Home EurolegaEurolega, e adesso? Gli effetti della guerra in Ucraina sul basket europeo

Eurolega, e adesso? Gli effetti della guerra in Ucraina sul basket europeo

di Luigi Ercolani
Eurolega

Se volessimo esprimerci in termini matematici, potremmo sintetizzarla così: la storia dei popoli è la variabile indipendente, la storia sportiva è la variabile dipendente: i destini della seconda mutano con la prima, mentre raramente accade il processo inverso. È quanto è successo con l’offensiva russa in Ucraina, che ha avuto diversi effetti, tra cui anche l’esclusione delle squadre russe dalle competizioni sportive europee, Eurolega compresa.

Cronaca di un verdetto annunciato

Un effetto non di poco conto, se consideriamo che il CSKA, ovvero una squadra che dal 2006 ha vinto la competizione quattro volte (l’ultima nel 2019), era quella che stava conducendo nel complesso la campagna peggiore, almeno sul fronte della stagione regolare. La sopravanzavano infatti Zenit San Pietroburgo e UNICS Kazan, quest’ultima l’anno scorso castigatrice della Virtus Bologna in EuroCup prima di perdere in finale contro il Monaco.

Al momento la decisione in realtà è sospesa, e le compagini risultano ancora tutte nella classifica del massimo torneo cestistico del Vecchio Continente, ma è solo una questione di ufficialità prima che si proceda a una pressoché certa rimodulazione della graduatoria: per la precisione il verdetto è atteso per il 21 marzo. Sarebbe d’altronde impossibile continuare per le contendenti russe, visto che molti dei loro giocatori si sono accasati o stanno imbastendo trattative per accasarsi altrove.

A quel punto rientrerebbero in gioco tutte quelle squadre che nutrivano speranze flebili o nulle di agganciare il treno dei playoff. Monaco, Stella Rossa, Fenerbahçe, e perché no anche Maccabi Tel-Aviv e Bayern Monaco sono di fatto legittimate a sognare di poter nuovamente dire la loro nella fase calda della competizione, quella che porta alla Final Four di Belgrado. Cercando magari pure di emulare il colpo gobbo della Danimarca calcistica, che fu ripescata al posto della Jugoslavia per le vicende belliche dei Balcani (variabile indipendente e dipendente, what else?) e vinse, giusto trent’anni fa, l’Europeo di calcio.

Mission impossible? Mica detto. Il Fener sta vivendo un periodo di recessione dopo i fasti del recente passato, ma proprio in virtù di quest’ultimo resta un avversario poco raccomandabile, soprattutto avendo tra le proprie fila uomini di valore ed esperienza come Guduric, Mahmutoglu, De Colo, Vesely, Booker e il nostro Polonara. Stella Rossa e Monaco, viceversa, hanno dalla loro l’entusiasmo della matricole terribili, in particolare i francesi, vincitori a sorpresa della passata Eurocup sui russi dell’UNICS Kazan.

Futuro imperfetto

Se è fisiologico porsi domande relativamente al torneo in atto, sembra altresì naturale proiettarsi verso la prossima stagione. La variabile indipendente di cui sopra, infatti, potrebbe non esaurire i suoi effetti da qui all’inizio del 2022/2023: per dirla in maniera chiara, non è per nulla certo che i team russi saranno di nuovo della partita, nella prossima stagione. A quel punto cosa succederebbe? Verosimilmente si andrebbe verso un’integrazione tramite i migliori club di Eurocup: Partizan Belgrado, Virtus Bologna, Valencia, Joventut Badalona, Gran Canaria e Buducnost sarebbero tra le maggiori indiziate ad un posto nell’Europa cestistica che conta.

Quante di queste? Non si sa ancora, chiaramente. Tutto dipenderà sia dall’esito della seconda coppa stessa che dalle ragioni degli sponsor, i quali accetteranno di pagare per la prossima Eurolega un prezzo tanto più alto quanto sarà alta, ovviamente, la qualità media complessiva delle partecipanti. Il tutto, ovviamente, senza ignorare al contempo la voce sempre più insistente di una trattativa ben avviata tra Eurolega e FIBA per una risoluzione, soddisfacente per entrambe le parti in causa, dell’annosa querelle che tanto sta facendo penare gli appassionati del basket nostrano da ormai sei anni a questa parte.

Il destino nel basket continentale e della sua massima competizione sembra dunque legato mani e piedi alla history in the making, la storia nel suo compiersi. Dalla flessibilità con cui saprà adattarsi e dalle opportunità che riuscirà a riconoscere e cogliere passerà molto del successo della pallacanestro del Vecchio Continente nel breve-medio periodo.

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