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C’era una volta un bimbo, c’era una volta un bimbo che guardava la sua prima partita di basket. 10 giugno 2010: inizia il classico zapping pomeridiano che per caso si ferma su Sky sport 2 dove va in onda la replica di gara 5 delle NBA Finals giocata la mattina alle 2.00 ora Italiana. Non va in scena una partita in realtà, va in scena “La Partita” con la “P” maiuscola. Si sta giocando la serie eterna, tra le 2 franchigie più vincenti della storia NBA: è Boston Celtics contro Los Angeles Lakers.
L’atmosfera e le emozioni del basket
Il TD Garden e il suo parquet incrociato, la palla a spicchi che rimbalza, Tranquillo e Buffa in cabina di commento. Non poteva esistere momento migliore per innamorarsi della pallacanestro NBA. La magia di quella partita è indescrivibile, i Celtics giocano sul velluto con il motto di “trust each other” inculcato da Doc Rivers, dall’altra parte i Lakers non stanno giocando la miglior partita della stagione, anzi, sono proprio assenti. Iniziato il terzo quarto i bianco verdi provano a dare lo strappo definitivo alla partita con un Paul Pierce in gran serata, Rondo è ispirato nel servire i compagni e Garnett che era stato sottotono in tutta la serie è finalmente tornato il giocatore che tutti conoscevano. I Celtics riuscirebbero anche a scappare via nel punteggio e chiudere la gara, se non fosse per uno in maglia giallo viola con il 24 sulla schiena, che si rifiuta letteralmente di perdere, segna a ripetizione, da ogni posizione, la sua faccia è cattiva e determinata, incute timore, ma ogni pallone che esce dalle sue mani è talmente morbido che accarezza dolcemente la retina quando va dentro.
Bang, bang, bang, inizia a grandinare nel canestro dei Celtics, che difendono come meglio non si può, Kobe Bryant è semplicemente più bravo, perché è così che si chiama quello con il 24.
Conclude il secondo quarto con 4 punti consecutivi e ne segna 17 di fila anche nella prima metà del terzo quarto per un totale di 21, “in a row” come si dice oltre oceano.
Quel bambino sono proprio io che scrivo, l’avrete capito, e percepisco perfettamente la fame di Kobe e la sua riluttanza verso la sconfitta, quella che poi prenderà il nome di Mamba mentality, io in quel momento ne potevo vedere solo un piccolo estratto. Percepivo l’emozione di quel momento, che sarà poi cruciale per l’evolversi della serie, anche se ancora non sapevo nemmeno cosa fosse una serie, ogni possesso è sempre più frenetico, i Celtics difendono forte e spingono in transizione, i Lakers si affidano al 24. Ancora non conoscevo le regole del gioco, ma mi batteva già forte il cuore; la prima volta non si scorda mai!

