Nella seconda puntata di NBA Financial parleremo della tanto discussa Amnesty clause. Viene introdotta dopo l’ultimo lockout datato stagione 2010/11 e conferisce alle franchigie la possibilità di tagliare un solo giocatore senza che il suo contratto gravi sul salary cap.
Diciamo che l’Amnesty è l’evoluzione della “Allan Houston Rule” del 2005. Questa permetteva ad una squadra di tagliare un giocatore ed evitare che il contratto venisse conteggiato per la luxury tax. Curioso il caso dei Knicks che non utilizzarono mai l’opzione per Allan Houston, in quanto riuscirono a dimostrare che un infortunio aveva messo fine alla carriera della guardia ex-Detroit riuscendo ad avere un rimborso quasi totale del contratto.
Ma l’Amnesty è tutt’altra cosa e apre molte più possibilità. Infatti permette di tagliare un giocatore a roster con la condizione che esso abbia un contratto già esistente prima della firma dell’ultimo contratto collettivo con il grosso vantaggio che il contratto non pesa più sul salary cap .
Il giocatore che è stato “amnistiato” può essere acquistato da qualsiasi altra franchigia che abbia lo spazio sotto il cap. Se dopo 48 ore nessuno ha rilevato il contratto il giocatore in questione diventa free-agent, in modo da permettere anche alle franchigie sopra il cap di poterlo ingaggiare.
Il nuovo contratto sarà sicuramente più basso del precedente ma gli anni di contratto saranno gli stessi.( es: Scola 3 anni , Haywood 2 anni )
Il nuovo contratto andrà a decurtare parte della somma del precede contratto. (Es: Outlaw ha firmato per 4 anni con i Kings a 3 milioni l’anno , il contratto precedente era da 7 milioni l’anno e quindi riceverà 4 milioni dai Nets e 3 dai Kings.
L’Amnesty clause rimarrà applicabile fino alla stagione 2015/16 anno di scadenza dell’ultimo contratto firmato prima della stagione 2010/11.
Ecco la lista dei contratti ancora con la amnesty clause:
- Al Horford con gli Atlanta Hawks.
- Joakim Noah con i Chicago Bulls.
- Perkins e Durant con gli Oklahoma City Thunder.
- Mike Conley con i Memphis Grizzlies.
L’Amnesty Clause ha permesso grandi manovre all’interno della lega, ultima su tutte quella dei Bulls che amnistiando Bozzer sono riusciti liberando lo spazio salariale a fare una grande free-agency e a formare una grande squadra pronta a contendersi il titolo.
Sostengo che l’amnesty clause sia una grande possibilità per le franchigie e che debba essere reintrodotta anche nel prossimo contratto collettivo perché permette di rimediare agli errori commessi in passato, per esempio dei contratti che visti oggi sono soltanto dei grossi sbagli ma che allora erano considerate grandi intuizioni.
Un grosso ostacolo per l’Amnesty clause sono stati i giocatori, che sentendosi minacciati, hanno contestato aspramente l’entrata nel panorama NBA di questa clausola. Questa protesta è legittimata da una sempre più continua perdita di diritti da parte della classe dei giocatori, che non riescono da anni a migliorare le proprie condizioni nonostante un sindacato molto attivo. I giocatori NBA guadagnano si milioni di dollari ma sono anche loro persone e non vanno più trattati come oggetti.
per nbapassion.com
Alessandro Rubimarca




