L’Hall of fame, il sogno più agognato di tutti i giocatori, anche più del Larry O’Brien? Finora solo 180 cestisti hanno ricevuto tale onorificenza. LeBron James, Dwayne Wade e Dirk Nowitzki sono solo alcuni degli attuali NBA players destinati ad essere annoverati tra le leggende di questo sport. Di loro ce ne occuperemo più avanti, per il momento andremo ad analizzare un’altra lista: quella dei giocatori che, nonostante il grande talento e qualche titolo in bacheca, con ogni probabilità non avranno un posto nell’olimpo dei più grandi.
Deron Williams

I Cleveland Cavaliers avrebbero avuto bisogno di tutto un altro tipo di apporto da Deron Williams durante i playoffs 2017
Deron Williams, alla corte dei Jazz, si rivela uno dei migliori play della lega: 18 punti e 10 assist di media nelle sei stagioni trascorse nella terra dei Mormoni. Poi il passaggio ai Nets e l’inizio del declino. Dopo un avvio promettente (culminato dal carrer-high di 57 punti contro i Bobcats), una serie di infortuni e prestazioni sottotono convincono il patron Prokhorov a cederlo ai Dallas Mavericks. Ma nemmeno la cura Carlise ha effetto. Lo scorso febbraio viene rilasciato tramite buyout e si accasa a Cleveland. Un giocatore pieno di talento che, viste le premesse, avrebbe potuto ottenere un posto nella Hall of Fame. Importanti in senso negativo alcune prestazioni da zero punti nei playoffs con i tifosi dei Nets che ironicamente appesero dei cartelloni per la sua “scomparsa”…
Kevin Love
All-Star a Minnesota, comprimario a Cleveland. Questo il riassunto della carriera di Kevin Love.

Cleveland Cavaliers forward Kevin Love (0)
In maglia Timberwolves partecipa 4 volte all’All-Star Game e vince il Most Improved Player, tenendo medie da 20 punti e 12 rimbalzi a partita. Malgrado ciò, i lupi non riescono mai a qualificarsi ai playoff. Nel 2014 viene acquistato dai Cavs in cambio di Andrew Wiggins. In Ohio però la stella assoluta è LeBron: Love si scontra spesso con The Chosen One e le sue Stats (cosi come il numero di possessi) calano sensibilmente. Alla fine conquisterà l’anello, al termine di un epica serie di Finals contro Golden State, ma senza dare l’impressione di essere imprescindibile per questa squadra. Love è il prototipo del lungo moderno, abile nel gioco in post e soprattutto nel tiro dalla lunga distanza (37.3% da tre). La sua non impeccabile tenuta difensiva unita ad una scarsa leadership sono i motivi per cui a fine carriera probabilmente non leggeremo il suo nome nella Hall of Fame.
Klay Thompson
Klay Thompson ha tutte le qualità per diventare un Hall of Famer: è un letale tiratore da oltre l’arco ( % in carriera), efficace in penetrazione ed impeccabile in fase difensiva. L’unico difetto è la discontinuità. Thompson infatti alterna spesso prestazioni mostruose da 60 punti in tre quarti, a partite anonime. le sue Career-Stats recitano 19 punti, 3.4 rimbalzi e 2 assist. Numeri da fuori classe ma non ancora da superstar. La sua tenuta difensiva è di primissimo livello ma il fatto di essere il terzo violino del team di certo non lo aiuta…
Ai Warriors sta trovando sempre meno possibilità di mettersi in luce a causa dell’ingombrante presenza di due giocatori come Stephen Curry e Kevin Durant. Lasciare la baia potrebbe essere un ottima soluzione per ottenere davvero il credito che merita.
Blake Griffin

21 punti, 9.5 rimbalzi e 4 assist. Queste le Carrer-Stats di Blake Griffin. Entrato nella lega con la nomea di “semplice schiacciatore”, nel corso degli anni la stella dei Clippers ha ampliato il suo bagaglio tecnico migliorando il ball-handing e il suo range di tiro. Oggi è uno dei giocatori più completi della NBA. Con l’aiuto di Chris Paul ha riportato i Clippers ai play-off dopo quasi sei anni di astinenza, pur non arrivando mai alle Finals. La sua carriera finora è stara avara di soddisfazioni sia a livello di squadra che personale (soltanto il ROY del 2008) ed è questo il motivo per cui difficilmente verrà integrato nella Hall of Fame.
Rajon Rondo

Chiudiamo con il genio incompreso. Per Magic Johnson, Rajon Rondo è uno dei migliori assist-man di sempre. Viene selezionato da Boston dove mette in mostra tutte le sue qualità e vince anche un titolo nel 2008. Ma dopo l’esodo dei Big-Three (Kevin Garnett, Ray Allen e Paul Pierce) decide di lasciare i Celtics per trasferirsi ai Mavericks. A Dallas entra in conflitto con Coach Carlise, il suo minutaggio si riduce, e dopo nemmeno una stagione, diventa free agent. Seguono una deludente annata a Sacramento ed una con luci ed ombre a Chicago, per sfortuna e complice un infortunio che abbatte Chicago nella serie di playoffs con i suoi ex Celtics… Sbarca a New Orleans e gli succede lo stesso: infortunio e stagione sfortunata ma ancora lunga…
Considerando il suo straordinario talento e una visione di gioco con pochi eguali, era lecito aspettarsi una carriera più cospicua. Chissà, magari con un altro carattere e una tecnica di tiro migliore non sarebbe finito in questa lista.

