Home NBA, National Basketball AssociationNBA Passion AppOne Man Show: Paul Pierce, una vita da celtico

One Man Show: Paul Pierce, una vita da celtico

di Marco Tarantino

L’arte della leadership, non è una qualità da tutti. E’ la testa che vede, è la testa che pensa, colui che esegue le decisioni ma guida anche chi lo circonda, animandoli, controllandoli e sostenendoli. Questo concetto può essere associato a tante persone che hanno reso il mondo migliore, ma anche nel mondo della palla a spicchi, emergono figure perfettamente associabili al termine di leader; una di queste nasce ad Oakland, e il 13 ottobre 1977, vide la luce: Paul Pierce. La sua presenza dominante, è stata un piacere per gli occhi e la mente di ogni appassionato NBA, che ha potuto ammirare le sue gesta da salvatore della patria. Una carriera lunga 19 anni, dalle forti tinte biancoverdi dei Boston Celtics ma non solo. Crescere a Inglewood, permette di avere una concezione più forte, di una realtà molto delicata presente a Los Angeles, di continue violenze e guerre. Tutto ciò può oscurare la mente da ciò che è veramente importante nella vita, rischiando di spezzarla in giovane età; per fortuna, il giovane Pierce, si mette in luce come punta di diamante della sua squadra liceale e svia dai sentieri della brutta strada. Le sue ottime prestazioni gli valsero la chiamata al McDonald’s All-American Game nel 1995, il torneo cui partecipano le migliori promesse del basket liceale, dove giocò assieme ad altre future stelle NBA come Kevin Garnett e Vince Carter. Il passaggio all’Università del Kansas, è solo una formalità per la conferma dell’enorme talento mostrato dal giovane Paul.

 

Gli occhi sono puntati su di lui e la scena, è tutta per lui. La rosa è pronta per sbocciare e regalarsi al mondo. Pierce venne selezionato dai Boston Celtics con la decima chiamata assoluta al Draft NBA 1998, dietro a futuri All-Star come Vince Carter, Antawn Jamison e Dirk Nowitzki. La nuova era della pallacanestro a stelle e strisce, si sta imponendo e lo spettacolo andrà avanti per un bel po’ di tempo. Per Pierce, i 22 anni e l’inesperienza non sono un problema ma anzi saranno la marcia in più che gli permetteranno di emergere. Verrà nominato Rookie of the Year nel 1999 con medie di 16.5 punti, 6.4 rimbalzi e 2.4 assist.  Troppo bello per essere vero, direbbe qualcuno. Il 25 settembre 2000, Paul riceve undici coltellate durante una rissa scoppiata al Buzz Club, un night nel distretto del Teatro di Boston e il panico circonda tutto l’ambiente. Venne operato d’urgenza. Il cielo gli dà una seconda chance e per fortuna non parleremo di una cometa volata via anzitempo.  Il campo lo aspetta a braccia aperte e lui non delude le grandi aspettative.

DALLE STALLE  ALLE STELLE

 

La rivalità Celtics/Lakers, è uno dei fatti che hanno reso grande la lega NBA. I numerosi scontri tra Larry Bird e Magic Johnson, sono stati l’apice di un qualcosa di irripetibile. Bisognava dare una svolta. Il 13 marzo 2001, i Boston Celtics perdono contro i Lakers di Shaq e Kobe, ma segna la nascita della bandiera che regalerà, ai tifosi biancoverdi, tante gioie. “The Truth”, ideato da Shaquille O’Neal dopo la partita mostruosa da 42 punti del giovane Paul. La strada è quella giusta. La stagione successiva, fu quella della consacrazione a vero e proprio trascinatore della squadra; dopo 7 anni di astinenza, i Celtics ritornano ai playoff e raggiungono le Finali di Conference contro i New Jersey Nets di Jason Kidd, con i quali arriva la sua prima eliminazione. Ma la nota positiva, è la crescita esponenziale di Pierce che mette a referto, in 16 partite di postseason, 24.6 punti, 8.6 rimbalzi e 4 assist e di Antoine Walker. Gli anni a venire, sono una continua sofferenza per la franchigia biancoverde, nonostante le doti da fuoriclasse di Pierce: nella stagione 2005/2006, inizia il declino Celtics. Pierce è una perla donata ai porci, che non sfruttano collettivamente il talento messo a disposizione dal giocatore californiano; Registrò il suo career-high contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James. 50 punti, 7 rimbalzi e 8 assist. Semplicemente sublime. Abbiamo finito qua? No, macchè!

37 punti contro Portland, 39 contro Lakers e Miami Heat, Indiana Pacers con 31 e Toronto 33. Numeri che non valsero però la partecipazione ai playoff, in quanto i Celtics finirono la stagione con 33 vittorie e 49 sconfitte, raggiungendo solo l’undicesimo posto nella Eastern Conference.

E’ IL POSTO GIUSTO PER ESPRIMERE AL MEGLIO IL TALENTO DI PIERCE E PUNTARE AL TITOLO?

Garnett Pierce Allen dei Boston Celtics

Kevin Garnett, Paul Pierce e Ray Allen.

Il 2006/2007, mise a repentaglio la stagione dei biancoverdi, quando The Truth, si infortuna al piede e salta 24 partite. Solo 2 vittorie e 22 sconfitte. Roba da fallimento totale. I Celtics non riuscirono a sopperire alla mancanza del loro uomo franchigia, terminando la stagione ultimi nella Eastern Conference, con un record di 24 vittorie e 58 sconfitte. Come dimostrano i tanti avvenimenti nel tempo, le vittorie non si costruiscono da soli. Michael Jordan avrebbe vinto senza la sua spalla Scottie Pippen? Ci sono grandi dubbi. La delusione in Paul è così tanta, che arriva a chiedere la cessione se non fossero arrivati giocatori di alto livello. Detto, fatto. Ray Allen e Kevin Garnett  sono gli innesti che cercava Pierce e gli hanno permesso di prolungare la sua permanenza a Boston. Assistiamo così alla nascita dei Big Three.

“Questa è una giornata memorabile per la franchigia. Io ho lo stesso entusiasmo di una matricola”.

Il roster titolare formato da Pierce, Allen, Garnett, Rondo e Perkins, crea un inossidabile legame con tutto il mondo biancoverde e le gioie non tarderanno ad arrivare.  Si respira aria fresca. La stagione 2008, si chiuderà con 66 vittorie e 16 sconfitte, miglior punteggio della lega. L’inizio dei playoff, si mostrerà come uno dei momenti memorabili della storia della pallacanestro americana. Il 18 maggio, in semifinale contro i Cavs, Pierce registra il secondo punteggio più alto in gara 7 con 41 punti. Ciò permise di raggiungere e superare i Detroit Pistons alle Finale di Conference. Il punto cruciale, si manifesta il 5 giugno 2008, quando iniziano le Finali contro gli eterni rivali Lakers; Gara 1 mette in luce la straordinaria forza tecnica di Boston e dei Big Three: durante il terzo quarto, Pierce si infortuna ma riesce comunque a tornare in campo e mettere 15 dei 22 punti totali. Molti tifosi lo accusarono di fake, cioè di falso, avendo solo simulato quell’infortunio. Il primo scontro è a favore dei biancoverdi, 98-88. I Lakers sono ossi durissimi da eliminare e la serie sul 3-2, si fa elettrizzante. In gara 4, Pierce è fondamentale per la vittoria Celtics dopo che erano sotto di 24 punti. Un’utopia solo per pochi prescelti.

E’gara 6 il match che determinerà tutto. Con un margine di 39 punti, Pierce i compagni alzano sul trono NBA, il tanto sudato Larry O’Brien Trophy. Una partita da ricordare come ogni riferimento che si rispetti e che resterà per sempre negli annali. E’ la consacrazione dell’ala piccola biancoverde che grazie alle sue enormi capacità e dei suoi compagni, riesce finalmente ad arrivare a ciò che gli spetta. La verità viene sempre a galla.

 

SULLA STRADA DELLA GLORIA

Doc Rivers insieme a Pierce.

La carriera di Paul Pierce, è condita anche da 10 partecipazioni all’All Star Game. Non male. L’incredibile volontà di migliorarsi e superarsi, ha permesso all’ala californiana, di migliorarsi sempre più nel tiro da tre punti. Concluse infatti la stagione 2009-10 con la più alta percentuale dall’arco della sua carriera (41.4%). Questi numeri gli valsero la chiamata a partecipare all’NBA three point Shootout,. Pierce divenne il primo Celtic, dopo Larry Bird a vincere questa gara. Buona compagnia, eh?

Questa stagione i Celtics raggiunsero i playoff, e si ritrovano contro i Miami Heat. In gara 3 Pierce segnò un incredibile canestro dalla media distanza con pochi centesimi sul cronometro, che valse la vittoria per 100-98, e il vantaggio per 3-0 nella serie. La riconferma della potenza biancoverde, sembra ritornare a gran voce e le coincidenze lo dimostrano. Ma saranno giuste? Pierce raggiunse le Finali NBA per la seconda volta in carriera, sempre contro i Los Angeles Lakers ma questa volta Kobe e compagni prendono il sopravvento e chiudono la pratica in 7 gare, una rivalità da sempre presente con grande risonanza sul campo e mediatica.

L’amarezza della sconfitta fu tanta. The Truth, dimostrò ancora una volta il suo enorme talento chiudendo la serie con una media di 18 punti in 24 punti di playoff disputate. Ma Paul sa bene, che il record individuale è relativo. Il LEADER, trascina la squadra e li porta in alto ma a volte, la determinazione non basta. L’infortunio di Perkins in gara 6, sul punteggio di 3-2 per i Celtics, è una delle cause della batosta. Boston si presenta quindi alla decisiva gara-7 con l’assenza del centro titolare e la partita vedrà prevalere, col punteggio di 83-79, i Los Angeles Lakers che si aggiudicano l’anello. Una delle serie più emozionanti nella storia NBA, che rimarrà nella mente di ogni appassionato.

Terminata la stagione, il 29 giugno 2010, Pierce decise di uscire dal suo ultimo anno di contratto, e testare il mercato dei free agent, a partire dal primo luglio. Il giorno successivo, però, raggiunse un nuovo accordo verbale con i Celtics, che, non volendo perdere la loro bandiera, gli offrirono un contratto di quattro anni, fino alla stagione 2013-14. Pierce commentò così il nuovo contratto:

“Sono felice di essere tornato ai Celtics; ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto ritirarmi da giocatore dei Celtics, e la franchigia mi ha dato questa opportunità”.

Non si dimentica mai dove si è stati bene.  Il 3 novembre 2010, durante la partita contro i Milwaukee Bucks, Pierce segnò su tiro libero il punto numero 20.000 della sua carriera, diventando il terzo Celtic a raggiungere tale cifra vestendo solo la maglia biancoverde, gli altri due furono Larry Bird e John Havlicek. Un altro pezzo del puzzle che incornicia, una carriera memorabile. Nel 2012, durante le finali di Conference affrontarono i Miami Heat, portandoli, grazie ad un incredibile canestro da tre punti di Pierce in faccia a LeBron James in Gara 5, fino allo spareggio di Gara 7, dove però persero. Il Go-to guy è ancora vivo. Un gesto che ricorda i momenti migliori vissuti da Boston. Pierce, tornando verso la panchina, esclama:

 “Nessuno ha gli attributi  per prendersi questo tiro”.

La verità si è presa la scena come protagonista centrale e nessuno, lo potrà ombrare.

LA FINE DI UN’ERA

Il 2013  è l’anno che chiude un’epoca. I Big Three, prendono strade diverse: dopo Allen, passato a Miami l’anno precedente, Pierce e Garnett approdano ai Brooklyn Nets. Il popolo bostoniano, ringrazia a scena aperta il contributo super determinante di questi fenomeni, che forse non rivedremo mai più. Anche a Brooklyn, The Truth, si dimostra uomo spogliatoio e partita. In gara 7 contro Toronto, esegue una stoppata su Lowry e regala il passaggio del turno ai Nets: ennesimo passaggio di una vita al top e sempre fondamentale.

Pierce

Pierce mostra tutta la sua fedeltà nei confronti dei Boston Celtics così…

Dopo i Nets, passa a Washington e infine ai Clippers, dove il fisico non regge come prima ed è continuamente ai box ma la sua presenza da ago per la bilancia nella squadra, è vitale. Il 5 febbraio 2017 è il momento del capitolo finale. Un percorso da Hall of Famer, da leggenda e straordinario uomo, che si conclude moralmente con la partita contro i Celtics al TD Garden. Mette a segno l’ultima tripla della partita, anche se inutile per la sconfitta della sua squadra, e si inginocchia sul logo della sua eterna casa. Brividi. Il 12 aprile si conclude definitivamente la carriera dell’uomo nella foto che ha fatto battere tanti cuori e piangere dalla gioia.

“ONCE A CELTIC, ALWAYS A CELTIC”

Di Alessandro Ranieri

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