Gli infortuni sicuramente rappresentano uno dei problemi più grossi per i giocatori e per le franchigie dell’intera lega. Alcune squadre hanno perso un anello a causa di un infortunio, altre hanno visto andare in fumo un progetto a lungo termine, e altre ancora sono state costrette a muoversi sul mercato per sopperire a questo tipo di disgrazia, anche al costo di privarsi di scelte future e di giocatori importanti.
Numerosi giocatori hanno visto i propri sogni di gloria infrangersi, chi per mesi, chi per anni e chi per sempre. Nella storia recente, gli infortuni peggiori li hanno subiti Brandon Roy, che ha dovuto mettere la parola fine alla sua carriera, Derrick Rose, che proprio in questi giorni sta decidendo cosa fare del suo futuro legato al mondo della pallacanestro, Paul George e, proprio durante la prima partita di questa stagione, Gordon Hayward. Ma a volte l’infortunio di un giocatore, pur rimanendo sempre una cosa terribile, può rappresentare un’opportunità per un compagno che parte dalla second unit, o per un giovane talento in cerca di minutaggio.
Negli ultimi anni ci sono state diverse situazioni del genere, andiamo a vedere 4 giocatori che sono emersi a causa dell’infortunio di un compagno.
1) DRAYMOND GREEN / DAVID LEE
L’esempio più lampante in materia è sicuramente quello di Draymond Green, ala grande dei Golden State Warriors, reclutato alla 35esima scelta nel draft del 2012 emerso dopo un infortunio importante in casa GS. Ha subito dato l’impressione di essere un giocatore completo e capace di fare qualsiasi cosa sul campo, ma di non eccellere in niente. Con molto lavoro, forza di volontà e determinazione, qualche anno più tardi vincerà il Defensive Player of the Year e due titoli NBA. Green ha trascorso il primo anno della sua carriera ai Warriors relegato panchina, giocando circa 13 minuti di media a partita, per fare rifiatare David Lee, ala grande titolare. L’anno successivo ha iniziato ad accumulare un maggiore minutaggio passando da 13 a 21 minuti di media a partita. La svolta per il lungo atipico ex Spartan, è arrivata proprio alla fine di quella stagione. I Warriors erano in procinto di affrontare i Clippers nel primo turno di playoff e David Lee, giocatore estremamente fragile, si era appena fermato a causa dell’ennesimo infortunio. Cosi il reverendo Mark Jackson, ai tempi allenatore dei Warriors, è stato costretto a lanciare Draymond nella mischia, facendolo partire in quintetto. Green ha giocato una serie incredibile per determinazione e foga agonistica e, anche se hanno avuto la meglio i Clippers in gara 7, si iniziavano a intravedere i primi cambiamenti nella squadra della baia.
Nel 2014/2015 Jackson è stato esonerato per far spazio a Steve Kerr, che non ha potuto fare a meno di rivoluzionare la squadra, adattandola al concetto di small ball. Cosi Green è diventato l’ala grande titolare, proprio al posto di David Lee, e al contrario, Andre Iguodala è stato spostato in panchina con il ruolo di sesto uomo, per dare spazio e continuità al giovane Harrison Barnes in quintetto. Quell’anno i Golden State Warriors hanno vinto il titolo NBA contro i futuri rivali Cleveland Cavaliers, e chissà come sarebbero cambiate le cose senza l’infortunio di David Lee…
2) DARIO SARIC / JOEL EMBIID
Dario Saric ha giocato la sua prima stagione in NBA proprio l’anno scorso con i Philadelphia 76ers. Il giovane croato è arrivato in NBA all’età di 23 anni dall’Anadolu Efes. Dario è un’ala grande naturale che può ricoprire anche il ruolo di centro. Si è ambientato subito bene nella lega e ha iniziato a collezionare minuti a causa dei continui infortuni di Joel Embiid, stella nascente dei Sixers. Durante il suo primo anno, proprio grazie agli infortuni e al minutaggio limitato del compagno, ha giocato con una media di 26 minuti a partita. Saric ha saputo cogliere quest’opportunità e si è dimostrato un gran giocatore su entrambi i lati del campo, giocandosi il titolo di Rookie of the Year fino all’ultimo con Malcolm Brogdon, che ha avuto la meglio. Durante la sua prima stagione nella lega ha tenuto una media di 12.8 punti, 6.3 rimbalzi e 2.2 assist a partita.
Quest’anno Embiid è tornato disponibile, anche se ha ancora un minutaggio limitato, e i Sixers si sono ritrovati in casa un’arma affidabile in più a disposizione.
3) JAYLEN BROWN & JAYSON TATUM / GORDON HAYWARD
Sicuramente uno degli infortuni più brutti degli ultimi anni, insieme a quello di Paul George con il Team USA. A rendere ancora più amaro questo infortunio, è stato il fatto che Boston aveva puntato moltissimo su Hayward, muovendosi sul mercato dall’inizio dell’estate e scambiando pedine e scelte pesanti per arrivare all’ala piccola dell’Indiana. Come se non bastasse è capitato durante la prima partita, anzi a cinque minuti dall’inizio della stagione 2017/2018, nella gara di apertura tra Cleveland e Boston, le due contender della Eastern Conference.
Probabilmente Hayward perderà tutta la stagione, a meno che non riesca a recuperare per i playoff, , bisognerà valutare prima di tutto se sarà pronto fisicamente e in seguito se varrà la pena o se sarà necessario rischiarlo, ma questo è ancora tutto da vedere e se ne riparlerà solo a fine stagione.
L’unica nota positiva, per quanto ci possa essere di positivo in questa situazione, è che Boston, nonostante l’assenza di Gordon, stia giocando una pallacanestro favolosa, interpretata al meglio da una squadra di giovanissimi talenti. Con Hayward costretto in tribuna, Stevens ha dovuto spartire i minuti dell’infortunato tra Jaylen Brown e Jayson Tatum. Brown è al secondo anno nella lega, mentre Tatum sta affrontando la sua prima stagione. Viste le ambizioni della franchigia per questa stagione, i due ragazzi si sono ritrovati con una responsabilità enorme sulle spalle, ma non sembra che gli stia pesando più di tanto. Infatti i due giovani talenti dei Celtic hanno approcciato la stagione in modo maestoso e stanno dimostrando di avere tutte le carte in regola per potere competere a qualsiasi livello, senza mostrare alcun cenno di paura, indecisione o di timidezza.
Brown sta tenendo una media di 15.9 punti, 6.3 rimbalzi e 1.2 assist a partita, tirando col 47 % dal campo e col 42 % dall’arco. Tatum invece ha una media di 13.9 punti, 5.5 rimbalzi e 1.3 assist per match. Inoltre il rookie di St. Louis nel quarto periodo di gioco tira col 66% dal campo ( migliore in NBA) e col 64% dall’arco. Determinante.
4) JONATHON SIMMONS
Altro giocatore emerso dopo l’infortunio di un compagno di squadra. Simmons è il classico esempio di chi non ha mai smesso di credere in quello che fa per raggiungere un traguardo importante. E’ approdato in NBA in modo completamente atipico: dopo essere stato scartato da chiunque al draft del 2012, mentre esercitava la professione di barbiere, ha deciso di pagare 150 $ per partecipare a un provino con gli Austin Spurs , squadra satellite dei San Antonio Spurs, e dopo essere stato preso nella lega minore, ha esordito in prima squadra con gli Spurs nella stagione 2015/2016.
Simmons si è dimostrato un giocatore completo, dotato di grandi qualità atletiche e fisiche, buone caratteristiche offensive e difensive, in aggiunta a un grande impatto mentale.
Durante la prima stagione ha giocato 55 partite con una media di 15 minuti, senza mai perdere la speranza ha continuato a lavorare sodo e la stagione successiva, la scorsa, ha disputato 78 partite su 82, con una media di circa 20 minuti giocati. Il passo definitivo, Jonathon, l’ha fatto durante gli scorsi playoff, quando, a causa dell’infortunio di Kawhi Leonard in gara 1 delle Finali di Conference contro i Warriors, Simmons è entrato in quintetto alternandosi con Anderson. Ha giocato solo 5 partite ma sono bastate per mostrare definitivamente a tutti di che pasta era fatto.Con grande ambizione e perseveranza è riuscito a portarsi a casa un contratto da 20 milioni in 3 anni con Orlando. Ai Magic ricopre il ruolo di sesto uomo, ma visto l’ottimo inizio di stagione in uscita dalla panchina potrebbe ambire anche a un posto in quintetto. L’ex ala piccola degli Spurs sta viaggiando a una media di 14 punti, 3 rimbalzi e 2 assist in 25 minuti, tirando con oltre il 50% dal campo.


