La ricostruzione è un processo naturale per tutte le franchigie NBA, nel tentativo di trovare tra i giovani di talento le basi per un futuro radioso. In casa Thunder, dopo la crescita esponenziale post-Seattle, non sono arrivati successi ma, nel giro di una decina di anni, staff e franchigia si sono creati una reputazione di tutto rispetto, oltre ad una fanbase importante. Con la partenza di Westbrook, OKC si presenta ai nastri di partenza con un gruppo tutto sommato valido (Paul, Gallinari, Adams e Gilgeous-Alexander, sono giocatori di buono/ottimo livello), ma che potrebbe mancare di motivazioni se si ritroverà a navigare nel limbo della “zona di nessuno”, compresa tra le ultime posizioni della Conference e la bassa zona playoffs.
Solo un exploit dei giovani, unito ai numeri dei big, potrebbe dare nuova linfa all’annata, evitando un possibile addio a stagione in corso dei vari Paul e Gallinari, con conseguente tanking in ottica draft.
Cosa è successo nella stagione 2018/19
- Record: 49-33
- Piazzamento: seed 6#, Western Conference
- Rendimento playoff: L 1-4 nel primo turno vs Portland Trail Blazers
- Offensive Rating: 110.3
- Defensive rating: 106.5
- Team Leaders: Paul George (28 PTS); Russell Westbrook (10.7 AST); Russell Westbrook (11.1 REB)
- Numero chiave: 106.5 (defensive rating). I dati di maggiore impatto positivo sono sicuramente quelli riferibili alla fase difensiva, dove OKC ha costruito gran parte della propria fortuna, potendo contare su atleti prestanti e dalle mani veloci come Westbrook, George, Ferguson e Grant, oltre a lunghi specialisti come Adams e Noel. La sensazione è che gli stravolgimenti estivi rischiano di influire negativamente più sulla fase offensiva (già non particolarmente fluida), che su quella difensiva.
I movimenti estivi
I cambiamenti principali in casa Thunder gravitano intorno alla trade con i Clippers, dove OKC, liberando Paul George, ha ricevuto asset importanti nell’immediato e per il futuro. Oklahoma ha infatti ottenuto un Danilo Gallinari all’apice della carriera, reduce da un’ottima (e sopratutto sana) stagione in California, il secondo anno Shai Gilgeous-Alexander, che ha ben figurato nella sua stagione da rookie guadagnandosi minuti e responsabilità anche ai playoffs, e la bellezza di 7 scelte future.
Lo scambio con i Los Angeles Clippers, ha fatto da apripista per l’altra grande svolta estiva, che ha colpito al cuore i fan di OKC. L’addio di Russell Westbrook era inevitabile per tentare l’apertura di un nuovo ciclo, ed i Thunder hanno perlomeno evitato di perdere il proprio top player gratis, come già capitato nella turbolenta vicenda Durant.
Per l’ennesimo assalto all’anello, Houston ha spedito in Oklahoma la fragile superstar Chris Paul e due scelte future al draft. Da sottolineare che la permanenza fino alla fine della stagione dell’esperta point guard, che da anni è alla ricerca di palcoscenici importanti per la vittoria del titolo, è tutt’altro che certa. Di contorno, ma comunque da non sottovalutare, sono gli addii di Markieff Morris (finito ai Pistons) e Jerami Grant (spedito ai Nuggets), e l’arrivo di un rodato role player come Mike Muscala.
L’obiettivo principale della franchigia è stato dunque quello di accumulare asset da utilizzare nella rifondazione del team. Il totale delle scelte disponibili per i prossimi 6 anni in casa Thunder è cosi salito a 15 (!), una base importante per poter ripartire nei prossimi anni con lo slancio giusto.
Thunder preview 2019/20: il gioco
Lo stile di gioco dei Thunder, visti gli stravolgimenti estivi, è destinato a cambiare, soprattutto nella fase offensiva. OKC negli ultimi anni si è affidata quasi totalmente alla leadership di Russell Westbrook e nell’ultimo anno di Paul George, per creare vantaggio ed eventualmente innescare le mani dei tiratori. Uno stile di gioco non particolarmente brillante e scorrevole, che nelle sfide più combattute è risultato molto prevedibile per le difese avversarie.
Quest’anno la situazione sarà completamente diversa. Ne beneficerà sicuramente la fluidità offensiva, con più giocatori di sistema in grado di mettere in ritmo i compagni. La presenza di uno dei migliori ball-handler al mondo come Chris Paul, permetterà ad OKC una gestione del ritmo diversa rispetto a quella proposta dal fromboliere Westbrook. Vedremo presumibilmente azioni meno veloci e più studiate, per sfruttare la pericolosità sul perimetro e spalle a canestro di Gallinari, l’atletismo dei giovani, e per testare i miglioramenti di Steven Adams, chiamato ad un deciso salto di qualità. Il ritmo vorticoso degli ultimi anni non facilitava l’impatto del neozelandese, mentre ora può formare con Paul un asse play-pivot di tutto rispetto, sulla falsariga di quanto visto a Houston con Capela.
Quando messo in ritmo, Adams può incidere con tutto il suo atletismo.
Le responsabilità saranno ripartite tra più elementi, e si aspettano numeri in crescita dai vari Hamidou Diallo, Terrence Ferguson e dal nuovo arrivato Gilgeous-Alexander.
Per la difesa, come spiegato precedentemente, ci si può aspettare un atteggiamento aggressivo sui portatori di palla, e una copertura delle linee di passaggio cercando l’intercetto. Con la consapevolezza di essere coperti sotto canestro dai totem Adams e Noel. In fondo, gli elementi in grado di fare la differenza nella metà campo difensiva sono rimasti, e qualche nuova sorpresa estiva ci potrebbe essere.
Mancherà il tuttofare Grant è vero ma, oltre ai sopracitati Adams, Ferguson e Noel, OKC ha inserito un giocatore dinamico ed in rampa di lancio come Shai Gilgeous-Alexander, e messo sotto contratto l’esperto Muscala, un vero gladiatore nei minuti che potrà dare in campo. Inoltre aspetta con interesse la crescita del superatleta Diallo, e soprattutto il ritorno dello specialista Andre Roberson, che tanto sarebbe servito per frenare la verve di Lillard e McCollum negli scorsi playoffs. Fondamentale sarà il ritorno alla piena forma della guardia che sarà chiamato agli straordinari per contrastare gli esterni più pericolosi della lega.
Un potenziale fattore: Shai Gilgeous-Alexander
L’ex Kentucky Wildcats è sicuramente il giocatore più intrigante dell’annata dei Thunder. L’ex Clippers viene da una stagione sorprendente, dove ha raggiunto inaspettatamente la doppia cifra di media, con prestazioni talvolta sorprendenti in una squadra di ottimo livello, che poteva contare su star affermate come Paul, Gallinari e Lou Williams. Vien da sé, che Clippers non si sarebbero mai liberati di uno dei loro migliori prospetti se questa non fosse stata l’occasione giusta per accaparrarsi una superstar come Paul George.
Gilgeous-Alexander è il classico esterno moderno, completo, ed in grado di rendersi utile in tanti modi diversi. Dopo un fisiologico inizio di rodaggio, Shai è entrato in maniera sempre più incisiva nelle rotazioni di coach Doc Rivers, fino a raggiungere il posto in quintetto nella seconda parte di stagione. Nella ‘Mission Impossible’ contro i Golden State Warriors ai playoffs, (dove i Clippers hanno ben figurato uscendo sconfitti 4-2) Gilgeous-Alexander ha mostrato sprazzi di talento purissimo, con due prestazioni notevoli in gara 4 e 6, chiuse rispettivamente con 25 e 22 punti.
Non male il debutto del rookie ai primi playoff contro i campioni in carica…
Alexander ha chiuso la sua prima post-season con 13.7 punti di media ed un impeccabile 50% da 3 punti, confermando così di essere uno dei giocatori più interessanti della classe draft 2018.
L’arrivo ad OKC può essere un’occasione di crescita importate per SGA. Il prodotto di Kentucky, infatti, avrà molte più responsabilità rispetto al recente passato, oltre ad un minutaggio elevato. In un attacco con pochi punti nelle mani come quello di OKC, Gilgeous-Alexander dovrà dare continuità di rendimento nella metà campo offensiva, continuando nei miglioramenti visti nel corso dell’anno 2019 ed implementando l’ottima base di movimenti offensivi di cui già dispone. C’è chi azzarda paragoni importanti, ma bisogna andarci piano.
Infatti non è tutto oro quello che luccica. Come quasi tutti i rookie, difetta talvolta nelle scelte e nella gestione e, pur essendo un buon difensore perimetrale, dovrà lavorare sul fisico per irrobustirsi, attutendo cosi meglio l’urto di giocatori più prestanti. In una squadra destinata ad andare poco lontano, avrà tutto il tempo di maturare ulteriormente, divenendo sempre di più una pedina fondamentale dello scacchiere di coach Billy Donovan.
Dove possono arrivare i Thunder?

Sam Presti e Billy Donovan.
Poco lontano. E’ inutile illudersi, questo è l’anno zero di OKC e, nonostante un roster discreto, non vediamo come possa andare oltre la nona-decima posizione nella serrata Western Conference.
E’ probabile inoltre che (a meno di miracoli stile Blazers di due anni fa) una volta appurato il mancato accesso ai playoffs, OKC tiri i remi in barca, liberando alcuni top player (Paul e Gallinari in primis), entrambi vogliosi di giocarsi il titolo in una contender . A quel punto potrebbe partire il vero processo, parzialmente iniziato quest’estate, ripartendo definitivamente dai giovani talenti presenti a roster ed in arrivo dalle lottery future. Il GM Sam Presti ha dimostrato di saper dare il meglio di sé nel plasmare dal nulla un team di alto livello.
La dirigenza dell’Oklahoma si affiderà di nuovo a lui per scovare nuovi fenomeni da crescere, cercando nel contempo di mantenere alto l’appeal di una franchigia giovane e con poco mercato.
Ci sarà da soffrire per i fan di Oklahoma City, che per la prima volta dopo anni, dovranno abbandonare ogni sogno di gloria, accontentandosi di valutare i miglioramenti di quei giocatori che in futuro potranno essere le colonne portanti della nuova generazione.

