La sfida Warriors-Spurs si è conclusa con una vittoria netta per 4-1 a favore dei campioni in carica. Come da pronostico. La squadra di coach Gregg Popovich, dopo essersi ritrovata sotto per 3-0, ha avuto una reazione d’orgoglio in gara 4, soprattutto grazie ad Manu Ginobili mostruoso nel quarto periodo.Il successo ha fatto illudere i tifosi degli Spurs che hanno iniziato a credere nella rimonta. Illusione che Kevin Durant e compagni hanno spento senza problemi in gara 5 per 99-91, grazie ai 25 punti di KD, ai 24 di Klay Thompson e alla doppia doppia di Draymond Green da 17 punti e 19 assist.
La franchigia della Baia, anche senza Stephen Curry, ha passato il primo turno senza troppe difficoltà. E’ vero che agli speroni mancava la stella della squadra Kawhi Leonard (che ha saltato tutta la stagione per via di un infortunio avvolto nel mistero), ma la squadra texana è sembrata decisamente inferiore agli avversari rispetto ai ragazzi di Steve Kerr. Merito anche della difesa dei Warriors, guidata da un eccezionale Draymond Green, che ha annullato l’attacco degli Spurs (soprattutto grazie ai raddoppi su LaMarcus Aldridge).
Pochi gli spunti positivi per la squadra di Popovich, di sicuro sono da conservare: la reazione d’orgoglio mostrata in gara 4, le serate positive di Aldridge e Ginobili e la crescita (nei playoff) di Patty Mills. Tra le file degli Spurs assolutamente bocciati sia il centro spagnolo Pau Gasol che il giovane playmaker Dejounte Murray. Dal primo ci si aspettava che portasse più esperienza e presenza sotto al ferro, Pau ha giocato un’infinità di serie dei playoff (con diverse canotte) rendendosi sempre fondamentale. Ma questa volta non è mai neanche sembrato in partita, perdendo tutti i duelli con il diretto rivale JaVale McGee chiudendo con una media di soli 6 punti a partita. Dal secondo, invece, ci si aspettava più freschezza, più idee di gioco e più voglia, ma si vede che ha ancora tanto da imparare. E’ vero che è solo al secondo anno in NBA, ma è il ragazzo più promettente del roster uno dei cardini per il futuro degli Spurs, è giusto prendere un po di più da uno con le sue capacità. Qualcosina in più la poteva fare Parker, che però ha avuto un minutaggio inferiore al solito e rientra da un brutto infortunio.
Se da un lato ci sono i demeriti degli Spurs, dall’altra ci sono i meriti dei Golden State Warriors, che come ormai è solito, in postseason non sbagliano quasi mai una partita. Eccezionali le prestazioni di Kevin Durant e Klay Thompson, che hanno chiuso rispettivamente con una media di 28.2 punti e 22.6 punti a partita, con la guardia americana che sta tirando con fenomenale il 52% da oltre il perimetro e con il 54% dal campo (insomma se tira prima o oltre la linea dei 3 punti non cambia). Ma il giocatore fondamentale per il gioco e per la difesa della franchigia allenata da Steve Kerr è indubbiamente Draymond Green. L’ala ha corso per compagni e avversari, mostrandosi instancabile, dando il suo anche nei momenti morti di una partita (a volte non si ferma quando viene richiamato in panchina).
Ad aspettare i Warriors nelle semifinali di Conference ci sono i New Orleans Pelicans, che in quattro partite hanno liquidato degli arrendevoli Blazers. La squadra della Louisiana si prospetta squadra più ostica del previsto per la franchigia della Baia, visto gli straordinari momenti di forma della coppia Holiday-Davis.


