Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiSaranno famosi? Ecco un primo bilancio sui rookie dell’anno

Saranno famosi? Ecco un primo bilancio sui rookie dell’anno

di Daniele Guadagno
Jayson Tatum.

Il draft 2017 si sta dimostrando uno dei più ricchi di talento delle ultime stagioni. Alcuni debuttanti si sono rivelati ancora acerbi per l’NBA, ma la maggior parte ha già messo in mostra tutte le sue qualità. Sparare sentenze quando siamo ancora a dicembre può essere azzardato, quindi ci limiteremo a stilare soltanto un primo bilancio sui rookie di quest’anno.

 

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Era uno dei prospetti più attesi del 2016, ma una frattura al metatarso lo ha tenuto ai box per più di un anno. Ora Ben Simmons è finalmente tornato. Tra i rookie è primo per punti, rimbalzi e assist. L’unico a guidare tutti gli esordienti nelle suddette tre voci è stato Oscar Robertson. Dwayne Wade lo ha recentemente accostato a LeBron per capacità fisiche e tecniche. Anche se il paragone al momento non sussiste, Simmons si candida ad essere il nuovo re della lega in futuro. Nel frattempo sta viaggiando a 18.1 punti, 9 rimbalzi e 7.4 assist di media a partita. Nemmeno The Chosen One deteneva tali stats alla sua età. Se il buongiorno si vede dal mattino…

LeBron Ben Simmons

Ben Simmons.

Prima che iniziasse la regular season Jayson Tatum era destinato a subentrare dalla panchina per lasciare il posto a Gordon Hayward. Poi l’infortunio dell’ex Utah gli ha concesso un posto in quintetto che sta sfruttando da autentico protagonista: tra i rookie è quinto per punti e sesto per rimbalzi. Sta tirando col 50% dal campo, 47% da tre e l’85% ai liberi. A soli 20 anni denota un atteggiamento da veterano e una sorprendente lucidità nei momenti clou della partita (secondo miglior realizzatore dei Boston Celtics nell’ultimo quarto). Non fosse per Simmons staremmo parlando del sicuro Rookie of The Year.

Lauri Markkanen è finora l’unica nota positiva nella stagione travagliata dei Chicago Bulls. Complice la rissa tra Bobby Portis e Nikola Mirotic, Hoiberg lo ha lanciato nello starting five con ottimi risultati. Il talento finlandese è il principale terminale offensivo della squadra e uno dei migliori lunghi tiratori della lega. È stato il primo rookie della storia a realizzare dieci triple nelle prime tre uscite stagionali. Chicago arranca sul fondo della Eastern Conference ma i tifosi possono consolarsi con l’esplosione di Markkanen. La rifondazione comincia da lui.

Alla vigilia del draft, tra i talenti considerati pronti per la NBA spiccava il nome di Dennis Smith Jr. Fortunati i Dallas Mavericks a sceglierlo alla nona pick. Il prodotto di North Carolina ha messo in mostra tutto il suo arsenale offensivo in questo scorcio di stagione, ergendosi a nuovo leader della squadra: 15 punti, 4 rimbalzi e 4.4 assist ad allacciata di scarpe. Il post Nowitzki è già iniziato.

Piccoli Westbrook crescono

Piccoli Westbrook crescono.

Anche prendere Malik Monk alla undicesima scelta è stato un lusso per gli Charlotte Hornets. Monk si è perfettamente ambientando nel sistema , portando punti e rimbalzi in uscita dalla panchina. Qualche settimana fa nella vittoria sui Bucks ha realizzato 25 punti (carrer-high) in 28 minuti. Per ora la miglior prestazione fra i rookie della second unit. Gli Hornets hanno tra le mani un talento purissimo che però avrà bisogmo di tempo e attenzioni prima di affermarsi su livelli da All-Star.

 

 

Flop

 

FLOP

Nonostante sia diventato il più giovane di sempre a realizzare una tripla doppia, le medie di Lonzo Ball sono tutto fuorché entusiasmanti: 8.7 punti, 7 rimbalzi e 7.3 assist in 32 minuti di gioco. Deve migliorare l’aspetto difensivo e assolutamente il tiro, ancora troppo lento e macchinoso per gli standard NBA. Sta tirando infatti con il 30% dal campo, 24.5% da tre e solo il 42.9% ai liberi. Considerate le alte premesse, era lecito aspettarsi di più.

Parlano i numeri: 6.6 punti e 4.4 rimbalzi di media a partita, tirando col 45% dal campo e il 29% da tre. Ad Orlando Jonathan Isaac sta dando prova di grandi abilità difensive, ma ha ancora tanto da lavorare in zona offensiva se vuole diventare un efficecente two way player. Per ora le sue percentuali al tiro sono tra le più basse della lega.

La stagione di De’Aaron Fox è stata caratterizzata sinora da più bassi che alti. Il nuovo Wall ha mostrato un atletismo notevole, purtroppo non supportato da una buona tecnica, soprattutto al tiro: appena il 39,4% dal campo e il 27.6% da oltre l’arco. Il play dei Sacramento Kings ha però solo 19 anni e tutto il tempo per curare le varie lacune del suo gioco.

Considerato uno dei profili più interessanti dell’ultimo draft, Josh Jackson non ha attualmente mantenuto le aspettative dei tifosi: 9.3 punti, 3.8 rimbalzi e 1.1 assist in uscita dalla panchina. Jackson non vanta un raggio di tiro ampio e ciò rappresenta un handicap nella NBA moderna. Nelle ultime partite però ha dato segni di ripresa, a dimostrazione del fatto che il talento c’è e va preservato.

Sorprese

C’è aria di steal of draft in quel di Utah: Donovan Mitchell ha catturato l’interesse di molti in questo inizio di stagione. Difesa asfissiante e canestri nel traffico sono il marchio di fabbrica del nativo di Elmsford. Non ha paura di prendersi grosse responsabilità offensiva e ciò è riscontrabile nella percentuale di possessi giocati nell’ultimo quarto: 29.3%, la più alta di ogni altro esordiente. A Salt Lake è nata una nuova stella.

Il rookie del momento in casa Lakers non è Lonzo Ball, ma Kyle Kuzma: quarto in squadra per minuti giocati, secondo per punti a partita (15.5 dietro a Ingram) e terzo nella lega per win shares. La 27esima scelta da Utah è un giocatore versatile, abile a rimbalzo e dotato di una formidabile meccanica di tiro. Si è guadagnato un posto in quintetto e sta ripagando la fiducia di coach Walton con carattere e leadership, sebbene sia ancora acerbo in molti aspetti del suo gioco. Aspettando la rinascita, Los Angeles si coccola il suo nuovo beniamino.

Kyle Kuzma

Nel caos di Atlanta, un giovane rookie sta destando l’attenzione della lega a suon di schiacciate. John Collins è un giocatore atleticamente devastante e dalle esemplari abilità difensive. Ci si interroga sulla scarsa intelligenza cestistica che dovrà affinare col tempo insieme ad altre caratteristiche tecniche. Ma da semplice dunker ad all around player il passo è breve. Blake Griffin insegna.

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