Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiRip City Chronicles: il dente avvelenato di Lillard

Rip City Chronicles: il dente avvelenato di Lillard

di Emanuele Tatta
Damian Lillard con la casacca dei Blazers.

<<La vedi quella cosa che hai alla vita Alberto? Quella è una cintura, ma non una qualunque: è la cintura che appartiene al campione WWE, la prova che sei il migliore al mondo, il più forte! Purtroppo questo significa che adesso sei la preda, perché tutti, me compreso, vorranno strappartela di dosso! Perciò, se posso darti un consiglio, fai molta attenzione.>>

Qualche anno fa durante una puntata di WWE Raw CM Punk usava queste parole per spiegare al neocampione Alberto Del Rio come funzionano le cose quando si sale al trono: infatti per quanto sia difficile arrivarci, rimanerci è ancora più complicato. Ed è molto interessante come questo discorso del campione visto come “preda” si possa estendere tranquillamente a tutti gli altri sport, pallacanestro a stelle e strisce compresa.
C’è sempre un’atmosfera speciale quando ci si trova contro la prima della classe, quasi come si trattasse di indossare il “vestito delle grandi occasioni”. Dopotutto, tener testa alla miglior squadra in circolazione, nella maggior parte dei casi indica una grandissima prestazione. E’ il caso, ad esempio dell’impresa compiuta dai Portland Trail Blazers, che sono riusciti a vincere la gara casalinga contro gli imbattibili Golden State Warriors grazie ad una serata straordinaria per tutta la squadra, ed in particolare per il loro leader, Damian Lillard.

Non capita molto spesso, per usare un eufemismo, di vedere una partita da 51 punti, 7 assist e 6 recuperi, oltre ad un incredibile 64% dal campo, ma una simile prestazione realizzata contro una delle migliori difese in circolazione come quella degli Warriors è semplicemente assurda. Per larghi tratti Lillard ha letteralmente dominato in entrambe le metacampo il match, vedendo al posto del canestro la proverbiale “vasca da bagno”. Qui di seguito, saranno elencate le quattro giocate più belle, importanti o semplicemente impossibili, della partita del numero 0.

1.  Lo step-back jumper allo scadere del primo quarto. forse ci vorrebbe un paragrafo a parte per l’assurdo finale di primo quarto della point-guard dei Blazers, nel quale firma da solo dieci punti in meno di due minuti con lampi di onnipotenza cestistica. Lo step-back dalla media però è fondamentale perché corona un primo periodo da incorniciare, con una gran giocata in faccia a nientemeno che l’MVP Stephen Curry.

2. La tripla con fallo a metà terzo quarto. Una delle chiavi per mettere in difficoltà gli Warriors è tenere Stephen Curry continuamente in apprensione dal punto di vista difensivo, magari causandogli problemi di falli. Un punto di svolta fondamentale nella partita c’è stato a metà terzo quarto: Curry realizza due punti, dall’altra parte Lillard sfrutta il blocco di Plumlee, subisce fallo e realizza un incredibile gioco da quattro punti. Quattro, come i falli di Curry dopo quell’azione che darà il via al parziale con cui Portland chiuderà la gara.

3. Le due rubate consecutive su Green e Curry. Mentre la partita sembra sfuggire dalle mani di Curry e compagni, Lillard decide di prendere il controllo definitivo delle operazioni. Golden State prova a recuperare punti affidandosi al proprio fenomenale gioco in transizione, ma per ben due volte in appena 16 secondi Damian copre il passaggio in profondità come un Cornerback della NFL riportando due recuperi e spegnendo definitivamente le speranze degli avversari.

4. Damian da lontano, molto lontano. La partita ormai è ben indirizzata verso i padroni di casa, e il +35 sul tabellone è a dir poco impietoso. Ma prima di prendersi la standing ovation del suo pubblico, il numero 0 vuole divertirsi ancora un po’. Ormai ha inserito il pilota automatico, e a quel punto fermarlo diventa proibitivo. Supera la metacampo, si arresta a circa 9 metri di distanza dal canestro e spara. Solo rete.

Il messaggio è chiaro, ed è rivolto a tutta la lega: <<Siete sicuri che non era meglio portare anche me a Toronto?>>.

 

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