Kawhi Leonard: “La morte di mio padre ha dato un senso a tante cose”

Leonard

A poche ore dalla tanto attesa gara 6, fanno rumore le silenziose parole di Kawhi Leonard. Come al solito fredde come il ghiaccio, il volto imperscrutabile, per un argomento però molto delicato. Kawhi ha parlato di come la perdita del padre all’età di 16 anni sia stata il motore per nuove prospettive e nuovo potenziale.  Gli ha insegnato a valutare ogni singola situazione, che si parli di vita dentro dal campo, ma anche e soprattutto fuori. Le sue parole sono state riportate da William Lou, per Yahoo Sports.

“Penso che abbia dato un senso a tante cose, mi ha fatto capire che il basket e la vita sono due cose diverse e bisogna soltanto godere di ogni momento”.

Questo aiuta a comprender il motivo per cui Leonard sia così decisivo nei momenti che contano, grazie alle sue capacità di gestire il pallone nei momenti chiave della partita, qualsiasi sia il livello di competizione.E’ solo basket.“. Il giocatore continua affermando:

“Bisogna solamente andare in campo e divertirsi. Questi saranno gli anni più belli della mia vita, in cui potrò giocare al massimo livello possibile. Ho 27 anni, sono giovane, non posso essere stressato da cose che non sono rilevanti.”

Aggiunge poi:

“Ciò che importa è che la famiglia stia bene, essere in grado di frequentare le persone che ami, ed essere capace di camminare e correre, non essere infortunato. Tutte queste cose si sommano, per cui dai il massimo e cerca di vincere.” 

Kawhi Leonard, un fenomeno non predestinato

La lucidità di Leonard dentro il campo è unica, ma lo è ancora di più quella dimostrata al di fuori. E’ difficile pensare alla crescita di un adolescente priva di una figura così importante. Forse non per Kawhi, non per il leader dei Toronto Raptors. Sta tenendo fede alle sue parole facendo parlare il campo, la sua post-season fino ad ora ha dell’incredibile, i numeri sono surreali: 30.9 punti di media con il 49.2% di realizzazione dal campo, 9.2 rimbalzi, 4 assist e 1.7 recuperi di media in 23 partite di playoff giocate fino a questo momento.

Sembrerebbe programmato per giocare a pallacanestro ad altissimo livello, dotato di una forza fisica e atletica fuori dal comune e di una solidità mentale che lo colloca già tra i più grandi di sempre. Nessuno avrebbe però mai scommesso sul numero 2 dei Raptors, quindicesima scelta del Draft del 2011, selezionato dagli Indiana Pacers ma subito scambiato ai San Antonio Spurs che si privarono di Goerge Hill.

Gregg  Popovich da subito aveva intuito la grandezza di colui che 3 anni dopo sarebbe diventato l’MVP più giovane della storia delle NBA Finals, a soli 22 anni. Dapprima paragonato a Bruce Bowen per via della sue superbe capacità difensive, tutti pensavano sarebbe stato un “3 & D” di altissimo livello. Kawhi oggi è molto di più, e dal paragone con Bowen si è passati a quello con sua maestà Michael Jordan. Lo sta onorando con prestazioni superbe suggellate da giocate estremamente decisive, frutto di duro lavoro e dedizione in tutte le fasi del gioco, attacco e difesa.

Stanotte ci sarà gara 6, la serie è ferma sul 3-2, la Oracle Arena aspetta. Kawhi ancora per la storia, Golden State per sopravvivere. 

Charlotte Hornets, Michael Kidd-Gilchrist si sottoporrà ad un intervento all’inguine

Kidd-Gilchrist

Piccolo stop per gli Charlotte Hornets, come riportato da ESPN: Michael Kidd-Gilchrist si è sottoposto ad un intervento chirurgico per via di una lesione muscolare all’inguine cronica.

“Un successo”, così la franchigia ha definito l’intervento di martedì. Non c’è pericolo per il giocatore scelto con la numero 2 del Draft del 2012: l’ex prodotto di Kentucky sarà pronto per il training camp di settembre. Per lui è previsto un recupero totale della forma fisica in tempi brevi e la risoluzione di questo infortunio sarà solo una formalità.

Kidd-Gilchrist pronto ad esplodere o eterna promessa?

Michael Kidd-Gilchrist non è mai riuscito a rispettare davvero le aspettative che lo vedevano come il secondo miglior prospetto del Draft 2012 e anche nella passata stagione ha ricoperto un ruolo di secondo piano per la franchigia capitanata da “His Airness” Michael Jordan. Per lui 64 gare giocate in stagione regolare, di cui solo 3 da titolare, facendo registrare 6.7 punti punti e 3.8 rimbalzi di media in 18 minuti di utilizzo. Insomma un giocatore che dovrà dimostrare di essere finalmente decisivo se vorrà diventare un giocatore determinante come sembrava promettere durante i workout prima del draft. Ce la farà il ragazzo o resterà una eterna promessa? Il tempo stringe, ma le qualità ci sono tutte…

Un nuovo inizio per l’Olimpia Milano: parte l’era Ettore Messina

Raptors-Messina-Sports Around The World

Secondo quanto riportato da Shams Charania, l’ormai ex assistente dei San Antonio Spurs, Ettore Messina, diventerà il nuovo allenatore capo dell’Olimpia Milano.

Dalla calda e soleggiata San Antonio alla fredda e cupa Milano il viaggio è lungo, ma le passioni rimangono le stesse. Il basket come guida e un bagaglio di esperienza non indifferente per cominciare una nuova avventura da capo allenatore. Dopo 5 anni alla corte di Coach Gregg Popovich, Ettore Messina sentiva il bisogno di ricoprire un ruolo di primo piano. Si pensava che la destinazione ideale per lui sarebbe potuta essere una franchigia NBA. C’erano stati numerosi gli interessamenti da parte di varie squadre, su tutti gli Charlotte Hornets, i Milwaukee Bucks e i Cleveland Cavaliers. In caso di assunzione sarebbe stato il secondo europeo della storia a sedere su una panchina NBA da capo allenatore, dopo Igor Kokoskov dei Phoenix Suns.

Per l’ex allenatore della nazionale italiana, diventare Head Coach in NBA sarebbe stato un grande riconoscimento. Avrebbe ripagato gli anni di apprendistato come assistente, prima nei Los Angeles Lakers di Kobe Bryant e poi nei San Antonio Spurs di Duncan, Parker e Ginobili. La sua scelta potrebbe far discutere. Milano non sta attraversando un periodo semplice, la stagione dell’olimpia è finita prima di quanto previsto, con 3 sconfitte consecutive per mano della Dinamo Sassari, in semifinale dei playoff.

Ettore Messina, una vita da vincente

Probabilmente è proprio per questo che Ettore Messina ha scelto l’Olimpia Milano. Nella sua carriera è sempre stato capace di accettare qualsiasi tipo di sfida. Si tratta di un allenatore vincente, un professionista e un agonista, e competere è ciò che serve a Milano. Il palmares parla da sè: 4 vittorie in Eurolega, 4 campionati italiani vinti con la Virtus Bologna e 6 successi in Russia alla guida del CSKA Mosca.

Un allenatore di spessore, un condottiero quasi ineguagliabile, un uomo che vive per il basket. Capace di crescere grandi promesse poi sbocciate e di gestire l’ego di grandi campioni, Messina è abituato ai grandi palcoscenici, si esalta dove la pressione non permette a molti di respirare e trova la chiave per il successo anche quando le speranze sembrano fievoli. Ha saputo adattarsi all’evoluzione del gioco e dei giocatori stessi.

Ha toccato con mano generazioni diverse di campioni, a partire da Sasha Danilovic e Manu Ginobili, cresciuto con lui alla Virtus e ritrovato poi nella NBA, per passare da Kobe Bryant nella sua prima esperienza in NBA ai Lakers, continuando, negli Spurs, con Duncan e Parker e finire con Kawhi Leonard, dominatore della serie finale in corso tra Toronto Raptors e Golden State Warriors.

Per l’Olimpia finisce l’era Pianigiani, che ha risolto consensualmente con il club, e inizia l’era di Ettore Messina. Lo scopo è di dare nuova linfa ad un movimento cestistico intero, con l’intento di riportare tra le grandi d’Europa una squadra importante come l’Olimpia Milano.

Cameron Reddish si sottoporrà ad un intervento chirurgico muscolare all’addome ad un passo dal Draft

Siamo ormai ad un passo dal Draft NBA 2019 che si terrà in data 20 giugno. L’ex stella dei Duke Blue Devils Cameron Reddish si sottoporrà, a breve, ad un intervento chirurgico all’addome come riportato da Shams Chanaria, di The Athletic.

Il recupero è stimato entro 6 settimane dall’intervento, questo comprometterà quindi la partecipazione agli allenamenti pre-Draft e alla Summer League. Un problema non da poco per una promessa come Reddish, costretto a riposare proprio nel periodo in cui ci si giocano le ultime possibilità di scalare posizioni al Draft. Rimane comunque un pizzico di ottimismo, si pensa infatti che l’ala piccola, ex giocatore al servizio di coach Mike Krzyzewski, meglio conosciuto come coach K a Duke, sarà pronto per il training camp pre-stagionale. 

Al momento le previsioni dicono che Reddish verrà selezionato con la scelta numero sette, che appartiene ai Chicago Bulls. Sono in tanti coloro che pensano che sia la miglior ala piccola dell’intero Draft. A spiccare sono le sue fenomenali capacità atletiche che ne esaltano la versatilità, e non sono da sottovalutare i mezzi tecnici che ne fanno un tiratore temibile.

Nel suo anno da freshman a Duke ha fatto registrare 13.5 punti di media a partita con il 35% al tiro, e il 33% da oltre l’arco dei 3 punti. a queste cifre si aggiungono 3.7 rimbalzi catturati a partita, 1.9 assisti e 1.6 stoppate di media. Dai Numeri di Reddish se ne può intuire il  talento, ma anche un enorme potenziale e grossi margini di miglioramento. L’auspicio è quello che quest’infortunio, seppur non troppo grave, non freni il suo cammino nei professionisti.

James Ennis III e Dwight Powell saranno free agent, non eserciteranno la player option

james ennis

Sarà un’estate caldissima quella che aspetta James Ennis III, l’ala piccola dei Philadelphia 76ers ha infatti deciso di non esercitare la sua player option da 1.8 milioni e sarà unrestricted free agent.

Stesso discorso vale per l’ala grande dei Dallas Mavericks Dwight Powell, che rinuncerà a 10.2 milioni per diventare anche lui free agent.

Ennis III nel 2018, aveva firmato un contratto di due anni con gli Houston Rockets per poi essere scambiato con i Sixers prima della trade deadline. La capacità di essere decisivo in uscita dalla panchina, su entrambi i lati del campo, ha messo in luce il giocatore californiano che ha fatto registrare 7.5 punti di media in 21 minuti di utilizzo durante i playoffs.

C’è aria di pluriennale quindi, e sarebbe il primo in carriera per Ennis, che ha vestito in carriera 6 maglie diverse in 5 stagioni senza mai trovare una vera e propria casa.

Il contratto firmato da Dwight Powell con i Mavericks risale al lontano 2016. 37 milioni in 4 anni, con l’opzione per uscire dal contratto nel suo ultimo anno, proprio quello che ha deciso di fare il nativo di Toronto. Nella passata stagione con i Mavs ha fatto registrare il suo massimo in carriera per punti segnati. 10.6 punti di media a partita in 21.6 minuti.

Movimentati anche per Powell i primi passi nella NBA: scelto degli Charlotte Hornets al secondo giro nel 2014, scambiato dopo nemmeno un mese ai Cleveland Cavaliers. A inizio stagione ancora una trade ed il trasferimento a Boston con i Celtics.

Boston che poi lo avrebbe incluso nell’affare Rajon Rondo, 3 mesi dopo il suo arrivo. Da qui l’arrivo a Dallas con cui conclude la stagione e firma poi il suo primo contratto pluriennale.

Per James Ennis III è il momento della consacrazione. Per Dwight Powell quello della riconferma, la corsa ai free agent sta per partire.

Curry replica ai complimenti di LeBron James e Dwyane Wade: “I campioni si riconoscono tra loro”

Era dal lontano 2005 che LeBron Raymone James non giocava partite decisive durante i playoffs. Un estate senza battaglie per il fenomeno di Akron, che aveva preso parte a tutte le edizioni delle NBA Finals dal 2011 al 2018.

Nonostante l’assenza dai campi, la superstar dei Lakers sta comunque seguendo assiduamente la corsa al titolo delle squadre ancora in lotta, e nella notte ha commentato sul suo profilo twitter l’esito di gara 6 tra Golden State Warriors e Houston Rockets che ha visto i campioni in carica prevalere e chiudere la serie con il risultato di 4-2.

“Mai sottovalutare il cuore di un campione” Così James su Twitter dimostra tutta la sua stima per il tanto criticato Steph Curry, che ha riscattato con una grandissima prestazione, la sua peggior serie di playoffs in carriera. Non sono mancate le difficoltà per la star degli Warriors, che alla fine del primo tempo non aveva messo a referto nemmeno un punto, ma che ha reagito alla grande nel secondo tempo segnando 33 punti, fondamentali per archiviare partita e serie.

Steph Curry, una reazione da campione per vincere la serie

Contro i Rockets, guidati dal James Harden migliore di sempre, contro l’infortunio di Durant in gara 5, contro tutte le critiche ricevute, ancora una volta Steph risponde da campione e gli Warriors conquistano l’ennesima finale di conference. Critiche ingiuste ed esagerate, anche se a dirla tutta gli elementi per essere criticato li aveva dati proprio Curry con prestazioni non all’altezza nelle prime gare della serie.

Curry stesso aveva ammesso di non essere nel suo momento di forma migliore, evidentissimo in gara 3 dopo quella schiacciata (sbagliata) che sarebbe servita a scacciare via la frustrazione delle brutte percentuali al tiro.

Non solo Re LeBron prende le parti di Steph, anche Dwyane Wade ha “twittato” in difesa di Curry: “Bisognerebbe smetterla di non rispettare Steph Curry, il fatto che lui fosse disposto a sacrificarsi per la squadra non significa che non sia ancora una bestia.” Elogio anche da parte del futuro Hall Of Famer, compagno di LeBron a Miami che ha chiuso quest’anno con il basket giocato.

Era dunque attesa la risposta di Curry che è puntualmente arrivata con le dichiarazioni del post gara 6: “Ho sentito tante polemiche riguardanti questa serie, ho semplicemente lasciato perdere” dichiara cosi a Ben Golliver di The Washington Post e poi aggiunge: “So di cosa sono capace. non ho bisogno di motivazioni extra.” In merito ai complimenti di Wade e James dice: “I campioni riconoscono un campione.”

Steph lascia parlare gli haters e risponde sul campo. 23 punti nel solo quarto quarto sono una risposta che conferma il suo valore e che mette in guardia i prossimi avversari dei Golden State Warriors.

Portland Trail Blazers e Denver Nuggets, tremate: Steph è tornato.

Knicks impressionati dal gioco di Cameron Reddish, chi sceglieranno?

Sta per arrivare il tanto atteso Draft NBA e ancora non è ben chiara l’idea dei New York Knicks in merito alla scelta alla quale andranno incontro. I Knicks hanno il 14% di possibilità di ottenere la prima assoluta nella Draft lottery del prossimo 14 Maggio. Non è ormai affatto un segreto che la franchigia, in caso di prima scelta, sarebbe fortemente orientata verso il selezionare il prospetto di Duke, Zion Williamson. Tuttavia, secondo Ian Begley di SNY.tv, gli osservatori della squadra sarebbero rimasti impressionati dal gioco di Cameron Reddish.

Ciò non significa che i Knicks lo selezioneranno di sicuro, ma ritengono che sicuramente sarà capace di adattarsi in fretta alla NBA. E, in caso ottenessero una scelta diversa dalla numero 1, potrebbero sorprendere più di qualcuno pescando l’ex ala piccola di Duke ad una scelta più alta di quella prevista per lui da diversi “Mock Draft”, ovvero dalle previsioni degli esperti in materia.

Per adesso abbiamo solamente una certezza, ovvero che i Knicks non possano scendere più in basso della scelta numero 5, con il 40% di possibilità di scegliere con una delle prime 3. Ad oggi si suppone che i nomi che verranno chiamati per primi saranno quelli di Zion Williamson, Ja Morant e R.J. Barrett, ma come le edizioni passate insegnano, nella notte delle scelte può succedere di tutto.

Trade time? La scelta potrebbe non vestire la maglia dei Knicks, Reddish o meno

Non è comunque detto che la scelta di New York calcherà poi il parquet del Madison Square Garden da padrone di casa durante la stagione. Questa scelta potrebbe essere infatti utilizzata come oggetto di scambio in caso di arrivo di un free-agent del calibro di Kevin Durant. Destino che toccò, ad esempio, ad Andrew Wiggins, selezionato dai Cleveland Cavaliers con il primo pick del Draft 2014 e utilizzato per portare Kevin Love alla corte di LeBron James. Stesso trattamento che ricevette a suo tempo Kobe Bryant, scelto dagli Charlotte Hornets con la numero 13 e poi spedito a Los Angeles, sponda Lakers,  o che i Boston Celtics riservarono a Jeff Green, scelta numero 7 scambiata per ottenere Ray Allen dai defunti Seattle SuperSonics.

C’è quindi la possibilità che i Knicks scambino la loro prima scelta per ottenere un campione già consolidato o una superstar.  Non ci sono però delle notizie che confermino quest’idea da parte del front office di New York, che potrebbe invece decidere di non scambiare la prima scelta.

Sixers, Joel Embiid sotto accusa dopo gara 5: “Tornerò quello di gara 3”

joel embiid

Toronto domina gara 5 e si porta in vantaggio per 3-2 nella serie. 125-89 il risultato in favore dei Raptors che spazzano via i Philadelphia 76ers di Joel Embiid guidati da una prestazione maiuscola di Pascal Siakam, 25 punti e 8 rimbalzi, e di Kawhi Leonard che chiude con una doppia doppia da 21 punti e 13 rimbalzi.

Un’altra prestazione al di sotto delle aspettative per i Sixers, poco incisivi e poco produttivi. Le due stelle del futuro, Ben Simmons (7 punti) e Joel Embiid (13 punti) hanno deluso ancora, dando origine a forti critiche, e a gesti di scherno da parte di tifosi dei Raptors.

Non è stata confortevole l’accoglienza che il pubblico della Scotiabank Arena ha riservato loro in gara 5. Infatti quando Embiid è stato sostituito nell’ultimo quarto di gioco sul punteggio di 101-73 Raptors, il rapper di fama mondiale Drake, principale fan e ambasciatore della squadra, ha riprodotto il gesto dell’aeroplano fatto da Embiid per festeggiare la vittoria dei suoi Sixers in gara 3. Un gesto di scherno che ha reso ancora più amara la già pesante sconfitta.

Embiid ha sofferto in tutta la serie di problemi fisici, che hanno condizionato le sue partite. Già da gara 1 infatti il centro camerunese non è parso al top della sua condizione fisica.

Lo dimostrano i suoi numeri: in 31 minuti di utilizzo Embiid ha messo referto solamente 13 punti e 6 rimbalzi. Non esattamente il dominio sotto i tabelloni al quale “Jojo” ci ha abituati in regular seson. Il dato più negativo però riguarda la sua percentuale al tiro, un 38.8% complessivo in 5 partite che dimostrano poca brillantezza e difficoltà nell’attaccare un durissimo avversario come Marc Gasol.

Tutti contro Joel Embiid, critiche ingiuste? Parla coach Brett Brown

Ha risposto alle critiche il capo allenatore dei Sixers Brett Brown: “(Embiid) Sta cercando di fare tutto il possibile per rappresentare la sua organizzazione e per giocare con i Philadelphia 76ers.” Continua poi, difendendolo ulteriormente: “Sono deluso, Joel sta cercando di giocare al meglio. Si alza ogni giorno con la febbre alta e malgrado questo viene comunque a giocare e a rappresentare la franchigia. Credo siano veramente ingiuste le critiche nei suoi confronti. Non le capisco proprio.”

Anche lo stesso Joel Embiid ha rilasciato delle dichiarazione nel post gara 5. Così ai microfoni di Serena Winters di NBC: “Non posso controllare la mia condizione fisica, ma posso controllare quante energie utilizzare in partita” Aggiunge poi: “Devo dare di più e cercare di ritrovare l’energia espressa in gara 3.”

La serie adesso è nelle mani dei Raptors, che scenderanno in campo in gara 6, giovedì 9 maggio determinati a chiudere la serie per conquistare la seconda finale di conference nella storia della franchigia. I Sixers si ritroveranno in casa propria, al Wells Fargo Center, a dover mettere su parquet tutte le energie e l’intensità possibile per forzare gara 7, “Win Or Go Home”.

Jimmy Butler consiglia Ben Simmons: “Deve attaccare ogni volta che ne ha l’occasione”

E’ finita gara 4 e i Toronto Raptors nella notte hanno avuto la meglio sui Philadelphia 76ers, con il risultato di 101-96.

Si è chiusa un’altra partita tiratissima tra due squadre che si sono date battaglia fin dalla prima palla a due di gara 1. La serie ora si trova in situazione di parità sul risultato di 2-2. Nel post partita non sono mancate le dichiarazioni, ha parlato Joel Embiid, ha parlato Kawhi Leonard e ha parlato Jimmy Butler.

Parole forti quelle dell’ex guardia dei Minnesota Timberwolves, arrivato a stagione in corso ai 76ers, parole che cercano di spronare un compagno di squadra in particolare, Ben Simmons che nei playoffs ha fatto parlare tanto di se soprattutto per le prestazioni opache più che per quelle di rilievo.

Anche in gara 4 la prima scelta assoluta del draft NBA 2016 non ha giocato una partita all’altezza delle aspettative, per lui soltanto 10 punti, 5 rimbalzi e 4 assist con 5 su 10 al tiro.

Jimmy Butler consiglia Ben Simmons: “Se hai un vantaggio, attacca ogni volta”

Così Jimmy Butler ai microfoni di ESPN: “Gli ho detto (a Simmons, ndr) che ogni volta che è in campo deve attaccare” Continua poi: “Anche se il coach chiama i giochi, se lui sente di avere un mismatch a favore, deve attaccare, e se il coach gli chiede spiegazioni gli dirò: ‘gli ho detto io di fare così’“.

Subito dopo, Butler prende in considerazione Joel Embiid, autore di una prestazione anonima: “Voglio che Ben (Simmons, ndr) sia aggressivo tanto quanto deve esserlo Joel (Embiid, ndr). Non vinceremo mai senza il loro apporto in attacco. Ben, non passare la palla quando sei in transizione, attacca il canestro ogni volta, questo è il modo in cui vinceremo le partite“.

Dichiarazioni importanti, che lasciano trapelare una mancanza di aggressività del duo Simmons-Embiid: le percentuali dei due non sono state eccellenti, ma il problema principale sono state le poche conclusioni. Solo 7 tiri segnati per Embiid e Simmons, e non c’è bisogno di sottolineare quanto possano essere determinanti i due in attacco – soprattutto Embiid – che aveva dimostrato di poter dominare su Marc Gasol in gara 3.

Per quanto riguarda Simmons la situazione offensiva è più complessa, le poche conclusioni possono essere causate dal compito difensivo di marcare Kawhi Leonard, suo avversario diretto, e il fatto che lo stesso Leonard abbia giocato quattro partite meravigliose dal punto di vista realizzativo può aver fatto si che Simmons, una volta nella metà campo offensiva, per via degli sforzi vani nel tentativo di fermare Kawhi non sia stato lucido e poco a suo agio nel prendere decisioni, lasciando più spazio  alle altre stelle del quintetto.

C’è da dire inoltre che non è facile trovar spazio nei 76ers, le stelle sono tante e tutti possono prendere decisioni importati in attacco, lo stesso Butler ha tirato 18 volte in gara 4, 23 sono state le conclusioni di Tobias Harris, e quando il numero di tiri di due giocatori del quintetto, lo stesso dove giocano Simmons ed Embiid, è così elevato, va da se che ci sia meno spazio per gli altri.

in merito alle sue conclusioni ha parlato proprio Ben Simmons. Alla domanda su avrebbe potuto fare di meglio affinché le sue scelte di tiro risultassero migliori ha risposto: “Segnare i tiri

Ben Simmons, compito difficile marcare Kawhi Leonard

Coach Brett Brown ha elogiato il giocatore, parlando della sua capacità di difendere su D’Angelo Russell nella serie contro i Brooklyn Nets, e si ritiene soddisfatto del lavoro svolto dal suo giocatore in queste 4 partite contro Kawhi Leonard. Lo stesso Kawhi lo ha elogiato: “Sta facendo un grandissimo lavoro, ha accettato la sfida.

Parole al miele provengono anche dal suo compagni di squadra James Ennis. “Simmons sta giocando veramente duro in difesa, il problema è che Leonard è uno dei top 5 giocatori della lega e sta segnando anche i tiri più difficili, Ben gli sta rendendo la vita difficile in tutti i modi.

L’obiettivo dei 76ers è quello di raggiungere le finali di conference per la prima volta dal 2001, ma per farlo hanno bisogno di almeno una vittoria importante in casa di Toronto. Butler consiglia Simmons chiedendogli di attaccare di più, lui risponde dicendo che bisogna mantenere la stessa mentalità avuta fino ad ora, senza farsi trasportare troppo in alto dai momenti positivi e senza farsi abbattere dai momenti difficili. Martedì 7 maggio si torna in campo per gara 5 alle 2.00 ora italiana. Chi vince guadagna il match point da sfruttare in gara 6.

New York Knicks pronti a rinascere, Las Vegas quota il titolo 2020

new york knicks spike lee

Era il lontano 2013 quando i New York Knickerbokers, meglio conosciuti come Knicks, chiudevano la stagione con un record positivo di 54 vittorie e 28 sconfitte.

L’ultima stagione in cui la squadra più ricca della NBA prendeva parte alla post season, ultima apparizione ai playoffs per una squadra che vantava nel proprio roster stelle del calibro di Carmelo Anthony e Amar’e Stoudemire, e che erano riusciti a mettere sotto contratto veterani di spessore come Jason Kidd e Tyson Chandler, campioni NBA nel glorioso 2011 dei Dallas Mavericks, e potevano schierare anche il miglior sesto uomo dell’anno J.R. Smith.

Nomi altisonanti al servizio di coach Mike Woodson, che però mai sono riusciti a trovare la chimica di squadra giusta per contrastare lo strapotere di LeBron James e dei suoi Miami Heat. Dopo 2 sconfitte al primo turno nei due anni precedenti, anche nel 2013 i Knicks dovettero abbandonare la corsa al titolo, un 4-2 che segnava una sconfitta netta per mano degli Indiana Pacers, capitanati dall’astro nascente Paul George.

E’ forse arrivato il tempo della rinascita per i New York Knicks?

Un’eliminazione cocente alla quale sono seguiti anni bui, molte sconfitte e poche vittorie: 163-329 il bilancio esatto negli ultimi 6 anni ed una squadra che per l’ennesima volta è il fanalino di coda della Eastern Conference, con sole 17  vittorie in stagione nel 2019.

Ma nella grande mela non si sono perse le speranze, e il sogno è ancora quello di ridare al Madison Square Garden una squadra per la quale valga la pena pagare il (salato) biglietto. L’ultimo posto in classifica di conference infatti ha dato alla squadra il 14% di probabilità di vincere la lotteria del draft e guadagnare così la possibilità di scegliere per primi, un gran lusso nel draft in cui si è reso eleggibile Zion Williamson, quotato come futuro Hall of Famer della lega.

Visto e considerato quindi che stiamo parlando di quote e probabilità, “The Westgate Las Vegas SuperBook” ha rilasciato come ogni anno le quote dei papabili vincitori del prossimo titolo NBA, classifica in cui i Knicks figurano al sesto posto. oltre alla possibilità di mettere sotto contratto il piccolo fenomeno di Duke Zion Williamson infatti, i Knicks, che sono la squadra con maggiori possibilità finanziare dell’intera lega, avranno la possibilità di poter mettere sotto contratto free agent del calibro di Kevin Durant e Kawhi Leonard in scadenza a fine stagione.

Possibilità che vige anche grazie allo spazio salariale di 75 milioni di dollari accumulato durante questi anni di copiose sconfitte. Ciò darà ai Knicks dunque la possibilità di mettere in piedi una squadra competitiva già a partire dalla prossima stagione.

Diverte non poco il gioco dei pronostici, che vede favoriti e saldamente al primo posto con una quota di 7-4 i Golden State Warriors, seguiti dai Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo dati 9-2 ma è pur sempre un gioco e quindi non ci resta che giocare. un pronostico è quasi certo, si prospetta un’estate molto calda in quel di New York, e per i Knicks questa off-season potrebbe essere una grandissima chance per tornare in vetta nel panorama NBA.

Kyrie Irving contesta l’arbitraggio dopo gara 3: “Sta diventando ridicolo”

I Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo hanno battuto per la seconda volta i Boston Celtics di Kyrie Irving, e ora conducono la serie per 2-1.

Nella notte si è giocata gara 3 che ha visto gli uomini di coach Budenholzer vincere per 123-116. Una partita avvincete e ricca di emozioni. i Celtics iniziano meglio nel primo tempo, guidati dal loro leader Kyrie Irving ma subiscono la rimonta dei Bucks nei due quarti di gara successivi, che hanno visto Giannis Antetokounmpo (32 punti, 13 rimbalzi e 8 assist) e Khris Middleton (20 punti e 5 assist) prendersi la scena al Boston Garden.

Alla vittoria dei Bucks però sono seguite le dichiarazioni forti proprio di Kyrie Irving, che contesta fortemente l’operato dei direttori di gara, l’ex stella dei Cleveland Cavs ha parlato di un arbitraggio troppo punitivo nei confronti dei suoi Celtics, che fanno dell’aggressività difensiva un punto di forza.

Se si dà un’occhiata ai numeri, il solo Antetokounmpo è andato in lunetta per ben 22 volte, 8 delle quali solo nel terzo quarto di gara, Milwaukee ha raggiunto rapidamente il bonus e i Celtics si sono visti costretti a diminuire leggermente la loro intensità difensiva, e proprio in questa fase della partita hanno subito la forte rimonta dei Bucks che poi hanno chiuso definitivamente la partita nell’ultimo quarto.

Kyrie Irving contesta gli arbitri, Antetokounmpo troppo favorito?

“È inevitabile, un giocatore cade sei volte consecutive e guadagna sempre 2 tiri liberi, cosa hanno intenzione di fare (gli arbitri, ndr)?” Tuona così Kyrie Irving nei confronti degli arbitri, continuando poi ai microfoni di Ben Golliver di The Washington Post: “Così si rallenta solo la partita. (Giannis Antetokounmpo, ndr) Ha tirato 22 tiri liberi, sta diventando una cosa ridicola, in questo modo la partita rallenta”

Giannis Antetokounmpo ha una media di 16.7 tiri liberi tentati a partita nella serie, superiore di 12.7 rispetto a qualsiasi altro giocatore dei Celtics. Irving spera che la prossima volta che i Celtics si trovino in una situazione scomoda con le decisioni arbitrali vi sia una reazione migliore da parte della squadra.

In realtà la differenza tra i tiri liberi tentati dalle due squadre non è così dispari come Irving la fa sembrare: i Bucks hanno tirato solamente 4 tiri liberi in più dei Celtics per due partite consecutive (36 Bucks contro i 32 Celtics), e probabilmente il gioco di Antetokounmpo favorisce le chiamate arbitrali a suo favore. La sua capacità di attaccare il ferro in maniera continuativa genera contatti a centro area e spesso gli arbitri vengono messi in condizione di prendere decisioni difficili e delicate anche perché la difesa dei Celtics è molto fisica e aggressiva con il greco.

In merito alla difesa intensa si è espresso ancora Kyrie Irving: “Sono partite di playoffs ed è normale che ci sia più fisicità rispetto alla regular season. Quando i tuoi avversari sono in bonus con 8 minuti ancora da giocare nel terzo quarto subisci uno shock, è come se nella tua testa ci sia un blocco che non ti permette di generare contatti con nessuno in difesa.”

Kyrie Irving ha chiuso i suoi 42 minuti in campo con percentuali al tiro non all’altezza, sbagliando 14 dei suoi 22 tiri tentati facendo comunque registrare 29 punti. Al contrario le percentuali di Giannis sono rimarchevoli, il greco ha chiuso con 8-13 dal campo con il 61.5% di realizzazione.

I Bucks con la vittoria in gara 3 hanno raggiunto l’obbiettivo di battere i Celtics sul loro campo ribaltando la serie. Martedì si torna in campo per gara 4, fondamentale per i Celtics per non sprofondare in una situazione semi-impossibile, una vittoria di Milwaukee e il conseguente risultato di 3-1 chiuderebbe virtualmente la serie e regalerebbe 3 “Semifinal Points” a Giannis e compagni.

Giannis Antetokounmpo risponde ad Harden: “Lecito difendere al limite”

giannis antetokoumpo-risponde-con-una-grande-prestazione

La serie tra Boston Celtics e Milwaukee Bucks si trova in situazione di parità assoluta, i Celtics hanno vinto in gara 1 espugnando la casa di “The Greak Freak” con il punteggio di 112-90 e i Bucks hanno risposto in gara 2 vincendo 102-123 trascinati da una buona prestazione di Giannis Antetokounmpo.

Quello che ha impressionato di più nei primi due atti della serie è come la fisicità della difesa dei Celtics sia riuscita, seppur parzialmente, a contenere lo strapotere di Giannis Antetokounmpo che non è mai andato oltre i 30 punti (22 punti in gara 1 e 29 punti in gara 2), tenendo il greco sotto il 50% dal campo in entrambe le partite.

Proprio in questi giorni, Giannis ha parlato della fisicità della difesa dei Celtics ai microfoni di Vincent Goodwill di Yahoo Sports: “Loro possono giocare ai limiti del flagrant foul, bisogna soltanto continuare a giocare, non ci si può lamentare con gli arbitri.”

Giannis Antetokoumpo risponde a James Harden?

Quest’ultima affermazione del greco allude forse alle lamentele sull’operato degli arbitri durante e dopo gara 1 della serie tra Houston Rockets e Golden State Warriors.

Durante la gara infatti, sia i giocatori che lo staff dei Rockets si sono lamentati per un arbitraggio poco preciso in molte fasi della partita, soprattutto per quanto riguarda i falli sul tiratore in sospensione, poco salvaguardato dai direttori di gara.

Chris Paul è stato espulso per proteste e multato per il suo comportamento, ed anche coach Mike D’Antoni si è lasciato andare a delle proteste eccessive durante la gara, ritenendo inadeguato l’operato degli arbitri

Un vero e proprio omaggio alla difesa dei Celtics di Giannis, che con parole di profondo rispetto, ritiene legale l’atteggiamento dei giocatori di Boston nei suoi confronti e si concentra solo sul basket giocato.

Alcuni dati importanti ci fanno capire ancora di più quanto sia stata fisica la difesa dei Celtics nei confronti di Antetokounmpo: I Bucks hanno fatto registrare in regular season una media di falli su tiro subiti di 23.2 a partita, in gara 1 sono andati in lunetta per due tiri liberi per ben 24 volte e 31 volte in gara 2, solo Giannis Antetokounmpo contribuisce in questa speciale statistica con 18 falli su tiro subiti in due partite giocate.

Questo dimostra la scelta radicale da parte degli uomini di Brad Stevens: mandare in lunetta continuativamente il greco, una decisione che trova ancora fondamento nelle statistiche di Antetokounmpo: Giannis tira nella cosiddetta “resticted area”, a 3 piedi di distanza dal canestro, con un irreale 76.9% dal campo, ed il 53% delle sue conclusioni totali in stagione arriva proprio dalla restricted area.

Per quanto riguarda i tiri liberi, le sue percentuali si abbassano: il greco infatti ha fatto registrare in stagione regolare un 72% dalla lunetta, percentuale mediocre vista la qualità dei tiratori della lega.

Giannis si aspetta sicuramente un trattamento identico nelle prossime partite, con i Celtics pronti ad andare avanti seguendo il loro piano partita per limitare “The Greak Freak”. Gara 3 è in programma al Boston Garden nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 maggio. i Bucks sono all’inseguimento della finale di conference, ma per raggiungerla dovranno espugnare almeno in una delle prossime due gare la casa dei Boston Celtics, che non intendono cedere di un millimetro.