Al TD Garden di Boston, alle ore 2:00, è andato in scena un grande classico dell’NBA: Celtics-Lakers. Le due squadre in passato si erano già affrontate centinaia di volte (il confronto era di 200-159 per i Celtics), e anche stanotte hanno avuto la meglio i biancoverdi, raggiungendo le 201 vittorie nel confronto all-time. La partita è finita 107-96, con i padroni di casa che sono stati sempre in vantaggio, tranne per il primo canestro della partita, ad opera di Brook Lopez. Andiamo ora ad analizzare 5 riflessioni che possono essere argomenti di discussione.
1) IRVING DEVASTANTE
Uncle Drew ha fatto impazzire la difesa dei Lakers praticamente da solo.
19 punti, 6 rimbalzi, 5 assist, +2 plus/minus: queste le statistiche principali di Kyrie stanotte. L’ex Cavs ha sfoderato la solita prestazione da oltre 10 punti (sotto i quali non è mai sceso in nessuna partita di quest’inizio di stagione), trascinando i suoi Celtics, anche nel secondo e terzo quarto, in cui sembravano un po’ in difficoltà, alla decima vittoria in stagione (sono i primi a raggiungere la doppia cifra nella casella delle vittorie, il record attuale è 10-2). Grazie alle sue penetrazioni importanti, ai suoi assist e ai suoi tiri dalla media, nonché ad alcune giocate dove l’intera difesa dei Lakers ci ha capito ben poco. I suoi detrattori diranno che è stato marcato da Lonzo Ball, ma come leader sta facendo veramente bene a Boston (22 punti di media in 12 partite, mica male…) ed è un dato di fatto.
2) BOSTON OK NONOSTANTE LE ASSENZE
Gordon Hayward ai box già dalla prima partita contro i Cavs, Al Horford tenuto fuori in via precauzionale dopo il colpo alla testa subito contro gli Hawks di lunedì, Jayson Tatum che esce nel primo quarto un problema alla caviglia destra dopo soli 9 minuti di gioco. Una lista di infortunati importanti per i Celtics, che hanno dovuto rinunciare a due giocatori così importanti prima della partita, e uno durante. Nonostante questo oltre alla già citata super prova di Irving, sono saliti in cattedra Aron Baynes (21 punti, 8 rimbalzi), Marcus Morris (18 punti) e Terry Rozier (14 punti, 8 rimbalzi), oltre alla buona prova di Jaylen Brown (9 punti, 11 rimbalzi) e Marcus Smart (9 punti, 6 assist). Le statistiche in questo caso parlano chiaro, e spiegano come questi giocatori che sono meno sotto i riflettori hanno saputo sostituire al meglio i loro compagni più blasonati e sono riusciti a dare costanza alle prestazioni precedenti della squadra. Baynes è stato sicuramente tra i migliori, non solo per i 21 punti. Il numero 46 ha infatti giocato una buona prova sul piano fisico, tenendo botta al Lopez, Bogut o Randle di turno, partendo nello starting five proprio a causa della mancanza di Al Horford. Importanti anche le 3 triple di Morris e le 2 di Smart e Rozier, che hanno offerto una soluzione offensiva diversa ai Celtics, che altrimenti avrebbe previsto solo canestri da 2 punti. Infatti lo 0/7 di Irving ci fa capire quanto le sue triple siano mancate, ma nonostante tutto questa mancanza è stata riempita dai suoi compagni: ecco cosa significa avere una buona panchina e buoni giocatori secondari.
3) RANDLE BENE DA 5
Passando alla sponda Lakers, un giocatore che non parte tra i primi 5 è Julius Randle, che potrebbe addirittura andarsene. Il numero 30 fino ad ora non ha convinto né i tifosi né tanto meno coach Luke Walton, che infatti lo ha sostituito con il rookie in ascesa Kyle Kuzma in quintetto. Randle sembra aver però trovato la sua dimensione uscendo dalla panca e soprattutto come centro nel quintetto piccolo, e, quando c’è Lonzo Ball in campo insieme a lui, trova anche punti importanti. Il suo punto di forza è, però, la difesa: difensivamente cambia la partita, quando entra lui i Lakers rimontano e questo non è un caso. I 16 punti e 12 rimbalzi in 21 minuti penso possano bastare per capire la sua partita, che però non è bastata ai Lakers per vincere. Come detto c’è aria di cessione per lui: subito in cambio di una scelta, o free agent a fine stagione.
4) LAKERS SULLA BUONA STRADA, MA MANCA QUALCOSA

Kyle Kuzma e Lonzo Ball.
I Lakers, comunque, si possono ritenere soddisfatti, nonostante la sconfitta. Infatti essa è arrivata contro una squadra candidata ai playoff almeno come seconda della East Conference, che hanno vinto l’anno scorso e in cui attualmente sono primi. Insomma, non gli ultimi arrivati e una squadra in forma, oltre che forte. Per come è andata la partita, però, la differenza si è vista molto nel primo quarto, per niente nel secondo e terzo quarto, un po’ nel quarto quarto. Infatti i Lakers erano riusciti quasi a rimontare tra primo e secondo tempo, ma proprio nei minuti finali sono capitolati, vuoi per la poca esperienza, la poca concentrazione o altri fattori mentali, comunque sul campo la differenza l’hanno fatta le piccole cose. Questi Lakers, che hanno record 5-6 al momento, sembrano migliorare di partita in partita, e considerando che nello starting five ci sono due rookie (Ball-Kuzma), i risultati non sembrano malvagi. Con il tempo, credo che questi due ragazzi matureranno e con loro tutta la squadra avrà un upgrade importante. Contiamo che comunque i due stanno facendo buonissime prestazioni anche adesso, soprattutto Kuzma. A due ragazzi, uno di 20 anni (Lonzo) e l’altro di 22 (Kyle), cosa si può chiedere di più dopo una decina di partite tra i professionisti?
5) PROSSIMAMENTE
I ragazzi di coach Brad Stevens ospiteranno sabato notte (ore 1:30 italiana) al TD Garden i Charlotte Hornets, in un’altra partita abbordabile che potrebbe fargli mantenere la testa della EastERN Conference. I Lakers, invece, saranno impegnati già questa notte (ore 1:00 italiana) a Washington, contro i Wizards, in una sfida che si prospetta molto difficile e piena di insidie. Lakers e Wizards, comunque, si sono già incontrati il 26 ottobre allo Staples Center, e i ragazzi di coach Luke Walton hanno battuto all’overtime John Wall e compagni per 102-99, con un’ottima prestazione. Riusciranno a ripetersi? Difficile dirlo, al parquet l’ardua sentenza.
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