Manu Ginobili Night a San Antonio, i compagni di mille vittorie Tony Parker, Tim Duncan e coach Gregg Popovich rendono omaggio al fuoriclasse argentino durante la cerimonia di ritiro della sua maglia numero 20.
E’ Sean Elliott, altro grande ex Spurs, il maestro di cerimonie della serata. Elliot annuncia e cede il microfono a Tony Parker, accolto dall’ovazione del pubblico dell’AT&T Center di San antonio.
“Come estas, San Antonio?” Esordisce Parker “Sono contento di essere di nuovo qui, e Manu sono avvero felice per te, ti meriti tutto questo. Prima di iniziare devo però fare ammenda di una cosa: ad inizio carriera, i media argentini ce l’avevano con me perché – scrivevano – non passavo mai la palla a Ginobili. Ed io non capivo perché ce l’avessero con me, perché era coach Popovich a chiamare tutti i giochi, e lui chiamava i giochi solo per Duncan (presente assieme gli altri, ndr) e Duncan tirava sempre! Io dovevo solo passare il pallone (…) scherzi a parte, Manu sei stato un giocatore unico, non c’è mai stato un giocatore come te. Eri talmente unico che coach Pop non sapeva letteralmente dove metterti in campo, nei primi due-tre anni!”
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— San Antonio Spurs (@spurs) March 29, 2019
“Vedere la faccia di coach Popovich mentre tu ( a Ginobili, ndr) facevi uno dei tuoi passaggi era uno spettacolo. Perché tu passavi la palla in due modi: schiacciata a terra, che è quello che tutti si ricordano, e direttamente tra il pubblico. Ed all’inizio a San Antonio di passaggi in tribuna ne finivano! Popovich mi guardava e chiedeva: ‘Cos’era quello?’ E’ Manu, e Manu Ginobili gioca così. Poi riuscimmo a sistemare le cose, ed il resto della carriera di Manu è storia. Il mio anno preferito assieme a Manu? Il 2005. Lui aveva un sacco di capelli allora…“
Chiude quindi Parker: “La cosa che ho più ammirato di te, Manu, è quanto tu fossi competitivo. Non sarei il giocatore che sono diventato senza di te, sei stato un’ispirazione per me, un esempio. E sei stato un giocatore altruista, l’unica supertstar NBA ad accettare di uscire dalla panchina e fare tutto il necessario per vincere (…) hai vinto tutto sei stato una leggenda ed un grande compagno di squadra, grazie“.
Manu Ginobili Night, Fabricio Oberto: “Mi chiamò alle 10 del mattino, capii: ‘si ritira’”
Fabricio Oberto ha vinto un titolo NBA (2007) e 2 medaglie olimpiche assieme a Manu Ginobili:
“La scorsa estate, era agosto, Manu mi chiamò una mattina ed io non risposi. Poi guardai il telefono e vidi che mi aveva chiamato alle 10 del mattino e pensai: ‘ok, si ritira’ (…) Io e Manu abbiamo passato tantissimo tempo assieme, abbiamo vinto qui, abbiamo vinto in nazionale… Manu era con me in sala operatoria quando mi operarono al cuore, mi aiutò prima dell’operazione, tirandomi su il morale… e questo dice tutto di quanto Manu sia un grande amico ed una grande persona (…) in campo siamo abituati a nascondere le nostre emozioni, se ci facciamo male, se facciamo una giocata sporca o la subiamo, se sbagliamo… ma ora posso dire che Manu Ginobili mi ha reso una persona migliore, e di gran lunga un giocatore migliore… gracias“
Manu Ginobili Night, Gregg Popovich: “Non avremmo mai vinto senza di lui”
Uno dei momenti più intensi della serata è il discorso di coach Gregg Popovich, sempre burbero ed indurito dall’età ma visibilmente commosso in più di un passaggio della cerimonia:
“Grazie, so che posso farcela con questa cosa… Quando Manu arrivò qui 20 anni fa, dissi a Timmy (Duncan, ndr): ‘sta arrivando questo ragazzo…” R.C. Buford ed il front office avevano fatto un gran lavoro nell’arrivare a lui, un giocatore senza paura, selvaggio, tosto. Dissi a Tim: ‘questo ragazzo sa giocare’ e lui: ‘Si OK, Pop lo dici sempre…’. Quando Manu arrivò qui aveva una caviglia malmessa, e non poteva allenarsi. Lo tenemmo fermo fino a gennaio, poi lo mettemmo in campo una volta guarito. Ricordo che a Tim ci volle una sola settimana per capire che giocatore fosse Manu Ginobili”
"Without Manu there were no Championships." – Coach Pop#GraciasManu pic.twitter.com/U43sYDaOf6
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Continua Popovich: “Sono davvero onorato di averlo allenato in tutti questi anni, ma c’è un altro allenatore qui che ha allenato Manu: Ettore Messina (…) ed anche ai ragazzi ed al coaching staff del team argentino del 2004, che sono qui con noi, a tutti loro va la mia ammirazione: una delle migliori squadre che abbia mai visto giocare. Quando Manu arrivò a San Antonio, avevo i capelli castani, dopo un anno diventarono completamente bianchi… ma lui mia ha reso un allenatore migliore, lui era in grado di vincere una partita con il recupero decisivo, o con un rimbalzo, o segnando il peggior tiro da tre punti possibile. Perché Manu Ginobili è un vincente. Ho dovuto imparare ad accettare le sue giocate senza impazzire, ed a pensare alla prossima azione”
“Senza Manu non avremmo mai vinto quei titoli, mai. Come ha detto Tony (Parker, ndr), la sua voglia di vincere, la sua determinazione feroce, il suo amore per il gioco… ma quello che per lui è sempre contato più di ogni cosa al mondo sono queste quattro persone (indica la moglie di Ginobili, Mariangela, ed i loro 3 figli), Per Manu non c’è mai stata cosa più importante al mondo. Manu sa quali sono le priorità nella vita, è stato uno dei miglior compagni di squadra che si possano immaginare, un uomo curioso, capace di parlare di tutto, di politica, di razzismo, di astronomia e buchi neri (…) di tutte le vittorie, i momenti belli e brutti, la cosa più importante che Manu abbia mai fatto per questa franchigia, e non fu una decisione facile, fu accettare di uscire dalla panchina. Questo ci rese una squadra molto più forte e pericolosa. Manu non voleva farlo, poi capì che la cosa avrebbe portato un vantaggio enorme per tutti, capì la situazione ed accettò. Ed ora, uscendo dalla panchina, entrerà nella Hall Of Fame“
Manu Ginobili Night, Tim Duncan: “
E’ uno dei migliori giocatori di tutti i tempi, Tim Duncan, l’ultimo a prendere la parola:
“Difficile parlare dopo tutti questi bei discorsi… tutto quello che avrei voluto dire è già stato detto, tutto. Racconterò solo una storia su Manu: io seguivo sempre il draft NBA, tutti gli anni. Ricordo che ero davanti alla TV e sentii chiamare ‘Emanuel Ginobili’… Chi abbiamo preso? Pensai. Due anni dopo, Manu arrivò a San Antonio. Era estate e lui si presentò ad una partitella d’allenamento per giocare, e ci fu un giocatore – che è presente qui oggi, Bruce Bowen – che prese la cosa personalmente ed iniziò a maltrattare il ragazzo. Tirò fuori tutti i trucchi dalla sua valigia, lo trattenne, lo spintonò, lo pressò a tutto campo (…) Manu non fece una piega, non si lamentò, non disse nulla e continuò a giocare. E li capii che avevamo preso un giocatore vero“
“Per gli anni a venire” Chiude Duncan “Manu mi lasciò sempre impressionato su tutti i livelli. Era un piacere giocare con te, ed era divertentissimo sedere in panchina e guardare coach Popovich affondare nella sua sedia a chiedersi cosa diavolo stessi facendo in campo. Eri geniale, vedevi il gioco come nessuno ed eri sempre due giocate avanti. Ha fatto cose che nessuno ha mai fatto”
Reunited once again! #GoSpursGo pic.twitter.com/FxTzjhj4Gn
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