Home NBA, National Basketball AssociationTrash-Talking: quando le parole fanno la differenza

Trash-Talking: quando le parole fanno la differenza

di dunknba

La Pallacanestro è uno sport bellissimo, non solo per l’adrenalina, le schiacciate in contropiede, i canestri all’ultimo secondo, ma anche per tutte quelle piccole sfumature che fanno parte di questo gioco e che lo caratterizzano nel bene e nel male. Il Trash-Talking è una di queste sfumature. Le origini di questa ” usanza” si perdono nel mito. Basti pensare a Goat Manigult, che negli anni ’60 giocava ad Harlem contro Wilt Chamberlain, dicendogli di tutto pur di intimidirlo. The Big Dripper gli rispondeva schiacciandogli in faccia (diventeranno grandi amici). Il Trash-Talking, non è solo parole per intimidire, è un modo per stuprare letteralmente l’avversario e, se non sei Chamberlain,molte volte ciò funziona.

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Il più grande trash-talker di sempre è quel Bird, che tanti miracoli fece in Massachussets. ”Ehy, sto osservando tutti voi, e mi chiedo chi arriverà secondo” Bird nel 1986 durante la gara del tiro da 3 punti, che ovviamente vinse.

Oggi le regole NBA sono molto chiare e puniscono il trash-talking molto severamente, con falli tecnici, multe e squalifiche. Ma perchè punire questo meraviglioso gesto di spontaneità e libertà che è intrinseco dello spirito del gioco? Non sarebbe meglio risolvere la questione in campo? ( Chiedere a LBJ come fare, vista la rispostina che ha rifilato stanotte al buon Lance). Per la stessa NBA sarebbe meglio non sopprimere il fenomeno, poichè è più facile vendere un prodotto ad alta intensità e spettacolarità o un prodotto scialbo che non sa ne’ di carne ne’ di pesce?

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