vista atletico, già nella stratosfera della lega. Può crearsi tiri dal palleggio, ma va monitorata la sua capacità decisionale, ancora da svezzare.

Dove possono arrivare i Timberwolves?

Nei sogni più reconditi di dirigenza e tifosi,  i Timberwolves 2019/20 con Saunders in panchina trova subito la quadra, assiste alla rinascita cestistica di Wiggins, all’esplosione definitiva di Towns, all’inserimento minuzioso ed efficiente di tutti i rookie ed alla precisa regia di Teague,  diventando possibile outsider per l’ottavo posto ad Ovest. La realtà, però, consegna un panorama completamente diverso: la sensazione è che alla prima, vera, crisi stagionale (che gioco forza ci sarà), si darà il via ad una profonda ricostruzione, cercando di liberarsi dei pesantissimi contratti di Towns e Wiggins, magari in cambio di future scelte o giovani prospetti.

Minnesota ha avuto l’occasione di poter spiccare il volo qualche stagione fa, ciò non è avvenuto e adesso l’opzione più accreditata è quella di fare un passo indietro, sperando di trovare asset di scambi ‘remunerativi‘ e profili più funzionali a ciò che serve ai Timberwolves. Insomma, più tanking che playoff, almeno sulla carta.

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