Enes Kanter non è sceso in campo nella prima partita stagionale dei Boston Celtics, ma ha fatto comunque parlare di sè in queste ore per l’attacco lanciato via Twitter alla Cina e al governo cinese, condannando la repressione politica in Tibet e chiamando in causa direttamente il presidente cinese Xi Jinping.
Nel suo video-accusa di quasi tre minuti, Kanter attacca Xi e il governo della Repubblica Popolare cinese: “Il mio messaggio per loro è Free Tibet, Tibet libero. Il Tibet appartiene ai tibetani, sotto il tallone del governo cinese, migliaia di persone sono oggi negate della libertà e dei loro diritti, non possono studiare la oro cultura e parlare la loro lingua, e neppure professare liberamente la loro religione. Da 70 anni gli intellettuali, gli artisti e attivisti sono perseguitati, interrogati, prelevati dalle loro case e giustiziati, semplicemente perché cercano di esercitare la stessa libertà d’espressione che noi diamo così per scontata“.
“In Cina e in Tibet oggi, mostrare un’effigie del Dalai Lama come quella che indosso, o una semplice bandiera del Tibet, è sufficiente per essere arrestati. Vergogna sul governo cinese.”
Kanter fa quindi un elenco con i numeri della repressione cinese in Tibet, tra arresti ed esecuzioni negli ultimi 25 anni, e cita il fenomeno delle immolazioni dei monaci buddhisti come atto di protesta: “Il genocidio culturale praticato in TIbet è stato così vasto, che oltre 1500 persone hanno scelto di darsi fuoco, sperando che tale drammatico gesto di sacrificio potesse scuotere l’opinione pubblica sulla situazione (…) e io non posso restare in silenzio. Ho un messaggio per il brutale dittatore cinese Xi Jinping e il suo regime, e lo dirò forte e chiaro: Tibet libero“.
La questione Tibet è tornata purtroppo alla ribalta nelle cronache internazionali, con le proteste scatenate dal passaggio della fiaccola olimpica per le Olimpiadi invernali 2022 in programma a Pechino. Alla cerimonia ufficiale alla presenza anche del presidente del CIO Bach, degli attivisti hanno sventolato una bandiera del Tibet e sono stati bloccati dalle forze dell’ordine. Per protesta, Kanter ha indossato mercoledì al Madison Square Garden di New York delle scarpe il cui disegno è stato realizzato dal cartoonist Badiucao. Le sneakers recano la scritta in nero “Free Tibet”, la bandiera e il disegno di un uomo che si dà fuoco in segno di protesta.
Enes Kanter è da anni attivista per i diritti civili, e avversario politico del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Dopo il fallito colpo di stato dell’estate 2016, il nome di Kanter era finito nella lunghissima lista nera dei nemici del presidente, e su di lui è stato spiccato un mandato di cattura e intentato un processo per tradimento, il giocatore oggi dei Celtics è stato riconosciuto quale sostenitore del movimento di Fethullah Gulen, principale avversario politico di Erdogan. Enes Kanter ha definito in passato in pubblico Erdogan come “nuovo Hitler”, condannando le purghe politiche nel suo paese, che hanno coinvolto anche la sua famiglia a Instanbul, e la politica di repressione della popolazione curda.
Enes Kanter è apolide, dopo che nel 2017 gli era stata revocata la cittadinanza turca, l’ex giocatore di Knicks e Blazers ha richiesto la cittadinanza americana nel 2019.
La risposta di Pechino al video di Kanter non si è fatta attendere. Il network Tencent, che in Cina trasmette le partite della NBA, ha oscurato la gara di apertura stagionale tra Boston Celtics e New York Knicks. Secondo quanto riportato dal Washington Post, nelle ultime ore sui social più utilizzati in Cina, come Weibo, sono apparsi centinaia di migliaia di messaggi di indignazione dei fan cinesi, che chiedevano il boicottaggio delle partite NBA.
Oscuramento che proseguirà, per i Celtics, anche per la prossima partita contro i Raptors che non verrà trasmessa sull’App di Tencent.
Anche il portavoce del ministro degli esteri cinese Wang Wenbin è intervenuto sulla questione Kanter-Tibet, definendo il giocatore “una persona che cerca di porre l’attenzione su di sé parlando della questione Tibet. Il Tibet fa parte della Cina, invitiamo i nostri paesi amici a mantenere obiettività, e non tollereremo alcun tentativo di gettare macchie sul processo di sviluppo nella regione“.
Le relazioni tra NBA e Cina rischiano dunque di tornare tese, dopo la crisi diplomatica scatenata nell’ottobre 2019 da un tweet, poi rimosso, dell’allora general manager degli Houston Rockers Daryl Morey, che appoggiava le proteste anti-Cina a Hong-Kong in atto in quelle settimane. Un polverone mediatico e politico che sarebbe costato alla NBA oltre 200 milioni di dollari di mancati introiti, con il boicottaggio delle partite e il ritiro temporaneo di alcuni sponsor strategici cinesi.

