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NBA, i numeri incredibili dei Denver Nuggets con Aaron Gordon

di Michele Gibin

Il campione è ancora piccolo, ma dopo 5 partite giocate assieme il quintetto dei Denver Nuggets con Nikola Jokic, Michael Porter Jr, Aaron Gordon, Will Barton e Jamal Murray sta toccando vette statistiche mai viste prima nella NBA.

Dopo la facile vittoria casalinga per 134-119 contro i modesti Detroit Pistons degli ex Jerami Grant e Mason Plumlee, il nuovo quintetto dei Nuggets (32-18) in 90 minuti giocati assieme ha oggi un plus\minus di +61 (!) e un offensive rating di 133.9. Lo starting five dei Nuggets segna 135 punti per 100 possessi e ne concede appena 102.3, con un differenziale di +32.7.

Numeri da juggernaut, che servono a tradurre su carta l’effetto moltiplicatore della presenza di Aaron Gordon in una squadra fatta su misura per lui.

Spesso mal utilizzato a Orlando, e senza una point guard di livello accanto, Gordon ha tentato per quattro stagioni senza riuscirvi di diventare la star dei suoi Magic. Ai Nuggets il prodotto di Arizona, noto fin qui per il suo potenziale in attacco ma soprattutto in difesa e per le gare delle schiacciate perse contro Zach LaVine, ha trovato in Nikola Jokic il playmaker che a Orlando non ha mai avuto e una squadra che gli chiede di completare un quintetto con precise gerarchie offensive: Jokic, Murray e Porter Jr.

Ne è la prova la partita di Gordon contro i Pistons: 9 punti con soli 4 tiri in 23 minuti in una vittoria facile, con 4 rimbalzi e 3 assist, e con dei Nuggets al 59% al tiro dal campo, con Jokic, Porter Jr e Will Barton tutti con più di 10 tiri realizzati.

In 5 partite disputate con la maglia dei Nuggets, Aaron Gordon sta viaggiando a 14 punti di media con il 65% al tiro in 29 minuti a gara, i numeri offensivi della squadra sono quelli riportati in alto, e sono spaziali.

La presenza di Aaron Gordon ha dato a coach Mike Malone la serenità di impiegare Michael Porter Jr costantemente da ala forte, in un quintetto in grado di coprirne le lacune difensive, e con la retrocessione in panchina del fidato Paul Millsap che è andato a rinforzare la second unit. La rotazione a 9 uomini di Malone è ormai consolidata, con Millsap, Facundo Campazzo, Monte Morris e JaMychal Green e le soluzioni PJ Dozier e JaVale McGee in alternativa, la partenza di Gary Harris ha finalmente aperto le porte del quintetto base per Will Barton, mai così efficace al tiro in stagione come nelle ultime 5 uscite.

Con Gordon, l’attacco dei Nuggets è salito di livello: da bloccante e creatore di gioco secondario l’ex Magic è un “bersaglio” facile per Jokic, nelle ultime 5 partite Denver è prima per offensive rating con 123.5, i Nuggets tirano con il 54% dal campo e con il 41.4% al tiro da tre punti.

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Dopo la partita contro i Pistons, coach Malone si è detto “non soddisfatto” dello sforzo difensivo dei suoi, che hanno concesso 119 punti alla peggior squadra della Eastern Conference, e la difesa di Denver resta 17esima per defensive rating anche nel super-assetto con Gordon. Per quanto potenzialmente inarrestabili in attacco, i Nuggets potrebbero soffrire un’intera serie di playoffs contro LeBron James e Anthony Davis, o contro Kawhi Leonard e Paul George (che – si spera per i Clippers – abbiano preso nota di cosa non funzionò lo scorso anno). Gordon sarà utile per coprire le spalle a Porter Jr e per marcare l’esterno avversario più pericoloso, e lo stesso MPJ è oggi un giocatore meno sprovveduto nella sua metà campo (un progresso normale per un giocatore di appena 22 anni).

Finora, la trade per Aaron Gordon ha dato frutti ancora migliori di quelli ipotizzabili, ai playoffs l’ex Magic verrà testato (sole 5 partite di post-season in carriera) e il suo tiro da tre punti ondivago dovrà reggere la sfida. Jokic e Murray hanno già dato prova di essere due giocatori da playoffs, Will Barton non giocò a Orlando e sarà un’addizione importante, Porter Jr è diventato un tiratore temibile e in grado di tirare sopra i difensori grazie alla sua statura.

Difesa e panchina restano i due potenziali punti deboli dei Denver Nuggets, che sembrano però pronti ad approfittare del “buco” aperto dagli infortuni di Anthony Davis e LeBron James nella Western Conference.

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