In Ohio sembra intravedersi la luce in fondo al tunnel. Dopo anni di anonimato e tanking selvaggio, tassa coercitiva disposta dalla legge leBroniana, i Cleveland Cavaliers si affacciano al domani carichi di speranze.
Già la passata stagione la franchigia orchestrata da JB Bickerstaff, aveva dato lustro di buone potenzialità nonostante il tredicesimo posto finale nella graduatoria della Eastern Conference.
Con l’inizio della campagna corrente, i Cavs hanno fatto un deciso passo in avanti, merito soprattutto di scelte sagge e razionali, operate in sede di mercato.
Tra i protagonisti di questo avvio a fuoco e fiamme, ci sono Darius Garland e il rookie meraviglia Evan Mobley, la cui chimica sta pian piano crescendo.
Al resto ci ha pensato lo staff tecnico, che ha amalgamato con criterio i diversi elementi nel roster fornendo un gioco di qualità, basato su agonismo e voglia di non mollare mai.
Il primo, è stato mattatore assoluto in queste prime uscite, togliendo le castagne dal fuoco in più di un’occasione. Realizzatore insaziabile, intelligenza tattica oltre la media e playmaking di ottima fattura, il prodotto Brentwood Academy ha mostrato progressi anche sul piano della leadership, storicamente uno dei suoi talloni d’achille.
Tuttavia permane una leggerezza corporale ancora da colmare, chili in più che gli permetterebbero di sopperire ai cambi difensivi più complessi.

Nelle partite finora disputate Garland ha realizzato una media di 16.3 punti, con il 48.9% dal campo e il 42.0% da oltre l’arco. Ad arricchire il quadro del numero 10, un dato dal significato notevole. In 334 minuti con lui in campo, i due beniamini della Rocket Mortgage FieldHouse, hanno un rating offensivo pari 113.7, a fronte di un effimero 100.6, in loro assenza.
Per quanto concerne Mobley, le sue straordinarie doti non erano un mistero. Quello che stupisce è la sua applicazione, la capacità di essersi subito adeguato a una lega che da sempre esige gradi di maturazione cestistica, di buon livello. Anche per le matricole appena arrivate.
Il nativo di San Diego mostra già le doti di un lungo navigato. Ha buoni spunti nella fase di palleggio (anche se c’è da lavorare negli spazi stretti), una meccanica di tiro discreta (50% nei wide open shots). Nondimeno è una presenza di spicco anche in difesa. Abile stoppatore e apprezzabile rim protector, quando è in campo i Cleveland Cavaliers subiscono 5 punti su 100 possessi in meno. Una statistica che delinea quanto mai il talento del papabile Rookie of The Year.
Mobley e Garland, l’intesa vincente per i Cleveland Cavaliers
Le nuove linfe della franchigia dell’Ohio, non sono solo equiparabili sul piano delle statistiche individuali . Ma detengono in comune, sottolineato da Chris Fedor di Cleveland.com, una forte intesa dentro e fuori dal parquet.
Presente sin dai tempi della NCAA, essa si è ulteriormente consolidata con l’approdo di entrambi in quel di Cleveland. Chissà che tale coppia non possa in un futuro prossimo, riportare l’anello nella ex Quicken Loans Arena.
In campo si cercano molto. Ad esempio, dei 59 tentativi andati a segno da Mobley, 21 sono nati dai palloni concessi da Garland.
Questa chimica così oliata è stata avvalorata anche dal tecnico JB Bickerstaff, il quale a margine della vittoria interna sui Pistons, non ha esitato a elogiare i due:
“Sono dinamici insieme […] sono una minaccia sul parquet, sia per le vie laterali che in campo aperto. Le squadre avversarie non sono in grado di essere velenose. Entrambi sono dei playmaker così bravi che hai una decisione difficile da prendere”.

