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Ben Simmons, un’analisi del giovane leader dei Sixers

Ben Simmons non è un giocatore come tutti gli altri e nonostante l'eliminazione dei Sixers, ha qualcosa di realmente speciale

Ben Simmons chi è veramente? Un giocatore totale, dominante, fuori controllo offensivamente e difensivamente, oppure un giocatore ridimensionato dalla serie di playoffs contro i Boston Celtics?

«Vola come una farfalla, pungi come un’ape» si disse Cassius Clay (il giorno dopo avrebbe cambiato nome, “divenendo” Muhammad Ali) il 25 febbraio 1964 nello spogliatoio del Miami Beach Exhibition Hall prima di scendere nel ring e strappare a Sonny Liston la cintura di Campione dei pesi massimi.

Pungere come un’ape e volare come una farfalla, due analogie che si sposano quasi naturalmente a Ben Simmons e al suo modo di interpretare la pallacanestro: eleganza e concretezza. Il suo imponente fisico lo può fare immaginare come centro, i suoi passaggi tradiscono una visione da playmaker, ma l’australiano è nato guardia. Sintesi avveniristica e fatta carne di uno sport sempre più proiettato nell’avvenire, un Bignami vivente di ruoli che volteggia leggero (la farfalla) sul parquet ed attacca penetrante (l’ape) il ferro.

Ben Simmons chi è: le origini

Nato a Melbourne nel 1996, sesto figlio di Dave Simmons cestista (newyorkese trapiantato in Australia) prescindibile ad essere generosi, Ben già a tredici anni sbarca negli States (Montverde, FL) per affinare le sue già tangibili doti tecniche. Un paio d’anni di ambientamento nell’high school e Big Ben si trasferisce all’Università della Louisiana a Baton Rouge (“I got to fly today on down to Baton Rouge” cantavano gli Stones in Memory Motel) per giocare con i LSU Tigers, non proprio una primissima scelta ma già squadra del divino Pete Maravich e di Shaq. Il fatto che Simmons predichi nel deserto sciorinando una pallacanestro troppo elevata per i compagni, che evidentemente non capiscono i suoi spartiti, fa capire quanto i Tigers siano poco attrezzati e perché, quindi, la permanenza nel Bayou State non sia memorabile per il baskettaro aussie. Un calice amaro bevuto solamente per un anno perché il 23 giugno 2016 al Barclays Center di New York Simmons diviene prima scelta assoluta accasandosi ai 76ers, con Sam Hinkie, gongolante, che riceve scroscianti applausi dopo anni, nemmeno troppi in verità, di critiche. Sembra il classico canovaccio di un film: un eroe ed il suo un sogno, le difficoltà iniziali a far tentennare le sue aspirazioni e la redenzione a miracol mostrare; ci crede Simmons, ci crede Hinkie, ci crede coach Brown. E vissero felici e contenti – diranno subito i miei piccoli lettori – invece no: Simmons si sfascia un piede (il maleficio della farfalla avrebbe commentato García Lorca) in pre-season e ciao ciao sogni di gloria e see you next year Nba.

LeBron Ben Simmons ROTY
Ben Simmons chi è

Ben Simmons chi è? Lo sbarco in NBA

Non deve essere stato facile essere Ben Simmons nella stagione 2016-17. Fermo ed immobile come una tigre di marmo (cit.) mentre i suoi si dannavano l’anima sul campo. Un anno di inattività invece che di furore. Simmons guardava le partite, malediceva l’infortunio e mandava giù l’amarissimo boccone immagazzinando desiderio di rivalsa che avrebbe declinato poi in campo nella stagione seguente. Perché il suo inizio di stagione 2017-18 è stato epifanico.

Ben Simmons chi è se non un giocatore destinato alla grandezza? Simmons si manifesta subito come se non avesse bisogno di intermediazione e catalizza intorno a sé un hype che sembrava un po’ imbolsito. Esordisce in Nba (18 ottobre, sconfitta contro Washington) con 18 punti, 5 assist e 10 rimbalzi. Alla terza partita (21 ottobre, sconfitto contro Toronto) sfiora la tripla doppia: 18 punti, 8 assist, 10 rimbalzi. Alla quarta (23 ottobre, prima vittoria stagionale dei 76ers contro i Pistons) firma la sua prima triple-double: 21 punti, 10 assist e 12 rimbalzi, molte altre ne seguiranno… E molti record verranno stabiliti. Ma cercando di andare oltre i numeri, che pure dicono molto, quello che ha stupito di Simmons è stato il suo calarsi con una naturalezza (concetto cardine quando si analizza il cestista made in Australia) nella Lega. L’anno di inazione non pare averlo arrugginito, e già non è poco, inoltre ha saputo prendere per mano i suoi con una scioltezza disarmante da nessuno prevista. Fosforo e fantasia immediati. La sua Weltanschauung (visione del mondo) cestistica è incredibile. Il ragazzo gestisce gli spazi, di penetrazione e di passaggio, con vera maestria: legge le situazioni di gioco, intuisce i movimenti degli avversari e li sfrutta per anticipare e crearsi il proprio Lebensraum (spazio vitale, visto che stiamo “giocando” con le parole tedesche), sfruttando al massimo il suo scatto bruciante e l’ottima capacità di palleggio. Oddio, non è tutto oro quello che luccica: Ben Simmons ha un rapporto molto idiosincratico, volendo essere di manica larga, con il tiro da fuori (su cui potrebbe lavorare un pochino, eufemismo) ma coach Brown conscio di ciò ha cucito intorno al suo modo di giocare a basket la squadra permettendogli, quindi, di esprimersi al suo meglio nelle situazioni di gioco a lui più congeniali. E così eccolo a sfogliare la margherita chiedendosi a chi sia meglio passare la palla, condividendo lo spogliatoio con ottimi tiratori. Stando così le cose l’australiano è nell’impostazione dell’azione principio di gioco (grazie anche all’infortunio di Markelle Fultz), pur essendo, vista l’aspidica capacità di attaccare il canestro penetrando nel folto del pitturato, un catalizzatore di soluzioni. Il fisico ed un atletismo notevole lo aiutano (nei mismatch fa quasi sempre la parte di Golia), anche se le sue giocate non somigliano mai a sfoghi di rabbia o consapevolezza fisica, soprattutto perché non ne ha bisogno visto che ha saputo coltivare bene l’intuito e l’analisi di gioco. Ciò è manifesto quando imposta (per) i suoi: chiamando i pick&roll ad ogni latitudine del campo, sfruttando i blocchi, realizzando passaggi che altri nemmeno immaginavano. Si coniuga bene Simmons nella doppia veste di iniziatore e finalizzatore dell’azione, perché, non lo si dimentichi, l’australiano scardina le difese, salta i difensori e punta il canestro come pochi: non a caso solo Embiid fra i 76ers ha realizzato più punti; tanta concretezza, quindi. Il lemma ultimo per capire Ben è finezza. Simmons non sembra mai veramente correre, ma bensì scivolare felpato sul ghiaccio. Quando passa la palla appare scanzonato. Ecco, la sua raffinatezza che lo rende quantomeno unico nel panorama Nba. Estetica pura, bellezza, per una volta vincente, perché semplice e mai fine a sé stessa.

Ben Simmons chi è: il suo stile

Pragmatismo (tipico delle api, insetti iperorganizzati), grazia (caratteristica propria delle farfalle) e naturalezza (qualità, evidentemente, intrinseca degli esseri animali): definizione in tre parole per Ben Simmons che è, a sua volta, definizione di tre ruoli del basket: centro (per il fisico) playmaker (per visione e necessità) e guardia (per nascita). Dovessimo scegliere un aspetto del Simmons uno e trino opteremmo per l’eleganza perché la pensiamo proprio come Philip Roth scomparso, purtroppo, recentemente: «Tutti hanno qualcosa davanti a cui si sentono disarmati, io ho la bellezza». Ben Simmons chi è? Una ape, una farfalla un giocatore totale.

«Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?» si chiedeva Lorenz. Non abbiamo risposta. Sappiamo però che il battito d’ali della farfalla Simmons si ripercuoterà fortissimo nella Lega più competitiva e nota al mondo.

Tutto questo è Ben Simmons, ma se volete è tutto qui, in un video delle sue migliori giocate con i Philadelphia 76ers:

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