I Cleveland Cavaliers sono stati tra i maggiori protagonisti dello scorso decennio di NBA. Arrivati per 4 volte di fila alle Finals, hanno vinto il loro primo titolo nella stagione 2015-2016. Guidati da LeBron James, a cui si affiancava Kyrie Irving, i Cavs sono riusciti in una rimonta senza precedenti: sotto 3-1 dopo le prime quattro partite, hanno ribaltato il risultato e vinto la serie in Gara 7.
il ritorno dei Cavaliers
Dopo l’addio di LeBron James nel 2018 (trasferitosi ai Los Angeles Lakers durante la off-season), la squadra ha vissuto anni di buio totale, scendendo nelle ultime posizioni della classifica per 3 anni di fila.
Ma la passata stagione ha acceso una speranza nella squadra dell’Ohio. L’incredibile exploit di Darius Garland unito agli arrivi di Jarrett Allen, Caris LeVert e Evan Mobley (terza scelta al draft 2021), oltre ad altri innesti, hanno dato occasione ai Cavaliers di stupire tutti e guadagnarsi il nono posto a Est. Sebbene i Cavs non siano poi riusciti a qualificarsi per i playoffs, sembrano aver comunque posto le basi per il successo futuro.
L’arrivo di Mitchell
Ad oggi la squadra si trova al quarto posto nella Eastern Conference con un record di 24-14 in stagione. Il roster è rimasto quasi del tutto invariato nei suoi elementi più importanti. Un solo ma fondamentale nuovo innesto: Donovan Mitchell, coinvolto in una trade che ha portato Lauri Markkanen e Collin Sexton nello Utah.
Le medie di Mitchell in questo inizio di stagione parlano chiaro: 29.3 punti, 4.8 assist e 3.9 rimbalzi a partita per la nuova stella dell’Ohio, che si è subito confermata la guida dell’attacco della squadra.
Mitchell è inoltre fresco di una prestazione storica: 71 punti, 8 rimbalzi, 11 assist. Ebbene sì, 71 punti. Una performance che lo colloca all’interno della ristrettissima cerchia dei giocatori che hanno superato i 70 punti in una partita (5 prima di lui, il più recente fu Kobe Bryant nel 2006 con ben 81 punti). Un’ottima ciliegina sulla torta a contornare la sua incredibile stagione individuale.
I giocatori chiave
Ma Cleveland non è solo il suo numero 45, bensì un mix di gioventù ed esperienza che creano un connubio perfetto.
Darius Garland e le sue medie non sembrano affatto aver risentito dell’arrivo di Mitchell. 21.3 punti, 7.8 assist e 1.3 rubate a partita per il ragazzo classe ‘2000. La sua costante crescita negli ultimi 3 anni ha visto il suo apice nella tanto attesa convocazione all’All-Star game 2022, tenutosi proprio a Cleveland davanti ai suoi tifosi. Garland non è stato però l’unico giocatore che ha scaldato la Rocket Mortgage Fieldhouse con la sua presenza.
Anche Jarrett Allen ha infatti coronato l’ottima stagione con un posto nel team di LeBron James. “The Fro” è arrivato nella stagione 2020-2021 in uno scambio a quattro squadre che ha coinvolto Nets, Cavaliers, Rockets e Pacers. Allen sembra essere finalmente diventato un punto di riferimento per i suoi compagni su entrambi i lati del campi, soprattutto sul lato difensivo . Da quando il suo nome ha iniziato a circolare nel lontano 2018, quando ancora rookie effettuò un’incredibile stoppata su LeBron James in penetrazione a canestro (con un coraggio non da tutti), Allen è riuscito sempre a migliorarsi nonostante non sia mai passato sotto i riflettori, e la scorsa stagione è la prova del suo talento. Per lui quest’anno una doppia doppia da 14.0 punti e 10.2 rimbalzi a partita, uniti a 1.2 stoppate.
Evan Mobley, al suo secondo anno, è già una minaccia per qualsiasi giocatore si trovi di fronte a lui. I suoi 2.11 metri (2.25 metri di apertura alare) e la sua agilità piuttosto atipica, lo rendono un giocatore moderno in grado di muoversi bene sia dentro che fuori dal perimetro. 14.6 punti, 8.5 rimbalzi e 1.3 stoppate ad allacciata di scarpe per Mobley, oltre alla voglia di dimostrare di più dopo essere arrivato secondo nella corsa al Rookie of the year, dietro al Raptor Scottie Barnes.
La panchina
Caris LeVert, ricongiuntosi all’ex compagno Jarrett Allen dopo una “sosta” di 39 partite agli Indiana Pacers, è ad oggi il giocatore più importante della panchina dei Cavs. 12.1 punti, 3.7 assist e 4.2 rimbalzi con una media di quasi 31 minuti a partita per LeVert.
Kevin Love, nonostante i suoi 34 anni, rimane una presenza imprescindibile in casa Cavaliers. Unico giocatore rimasto della squadra che 7 anni fa ha vinto l’anello NBA, Love continua a mantenere minutaggio e a spalleggiare con esperienza le nuove leve della squadra. Per lui 9.6 punti e 7.3 rimbalzi a partita.
Cedi Osman, Isaac Okoro, Lamar Stevens e Dean Wade (attualmente fermo per infortunio alla spalla) forniscono il contributo finale alle prestazioni che hanno reso Cleveland la quarta squadra ad est fino ad oggi. Robin Lopez e Raul Neto aggiungono infine esperienza alla panchina Cavs.
Il futuro dei Cavaliers
Difficile pronosticare quale sarà la posizione della squadra dell’Ohio in classifica alla fine della regular season. Anche perché la passata stagione è stata un campanello d’allarme da tener sotto controllo. Dopo l’ottima prima parte di regular season (con un record di 35-22), i Cavs sono poi crollati al nono posto dopo un parziale di 9 vittorie su 25. A Cleveland toccherà dunque confermare le buone prestazioni della passata stagione, imparando però a conquistare solidità nelle prestazioni senza rallentare nel finale della regular season.
Nonostante le possibilità di vittoria finale sembrino piuttosto limitate, I Cavaliers sembrano avere tutte le intenzioni e le possibilità per ostacolare la strada di qualunque contender.

