Questa notte è andata in scena una partita che ha visto in campo molte storie che si sono intrecciate: Thibodeau, Butler e Gibson ritornano a Chicago, persone che hanno scritto il recente passato dei Bulls, insieme a Joakim Noah.
Coach Tom Tibodeau ha ottenuto risultati importanti con la squadra dell’Illinois, portandola addirittura alla finale di Conference ad Est nel 2011. Quella squadra aveva come leader Derrick Rose, l’MVP di quella stagione, un rookie molto promettente come Jimmy Butler e ottimi comprimari. Joakim Noah, di certo non un fenomeno come attaccante, si era ritagliato un importante ruolo nella squadra, dando molto equilibrio soprattutto in difesa.
Da alcuni giorni Noah è stato messo da parte dai Knicks, che sta cercando di capire il suo destino in NBA. Oggettivamente l’ex Bulls non è più il giocatore di una volta, colpa anche delle sue precarie condizioni fisiche.
I numeri di Joakim Noah con i Bulls
Fino a quattro anni fa la considerazione di Joakim Noah da parte della NBA era molto alta. Grazie ai suoi numeri molto importanti la squadra otteneva risultati altrettanto importanti. Le statistiche ci permettono di dare una valutazione oggettiva del giocatore. Noah viaggiava ad una media di 12.6 punti, 11.3 rimbalzi, 5.4 assist, 1.5 stoppate e 1.2 recuperi. Questi numeri sono accumunabili solo ad alcuni giocatori della storia della NBA come Kareem Abdul-Jabbar, Bill Walton, Kevin Garnett e DeMarcus Cousins (in questa stagione). Pochi giocatori hanno raggiunto la media di 11 rimbalzi e 5 assist in carriera abbinati ad una stoppata e un recupero.
Questi numeri attestano come la sua continuità fosse determinante per quei Bulls. Il cuore di Joakim Noah ha portato lo stesso giocatore a riscoprire sè stesso durante il primo infortunio di Rose, quando gli fu richiesto un maggiore apporto anche in attacco. Quei Bulls raggiunsero i playoffs con 48 vittorie per poi essere eliminati al primo turno. Nella stagione 2013-2014 fu nominato Defensive Player of the Year e per due stagioni (compresa quella del 2013), convocato per l’All Star Game. Ebbe anche l’onore di finire dietro a LeBron James, Kevin Durant e Blake Griffin per il titolo di MVP.
Le parole dei suoi ex compagni al college
Il cuore, l’impegno e la determinazione del giocatore sono attestati anche dai suoi colleghi, come Corey Brewer che lo ricorda nelle due stagioni fenominali ai Florida Gators, con 2 titoli NCAA annessi. Queste le sue parole:
Noah era l’anima e il cuore di quella squadra. Ha giocato forte per tutte le partite e questo i compagni lo percepivano.
Anche Al Horford, ora stella dei Celtics, lo ricorda durante il periodo del college basket:
E’ il classico giocatore che tutti vorrebbero. E’ competitivo e un un vincente. Insegna molto ai suoi compagni e sono fiero di aver giocato con lui ai Gators. E’ uno dei miei compagni preferiti che io abbia mai avuto.
Le parole di stima e ammirazione che arrivano anche da altri colleghi e amici come Gibson, Marc Gasol e Aaron Brooks attestano come sia stato importante per tutti i suoi compagni.
Dopo aver firmato quel discutibile contratto con New York da 72 milioni di dollari nell’estate del 2016, Joakim Noah ha prodotto ben poco in maglia Knicks come 5 punti e 8.8 rimbalzi a partita.
Il fatto che ha incrinato in modo netto il rapporto con i Knicks è stata la sospensione per 20 partite dopo un controllo anti-droga risultato positivo.
Con una squadra in ricostruzione e con un centro dominante come Porzingis, il numero di minuti di Joakim Noah si sono ovviamente ridotti in modo sostanziale.
La deadiline di giovedì non ha portato ad una risoluzione della sua situazione, anche perchè il suo contratto da 72 milioni è deficitario per quasi tutte le franchigie NBA.
Farà un passo indietro Noah per ritagliarsi un ruolo importante come comprimario?

