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I passi in avanti di Brandon Ingram

La seconda scelta del draft 2016 continua a fare progressi.

Lo sguardo sornione, il fisico mingherlino e acerbo, un po’ di passività nella metà campo difensiva. Ma anche una tecnica di base non indifferente, un istinto offensivo naturale e delle mani pregiate. Brandon Ingram si era presentato così a Los Angeles, sponda Lakers, nel momento in cui è stato chiamato con la seconda scelta del draft 2016. Come un anatroccolo pronto a diventare un cigno, oppure come un diamante da sgrezzare. Quello che volete. C’era bisogno, anzi, c’è ancora bisogno di tempo per la sua crescita definitiva. Tuttavia, dopo la sua prima annata tra i ‘grandi’, si può certo parlare di passi in avanti compiuti dal ragazzo.

Sul piano del gioco e mentale il buon Brandon ha acquisito più sicurezza, più stabilità. Una consapevolezza dei propri mezzi aiuta ad essere tranquilli in campo e a giocare avendo il controllo della situazione.

Il primo passo è praticamente bruciante. Grazie al suo fine ball handling, Ingram riesce a battere il rispettivo marcatore con facilità, per poi aggredire il ferro con dimestichezza (da sottolineare come sia migliorato nell’assorbire i contatti nel traffico). Concludendo in layup oppure schiacciando di forza.Ormai  non si fa problemi ad affondare la lama nel pitturato avversario con determinazione e coraggio, anche in transizione: con determinazione e freddezza va alla conclusione su suggerimento di un compagno, magari prendendosi un fallo e il libero supplementare. Ma non solo. Quando entra in area, oltre alla penetrazione, l’arresto e tiro è l’altra arma a cui il nativo di Kinston ricorre: pressapoco il 18% del totale dei punti in area viene dal midrange (67% confrontato col 59% del 2016/2017).  Nell’esecuzione, ancora da rifinire, l’ala è divenuta più fluida e veloce.

 

Ingram sfrutta il blocco di Lopez e va a segno con tranquillità.

 

Intelligenza, capacità di muoversi. In situazioni di off the ball Ingram è migliorato, ma può e deve far di più. Grazie ai suoi tagli si smarca, magari sfruttando qualche blocco, in modo da poter poter andare andare al tiro; da ricordare inoltre che gli angoli per la tripla in spot up sono dei terreni di caccia abbastanza fertili, in cui colpisce sugli scarichi o su passaggio diretto. Le percentuali, in ogni caso, necessitano di una rivisitazione.

Capita abbastanza spesso che ad Ingram sia affidato il compito di dare il via all’azione, grazie al suo ball handling. Il suo pregio è quello di optare per la soluzione giusta evitando di forzare tiri improbabili. Uno dei crocevia utilizzati per imboccare la strada verso il canestro è senza dubbio il pick and roll: Ingram lavora d’intesa col rollante per liberare l’area e sbrogliare la matassa, andando lui stesso a chiudere il tutto o finalizzando il gioco a due. Se la strada è sbarrata, il pallone viene spedito sul perimetro, in modo da creare altri spiragli. In generale l’ala alimenta la circolazione e non tende a fermarla, vede con la coda nell’occhio i backdoor di un compagno e lo serve, magari anche con un alley oop: non è di certo eccezionale, ma possiamo dire di esser di fronte ad un onesto passatore.

 

Il classe 1997 decide di affrontare l’avversario spalle a canestro: una volta raddoppiato, serve intelligentemente uno smarcato Larry Nance Jr.

 

Tutte le sue caratteristiche si coniugano benissimo con la filosofia di gioco dei Lakers, che preferiscono attaccare in transizione. Ingram corre il campo a grandi falcate il campo e si diverte a dare il suo contributo, mettendo a referto circa 2.5 fastbreak points a partita. Il dato attinente ai punti segnati nel pitturato,quasi 8 di media a gara rispetto ai 3.9 della passata stagione, è significativo, poichè la maggior parte delle ripartenze gialloviola convergono su quella zona di campo. Come alternativa c’è sempre quella dell’assist al tiratore pronto a sparare una tripla.

In difesa si da da fare, mostrando segnali incoraggianti. Il suo movimento di piedi rapido gli permette di contenere l’attaccante e di stare ben incollato a lui: così costringe l’avversario a passare il pallone o a prendersi il tiro, con possibile stoppata rifilata grazie alle sue lunghe leve; lunghe leve con le quali copre le linee di passaggio per eseguire importanti recuperi. Tiene sempre d’occhio la propria controparte, seguendola dopo aver eluso un blocco per non parlare del fatto che nella transizione difensiva si precipita a fermare le velleità. I progressi fisici lo aiuteranno ad incidere di più su quel piano, ma intanto c’è da registrare un dato considerevole: il suo defensive rating si è abbassato di circa 8 punti (da 112.6 a 104).

 

Strada chiusa per Carmelo Anthony che deve forzare il tiro, poi stoppato da un attento Ingram.

 

Nessuno ha la sfera di cristallo per dire come effettivamente sarà il futuro di questo ragazzo. Tuttavia, quando una bella dose di talento si unisce all’abnegazione e al duro lavoro, i risultati non possono che essere positivi. Sono attesi altri passi in avanti.

 

 

 

 

 

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